mercoledì 22 febbraio 2017

Nel mezzo del cammino...


... Ci si rende conto, a volte, di aver proseguito sempre e comunque, anche quando ci si ritrovava tra i rovi a piedi nudi, anche quando si perdevano i compagni di viaggio, anche quando il bagaglio sulle spalle era troppo pesante, seguendo il bagliore di una stella, in cielo, che non era affatto una stella, ma la luce dell'aereo di qualcun altro. Poi l'aereo svanisce in lontananza, e il cielo rimane nero.
Forse allora bisogna guardare la terra, il qui e ora, invece di mondi distanti che neanche esistono. Il qui e ora è pieno di affetto, pieno di dolcezze, pieno di fortune. Non mi dispiacerebbe, però, avere comunque la luce di una stella a guidarmi. Non voglio restare ferma - ho già troppo spesso la sensazione di arrancare, di restare indietro quando le persone intorno a me guardano oltre, vanno oltre, trovano altro, scoprono altro, incontrano altri - ma ho bisogno di qualche momento per ricalcolare la rotta, forse. Ho un nido in cui riposare, nel frattempo, ed è più di quanto abbia mai avuto in passato.

Perciò oggi che gli anni sono diventati 35, e quanto sembra enorme questa cifra... oggi ripenso a una bambina impacciata, piena di slanci costantemente bacchettati perché goffi o inappropriati o ridicoli, piena di fantasie perennemente frenate o da una presa in giro o da un'urlata da una sberla più o meno reale e più o meno metaforica, la bambina che vedeva le fate e ancora le cerca, la bambina che amava i gesti romantici che non sono più di moda e le casette con i mobili di legno e mura spesse che tenessero lontano tutto quello che non andava, dove vivere per sempre felici e contenti con qualcuno che le avrebbe sempre e solo detto quant'era speciale, la bambina circondata da uomini che, a vario titolo, l'hanno fatta sentire sbagliata, diversa, troppo grassa, troppo debole, troppo stupida, troppo molesta, troppo ingombrante, mai giusta, mai abbastanza, la bambina che a ogni sbaglio che commetteva, a ogni rimprovero o mortificazione veniva fatto capire che era l'ennesimo strike, che aveva perso altri punti, che presto la gente si sarebbe stufata di sopportare la sua inadeguatezza, i suoi continui errori, il suo essere sostanzialmente sbagliata e incapace, e quindi doveva faticare il doppio per rimediare o i punti si sarebbero esauriti del tutto e sarebbe rimasta sola, sola e basta, sola a guardare come tutti gli altri invece abbastanza lo erano, e non avevano neanche bisogno che qualcuno lo dicesse. Dobbiamo fare due chiacchiere, io e quella bambina. Devo levarle dalla testa quelle parole odiose, il mai abbastanza. Devo restituirle un po' di polvere di fata, e cullarla sotto un baldacchino di foglie finché si addormenterà guardando nuove stelle, stelle vere. E si sveglierà riposata e avrà di nuovo voglia di giocare con le fate.
Adesso, però, c'è bisogno di riposo.

Grazie a tutte le meravigliose persone che mi hanno mandato auguri, pensieri, abbracci, regali. Love you, always.



giovedì 16 febbraio 2017

Keep learning

Negli ultimi mesi "imparare" sembra diventato il leit motiv della mia vita. Impara a tenerti del tempo per te e difendere almeno un giorno di riposo alla settimana (ahahahahah... sto ancora imparando, appunto. Se avessi già imparato, magari aggiornerei il blog più spesso). Impara ad affrontare storie diverse dal solito, sfida le tue sicurezze (e così ho tremila romanzi in mente, di generi molto diversi tra loro). (Re-)impara a scrivere fregandotene delle attese e dell'ansia (ok, qui sono ancora in alto mare). Continua a imparare, sempre: cresci come scrittrice, cresci come traduttrice (e ogni romanzo tradotto è una sfida ma è anche un passo avanti), cresci come insegnante di scrittura - e anche qui, nulla come la pratica e il confronto con i miei meravigliosi studenti aiuta a imparare, sempre e comunque, qualcosa di nuovo ogni giorno. Finché ti accorgi che le conoscenze, le esperienze, le tecniche apprese sono davvero diventate parte di te e riemergono naturalmente al momento giusto, un po' per istinto, un po' per pratica, un po' per intuito.

Siamo tutti apprendisti in un’arte di cui nessuno diventa mai maestro, diceva il buon Ernest Hemingway (a cui dobbiamo anche un'altra perla di saggezza: la prima stesura di qualsiasi cosa è merda). E così a ogni pagina scritta si impara qualcosa, da ogni libro letto si impara qualcosa, da ogni manuale di scrittura si ricava qualcosa, anche quando ormai il 90% di quello che ci si trova lo hai già letto e imparato in tutti gli altri manuali letti prima. Ma a me piace scoprirne sempre di nuovi: non sono dogmatica e non mi metto ad applicare pedissequamente quello che vi trovo - anche perché non mancano le differenze e le contraddizioni tra l'uno e l'altro - poiché la scrittura non è questo, ma lo considero un utile confronto tra colleghi. Una fonte di spunti da sperimentare, fare miei oppure scartare. Un modo per ritrovare l'ispirazione e il coraggio nei periodi difficili.
Spring is coming... (grazie a Valeria per i fiori! <3 )
In questo senso, la mia ultima lettura, The Art of War for Writers di James Scott Bell (già autore di Plot & Structure e Revision & Self-Editing letti anni fa e uno dei manualisti che mi stanno più simpatici), è stata utile per meditare, per ri-affilare la spada che le battaglie tendono a spuntare e rendere opaca e malconcia, per riflettere o ri-riflettere su svariate questioni, sia di tecnica narrativa sia di sopravvivenza nel torbido mare editoriale. Un libro per professionisti (indipendentemente dal fatto che abbiate pubblicato o meno: è questione di testa) ispirato a The Art of War di Sun Tzu. Un libro che si legge rapidamente, e che vi consiglio, insomma. Un po' di... terapia di sostegno psicologico a portata di mano, e chiunque ami scrivere sa che il sostegno psicologico a volte è davvero indispensabile: questo mestiere porta a tirar fuori parecchi demoni interiori, e se già lottare con quelli è complicato, figuriamoci quando poi ci si mette pure il mondo esterno a cercare di azzopparti e strapparti la spada di mano...

Niente può sostituire la pratica, le ore di scrittura e revisione e ancora scrittura, il sudore, insomma. Ma così come amo scrivere perché amo leggere, allo stesso modo amo i testi sulla scrittura perché amo il mio mestiere, la mia passione. E oggi ho bisogno di rinfocolare quella passione e andare avanti sempre e comunque, nonostante le tante domande e le poche risposte.