lunedì 31 agosto 2015

Storie & storie

Week end di semiletargo e sonno arretrato con pigrizia degna dei gatti che ormai monopolizzano ogni superficie morbida di casa. Necessario riposo prima di un mese che sarà pienissimo di lavoro... In compenso, ho anche scribacchiato un po' la Storia Nuova, per la quale procedo navigando a vista, prendendo appunti man mano, indagando su mille problemi dati dall'ambientazione storica via via che li incontro. Insomma, è un po' come costruire un ponte un metro per volta mentre lo si usa per arrivare dall'altra parte di un crepaccio. Solo che è un'attività molto meno spensierata e molto più faticosa di quanto appaia dalla gif di Elsa.


Direi che è più che altro come tenersi in equilibrio su una passerella che sta per sgretolarsi, reggendo un peso con la testa e tentando allo stesso tempo di far roteare quattro o cinque clavette in aria come un giocoliere.
Comunque, ancora non conosco i personaggi e già quelli fanno il cavolo che gli pare. Chiccacchio è questo tizio spuntato l'altro giorno? Fa il figo, determinato e coraggioso, ma secondo me è uno psicopatico che finisce male. Il protagonista... be', sarà meglio che si svegli perché mobbasta con lo shock. Il suo aiutante per ora è odiato da tutti perché sì e passa pure per codardo, ma non lo è. Anzi, mi ispira, quindi sono curiosa di vederlo in scena quando le cose si faranno serie. Quando, non lo so. Ma almeno sto cercando di pianificare le prossime scene, nonché, sulla lunga distanza, i tempi di stesura. Che poi riesca a rispettarli è tutto un altro discorso...

Nel frattempo, però, ho già in testa le storie prossime. Perché ho una trilogia in programma di cui ancora la prima (sì, la prima, non la terza, non chiedetemi perché) storia è in alto mare. E ho da rimettere in sesto un gruppo di personaggi, dopo averne fatti secchi due, sostituendo i defunti con altrettanti nuovi (e sto cominciando a capire chi sono). E ho in mente una roba epicaabbestia per l'ultimo libro, per la quale devo ringraziare un inconsapevole Luca che mi ci ha fatto rimuginare. E...
E tanto prima che ci arrivi ci vorrà chissà quanto, certo. E da qui ad allora, chissà che accadrà, a queste e alle altre storie in attesa di vedere la luce...

In definitiva, quindi, vago tra il secondo millennio avanti Cristo e il XXI secolo e non ho le cinture di sicurezza.

P.S. Piemontesi, vi aspetto questo sabato 5 settembre a Vercelli in bionda, presso la Libreria Mondadori Vercelli di Via Cavour 4, insieme a tanti altri autori. Cinque minuti per raccontare la trama del nostro libro - e finire una "bionda". Altri dettagli a questo indirizzo.


mercoledì 26 agosto 2015

Doppio pop corn estivo: Ant Man + Jurassic World (ovvero, nostalgie d'infanzia)

Buongiorno! In questi giorni pigri di fine estate, in cui si lavora ma ancora a ritmi umani (come me li coccolo, i ritmi umani, sapendo quello che mi aspetterà da settembre in poi...), si progetta il romanzo nuovo ma ancora non ho la "febbre" che mi serve a macinare parole (lo so, lo so, devo fanculizzare timori, dubbi e pigrizia in un colpo solo), pare giusto godersi anche il tipico rilassamento estivo del pop corn movie. Anche perché quest'anno è toccato a due film che non avevo particolarmente voglia di vedere e che invece mi hanno stupito (grazie, tu che mi ci hai portato <3).

Cominciamo da Jurassic World, per il quale nutrivo estrema diffidenza: sono cresciuta con Jurassic Park, ho amato Alan Grant/Sam Neill e Ian Malcolm/Jeff Goldblum a pari merito, conosco più o meno a memoria i primi due film e ho sopportato perfino multiple visioni del terzo (nel quale, tolto appunto Sam Neill e una notevole voliera, c'è pochino da salvare). L'unica cosa che mi avrebbe attirato al cinema per Jurassic World, anziché attendere una conveniente visione casalinga, sarebbe stato ritrovare almeno uno di quei personaggi, e invece niente.
Poi però al cinema ci sono stata, e wow. L'incantesimo ha funzionato.
No, non si tratta di un film epocale come il primo, certo. E la sceneggiatura qua e là traballa, come no. E i soliti ragazzini spersi nel parco... ARGH. Ma più ARGH ancora la pallosissima Mater Lacrimosa che si ritrovano (e che ritroveremo anche noi tra poco). Ma Jurassic World ha il merito di trascinare i divoratori di pop corn, così come i nostalgici del film originali, e trasformarci nel nerd con la t-shirt del primo parco come uno dei tecnici che si vede in scena. Questo e mille altre strizzate d'occhio (come il giro tra le rovine delle strutture in cui si svolgeva Jurassic Park) si arruffianano spudoratamente i fan ben contenti di farsi sedurre; ma ancora di più, lo ammetto, mi sono lasciata tramortire dalla filosofia più semplice del mondo. Quella spudoratamente commerciale che tutti dovremmo odiare e rifiutare.
Più denti.
Più mostri, più grossi, con più zanne. Più morti, più spettacolo, più adrenalina. Assolutamente da far storcere il naso a qualsiasi CVitico SeVio.
E chissenefrega.
Non vado a vedere Jurassic World per la critica sociale. Ci vado perché la calata degli pterodattilo sui turisti è fenomenale. Ci vado perché una povera Vittima Designata (fin dalle prime scene lo capirete) fa una morte assolutamente raggelante e divertente (l'ideale di un film d'azione), sballottata dai suddetti pterodattili e infine inghiottita in un boccone da un gigadinosauro acquatico (il mosasauro). Ci vado perché lo scontro finale con Dinosauro Geneticamente Modificato Cattivo, Tirannosauro (Cattivo ma Simpatico) e Velociraptor (Cattivi ma Fichi) è una gioia per gli occhi. E perché si può sfottere Bryce Dallas Howard costretta a correre sui tacchi a spillo per tutto il film (eppure meglio trovarsi qui che in un film di Shyamalan, vero?)
Perché, in definitiva, per qualche ora abbiamo di nuovo dieci anni e restiamo a bocca aperta a fare "oooh!" davanti al maxischermo.

La settimana scorsa è invece toccato a Ant Man. Altro concept che sulla carta non mi ispirava, ma che ho affrontato volentieri per vari motivi: perché la sceneggiatura ha lo zampino di Edgar Wright (regista e co-autore della Trilogia del Cornetto insieme a quell'altro geniaccio di Simon Pegg). Perché i film Marvel degli ultimi anni mi hanno divertito un casino. E perché che diavolo avrebbero tirato fuori, con un supereroe potenzialmente ridicolo?
Ecco, anche qui il trucco è semplice.
Basta saperlo.
Non è facile da spiegare in Italia, dove ti dicono che se scrivi urban fantasy l'ironia non è un valore apprezzato, "la gente non la vuole" (ops, scusate la divagazione). Ma la forza di un film come questo è non prendersi sul serio. Scegliere un protagonista che diventa supereroe per caso - che non ci si sente affatto, in quei panni - e che, vivattuttigliddei, ci scherza su. A interpretarlo, poi, un attore come Paul Rudd, che già dieci anni fa, in Friends (era il fidanzato, poi marito, di Phoebe), si dimostrava all'altezza di una commedia (e no, non è affatto facile).
E così seguiamo lui, Michael Douglas che si diverte a fare il vecchio scienziato riccone con un Tormento Interiore ed Evangeline Lilly (TU! Maledetta, hai fatto uccidere Kili!), a onor del vero il personaggio meno interessante (sì, sei figa, sì, picchi come un fabbro, SI', hai dad issues da manuale... yaaawn), mentre lottano contro il folle cattivo di turno. Tutto in scala micro: gli eserciti qui sono frotte di formiche. La posta in gioco non è (ancora) globale, come nei grandi scontri alla Avengers. Ma ci si diverte. Si ride nel vedere lo stesso quartier generale degli Avengers assaltato da Ant Man. Si sopporta un po' di zuccherosità familiare (di nuovo lei, Judy Greer, Madre dei ragazzini di Jurassic World ed ex del signor Ant Man... che vita movimentata), con una conclusione comunque simpatica. Ci si fa un giro tra le submolecole e *tecnobubble generico*, e si ripensa a Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi, e ci si sente di nuovo bambini. E alla fine si avrebbe già voglia di vedere il prossimo.
Che volete di più?

lunedì 24 agosto 2015

Between sun and rain

Il profumo dell'erba bagnata e un cerbiatto che sbircia tra gli alberi. Porte che si aprono su intrusi, e visitatori inattesi ma venerabili. Parole, tante, e dolcezza.
Un paio di giorni di autunno imprevisto, incastrati alla fine dell'estate. Musiche di follia e di malinconia, di gioia e di passione. Energia e dubbi.

Questo è stato, in sintesi, il mio week end. Sintesi di suggestioni, atmosfere, profumi, pensieri. Che sono ciò che conta. Da oggi si ricomincia (anche se ancora senza fretta) la "vita normale" (che poi, io ho lavorato tutta l'estate, a parte la fuga in Olanda dell'inizio di agosto, quindi l'unica differenza è stata poter fare le cose con calma e in tempi dilatati, svegliandomi quando capitava e ritagliando più tempo da passare tra i personaggi delle storie e tra gli amici).

Ricomincia anche il lavoro di scribacchina, si spera: dopo aver rivisto e rassettato i due romanzi completati in questi ultimi anni e in attesa di pubblicazione, per un betamartire speciale (Federico <3 bacio in fronte perché i tuoi commenti mi hanno lasciato con gli occhi a stelline *___*), ora devo proprio iniziare "Quello Nuovo". Cioè, l'ho già iniziato in luglio, ma ho scritto poco e mi sono interrotta... ma ok, adesso si parte davvero.
Con una caterva di dubbi che la metà sarebbero già troppi, ma si parte.
E per favore, dite alla mia testa che deve concentrarsi su QUESTO romanzo, non sulle prossime storie urban di cui adoro così tanto il disgraziato protagonista. Per ora deve riposarsi anche lui dall'ultimo massacro. POI verrà di nuovo il suo turno. Nel frattempo, raccolto idee e pianifico anche per quello.
Ma prima ci si tuffa su qualcosa di completamente diverso. Su qualcosa in ambientazione storica... e ancora sto scoprendo tutto, per quanto riguarda metodo, modo di affrontare i personaggi, costruzione dell'ambientazione eccetera.

Vi saluto infine con una segnalazione: Luca Tarenzi ha aperto un blog su questa stessa piattaforma. Si parla di tante cose parecchio interessanti... Non perdetevelo!

On air:

Omnia, Toys in the attic
Omnia, Wolf song
Omnia, Black House
Saint Asonia, Let me live my life

Da Pinterest

lunedì 17 agosto 2015

Il Corvo - un tuffo nei ricordi

Il Corvo è un film datato 1994, risale cioè a quando avevo 12 anni e frequentavo le medie. Non ricordo quando l'ho visto la prima volta, ma per me è inestricabilmente legato agli anni delle superiori, alle citazioni scritte sul diario insieme alla mia migliore amica (di allora e di ora: ciao, Rachele <3 Non può piovere per sempre...) Rivisto di recente, non potevo non buttare giù questi pensieri...

Definirlo "film" non rende giustizia a quello che Il Corvo è stato per me, e per diverse generazioni, credo. Non ho dubbi che là fuori sarà pieno di sapientoni che lo criticheranno con dotte dissertazioni, ma guardiamoci in faccia: Il Corvo è un simbolo, un'estetica, un affascinante viaggio notturno, capace di esaltare, di commuovere, di ammaliare.

La trama è semplice, certo: ucciso la notte di Halloween insieme alla donna che ama e che sta per sposare, Eric Draven ritorna dalla tomba un anno dopo, accompagnato da un corvo che lo guida, per vendicarsi degli assassini.

Da questo scheletro così esile, il film ricava un trip gotico e rock (pensate alla indimenticabile colonna sonora; alla cattedrale che appare nel finale, una Notre Dame da incubo) che bilancia l'efferatezza dei criminali a cui Eric dà la caccia con l'innocenza della piccola Sarah, voce narrante che fornisce la chiave di lettura della storia, e con l'onestà del poliziotto un po' goffo ma determinato che non ha dimenticato né accettato il triste destino di Eric e della sua compagna e ora decide di aiutarlo, anche a costo di rimetterci la carriera.

"Minkia, cioè, la Notte del Diavolo è il simbolo, se
non fai bordello la Notte del Diavolo sei un coglione!"
Sì, Top Dollar aveva anticipato i tempi.
Era un precursore...
Non solo l'estetica, dunque (trench e chitarre, capelli lunghi e trucco, pugnali e spade), ma anche i personaggi sono la forza del film. Gli indimenticabili cattivi, in un crescendo: prima la gang di T-Bird e compari, esecutori materiali del delitto; poi il supercriminale Top Dollar, accompagnato dalla sorellastra e amante Myca, che di quegli sgherri sono i capi: lui sarcastico e spietato, lei mistica e sensuale, entrambi ossessionati dal potere in tutte le sue forme: droga e soldi, sesso e morte, violenza e magia. E le vittime (ma vittime... non lo siamo tutti?, dice Eric appena prima di giustiziare Tin Tin), a partire da Eric e dalla sua Shelley. La loro storia d'amore ci viene mostrata solo per brevi lampi, qua e là, eppure è più efficace di qualsiasi storia da "romance" io abbia letto in questi ultimi anni. Eric, tormentato, nascosto dietro la corazza di invincibilità che il suo ritorno soprannaturale gli ha donato, e che tuttavia gli viene strappata nel corso del film; Eric, ironico e disperato.

E Il Corvo resta così una storia d'amore e vendetta, di pioggia e lacrime, di ingiustizie ma anche, soprattutto, di speranza. Nonostante la violenza e "la tirannia degli uomini malvagi", direbbe Jules di Pulp Fiction, nonostante lo squallore e le fughe tra alcol e droga, nonostante l'avidità e i soprusi, quello che sopravvive anche alla morte è l'amore: che sia l'affetto per la piccola Sarah, a cui Eric e Shelley facevano da genitori, oppure il sentimento che lega i due sfortunati amanti. Le case bruciano, le persone muoiono, ma il vero amore è per sempre. Banale, dirà qualcuno, eppure è proprio di questa verità così semplice che c'è bisogno, oggi. E banale o sdolcinato, Il Corvo non lo è mai.
Ho sentito dire che non esiste, il vero amore come quello descritto in questo film. Che non esistono, l'amicizia e l'altruismo. Mi spiace, mi spiace davvero tanto, per le persone che la pensano così. Vittime, anche loro.

Una nota finale: certo, Il Corvo è anche l'ultimo film di Brandon Lee, talentoso figlio del grande Bruce, morto sul set per un incidente proprio poco prima delle nozze, come il suo personaggio. Si è detto di tutto e di più su questa morte.
Io mi limito a ricordarlo, con le lacrime agli occhi.


Curiosità: il mio PRIMO Hesediel di Angelize era Brandon Lee come appare nel Corvo quando è "in borghese", negli Hagman's Joke, la sua band, ovvero come lo vedete nella foto qui sotto. Erano i tempi della primissima stesura, quando ancora non avevo idea della sua storia e di chi sarebbe diventato davvero Hesediel.
Poi, ehm, ho cercato un "interprete" che fosse ancora vivo... ed ecco che è subentrato Aidan Turner.

Curiosità 2: tutte le volte che mi chiedono chi vorrei come regista per Angelize, io rispondo l'Alex Proyas del Corvo. Guardate la città notturna bagnata dalla pioggia, le ombre, i vicoli. Oppure le scene con i flashback dei ricordi: pensate ai ricordi di Haniel che Rafael percepisce, e immaginateli girati così (be', più confusi e deliranti, ma insomma, l'idea è quella).


Di tutta la colonna sonora del film, naturale ricordare la meravigliosa Burn dei Cure, che nel film compare per pochi momenti, ma che merita di essere ascoltata e amata (e non vi dico solo un paio di anni fa quante volte l'ho sentita, a ripetizione, perché era perfetta in quel certo momento della mia vita...) Linko un video con alcune scene del film. Enjoy.

... "Oh don't talk of love" the shadows purr
Murmuring me away from you
"Don't talk of worlds that never were
The end is all that's ever true
There's nothing you can ever say
Nothing you can ever do..."
Still every night I burn
Every night I scream your name
Every night I burn
Every night the dream's the same
Every night I burn
Waiting for my only friend
Every night I burn
Waiting for the world to end...




Fin dall'adolescenza, poster che campeggia in casa mia...

mercoledì 12 agosto 2015

Double Trouble


Sono arrivati l'8 agosto. Fratello e sorella di appena due mesi, trovati abbandonati da qualche bastardo in una scatola appena nati. Salvati da una signora adorabile e da una veterinaria straordinaria. Erano cinque, ma nonostante le cure uno non ce l'ha fatta.
Dei quattro rimasti, due hanno preso possesso di casa mia.
Lei, la micina nera, è Mircalla. Lui, il tontolotto bianco e nero, il più gracile, che ha rischiato di non sopravvivere, è Pampe.

Dormono come angioletti. Appena li sfiori fanno le fusa come trattorini. Sono morbidi come peluche, col pelo soffice dei gattini piccoli, non pesano ancora un chilo. E corrono e giocano e si fanno gli agguati e terremotano la casa.
Li adoro.

E se siete in zona Arona, hanno due sorelline, una nera e una a tre colori, che aspettano ancora una casa...





lunedì 10 agosto 2015

The beautiful people

Choose your path
Nell'ultima settimana sono stata in un mondo fantastico.
Sì, stavolta non sono sparita perché avevo troppo lavoro o perché non mi sentivo di scrivere o altro del genere. Stavolta, un aereo mi ha portato nel "Paese più bello del mondo insieme alla Scozia" (IMHO), ovvero l'Olanda. L'appuntamento era il Castlefest, a Lisse, manifestazione giunta all'undicesimo anno di vita ("Where fantasy becomes your reality", dice la locandina... mai così vero). Un festival folk/fantasy, scoperto perché ci suonano (ogni anno) gli Omnia, band che adoro sempre di più ogni volta che pesco loro nuove canzoni, ma che ha un grande difetto: non capita mai in Italia. Un difetto che è diventato una benedizione, visto che ha spinto me e altri a partire per l'Olanda... e per il Castlefest, appunto.

Un festival troppo bello per essere vero: a metà tra il concerto (svariati palchi, su cui suona sempre qualcuno, per tre giorni di fila), la festa celtica, il raduno fantasy, è tutto questo e altro ancora. Un festival semplicemente impossibile da vedere in Italia, duole ammetterlo: un luogo dove oltre ventimila persone possono convivere animati dallo stesso spirito, dove nessuno, bambini, ragazzi, adulti e anziani, appare "banale" o "normale": tra un fauno e un cosplay di qualche anime, tra ninfe e demoni, tra metallari e hippie, l'atmosfera è insieme rilassata ed esaltante. Niente gare, niente frenesia, niente file enormi e stress: solo spazio, natura, aria aperta, gioia, passioni, musica, spiritualità, divertimento, libertà. E già mentre sei lì provi una fitta di nostalgia, a pensare che quella non è una utopia in cui rimanere, una nazione ideale da cui non andar più via, ma è una parentesi magica che al ritorno si sfalderà. E tutte quelle persone straordinarie con cui hai parlato - il cosplayer del bardo di Gamers 2 (quello del "ci nasconderemo dietro una pila di bardi morti", e tutti i giocatori di ruolo sapranno a cosa mi riferisco) e gli Asatru che hanno organizzato il rito per Odino, a cui hai preso parte, brindando al cielo e versando un po' della bevanda perché anche Loki avesse la sua parte; gli Omnia stessi, alfieri della libertà e della spiritualità sciamanica che sento così vicina, e il giovanotto entusiasta che ha condiviso un po' del nostro idromele durante una pausa di riposo ai tavoli; i (pochi, ma buoni, per una volta) italiani presenti - Toscana, Lazio, Campania, e noi di Piemonte/Lombardia - e posso tirarmela, per una volta? Ne ho conosciuti una manciata in tutto, e una di loro ho scoperto che è una mia lettrice ^^) e il tizio alto, con la pelle verde dei goblin e dei fantastici, lunghi capelli rossi; i pagani del corteo del Wicker Man e i tantissimi artisti e artigiani... - tutte queste persone si disperderanno di nuovo per il mondo.

Il Castlefest è tutto questo. Una quantità impressionante di stand dove trovare qualsiasi cibo possa ingolosirvi (sognerò a lungo gli enormi muffin, il pane all'aglio, gli spiedini... e il sidro! L'idromele!), gioielli e bigiotteria, statue di divinità e vestiti, armi e giochi di ruolo. Villaggi medievali e tende, e mai un disordine o una cartaccia per terra... E poi, la magia della luna piena. Il Wicker Man, che vedete nella foto, adorno delle offerte, le preghiere e i messaggi delle persone riunite, bruciato il sabato sera in un rito che posso solo definire impressionante. Giocolieri che fanno roteare sfere di vetro con la destrezza di Jareth in Labyrinth e altri che combattono con spade infuocate nella notte.
E gli Omnia, naturalmente. Che prima di salire sul palco lo benedicono con un incantesimo. Con il loro carisma e il loro raccontare di natura e dei, di spiriti liberi e voglia di godersi la vita spezzando le catene della "normalità". (E quando nel video sotto, per esempio intorno al minuto 3 e 20, o negli altri videoclip dei due concerti che hanno fatto, vedete tra la folla mani con mezzi guanti neri e bracciali che applaudono... sono le mie :-P).




Torno dal Castlefest con tutte queste immagini negli occhi e nel cuore. Torno con piume tra i capelli e la pelle abbronzata. Torno con la cenere del Wicker Man, nel quale anche le mie offerte sono bruciate. Torno con la voglia di aggrapparmi a quella magia, di portarla sempre con me, per fronteggiare quel mondo là fuori dove, di magia, ce n'è proprio poca.
Torno con sorrisi e malinconia, con dubbi e desideri.

(P.S. Torno in ritardo, perché Easyjet ha deciso di cancellare il nostro volo di ritorno. Piazzandoci in un altro volo due giorni dopo, e offrendoci di conseguenza due notti in albergo ad Amsterdam. Con estremo rammarico, abbiamo accettato di prolungare la vacanza in quella città fantastica... ^^)

Trovate qualche altra foto del Castlefest qui e qui. Qui la pagina su Facebook).