lunedì 17 luglio 2017

Addio George

Ecco una notizia che speravo proprio di non leggere così presto: ci ha lasciato il buon George Romero, regista di culto che ha cambiato per sempre il cinema horror con la trilogia capolavoro La notte dei morti viventi, Zombie-Dawn of the Dead e Il giorno degli zombie.

Come al solito, quando si parla di opere di una tale portata, limitare il loro impatto al "genere" è assurdo, anche se in Italia la "cultuVa" ufficiale non se n'è ancora accorta (per fortuna ci sono anche voci preparate che ci ricordano che altrove non è così). Ma questo post non è stato scritto per addentrarsi in polemiche, né per disquisire sulla filmografia di Romero, che certo ci ha lasciato alcuni capolavori ma anche vari prodotti mal riusciti. Questo post è solo un ricordo personale, un ringraziamento dovuto a un uomo che ha potentemente influenzato l'immaginario di una ragazzina troppo piccola per guardare gli horror e che pure li guardava lo stesso. Avere un fratello maggiore maschio faceva sì che le idiozie tipo "ma questa non è roba per femmine" non mi toccassero, e così potevo giocare con le Barbie e con i Masters, guardare i cartoni animati delle maghette e Ammazzavampiri. O i film di zombie, appunto.
E se i vampiri sono i miei "mostri" preferiti per un milione di motivi (tutti saldamente radicati nell'epoca pre-Twilight), gli zombie sono i miei "pet": la passione inspiegabile tra divertimento e disgusto, la variazione sul tema che mi interessa sempre scoprire, l'argomento con cui un giorno vorrei baloccarmi anche scrivendo ma che ancora non ho mai affrontato. Chi mi sta accanto sa che quando esce un nuovo film di zombie prima o poi lo vedrò, punto; e che i miei sogni notturni contemplano zombie più spesso di quanto ci si potrebbe aspettare.

Ecco, il merito di tutto questo è, direttamente e indirettamente, del buon George. Che ha influenzato cinematografia e letteratura come nessun altro, inventandosi lo zombie moderno per antonomasia. E che ha dato vita ad alcuni dei pochissimi film che davvero sanno inquietarmi e che da piccola faticavo a vedere da sola. Film che non risparmiavano colpi allo stomaco ma che non erano gratuiti; film che senza retorica lanciavano messaggi molto più profondi di sette stagioni di noiosi bla bla di The Walking Dead. Pensiamo a quel La notte dei morti viventi uscito alla fine degli anni Sessanta, eversivo e innovativo, un incubo in bianco e nero a cui seguì il mio personale preferito, Zombie - Dawn of the Dead: ecco, per me Romero sta in quei primi minuti minimali e allucinati in cui in uno studio televisivo ormai preda dell'anarchia si dibatte sulla soluzione razionale al problema dei morti che ritornano: la protagonista si sveglia da un incubo per trovarsi immersa in un incubo peggiore, e la razionalità invocata è già svanita, tra i raid dei soldati che uccidono morti e vivi alla stessa maniera, il razzismo e gli istinti peggiori di un'umanità che si dà a ruberie e dissacrazione, e in cui la speranza esile di uno sparuto gruppo di protagonisti - destinati a soccombere puntualmente se e quando cedono essi stessi alla rabbia o al godimento di uccidere - sopravvive a stento sullo sfondo di una terra ormai desolata e dominata dai morti. Perché "quando i morti camminano, bisogna smettere di uccidere". Da non dimenticare la colonna sonora straordinaria firmata Goblin.
E poi c'è Il giorno dei morti, conclusione della trilogia - poi continuata con altre pellicole che, quale più riuscita quale meno, non mi hanno mai impressionato allo stesso modo. Il giorno dei morti con l'umanità ormai sepolta sotto la pila di cadaveri che camminano, con lo scontro tra ragione e violenza, scienza e istinti già destinato alla sconfitta della razionalità, della collaborazione, della solidarietà che sole potrebbero combattere la marea di morte e morti che avanza e domina ormai il pianeta.

Ecco, questi sono i ricordi e le emozioni che mi ha regalato il buon George. Questi tre - gli originali, eh, non i discutibili remake che con il tempo sono stati realizzati - i film che vi consiglio di scoprire o riscoprire. Innumerevoli omaggi, citazioni, parodie, opere affini sono state poi realizzate negli ultimi cinquant'anni o giù di lì, certo; concludo perciò consigliandovene due, quelle che più di tutte, a mio parere, meritano di venire apprezzate. Certo, non sono le uniche opere a tema zombie valide, ma credo che queste siano assolutamente imprescindibili.
La prima è una parodia come le parodie andrebbero veramente realizzate: con l'eleganza dello humour inglese e l'amore degli appassionati, un omaggio e allo stesso tempo un'opera che sta perfettamente in piedi da sola, il primo capitolo della trilogia-capolavoro di Edgar Wright e Simon Pegg (anche protagonista), Shaun of the Dead (in italiano - vabbe'... - L'alba dei morti dementi). Recuperatelo e amatelo (e poi innamoratevi pure di Hot Fuzz, omaggio al cinema action, e World's End, a tema fantascientifico).
La seconda opera che vi consiglio senza se e senza ma è invece un libro (ma percaritàdegliddèi solo il libro, lasciate perdere il film omonimo che con il romanzo non c'entra un tubo di niente): il capolavoro World War Z - La guerra mondiale degli zombie di Max Brooks, che vi ho già citato spesso in passato. Si tratta di uno dei libri più belli che abbia letto, negli ultimi anni e in generale: una delle poche opere che riesce a innovare l'argomento zombie e a renderlo allo stesso tempo spaventosamente horror e magnificamente attuale, un affresco della nostra realtà in cui la guerra contro gli zombie è reale quanto qualsiasi vero conflitto dei nostri tempi. Un romanzo straordinario che non smetterò mai di consigliare.

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2 commenti:

  1. Se non fosse che ho già tre libri iniziati da finire mi darei alla lettura di World War Z, che ho lì intonso da quando ho guardato quell'orripilio di film che probabilmente avrà fatto schifo persino a Romero. Lui, che aborriva giustamente The Walking Dead e i cui zombie sono ancora oggi insuperati.

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    1. DEVI leggerlo. Non ho altro da dire. Appena puoi, LEGGILO. Lo adorerai quanto me, ne sono sicura!

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