martedì 16 agosto 2016

Suicide Squad, Joker e Christian Grey

E venne il giorno di Suicide Squad.
Film attesissimo, film stroncatissimo dai critici già alle prime visioni, film rimaneggiato pesantemente per evitare l'effetto Principe Valium di Batman vs Superman.
Ve lo dico subito così se vi va evitate di proseguire: a me è piaciuto.
Mentre con il succitato Batman E Superman Si Picchiano ho trionfalmente dormito (nemmeno l'interesse che ho sempre quando in un film c'è Jessie Eisenberg mi ha salvato), Suicide Squad mi ha tenuto sveglia dandomi esattamente quello che mi aspettavo: personaggi dalla lingua tagliente, botti e sparatorie, un po' di follia. Non entro nel merito del rapporto film-fumetti: non ho mai letto un fumetto DC (o Marvel, se è per questo) in vita mia, pertanto giudico solo quanto vedo al cinema. E al cinema, stavolta, mi sono divertita.
Suicide Squad ha i suoi difetti, quelli che fanno rodere lo stomaco ai puristi: per esempio, non mancano i buchi logici nella trama*, né le scene dal montaggio un po' troppo frenetico o la sensazione che effettivamente qualcosa manchi, per esempio. Ma non è un film comico (anche se mi ha fatto ridere molto più del reboot di Ghostbusters), e non è un film Marvel - il taglio cupo trademark DC non è sparito. Suicide Squad è un film di supereroi "cattivi" tra virgolette - vari di loro sono molto poco cattivi, e in generale, più che altro, sono amorali: c'è il killer a pagamento che però ama la figlia e non uccide donne e bambini, c'è quello pentito dei crimini commessi che non vuole più usare i propri poteri eccetera... E, in mezzo, ci sono qualche vero stronzo e una pazza, Harley.
Ah, lei: Harley. Pilastro del film già in fase marketing, adorabilmente folle, bambinesca nell'affezionarsi a chi le pare nel giro di un secondo, vittima di un amore distruttivo che la mette nelle mani di un criminale più folle e crudele di lei (su questo tornerò più avanti), sexy e irriverente, il personaggio con le battute migliori ("The voices..."). Resta il desiderio e la speranza di rivederla - nell'extended edition** che mi auguro arrivi, e in film futuri - così come resta la voglia di scoprire di più del Joker del mio adorato Jared Leto, che riesce a dare un taglio nuovo al personaggio ma compare per troppi pochi minuti per esplorarne tutte le potenzialità. A me sì che è piaciuto, questo Joker, gangster eccessivo e imprevedibile, capace di una risata folle un secondo e di raggelarti con uno sguardo inquietantissimo il secondo dopo, più cupo e creepy che scherzoso.
Non che non sia inquietante anche Amanda Waller, la donna in tailleur che manipola alleati e nemici senza farsi scrupoli: pure lei si fa ricordare. Ma tutti i personaggi hanno almeno un momento per brillare (quanto mi è piaciuta la prima apparizione dell'Incantatrice durante la riunione con i militari, quando la sua mano nera intreccia le dita con quelle della dottoressa Moon, di cui ha preso possesso, e in un attimo prevale su di lei...), e anche se il cattivo, in fin dei conti, è solo una scusa per sparatorie da videogame contro i mostroni e non ha in sé tutto quel carisma, be', gli altri personaggi bastano e avanzano.
In definitiva no, non è un film perfetto. Sì, avrei preferito che non fossero state tagliate le scene più violente. Ma sono soddisfatta? Sì, e per una volta mi interessa vedere che altro accadrà in futuro nell'universo cinematografico DC.
A voi, il trailer.


Infine, due parole su un argomento che non pensavo sarebbe stato necessario toccare... illusa.
Fin dalle prime immagini, i personaggi di Joker e Harley Quinn mi hanno intrigato: come detto, non ho mai letto un fumetto DC, e neanche vedevo i cartoni animati, e quello che conosco di loro deriva solo dai film o dalla vecchia serie tv (dove lei non compariva, se non ricordo male). Molto in fretta si capisce che il rapporto tra i due non è quello che si definirebbe sano: detto in soldoni, lei lo adora e lui la mena. Ciò non toglie che possa esserle, come dire, attaccato: che sia per un sentimento o per semplice desiderio di possesso conta poco, perché lui LA MENA. OVVIO che questo squalifica a prescindere un rapporto del genere, fatto di abusi e violenze... ma, d'altronde, ragazzi miei: sono due psicopatici assassini. Chi accidenti è che la prenderebbe come una storia "romantica"? O meglio: non conta che possa esserci anche una componente romantica tra i due, chi accidenti è che vorrebbe davvero un rapporto del genere con il proprio uomo? Chi è che vorrebbe un partner criminale e assassino, santa pace?
Onestamente, quando dico che i due mi hanno intrigato, intendo a livello narrativo: per lo stesso motivo per cui posso scrivere la storia di un serial killer e trovare affascinante indagarne la psicologia, o posso scrivere di un eroe nero e "tifare" per lui nella storia.
Invece intorno a me vedo un florilegio di "aaaw vorrei una storia come quella di Joker e Harley" e di gente indignata perché "le ragazzine dicono che vorrebbero... eccetera eccetera, ma ecco, è una deriva delle 50 sfumature che umiliano le donne*** eccetera eccetera". Se ve lo state chiedendo, io no: non sono indignata. Sono solo basita
Basita che sia necessario specificarlo, che è una follia considerare "un buon partito" uno come il Joker. E basita che non si possa dire "che figata questi Joker e Harley" senza dover specificare che no, non stai giustificando una storia d'amore fatta di botte. Anche perché, nonostante i tagli che hanno edulcorato le loro scene (non del tutto: manca il famoso schiaffone che il Joker le rifila a un certo punto, ma c'è una certa scena di elettroshock), non mi sembra che vengano proposti come modello di romanticismo: lei non è felice della loro storia, è solo troppo innamorata (e pazza) per fuggire a gambe levate. Cosa che succede anche nella realtà, troppo spesso. Sì, è una storia tragica. No, non la si racconta per proporli come eroi romantici.
Solo che sembra che più nessuno capisca la differenza tra narrativa (mettiamoci libri, fumetti, film...) e realtà. D'altronde, siamo la società dove devi scrivere sulle tazze di caffè da asporto "attenzione potrebbe essere bollente" perché non arriviamo a pensarci da soli!
Ma, soprattutto, siamo anche la società dove il modello "uomo stalker" viene proposto come sogno romantico in quasi tutti i romance (e gli young adult, accidenti! Pure negli young adult, che spesso sono solo storielle rosa mascherate da romanzo avventuroso). Questo sì che mi indigna: perché nessuno sano di mente potrebbe pensare di usare il Joker come personaggio positivo. Non conta quanto Harley sia simpatica o quanto Joker abbia fascino, due pazzi criminali restano. Ma quei maschi stalker - quelli che seguono la protagonista contro la sua volontà, che le bloccano i polsi per baciarla a forza e lei invece che rifilare loro una ginocchiata nei coglioni si scioglie, eccetera - quelli sì che vengono proposti come modelli dell'uomo perfetto nei romance per adulte - e per ragazzine.
Mi sembra molto più grave questo. E sono piuttosto convinta che, senza questo, sarebbe meno facile trovare le adolescenti che scambiano quello del Joker per un amore desiderabile. Ciò non vuol dire che vada censurato il Joker: sono le sue stesse azioni che lo qualificano per il pazzo violento che è (forse che qualcuno, dopo aver visto il notevolissimo Joker di Heath Ledger, si è messo a conficcare matite negli occhi della gente?) Vuol dire che forse bisognerebbe riflettere sul modo in cui amano gli eroi di romanzi, film e fumetti, prima che sul modo in cui lo fanno i cattivi.

* specifichiamo, visto che non è chiaro: non sto dicendo che notare i buchi di trama renda puristi cagacazzo. Dico solo che non sto guardando un giallo, che deve avere un meccanismo a orologeria e se qualcosa non torna tutto salta; e che, dato che il film riesce a intrattenere e divertire, posso anche passare sopra a qualche illogicità.
** Anche per godermi le voci in inglese: l'interpretazione originale di Jared Leto, per esempio, o la voce di Margot Robbie, molto meno svampitella che nel doppiaggio italiano.
*** Specifichiamo l'ovvio: a "umiliare le donne" non sono il bondage o i giochi erotici, il problema nei romance contemporanei è ben altro (vedasi alla voce "uomo stalker").


martedì 9 agosto 2016

Letture - carrellata estiva

Ci fu un tempo in cui manifestai l'intenzione di post regolari sulle ultime letture fatte e sui libri che avevo intenzione di leggere nei mesi successivi, per segnalare quelli che mi avevano colpito favorevolmente. Dopo alcuni post a cadenza stagionale, ogni quattro mesi circa, l'ultimo che ho scritto risale a maggio. 2015.
Vabbe', mi sono un po' persa per strada.

Riprendiamo!

Ho letto i libri segnalati nell'ultimo post?
Abbastanza: alcuni sì (come lo splendido Il re deve morire di Mary Renault, consigliatissimo se vi interessa una narrazione storicamente solida, nella ricostruzione dell'ambientazione e degli usi e costumi dei popoli citati, della storia di Teseo, oppure Crafting magick with pen and ink, meno interessante di quello che speravo), altri no, poiché sono finiti soppiantati da altri titoli. Come al solito: ho sempre una pila di "prossime letture" che finisce regolarmente rimescolata... come è anche bello che sia.

Cosa ho letto di bello di recente?
Non citerò tutti i romanzi/saggi che mi sono capitati per le mani, un po' perché alcuni si sono rivelati trascurabili, un po' perché altri erano/sono inediti o sono state letture legate al lavoro, delle quali ancora non posso parlare.
Per quanto riguarda la narrativa, tra i tanti titoli segnalo almeno Il figlio di Lois Lowry, interessante conclusione della quadrilogia iniziata con The Giver e proseguita con Gathering Blue (bello) e Il messaggero (quello che mi è piaciuto meno dei quattro). Continuando con i romanzi, segnalo l'uscita in italiano di Ross Poldark di Winston Graham, primo di una lunga saga ma leggibile anche da solo, da cui è stata tratta la serie con il mio adorato Aidan Turner e che si rivela un romanzone godibile come quelli "di una volta": volevo segnalarvelo da un sacco... magari ci scriverò qualche riga in più in futuro. Imprescindibile poi Revisionary, capitolo conclusivo (sigh) della meravigliosa quadrilogia urban fantasy iniziata con Libriomancer e proseguita con Codex Born e Unbound (capolavoro!), di Jim Hines. I suoi personaggi mi mancano un sacco... Sempre in ambito urban fantasy, ho iniziato la serie dei Dresden Files di Jim Butcher, con Storm Front: merita. Tra gli autori che seguo, ho letto anche l'ultima antologia del buon Stephen King, Il bazar dei brutti sogni: mpf. Alcuni racconti carini, altri trascurabilissimi. Meglio che rispolveriate le antologie più vecchie, se volete esplorare una raccolta di veri incubi (come A volte ritornano, tanto per citarne una sola).
E gli autori italiani? Be', ho letto il notevole Testamento di una maschera di Stefano Tevini, perché anche in Italia si può parlare di supereroi... e farlo in modo intelligente: libro che si divora velocemente e che merita un'occasione (ve lo avevo già segnalato qui). Non male anche Infelici e scontenti di Alice Chimera (tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla vita delle principesse delle fiabe dopo il presunto lieto fine). Imprescindibile poi Di metallo e stelle di Luca Tarenzi, ambientato nel 1499 al Castello Sforzesco di Milano, di cui vi avevo già parlato al link corrispondente.

Per quanto riguarda i saggi e i manuali, ho poi rispolverato un po' di "vampirologia" (Il libro dei vampiri di Fabio Giovannini, carrellata enciclopedica sull'argomento, ma se siete interessati al tema posso consigliarvi molto di meglio e più approfondito, se seguite il link). Più divertente il minimale ma simpatico Illustri vampiri di Matteo Bertone, conosciuto all'ultimo Salone di Torino e di cui voglio leggere anche il romanzo Diurno imperfetto, prima o poi. Se bazzicate magia, chaos magick e dintorni, una lettura per voi (ovviamente in inglese) è City Magick - Urban Rituals, Spells and Shamanism di Christopher Penczack, ricchissimo di spunti. Interessante anche Warrior Goddess Training di HeatherAsh Amara, graditissimo dono che mi è stato fatto qualche settimana fa: anche se non vi interessassero paganesimo, new age e dintorni, questo è un libro che farebbe bene a ogni donna, per imparare a diventare quello che realmente vogliono essere, e non quello che genitori/mariti/società impongono. Dedicato alle piccole Lagertha che ognuna ha dentro...

Cosa leggerò nei prossimi mesi?
Ah, ardua scelta! Mi piacerebbe proseguire con la serie dei Dresden Files di Jim Butcher, e ho da poco preso Sandman Slim di Richard Kadrey. Ho un paio di manuali di scrittura da parte, ciascuno su aspetti specifici da approfondire; ho alcuni grandi classici da recuperare (American Gods di Neil Gaiman, che fra un po' arriva la serie TV!, e Rivers of London di Ben Aronovitch); ho svariati saggi sugli argomenti di mio interesse in lista d'attesa (sì, vampiri; sì, magia/folklore/sciamanesimo e dintorni...); tra gli italiani, mi incuriosiscono il già citato Matteo Bertone e Questo non è un romanzo fantasy di Roberto Gerilli, sponsorizzatomi da uno dei miei consulenti di fiducia, che promette di essere molto divertente. Infine, attendo di ricevere la seconda parte del romanzo inedito di UNA MIA AMICA (chi ha orecchie per intendere...) che mi ha lasciato in sospeso, e che mi interessa non solo perché è un romanzo spettacolare, ma anche perché... coff coff, non dirò nulla, per ora. Ma ne sentirete ancora parlare.
Insomma, di sicuro non resterò senza libri da leggere...