lunedì 27 luglio 2015

The reason why

Ti chiedi se ne valga la pena, quando vedi le tue parole distorte e incomprese. Quando trascini il tuo macigno fino alla cima della collina solo per vederlo rotolare giù dall'altra parte. Quando tutti i piani e gli sforzi e i tentativi s'infrangono contro un muro d'ombra, nel quale la tua mano affonda, dove ti immergi e ti ritrovi cieca.
Lo vedete, è un periodo in cui scrivo poco qui sul blog, un periodo in cui mi sono ritrovata a pensare di piantarla e basta di farlo. Un periodo in cui da un lato avrei mille progetti, e dall'altro mi rendo conto che tutte le mie competenze - da scrittrice, o editor, o traduttrice - non valgono praticamente niente, in questo Paese in cui si continuano a pubblicare romanzi con il punto di vista sbagliato e traduzioni con errori talmente grossolani da risultare evidenti perfino a chi l'inglese non lo sa.
Un periodo in cui il rumore di fondo di queste migliaia e migliaia di voci che gridano per farsi sentire su internet, in cui l'importante è passare per "più intelligenti" degli altri, diventa davvero stancante, e anche il fermo proposito di restare impassibili vacilla. Perché da un lato verrebbe voglia di usare i vaffanculo pronti in canna, dall'altro basta poco, pochissimo, per vedere riemergere tutti i dubbi e le insicurezze e sentirsi - ancora - non abbastanza.

Un periodo in cui l'unica costante è il non pensare al domani.

Ma finché mi diverto ancora, sarò qui.
E se ho bisogno di un perché, forse è il sorriso che mi spunta sulle labbra senza che me ne accorga quando lavoro a una storia, perfino nei momenti di depressione. L'attimo di estasi quando un frammento di trama si incastra alla perfezione, per una storia che sarà fra due o tre libri. O uno dei betamartiri che senza preavviso, parlando con un amico, cita un tuo personaggio e dice "è un figo perché...", e io sono lì che arrossisco.

Così si continua, anche sanguinando, anche ciechi nell'ombra, anche a denti stretti e con la gola serrata.
Anche perché sì, quel personaggio è un figo, e ho voglia di vedere che altro gli succede.

On air:
Estasi dell'anima, David Sardy
Ghostsong, Moonspell
Shake it out, Florence + the Machines

Here to relive your darkest moments
I can see no way, I can see no way
And all of the ghouls come out to play

And every demon wants his pound of flesh
But I like to keep some things to myself
I like to keep my issues drawn
It's always darkest before the dawn

And I've been a fool and I've been blind
I can never leave the past behind
I can see no way, I can see no way
I'm always dragging that horse around

All of his questions, such a mournful sound
Tonight I'm gonna bury that horse in the ground
So I like to keep my issues drawn
But it's always darkest before the dawn

Shake it out
And it's hard to dance with a devil on your back
So shake him off

And I am done with my graceless heart
So tonight I'm gonna cut it out and then restart
'Cause I like to keep my issues drawn
It's always darkest before the dawn

Shake it out
And it's hard to dance with a devil on your back
So shake him off

Grazie a Rachele, da Facebook

martedì 21 luglio 2015

Con occhi altrui

Quando uno dei miei libri viene pubblicato, per me entra in un virtuale archivio che potrei chiamare, in modo poco sintetico ma esplicativo, "Non azzardarti a rileggerne più neanche una riga altrimenti noterai centomila cose che vorresti ancora correggere".
Le uniche eccezioni che fanno riemergere quei romanzi - e nello specifico ovviamente le due parti di Angelize - sono: 1- la necessità di ricontrollare dettagli che mi servono per scrivere storie successive, e 2- la tentazione offerta dal lettore che viene a dirmi "sto leggendo quel capitolo lì", "sono arrivata fino a quella scena là", "mi è piaciuto questo pezzo in particolare". Allora mi capita di rispolverare il libro, magari a distanza di mesi, cercando di vedere "quel capitolo lì" o "quella scena là" con occhi altrui.

Fa un effetto strano, in quel momento, ritornare nella mente di personaggi che non riprendevo in mano da parecchio tempo, ritrovare frasi che hanno solo la "loro" voce e non sono più nitidamente connessi al momento in cui le scrivevo per la prima volta. Normalmente, come credo capiti a chiunque, ogni volta che rileggo qualcosa di mio oscillo tra l'estasi da "che figata quanto amo questo personaggio" e la più profonda disperazione del tipo "ohmmieiddei nooo è terribile non riuscirò mai a sistemare questa storia". Ma ammetto che quando mi capita di perdermi in un brano e "dimenticarmi" che è mio... ecco, è uno dei momenti più esaltanti della vita da scribacchini.

In questo periodo, poi, sto rileggendo alcuni dei miei inediti per passarli ai betamartiri di turno. Non si tratta della "solita" rilettura: certo, a ogni revisione è importante tenere presente che tutto dovrà risultare comprensibile per i lettori (i quali non passano 24 ore al giorno in compagnia dei personaggi che berciano in testa a me per farsi ascoltare), che anche le scene più fighe possono essere tagliate, se non hanno anche uno scopo concreto nell'economia del romanzo e sono solo guilty pleasures, e così via. Insomma, se nella prima stesura è consentito correre liberi e selvaggi (e nel mio caso, inseguire i personaggi sperando che almeno LORO sappiano dove accidenti andranno a parare, mentre io mi affanno a scarabocchiare frammenti di scalette disordinate), dalla prima rilettura in avanti l'obiettivo è trasformare una storia che piace a me nella migliore possibile che io sia in grado di proporre alla gente là fuori.
Rileggere un testo sapendo però che sta per andare in mano precisamente a Luca o Alessia o Federico o Gisella, però, è qualcosa di più di una semplice revisione. In qualche caso, per esempio, c'è il piacere di pensare "ecco, lui/lei si prenderà un colpo quando vedrà questo": non è un trastullo fine a se stesso, però, perché serve a rendersi conto se davvero la scena che si ritiene così sbalorditiva ed emozionante lo è davvero. Rileggendola con questa idea in mente, ci si può concentrare sui dettagli, sulla resa della suspense (o di qualsiasi altra emozione si spera di evocare) con un'idea più concreta in mente. Certo, non è detto che quello che piace a Luca, Alessia, Federico o Gisella piaccia a tutti... ma lo si sa: piacere a tutti è un'illusione (e non è affatto sinonimo di qualità).
Oppure, questo tipo di rilettura mi aiuta quando cerco di limare i miei difetti tipici (per esempio, la prolissità: la mia prima stesura è sempre molto più lunga e dispersiva della versione finale). Posso quindi guardare il testo con gli occhi dei miei betamartiri amanti della sintesi e chiedermi "cosa taglierebbero loro?"

Certo, poi capitano momenti in cui occorre mantenere sangue freddo e poker face: tipo quando un certo betamartire che non nominerò, più o meno a due terzi della lettura dell'ultimo libro che ho concluso, mi fa "Ah, quel personaggio nuovo lì mi piace tantissimo, spero proprio di rivederlo in altre storie."
E tu sai che, ovviamente, quel personaggio lo hai ammazzato nel finale senza possibilità di ritorno.
Che bello sapere che i tuoi betamartiri ti vogliono bene lo stesso.

Da Pinterest

lunedì 20 luglio 2015

Haunter

Oggi vi segnalo un altro film che merita di essere scoperto - e che, tanto per cambiare, non è mai arrivato in Italia, perciò preparatevi a un bell'audio originale con sottotitoli.
Si tratta di Haunter, di Vincenzo Natali, ovvero il geniaccio dietro il piccolo capolavoro The Cube - Il Cubo. Questa volta il regista non propone un film così rivoluzionario né così aspro e splatter, ma gioca d'atmosfera e riprende un "ribaltamento di prospettiva" tipico di diversi film più o meno recenti: SPOILER (quello che Caparezza sintetizza come The Others? Sono loro gli spettri/Be' dopo Il sesto senso cosa cazzo ti aspetti). Non è tanto questo, tuttavia, il cuore del film, perché Natali sa benissimo che il suo spettatore non si stupisce più di una rivelazione del genere e la propone già nella prima parte: no, il mistero è un altro...

La trama in due righe: Lisa (Abigail Breslin) vive con i genitori e il fratellino in una casa immersa nella nebbia, dove ogni giorno è uguale all'altro... letteralmente. Lei è la sola, infatti, consapevole che il tempo non passa: gesti, parole, faccende di casa si ripetono ogni giorno, che è sempre quello prima del suo compleanno. Perché? Quando prova a indagare, dettagli sempre più inquietanti emergono intorno a lei... e qualcuno non è affatto contento che lei stia cercando di spezzare questa prigione di eterna routine.

Il film si regge su due pilastri: l'atmosfera angosciante e l'interpretazione di Abigail Breslin (Zombieland, Maggie - ovvero il film che i beoti italiani hanno chiamato Contagious - Epidemia mortale, anche se mi fa schifo perfino scriverlo). La ragazza cresce e così cresce pure il suo talento: attrice da tenere d'occhio, che in Haunter domina lo schermo con il suo coraggio e il suo sguardo spaventato, la determinazione e la disperazione.
Il regista flirta con tutti gli elementi dei film di spettri degli ultimi decenni, ma giusto un po', per strizzare l'occhio allo spettatore senza premere troppo sul pedale del "già visto", e alla fine si segue Lisa con il cuore in gola, ma anche pieni di malinconia, si trattiene il fiato e anche, qua e là, una lacrima. Non è un film con enormi mezzi, probabilmente, ma un po' d'inventiva, di gusto, di talento e di intelligenza suppliscono alla perfezione.
Se ne avete l'occasione, il mio consiglio è: date una chance a questo film.

mercoledì 15 luglio 2015

Gentle Storm - The Diary

Vi avevo già parlato del progetto Gentle Storm in occasione del concerto acustico di Anneke Van Giersbergen e Arjen Lucassen, a febbraio. Segnalarvi meglio il disco qui sul blog era in programma da allora... poi, life happens, e per un motivo o per l'altro il post è stato rimandato fino a questo momento.
Ma ora non potrete più far finta di non sapere dell'esistenza di questo album. E fidatevi, lo amerete.
Lo amerete sia che vi piacciano le sonorità più rock/metal, sia che preferiate i brani acustici, dolci e malinconici, perché The Diary è un doppio album: troverete infatti insieme la versione Storm, appunto più rock, e quella Gentle, più soft e delicata. I brani sono gli stessi, ma arrangiati diversamente e con sonorità ben differenti. Chitarre e batterie, ma anche momenti folk e sinfonici, e su tutto la splendida voce della grandissima Anneke.
Gli autori dietro questo geniale monicker - che io adoro: il lato romantico di me (esiste, ma non ditelo in giro) si è innamorato di questa espressione - sono, come detto, due nomi notissimi a chi bazzica metal e rock alternativo: Anneke è la splendida voce per anni nei Gathering, poi solista e ospite di numerosi altre band, Arjen è il mastermind degli Ayreon, sontuoso progetto che negli anni ha prodotto splendidi concept album infarciti di collaboratori illustri (tra tutti, non perdete il disco 01011001, per favore). Lui autore delle musiche, lei dei testi (che compongono una storia... sulla quale non vi do spoiler): insieme, vi accompagnano in un viaggio dalle strade della meravigliosa Amsterdam alle esotiche coste dell'India, vi fanno assaporare il mare e il vento... vi conquistano. A partire dalla bellissima Endless sea, attraverso Heart of Amsterdam, Shores of India, The greatest love, fino a New horizons... e una volta finita conclusa la Storm version, ripartite con la Gentle (per un confronto, vi linko i brani citati anche in questa versione: Endless sea, Heart of AmsterdamShores of IndiaThe greatest love, New horizons).
E se dal vivo i due artisti olandesi sono affabili, simpaticissimi, e impeccabili nelle esecuzioni, su disco non potranno che affascinarvi, per un disco che saprà avvolgervi e riscaldarvi. E speriamo sia solo il primo di molti.

... One look at you and you
Light up the sky and my emotions
Return to me from the mist
Of the endless sea
you'll be back from the endless sea
I vow to be courageous
Not allow myself undone
A gentle storm within me...

lunedì 13 luglio 2015

Make is simple - again

Da Pinterest
Si tratta di un argomento che ho affrontato spesso (qui e qui), ma che periodicamente riemerge perché fa parte di quella schiera di vizi sempre uguali che riscontro valutando manoscritti italiani. Tra tutti, questo è tra i primi posti della classifica: l'uso di un linguaggio pretenzioso a sproposito.
A sproposito, perché nel 99% dei casi chi s'impunta a infilare paroloni colti e costruzioni ardite nella propria prosa finisce con il commettere qualche strafalcione lessicale (la capacità di usare un linguaggio colto è, per la mia esperienza, inversamente proporzionale al desiderio di farlo a tutti i costi per distinguersi dalla massa); ma anche senza bisogno di sbagliare il significato delle parole, basta usare il parolone nel punto sbagliato per uccidere l'atmosfera, per lasciare il lettore ad aggrottare la fronte, per costruire una frase faticosa e convoluta, un dialogo inverosimile. Un dramma che affligge sia i manoscritti mainstream sia, per esempio, il fantasy classico alla Tolkien, che ha già tanti problemi di suo... perché, oltre a metterci gli elfi, dobbiamo pure farli parlare come una Galadriel che ha smarrito il dizionario?

C'è differenza, insomma, tra usare un linguaggio povero o piatto e dimostrarsi maestri della lingua italiana, sommi poeti e quant'altro. E non è solo il rischio di fare il passo più lungo della gamba che dovrebbe consigliare saggiamente agli aspiranti autori di usare un linguaggio semplice e chiaro.
Per quella che è la mia esperienza, infatti, il "messaggio" di una storia, l'impressione che lascia al lettore, non è mai qualcosa di infilato a forza e gridato a squarciagola. Intendiamoci, va benissimo voler affrontare temi importanti o sperare di trasmettere al lettore un'idea, un dubbio, una riflessione (personalmente, preferisco porre domande, più che dare risposte, e vedere come se la cavano i personaggi ad affrontarle). Ma se tutto quello che vi spinge a scrivere una storia è il desiderio di parlare di morale, o ingiustizie, o alti ideali... be', state mooolto attenti.

Perché sì, c'è una corrente di pensiero (molto italiana, molto LetteVaVia) secondo la quale sembra che il divertimento e il piacere che trasmettono una storia siano inversamente proporzionali al suo "valore" e alla sua "profondità". La mia modestissima opinione è stigrancazzi. Non è affatto vero. E non c'è nulla di più grigio e frustrante di una storia che, in realtà, è solo una "tesi", un manifesto politico/filosofico/religioso, costruita per exempla anziché attraverso solida caratterizzazione, conflitti, eventi e così via.
Il primo dovere di un narratore, IMHO, è narrare: fidatevi, quello che volete dire, il senso del racconto, emergerà da solo in modo molto più efficace e piacevole da una bella storia che non permetta al lettore di posare il libro, piuttosto che da un romanzo messo in piedi solo perché ogni dettaglio deve portare acqua al mulino della "morale". E non servono lunghi discorsi e prediche cacciate a forza nel romanzo: una singola battuta può essere molto più sferzante ed efficace, pronunciata da un personaggio al momento giusto, senza bisogno di retorica (o di paroloni).
Questo, almeno, è ciò che penso io, e che trovo più bello sia da lettrice sia da scribacchina. Non mi interessa fare la morale a nessuno, ma non penso nemmeno che un urban fantasy, tanto per citare il genere che faccio io, debba per forza proporre storie di tutto divertimento e zero spessore; e allo stesso tempo penso che prima voglio il divertimento - il piacere della storia che ti cattura -  e poi il resto. Se manca il primo livello - il gusto di immergersi in una bella storia, emozionante e capace di catturare - come accidenti si può arrivare a scoprire il secondo - i temi, le idee, quello che la storia stessa ha da dire?
Ma, appunto, lasciate che sia la storia, a dirlo. Non intromettetevi tra lei e il lettore.

venerdì 10 luglio 2015

Angelize II - Lucifer soundtrack: 30 Seconds To Mars - Alibi + Hurricane

E siamo così giunti all'ultima canzone della mia personale colonna sonora di Angelize II - Lucifer. Due, in realtà, come vedete dal titolo, ma questo è dovuto al fatto che mi fa piacere ricordare il brano che più di tutti per me è stato la soundtrack dell'intera storia, prima e seconda parte insieme: Hurricane dei 30 Seconds To Mars. Racchiude tutte le atmosfere, tutti i momenti più dolorosi, la speranza e la rivalsa... ma ve ne ho già parlato circa un anno fa, e non mi ripeterò: vi rimando al post apposito, se siete curiosi.
Della stessa band è anche il pezzo che chiude Angelize II - Lucifer, ovvero Alibi, quello che risuona nell'epilogo e potrebbe accompagnare i pensieri di Hesediel, cui è affidato anche questa volta il compito di accompagnare il lettore alla conclusione, e al senso della storia. Una canzone dolce, un po' malinconica, ma anche venata di speranza: il brano perfetto per trasmettere quello che desideravo. Restano le cicatrici, ma le ferite guariscono. Si possono perdere molte cose, ma altrettante se ne possono trovare. Si può cadere, ma ci si può rialzare.
Alla prossima storia, e grazie per essere stati con me.

(Potete trovare la colonna sonora completa di Angelize II - Lucifer su Youtube oppure su Spotify, nella colonna a destra del mio blog.)

No warning sign, no alibi

We faded faster than the speed of light
Took our chance, crashed and burned
No we'll never ever learn

I fell apart, but got back up again
And then I fell apart, but got back up again yeah

We both could see crystal clear
That the inevitable end was near
Made our choice, a trial by fire
To battle is the only way we feel... alive

I fell apart, but got back up again
And then I fell apart, but got back up again
And then I fell apart, but got back up again


So here we are, the witching hour
The quickest tongue to divide and devour
Divide and devour

If I could end the quest for fire,
For truth, for love and my desire
Myself

And I fell apart, but got back up again


martedì 7 luglio 2015

Adjust accordingly

Ehilà! Sì, sono ancora viva. Sono semplicemente immersa in giorni di lavoro senza respiro, sonno arretrato, insomma, tutto il solito contorno di stress e ansia e stanchezza.
Ma è più facile anche sopportare tutto questo, se quando puoi prenderti un'ora, o un pomeriggio, di libertà, quel quality time è dolce e meraviglioso. Certi sorrisi, certe risate, alleggeriscono ogni peso, perfino le incertezze, perfino i "chissà".

Così, lavoro. Medito (in ritardassimo) su un progetto, e vedremo che accadrà: avrei voluto aver già preparato tutta la presentazione che richiede, a quest'ora, invece devo ancora lavorarci. Programmo. Avrei un sacco di post in attesa, e non ho il tempo di scriverli; così come (e mi secca terribilmente) non ho tempo di leggere tutti i libri che vorrei, perché anche quando arrivo a sera e potrei concedermi un'oretta sono talmente devastata che il mio cervello si rifiuta di concentrarsi ancora sulle parole. E non immaginate quanto sia frustrante.
Passerà...
Nel frattempo, sopravviviamo al caldo e pensiamo a cieli azzurri, all'acqua del lago Maggiore, ai sorrisi e alle risate. Obiettivo primo: arrivare indenni al week end. Poi, forse, qualche giorno più tranquillo ci sarà.
E sarà un bel luglio, poi.
Buona settimana a tutti!
(E un abbraccio speciale ad Alessia che so che sta leggendo <3 )

Da Pinterest.