lunedì 30 marzo 2015

Down with this ship

Un argomento che ho toccato spesso, ultimamente, parlando con amici e colleghi, è quello delle "ship". Una volta si sarebbe detto forse tifo ("Oh, io tifavo GiuliettaXMercuzio"), oggi si parla di "fangirlare" o "shippare" (e sento i grammar nazi rabbrividire per questi inglesismi sciolti, ma onestamente... so what? ;-P ).
In realtà, anche se a volte tendo a usarli insieme, si riferiscono a due manie diverse. Essere una "fangirl" di Tizio o Caio è intuibile cosa possa significare: amare un personaggio, sperare che "vinca" (o sopravviva, o ottenga un certo obiettivo, o sia felice, o tutto questo insieme, con varie sfumature), fino a veri e propri deliri paragonabili a quelli delle fangirl di cantanti e attori. Shippare, parola che consente innumerevoli giochi di parole, in inglese, con ship, nave, si riferisce invece al tifo per una coppia, e una coppia in senso romantico, di personaggi. Dalle diatribe HarryXHermione contro HarryXGinny, alle mille varianti di LokiX... (tutta colpa della figaggine e del carisma di Tom Hiddleston, obviously), che lo vogliono insieme a Thor, a Tony Stark e quant'altri mai, ogni libro, film o telefilm consente potenzialmente di "shippare" due (o più) personaggi.

Insomma, qualcosa di completamente insensato e assolutamente meraviglioso, a seconda di come lo prendiate, sublimazione dell'incantesimo che un libro o un film possono gettare e sfacciata dichiarazione di illogicità. Per quanto riguarda me, lo confesso: sono colpevole. Non magari spesso, e non al punto da mettermi a scrivere fanfiction o disegnare scene di sesso da postare su Tumblr (culla di ogni eccesso "shippico"), ma mi capita: quando amo una storia, quando i personaggi mi colpiscono... Insomma, che gli sceneggiatori di Once upon a time (spoiler) abbiano separato Rumple e Belle è stato un colpo al cuore. E ho sempre pensato che HarryXGinny e RonXHermione fossero le coppie "giuste". Poi, nel caso di OUAT soffro, nel caso di Harry Potter se le cose fossero andate diversamente me ne sarei fatta una ragione senza problemi, ma, appunto, la mia capacità di shippare personaggi ha i suoi gradi.
Ma quando fangirleggio per un personaggio, giungo a estremi come quelli che ha toccato il mio rapporto con Being human, la serie inglese: (spoiler) so che Mitchell muore alla fine della terza stagione. Ergo sono ferma a metà della suddetta stagione da... x tempo.
Al solito, non ho mai detto di essere sana di mente.

Detto questo, immaginate le vette di follia che raggiungo quando si tratta dei miei personaggi.
Unite la mia abitudine-necessità-tecnica-chiamatela come volete di immergermi nella loro personalità e "entrare nella pelle" di ciascuno, modellando lo stile della mia terza persona limitata sul loro linguaggio (tra tutti, il POV che preferisco usare), al fatto che per me sono la parte più importante di una storia, quella che più mi appassiona, al punto che avere almeno un personaggio che sento di conoscere bene è per me condizione indispensabile per iniziare un nuovo romanzo... e shakerate il tutto con la tendenza alla crudeltà nei confronti degli stessi personaggi.
No, non è semplice essere una Creatrice Bastarda Dentro e amare così tanto i tuoi "ragazzi di carta".
WritingCon i miei preferiti, poi, lo confesso, arrivo non solo al punto di shipparli secondo "canon" (l'espressione che indica ciò che avviene nelle storie ufficiali), come può succedere per esempio quando shippo Haniel e Rafael... mi capita a volte di farmi da sola le ship "fanon" (ovvero quelle non ufficiali, ideate dai fan/lettori/spettatori). Per esempio, io ho sempre considerato una bellissima coppia Hesediel e Uriel. Non capiterà mai, mi spiace deludere qualunque yaoista sia già partita in quarta: entrambi hanno destini diversi ed entrambi sono etero. Ma oh, posso fantasticare pure io.
Ora, immaginate come mi sento in questo periodo in cui le tre coppie al centro del romanzo attualmente in stesura soffrono tutte abbestia... Sigh. Lo prendo come karma. Espio la colpa di far soffrire altrettanto i lettori.
E no, non ditemi "allora non farli soffrire". Prima di tutto, se tutti sono felici e contenti manca il conflitto, ergo non c'è storia da scrivere. E in secondo luogo, io metto in moto la vicenda, poi se sono uno più testone dell'altro, si cacciano nei guai, compiono scelte sbagliate e nel frattempo ho pure un antagonista cazzuto - che pure lui mi sta simpatico mannaggia - che rende loro le cose difficili... la frittata è fatta.

Un aspetto che non avevo considerato, invece, è quello di cui discutevo nei giorni scorsi con Luca Tarenzi, che se la ride quando io soffro atrocemente per questo o quel personaggio. Ovvero, il carattere splendidamente femminile dell'attività di shipping. Mi è stato fatto notare che sono in genere le donne, infatti, a tifare per le coppie di personaggi, o a idolatrarne a tal punto uno, mentre i maschi, be', magari sperano nel lieto fine, ma che (ancora OUAT spoiler) che Belle finisca con Rumple o con Will Scarlet è indifferente. Non a caso in questi casi, spesso, si parla di fangirl e di fangirlare (altro termine che farà l'effetto unghie sulla lavagna ai puristi), e non solo di fan, credo: quell'aggiunta da "femmine" connota una passione più smodata, un amore più assoluto e a volte ben poco obiettivo. Con una sfumatura vagamente maschilista e di disprezzo, se chi usa il termine vuole.
Non sono così sicura che non esistano maschi "shipper", ma in effetti tutte le volte che mi è capitato di parlarne - e parlarne a livello appassionato, non solo per amore di discussione - è stato con amiche donne. Qualcuno smentisce questa osservazione e porta esempio di amici lettori o spettatori maschi e shipper?
Nel frattempo, torno a riparare i buchi sullo scafo delle mie navi...

"There's a time and place for everything, and I believe it’s called 'fan fiction'" - Joss Whedon
Le gif animate vengono da internet e si trovano riprodotte su centomila siti diversi, non ricordo dove lo ho pescate, ma presumo fosse tra i meandri di Tumblr chissà quando... La vignetta viene da Pinterest.

venerdì 27 marzo 2015

Angelize II - Lucifer soundtrack: Tiamat - Sympathy for the Devil (Rolling Stones cover)

Be', in un romanzo che ha come sottotitolo Lucifer non poteva non comparire la stra-stra-stra-famosa Sympathy for the devil, dei Rolling Stones. Per variare un pochino, e perché mi piace la versione più insinuante e lisergica che ne hanno fatto, però, ho scelto la cover dei Tiamat. Me la sento risuonare, tra le strade notturne di Milano, negli angoli scuri, ogni volta che subito dietro a un'insegna scintillante si nasconde la tentazione, o la disperazione, o il degrado. Adatta al momento in cui Lucifero comincia a scoprire le sue carte e se la ghigna, con il suo completo nero con la cravatta rossa e i suoi modi gentili... finché gli va.
Buon week end a tutti!

(Potete trovare la colonna sonora completa di Angelize II - Lucifer su Youtube oppure su Spotify, nella colonna a destra del mio blog.)


Please allow me to introduce myself
I'm a man of wealth and taste
I've been around for a long, long year
Stole many a man's soul and faith
And I was 'round when Jesus Christ
Had his moment of doubt and pain
Made damn sure that Pilate
Washed his hands and sealed his fate

Pleased to meet you
Hope you guess my name
`cause what's puzzling you
Is the nature of my game...


martedì 24 marzo 2015

Moonspell - Septicflesh live Rock'n'Roll Arena - 22 marzo 2015

Che concerto. Che concerto. Che concerto favoloso.

Ok, posso cercare di articolare un po' meglio il pensiero, lo so. Ma sono ancora con gli occhi a stellina e in stato di semi-shock per aver contemplato l'incarnazione vivente di uno dei miei personaggi per un'ora e mezza, esaltata dalla musica di una delle mie band preferite, dall'atmosfera magica e adrenalinica dei concerti.

A iniziare sono gli A Tear Beyond, che purtroppo ho perso perché quando sono arrivata nel locale avevano già concluso lo show (eppure ho trovato posto in prima fila. Ebbene sì. Privilegio di avere una madre tostissima che viene ai miei stessi concerti e si piazza davanti alle transenne). Siccome me ne hanno parlato bene, però, gli darò un ascolto in futuro.
Tocca poi ai greci Septicflesh, che hanno un'ora di tempo per convincere il pubblico con un death venato di melodie ipnotiche. I suoni non mi sono parsi l'ideale per far risaltare la complessità dei pezzi della band, un po' statica sul palco, ma capace di coinvolgere i fan e offrire un'ottimo show, con il cantante simpatico nel chiacchierare con il pubblico e una scaletta per forza di cose non lunghissima, ma ricca di piatti forti: si parte con War in Heaven, si prosegue con pezzi come CommunionOrder of Dracul. Lo show entra nel vivo, poi, con i quattro pezzi finali: The Vampire from NazarethLovecraft's DeathAnubisPrometheus, accolte una con più entusiasmo dell'altra.

Per quanto mi riguarda, però, dopo questo appetitoso antipasto la serata comincia davvero quando salgono sul palco loro, i portoghesi Moonspell. Non ripeterò quanto ami questo gruppo e quanto significhi per me anche come scrittrice, l'ho già fatto parlandovi del loro ultimo disco in questo post; qui posso solo dire che tutte le attese sono state confermate, e alla grandissima.
La scaletta si divide equamente tra i pezzi del nuovo (e l'ho già detto bellissimo?) album Extinct e i vecchi classici, con qualche piccola variazione rispetto alle scalette che avevo visto eseguite nelle date precedenti (niente Nocturna, niente Domina - peccato!!!, in cambio Night eternal che è sempre da brividi). Si comincia con le prime due canzoni di Extinct, Breathe e la title track, la prima maestosa e la seconda accattivante come ogni buon singolo. Peccato che di nuovo i suoni non siano al massimo e la voce cupa di Fernando a volte si perda: fortunatamente la situazione mi è parsa migliorare verso la fine. Quando poi arriva il grande classico Opium... è il delirio. I pezzi nuovi funzionano, i vecchi hanno un sapore speciale, e su tutto domina il carisma assoluto di Fernando Ribeiro, caliente e sicuro, che basta muova un dito per avere la folla ai suoi piedi. Anche la folla normale, intendo, non solo me, che a ogni gesto e a ogni espressione mi dico "ecco, qui sembra proprio 'lui', qui anche..:", laddove "lui" è il personaggio che vi dicevo più sopra.
Ehi, non ho mai detto di essere sana di mente.
Certo è che vedere Fernando ballare scherzosamente sulle note di Ataegina e celebrare i vent'anni della splendida Alma Mater, uno dei miei brani sacri, sono stati tra i momenti culminanti di un grandioso show. C'è ancora tempo per un breve bis, a ululare con Wolfshade e Fullmoon madness, prima che le luci si spengano e ci si avvii (io con la gola dolorante dagli urli, ma esaltatissima) verso casa.

Update 27/3: guardate un po' questo video, se volete respirare l'aria della serata...



lunedì 23 marzo 2015

Sleepy sweet Monday...

Reduce da splendido week end, un po' pigro un po' dolce e del tutto meraviglioso, concluso con spettacolare concerto dei Moonspell (di cui vi parlerò, of course), ritrovarsi catapultata su un treno con la vitalità di uno zombie al lunedì non è proprio il massimo... ma si sa, le ultime settimane del mese per me sono sempre le più indaffarate.
In questo momento, in realtà, non mi turba nemmeno il lavoro dei prossimi giorni né quello delle prossime sere. In questo momento ho ancora gli occhi colmi di immagini di ieri e il cuore gonfio di emozioni. Ho voglia di scrivere - e lo sto facendo, in questo periodo, cinquemila battute per volta, un pezzetto per volta: scrivo e sistemo i diversi flashback che non sapevo dove inserire, che finalmente mi aiuteranno a inquadrare uno dei personaggi chiave della storia, e quindi a scriverne il finale e, poi, a rileggere il tutto tagliando/sistemando/arricchendo/precisando.
In questo momento ho la testa piena di musica e sorrido per le frasi che ti scaldano il cuore e arrivano senza preavviso (e a volte fanno anche un po' ghignare...). Ricordo risate e scherzi e abbracci e cose belle. Ho voglia di inseguire un romanzo dopo l'altro e di vivere i prossimi giorni, i prossimi mesi, i prossimi anni. E quando ho paura e i dubbi rialzano la testa, pensieri più dolci li scacciano e mi fanno sorridere. So che non sarà possibile che ogni giornata sia bella così, so che la vita è anche problemi e preoccupazioni.
Ma per ora sorrido.
Un giorno per volta, sempre un giorno per volta, finché il futuro è presente.

On air:
Moonspell, Domina, Alma mater
Nightwish, Elàn



... The answer to the riddle before your eyes
is in dead leaves and fleeting skies
returning swans and sedulous mice
writings on the garden's book
in the minute of a lover’s look.

Building a sandcastle close to the shore
A house of cards from a worn out deck.
A home from the fellowship, poise and calm,
writing lyric for the song
only you can understand...


come to life open mind
Riding hard every shooting star...

giovedì 19 marzo 2015

Di musica, scrittura, ricordi e sensazioni. E di Extinct dei Moonspell \m/

Premessa autobiografica (che potete saltare se vi frega solo del disco)

Dopo avervi parlato del nuovo album dei Blind Guardian, la settimana scorsa, tocca a un altro disco nuovissimo di una band che amo con tutta l'anima. Ma prima di questo, c'è altro da dire, per farvi capire.

Vi ho già scritto più e più volte quanto la musica sia per me fondamentale. Indispensabile colonna sonora, che si tratti di ascoltarla o di cantare, mi accompagna giorno e notte, più o meno qualsiasi cosa stia facendo. Musica e parole risuonano con la mia anima e mi aiutano a focalizzarmi sulle storie che ho in mente, sulla scrittura, sui personaggi e le atmosfere che voglio evocare, e non esagero se dico che senza alcuni gruppi non avrei scritto certe storie in certi modi. Sono per me due forme di magia che si intrecciano per scorrermi nelle vene.

I Blind Guardian sono stati il primo amore assoluto, ma più abbandonavo i lidi del fantasy classico e mi avvicinavo all'urban fantasy, più mi rendevo conto che la colonna sonora perfetta per le storie che stavano nascendo era diversa. E se i due Angelize hanno moltissimo dei 30 Seconds To Mars e dei Within Temptation, il romanzo che spero di farvi leggere presto, al cui seguito sto lavorando in questo periodo, e che fa parte di un progetto di storie indipendenti molto più ampio... è inestricabilmente legato a loro: i portoghesi Moonspell.

Potrei dilungarmi per ore a fangirlare elencando tutti i motivi per cui li adoro, ma la farò breve: come tutte le band che più amo, sono bravissimi a bilanciare melodia e aggressività, dolcezza ed energia. Con un'anima oscura intrisa di poesia e pensiero, un tocco di horror e teatralità e la peculiarità di un'origine insolita - e le radici affondate in terra portoghese si sentono eccome. Con un leader che ho visto imitare e mai eguagliare, un uomo di cultura, intelligente e profondo, che in ogni parola trasmette la sensazione di qualcosa che si agita sotto una superficie apparentemente tranquilla, e con il quale farei volentieri ore di chiacchierate di fronte a un calice di vino rosso. Un uomo, Fernando Ribeiro, che ammiro a 360 gradi, che non risponde ai canoni di bellezza classici, ma che ha talmente tanto fascino e carisma qualsiasi cosa faccia o dica, da finire saldamente nella mia personale "top five" maschile, il che oh, mica guasta.

Da tutte queste sensazioni, da anni e anni di canzoni, è nato quella che è senz'altro la mia storia più "autobiografica". No, non parla della mia vita, per carità, e no, non ci sono "io" tra i personaggi. Come al solito, non ve la farei così facile né così grossolana. Ma è... una storia inventata che è contemporaneamente una storia vera. Una storia che ha fatto emergere i miei incubi prima ancora che me ne rendessi conto; una storia intessuta di ricordi reali e delle mie passioni più profonde, di caduta e di rivalsa. Indipendentemente dal suo destino, resterà sempre per me il più prezioso dei miei romanzi, anche perché è il primo urban che ho scritto - sì, la prima versione era antecedente ad Angelize - così come i suoi personaggi mi daranno sempre un brivido, e mi accompagneranno sempre.
E uno ha pure il volto e il fisico di Fernando Ribeiro (e il cerchio si chiude ^^).
Darkness & Hope, recita il titolo di uno degli album dei Moonspell. Per me racchiude alla perfezione l'essenza di quel romanzo.

Così, con tutto questo background alle spalle, mi sono accinta ad ascoltare l'ultima fatica del gruppo. Non pensate che fosse destinato a piacermi a prescindere: quello precedente, per esempio, mi aveva alquanto deluso, tanto che ancora non ho trovato la forza di riesumarlo e tentare qualche ascolto di prova per vedere se oggi mi convincerebbe di più. Questo Extinct doveva essere per me un album di rinascita o un colpo al cuore.

Fine dei deliri da scribacchina, inizio dei deliri da fangirl

Con un titolo che certo non inneggia all'ottimismo, una tracklist che, a un primo sguardo, sembra confermare il trend cupo, e una copertina splatterosa che non mi fa impazzire (preferisco i Moonspell più minimali, evocativi e simbolici, come nelle immagini di cover di Irreligious, Darkness & Hope e così via), un po' tremavo, mentre mi accingevo a scoprire cos'avrebbe tirato fuori dal cilindro Fernando Ribeiro.
E sono bastati pochi ascolti per convincermi: prima, che qui siamo su tutt'altri lidi rispetto al precedente lavoro, e poi, che non si tratta solo di un buon disco, ma di un grande disco.
Naturalmente, fan e critici si divideranno, qualcuno dirà che è troppo morbido, qualcuno che la nota y della canzone x poteva essere suonata meglio, eccetera. Tutto quello che volete: sono un'appassionata, non un'esperta, e quello che mi interessa, qui, è il mood, l'atmosfera. I brividi che le canzoni suscitano. Come funziona la magia.

Pertanto, posso dire con linguaggio tecnico e forbito che questo Extinct mi sta piacendo dibbrutto.
Ascoltarlo e scivolare canzone dopo canzone è come ammirare l'intrecciarsi dei fili di un arazzo. C'è malinconia e dolcezza, qui, e c'è melodia, tanta - melodia che si insinua nell'anima. Si inizia con la maestosa Breathe (until we are no more) che rappresenta una perfetta intro all'album, con un ritornello che dal vivo sarà favoloso, cantato dalla folla. Extinct è il singolo e unisce growl a ritornello catchy a video tamarro nella miglior tradizione dei video tamarri dei Moonspell*. Medusalem ha atmosfere mediorientaleggianti e andamento incalzante. The last of us risponde all'anima più Type O' Negative della band (influenza che io non apprezzo particolarmente. E no, fan dei TON, non arrabbiatevi. Questione di gusti. Per fortuna i Moonspell qui si trattengono dall'essere troppo TON.). Funeral bloom è un altro gioiellino che, da quel che sento delle lyrics, finirà dritta dritta in soundtrack in qualche storia (perché non è che Fernando si limita ad avere l'aspetto perfetto per il mio Lucas, si ostina anche a scrivere brani perfetti per lui!). A dying breed ripropone il classico schema strofa pulita con la sexyssima voce cupa di Fernando + ritornello sporco e arrabbiato. Segue la malinconia, di nuovo, The future is dark, una canzone che stringe alla gola e si rivolge nelle prime righe al figlio "too young to understand that life is dark sometimes". Si chiude con La Baphomette, insolito divertissement da teatro in francese.
In mezzo a queste, poi, c'è Domina. Ve la cito per ultima anche se sarebbe a metà disco, perché Domina la sto amando con tutta me stessa. Strepitosa.
Ecco, questo è il brano che più di tutti vi consiglio di ascoltare, dal disco, oltre alle già citate Breathe, Funeral bloom, The future is dark... e basta se no ricomincio con i titoli a valanga.

E se tutto questo non fosse sufficiente a convincervi tutto questo lunghissssimo post, ecco come Fernando Ribeiro parlava di Extinct pochi mesi prima dell'uscita. Una descrizione di come si sente l'artista quando il frutto di mesi e mesi di fatica sta per venire alla luce. Oh, how I feel his words beneath my skin, inside my heart...

Qui le lyrics del disco. Comunque, ve ne parlerò ancora. Perché tra poco arrivano in Italia... *___*

* Ma i video tamarri glieli si perdona. Bastano quelli splendidi di Everything invadedNocturnaI'll see you in my dreams, per esempio, per dargli credito eterno. E così vi ho citato qualche canzone più vecchia da cui potete partire se non li conoscete. Ma consiglio anche, assolutamente, di sentire Opium (con un Fernandino giovane giovane che mi fa tenerezza *___*), Fullmoon madness, Butterfly Effect e la mia preferita di sempre, la meravigliosa, indimenticabile Alma mater (qui e qui versione live, se volete vedere un po' l'energia dei loro concerti).


Copertina e foto in basso sono immagini promozionali del disco che si trovano ovunque se ne parli. La foto in alto viene da internet, salvata millenni fa su pc, non ricordo assolutamente la fonte. C'è comunque l'autrice scritta.

mercoledì 18 marzo 2015

BOOOOOOMstick award

Ancora una volta vengo chiamata a ricevere l'ormai ambitissimo premio inventato dall'unico e il solo Hell (ah disgraziato! Quando ripassi in Piemonte?). La gentile fanciulla che me lo ha attribuito è Marina di Space of Entropy, con motivazione:

Perché è collega di bourgeoisie [questa la capisce solo chi ha visto Being Human XD]
Per Fernando e l’ottima musica.
Per Haniel.
Per post come questo.


Umile arrossisco, m'inchino e ringrazio.

UPDATE: Anche Angelo Benuzzi mi ha premiato, con una motivazione troppo bella per non arrossire e gongolare e... wow. Sono senza parole:

Aislinn dreams, by Aislinn; she’s doing her best, with a smile and a middle finger at the ready. Want more?

Troppo, troppo, troppo... *___* <3

Tocca a me ora ricordare le FAQ e le regole (incollo da questo post limitandomi a variare dalla prima persona usata da Hell alla terza).

"Cos’è il Boomstick? È il bastone di tuono di Ash ne L’Armata delle Tenebre. Una doppietta Remington, canne d’acciaio blu cobalto, grilletto sensibilissimo. Magazzini S-Mart, i migliori d’America.Perché un Boomstick?Perché il blog è il nostro Bastone di Tuono!
Come si assegna il Boomstick?Niente di più facile: dal momento che in giro è un florilegio di premi zuccherosi per finti buoni (o buonisti) & diplomatici, il Boomstick Award viene assegnato non per meriti, ma per pretesti.
O scuse, se preferite.
Nessuna ipocrisia, dunque.
E ricordate, il Boomstick non ha alcun valore, eccetto quello che voi attribuite a esso."

Come funziona?

"Per conferirlo, è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:1 – i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come Hell le ha concepite"
Inoltre:

a) il premio può essere assegnato dai sette vincitori ad altrettanti blogger meritevoli, contribuendo a creare, come tutti gli anni, una delle più gigantesche catene di sant’antonio che la storia di internet ricordib) premio e banner sono creazione di Hell, che quindi è giusto citare negli articoli relativic) il Boomstick è un premio cazzuto. Se l’avete vinto non siete di sicuro delle mezze cartucce, ma… se non rispetterete le 4 semplici regole che lo caratterizzano, allora mezze cartucce diventeretee vi beccherete d’ufficio, in quanto tali, il celeberrimo Bitch Please Award.

Dunque, a chi assegnare il mio Boomstick 2015?


1 - Andrea Atzori del blog omonimo
- perché l'ho trascinato nel vortice degli abbracci
- per tante e tante parole
- perché sa

2 - Gisella Laterza di Agave delle cose vaganti
- perché scrive e scrive bene
- perché è una compagnia deliziosa
- perché fangirleggia per Dario (che voi ancora non conoscete) e con la pazienza che ci vuole con lui un premio era doveroso

3- Erica Bolla del Bollalmanacco
- perché l'anno scorso ci siamo anche incontrate di persona e ho idea che potremmo chiacchierare per ore e ore di film e musica
- perché mi fa sempre scoprire piccole perle

4 - Chiara di Appunti a margine
- perché è sempre interessante e parla di scrittura

5 - Tenar di Inchiostro, fusa e draghi
- perché tra malati di scrittura ci si sostiene... e perché ho conosciuto anche lei qualche mese fa ^^

6 - La Leggivendola
- perché la leggo sempre. E la incontro a Lucca XD

7 - Steamdoll di The Sixth Element
- perché dovrebbe aggiornare più spesso!


Grazie ancora!

lunedì 16 marzo 2015

Quello che non sopporto quando si parla di donne nei libri

L'etichetta di romanzo "al femminile" è una di quelle che più detesto, tra le tante (mediamente campate per aria) che si trovano in libreria.
Da un lato perché sembra che una donna possa leggere (o scrivere, se è per questo) solo storie basate sul solecuoreammmore, mentre a me, se tentano di appiopparmi un libro dove lo snodo principale di trama ruota intorno a Lei che cerca Lui e Lui che vuole Lei, viene da desiderare fortissimamente che entrino in scena gli Zombi che divorano Entrambi. Dall'altro perché, proprio come i romanzi di genere fantastico non sono per forza favolette per bambini cretini, allo stesso modo una storia d'amore non deve essere per forza una colata di melassa e stereotipi.

Perché, ebbene sì, non sono contraria a prescindere alle storie "rosa" né a quelle "erotiche", per carità. Non devono esserci davvero sempre zombi, massacri, incantesimi, fate o divinità scese sulla Terra. Il problema è piuttosto che chi fa il marketing di un libro o un film pensa che una donna non sia interessata se non c'è ANCHE di mezzo una storia d'amore, e non è così. Che ci sia o non ci sia uno sviluppo romantico per i personaggi personalmente mi è indifferente: basta che il romanzo/film sia una bella storia.
E, oltre tutto, vorrei che qualsiasi libro io stia leggendo sia scritto bene, indipendentemente dal genere: la qualità di un romanzo non c'entra niente con il fatto che sia realistico, fantasy, thriller, rosa o quello che vi pare. Anche i romanzi "al femminile" pertanto dovrebbero essere scritti come gli dèi comandano. In italiano corretto, con una qualche idea di stile, ritmo, eccetera eccetera. Invece, spesso (NON sempre, ma spesso) li vedo riproporre in uno stile goffo e sciatto gli stessi stereotipi che si ripetono di continuo - detestabili in qualsiasi tipo di storia, figuriamoci in quelle pensate apposta per le donne, come dire: siete così, siete sempre state così e lo sarete in eterno nei secoli dei secoli. Non siete persone: siete femmine.

Mi riferisco, per esempio, a questo tipo di cose:

- Tratteggiare una "donna forte" non significa far sì che la protagonista si comporti come un'adolescente isterica che se la prende a casaccio con qualsiasi uomo le si avvicini perché tanto lei "vuole di più". E invece di recente ho letto proprio storie in cui le protagoniste trattavano male il maschio di turno per motivi assolutamente idioti, solo per dimostrare che loro sapevano tenersi addosso gli slip. Ok, ma questo non giustifica il comportamento da stronze, IMHO.

- Né è necessario che la "donna forte" usi una spada o faccia a pugni o sputi più lontano di un uomo, per guadagnarsi tale definizione: la "forza" è prima di tutto quella di carattere, non necessariamente quella dei muscoli. Per essere forte, una donna non deve ridursi a imitare gli uomini. Insomma, tra la damsel in distress, la damigella in pericolo che geme perché si è spezzata un'unghia e attende di essere salvata, e la Rambo in gonnella, ci sono mille vie di mezzo: donne forti perché hanno il coraggio di decidere per se stesse, donne forti perché dall'intelligenza brillante, donne forti perché indipendenti - il che non significa necessariamente single, santo cielo! Chi si sognerebbe di dire che un uomo non è indipendente solo perché sposato? (... Ok, tralasciamo quelli che non sanno fare una lavatrice o cucinarsi un piatto di pasta).
Poi, oh, stima infinita per una Lagertha che è shield maiden, madre, amante, capo, tutto insieme! Ma una casalinga del XXI secolo può tranquillamente essere una donna forte, anche se non tira di spada. O mi state dicendo che la forza è solo questione di muscoli e non di cervello e carattere?



- Allo stesso modo, a mio parere una donna "diversa da tutte le altre", che va fiera del fatto di non seguire la moda e preferire gli scarponi ai tacchi a spillo, i libri alle Porsche, si rivela solo un'insopportabile ipocrita se capitombola per il primo affascinante riccone che la porta in un ristorante di lusso - dopo che lei si sarà fatta la permanente e l'avrà accoppiata con un nuovissimo vestito di StilistaFigoACaso. Perché allora mi stai dicendo che non è vero che te ne freghi dei soldi e dei vestiti firmati, semplicemente ti piace fingere che sia così.

- Infine, le donne non si dividono per forza in suore in attesa dell'uomo giusto e zoccole che vanno con chiunque. Risparmiatemi la solita accoppiata Protagonista Romantica che si conserva come una marmellata in attesa del Principe Azzurro +  Migliore Amica che esce ogni sera con uno diverso e cerca di spingerla a fare lo stesso, con il neanche tanto implicito giudizio moralistico sulla Purezza della prima e la Scostumatezza della seconda. Davvero vogliamo la parità dei sessi e ancora propiniamo l'equazione Uomo con molte Conquiste = Figo, Donna con molte conquiste = Troia? Davvero una donna ha diritto di amare il sesso solo ed esclusivamente quando incontra Colui che le risveglierà i sensi e la porterà all'altare? Davvero stiamo ancora a conformarci ai desideri del Maschio Medio che vuole accanto a sé una Dea del sesso, ma che arrivi fino a lui illibata? Per quale accidenti di motivo un uomo può scegliere quale vita sessuale vuole senza che venga giudicata la sua moralità, e una donna non ha lo stesso diritto?

Ok, scusate lo sfogo. Ma dopo aver sfogliato, un po' per piacere, un po' per caso, un po' per lavoro, un sacco di libri "alla Bridget Jones, alla Sophie Kinsella, alla Cinquanta Sfumature, alla..." eccetera, e soprattutto dopo aver constatato che davvero certe persone ragionano secondo questi stessi stereotipi anche nella vita vera (uomini e donne, ahimè), non ne potevo proprio più.
Perciò, rivendico il mio diritto a commuovermi di fronte a un romantico lieto fine e quello a correre al cinema a vedere un truculentissimo film horror pieno di sbudellamenti. Rivendico il mio diritto a fregarmene della marca di un paio di scarpe o dei dettami della moda, e quello a comprarmi un completino sexy quando progetto una serata caliente. Rivendico il mio diritto a lasciare che sia il mio uomo a cucinare per me una bella cenetta e quello di ricambiare il giorno dopo perché mi fa piacere farlo, non perché "devo". Rivendico il mio diritto a scrivere urban fantasy oggi e, se mi gira, scrivere un paranormal romance domani - ma in entrambi i casi con personaggi femminili che non siano decerebrate dipendenti dal vampirLo di turno, santiddèi.
Sono una donna, lo sono per tutte queste cose insieme, e sono orgogliosa di esserlo.

giovedì 12 marzo 2015

Blind Guardian - Beyond the Red Mirror

Un nuovo album dei Blind Guardian, adorabili crucchi capaci di sfornare dischi di qualità con una costanza impressionante, è sempre un evento. Lo so, io sono di parte: sono stati il mio più grande amore nel metal, i protagonisti del primo concerto della mia vita (nel lontano novembre 1998), coloro che mi hanno fatto innamorare di Tolkien, e Hansi Kursch, autore dei testi & cantante, ha avuto anche un'influenza determinante sulla mia scrittura. Insomma, rientrano tra i pochi argomenti su cui non accetto discussioni di sorta che non siano frutto di venerazione & amore.
Dopo cotanta premessa, che senso ha che vi scriva un post per parlare della loro ultima fatica, Beyond the Red Mirror? Basterebbero due parole: ascoltatelo, accidenti! Tuttavia, fedele al principio per cui è meglio consigliare qualcosa di bello piuttosto che limitarsi a sparare ad alzo zero sulle minchiate, con la massima sobrietà e obiettività (ahah) spenderò almeno qualche riga per spiegarvi anche che cosa ci trovate, in questo ennesimo gran bel disco. Come svariati altri degli ultimi post, avrei dovuto pubblicarlo tempo fa (l'album è uscito a fine gennaio), ma solo ora riesco a recuperare.

Non faccio parte di quella schiera di metallari che sostiene non esista altro, nella discografia dei BG, dopo lo splendiderrimo Imaginations from the other side (1995) e il capolavoro dei capolavori, Nightfall in Middle Earth* (1998). Il successivo A night at the opera, così controverso, contiene un sacco di ottime canzoni e riesce a mantenere il trademark della band pur introducendo variazioni e innovazioni evidentemente troppo geniali per essere comprese da tutti. Dopo l'abbandono di Thomen, lo storico batterista, è stata la volta di A twist in the myth, buon disco che, per la prima e unica volta, si limitava a confermare le doti del gruppo senza introdurre nulla di stupefacente o diverso dal solito: bei pezzi, insomma, ma nessuna vera sfida.
At the edge of time ha di nuovo fatto fare un passo avanti al gruppo, con alcuni brani memorabili e un vago flavour orientaleggiante qua e là. E, infine, questo Beyond the Red Mirror a che punto si colloca?

Per quanto mi riguarda, è l'ennesima conferma della capacità del gruppo di mantenere un altissimo livello compositivo, bilanciando complessità e parti tirate, sinfonia e aggressività, tali da mescolare in modo sorprendente, nello stesso brano, parti veloci e ritornelli magniloquenti, passaggi commoventi e sfuriate piene di rabbia ed energia. Ormai si conoscono i suoni, i cori, le chitarre "cigolanti" di André, il vocione di Hansi, e ogni disco è un'infornata di canzoni coinvolgenti e mai troppo semplici o banali. Certo, il sound è quello ed è impossibile non riconoscere il trademark della band, ma, allo stesso tempo, il passo compiuto con A night at the opera, a livello di magniloquenza, non è mai stato rinnegato del tutto. Canzoni che sono storie, storie che sono musical, insomma, tanto più che questo BtRM è un concept che riprende un racconto iniziato in un paio dei pezzi di Imaginations from the Other Side.
E così c'è l'opener The Ninth Wave, epica e lunga ben nove minuti e mezzo, che traghetta l'ascoltatore nel mondo Blind Guardian. Segue Twilight of the Gods, il singolo già disponibile da dicembre, buon pezzo tirato e veloce; ma è con Prophecies che il livello si alza davvero, con un brano in crescendo e dalle molteplici sfumature, e ci si rende conto di non poter tornare indietro, e che ancora una volta un disco dei BG è un'esperienza. Bello anche il coro di At the edge of time, canzone che riprende il titolo del disco precedente. Segue Ashes of eternity, che all'attacco ricorda un po' una canzone da A twist in the myth, Fly: non uno dei miei brani preferiti allora, e nemmeno questa mi conquista particolarmente. Si ritorna a commuoversi con la dolcezza di Distant memories. La successiva Holy Grail, oltre a riprendere già dal titolo vecchie ossessioni di Hansi, sarebbe stata bene in Imaginations: ma ancora più di questa o della successiva The Throne, per quanto mi riguarda spicca poi la bellissima Sacred Mind, che azzecca cambi di atmosfera e introduce un pizzico di follia e malvagità nell'interpretazione vocale di Hansi, fino alla cavalcata del ritornello: uno di quei brani che spero di sentire dal vivo a maggio, insomma. Dolce e malinconica Miracle Machine per voce e piano, una ballad che riesce però a staccarsi da quelle più famose del gruppo, come una Bard's Song o una Skalds & Shadows, grazie a una personalità tutta sua, e gran finale con... Grand Parade, appunto, un brano che è esattamente ciò che promette dal titolo, per altri nove minuti e mezzo che, insieme a quelli dell'opener The Ninth Wave, racchiudono come due parentesi il disco e che non possono non esaltare in certi passaggi. Quali siano i brani migliori, in definitiva, dipende anche dai gusti personali: chi ama le parti più metal ne prediligerà alcuni, chi preferisce la maestosità e la sinfonia che sceglierà altri.

Dopo svariati ascolti, Beyond the Red Mirror risulta un album validissimo, non certo il capolavoro del gruppo, ma comunque pieno di spunti, sfumature che si continuano a scoprire come se si trattasse di una rosa dagli infiniti petali che si schiudono piano piano. Se il metal è per eccellenza il genere musicale che, almeno in molti dei suoi sottogeneri, richiede tempo e ascolti per coglierne appieno il valore e i dettagli, i Blind Guardian ne sono la band più rappresentativa, sotto questo aspetto. Amatissimi dai fan, non sono semplici nemmeno da venerare, proprio perché la loro complessità, le sperimentazioni orchestrali, le decisioni coraggiose e il sound così personale, che, nel bene e nel male, va dritto per la propria strada per riuscire sempre a confermarsi e a spiazzare allo stesso tempo, richiedono una certa apertura mentale. Ma per chi si lascia accompagnare dai Bardi e ne ascolta le storie, la magia che si crea è grande - e indimenticabile.
Se non li conoscete, iniziate dai due masterpiece Imaginations from the Other Side e Nightfall in Midlle Earth; a quel punto, vedrete, non li abbandonerete più.

*Cioè, sul serio. Non potete vivere senza questo disco.

martedì 10 marzo 2015

A gentle storm within me

Questa settimana comincia con un po' di sfasamento: avendo lavorato la domenica, ho passato il lunedì convinta che fosse martedì e ancora non mi sono rimessa in quadro. L'agenda è fitta e ancora di più lo sarà nelle prossime, ma c'è il sole fuori e spero stia arrivando la primavera, in tutti i sensi.
Sono giorni in cui ho mille cose da fare e alla fine di ogni giorno, nonostante ci dia dentro, mi sento sempre come se non fossi riuscita a portare avanti abbastanza tutto quello che dovrei.

In questi giorni il mio umore è complicato e nemmeno io so davvero perché. Probabilmente avrei solo bisogno di qualche risposta, ma mi sforzo di attendere con pazienza. Anche sulla scrittura ho parecchi dubbi, ma l'unica certezza è che mai, mai i dubbi devono fermarla, e quindi scrivo. Ieri sera l'ho fatto. Poco più di un'ora per 8000 battute. Mi fa bene ricordare, in questo periodo in cui riesco a farlo poco, che quando posso dedicarmi a scrivere, la scintilla scatta ancora.
Poi vabbe', il personaggio uberfigo coinvolto aiuta... Uno dei più vecchi che ho creato e che tuttavia solo negli ultimi anni ha avuto le sue chance da protagonista. Uno da amare e prendere a sberle, per quanto mi riguarda.
Ok, io lo amo, soprattutto, ma che volete...

La settimana scorsa ho poi avuto una notizia che mi ha fatto piacere e che non mi aspettavo affatto: Angelize II - Lucifer è finalista al Premio Italia, categoria urban fantasy, insieme, tra gli altri, al terzo Iskida dell'amico Andrea Atzori. Indipendentemente da come andrà a finire (credo si saprà a maggio), sono contenta e non posso che ringraziare chiunque mi abbia votato e mi voterà.

Grazie anche, infine, ai ragazzi e ai colleghi del corso Acheron, che alla mia lezione, martedì scorso, sono stati fantastici.

E proseguiamo...

On air:
Gentle Storm, Endless sea



On a sea of hope we sail
Calling saint and angels
To guide you on your trail...

One look at you and you
Light up the sky and my emotion...

I vow to be courageous
Not allow myself undone
A gentle storm within me
My vigil has begun...

lunedì 9 marzo 2015

Gentle Storm live - Milano, 25 febbraio 2015

In super ritardo recupero anche questo post, assolutamente dovuto. Il concerto del 25 febbraio al Lo Fi di Milano, piccolo circolo Arci (non l'ideale per un live: lungo e stretto e con il palco non molto rialzato, rendeva la visuale praticamente impossibile per le persone oltre le prime file) è stato un evento che ricorderò a lungo.
Gentle Storm è il progetto di due musicisti e amici capaci di grandi risultati ogni volta che collaborano: Anneke Van Giersbergen, ex Gathering, ora solista, e Arjen Lucassen, mastermind degli Ayreon, per i dischi dei quali Anneke ha prestato più volte la voce. Il primo (e si spera non ultimo) album dei Gentle Storm (adoro anche il monicker ^^) non è ancora uscito, ma gli "antipasti" che già circolano mi fanno ottimamente sperare: per esempio Endless sea (versione "gentle" e versione "storm", la mia preferita), che dal vivo risulta coinvolgente il doppio, o la deliziosa Heart of Amsterdam (video ufficiale), che mi fa sognare ancora una volta il momento in cui tornerò nella meravigliosa cittadina olandese, nel mio cuore posta giusto accanto a Edimburgo e appena sotto rispetto alla mia adorata e selvaggia terra scozzese e alle Orcadi).

Divagazioni a parte, e nell'attesa che esca l'album, il concerto acustico è stata emozione pura. Prima parte dello show tutta per Anneke, che da sola, chitarra e voce, ha deliziato tutti con il suo sorriso solare e la sua voce divina, disegnando inconfondibili trine vocali, tra brani vecchi e canzoni recenti: si inizia con Beautiful one, uno dei primissimi pezzi del suo progetto solista, si prosegue con la cover di Wicked Game (un brano che ogni volta mi commuove), la meravigliosa Circles per me inestricabilmente legata ai miei affetti e diverse altri; quindi, sale sul palco anche mister Lucassen (esiste davvero! Non è solo un'entità da studio!) che, altrettanto simpatico e pronto a scherzare con il pubblico, si esibisce con Anneke in brani come la già citata Endless sea, canzoni degli Ayreon come Isis and Osiris, Comatose, Valley of the Queens, la bellissima Waking dreams, The Garden of emotions. Non manca una cover della famosissima Mad World. E c'è spazio anche per i bis: Strange machines dal leggendario Mandylion dei Gathering (per me, pelle d'oca, per tutte le volte che l'ho cantata...), A day in the life dei Beatles, The castle hall degli Ayreon, dal cui repertorio si pesca ancora per l'ultimissima apparizione: My house on Mars. I due coinvolgono il pubblico, chiacchierano, ridono - sbagliando qualche volta gli attacchi e scherzandoci su, e ricordando l'effetto dei cioccolatini al liquore che qualche fan ha regalato loro... - e trasmettono la più pura gioia di essere lì, a suonare e a donare la musica alla gente che li acclama. Sì, c'era una bella energia, quella sera.
Se non conoscete questi artisti, è l'occasione di scoprirli. Se già li amate, avete di che essere felici per questo lieto matrimonio di grazia ed energia, delicatezza e forza.

venerdì 6 marzo 2015

Angelize II - Lucifer soundtrack: System of a Down - Aerials

Tornano in colonna sonora, dopo Chop Suey!, i System of a Down, con questa bellissima Aerials. Nel libro si colloca poco prima che i personaggi compiano ciascuno la propria scelta, decisioni che determineranno il loro ruolo nel finale e, per esteso, tutta la loro vita successiva. Non posso essere troppo specifica, onde evitare spoilers, ma questo brano, per me, riguarda sia gli uomini "angelizzati" come Hesediel, Haniel e Rafael, sia gli angeli caduti e "umanizzati" come Uriel, sia coloro che sono ancora incerti sul loro destino, come gli angeli puri Elemiah e Veuliah. Da prospettive e  punti di vista diversi, insomma, si sviluppa un'incertezza per certi versi simili, e il bisogno di comprendere cosa si vuole essere, la necessità di decidere cosa è giusto, il coraggio di cogliere la propria occasione (prima o seconda che sia).

(Potete trovare la colonna sonora completa di Angelize II - Lucifer su Youtube oppure su Spotify, nella colonna a destra del mio blog.)

Life is a waterfall 
we're one in the river 
and one again after the fall 
swimming through the void 
we hear the word 
we lose ourselves 
but we find it all.... 
cause we are the ones that want to play 
always want to go 
but you never want to stay 
and we are the ones that want to choose 
always want to play 
but you never want to lose 
aerials, in the sky 
when you lose small mind 
you free your life 
life is a waterfall 
we drink from the river 
then we turn around and put up our walls 
swimming through the void 
we hear the word 
we lose ourselves 
but we find it all... 
cause we are the ones that want to play 
always want to go 
but you never want to stay 
and we are the ones that want to choose 
always want to play 
but you never want to lose 
aerials, in the sky 
when you lose small mind 
you free your life 
aerials, so up high 
when you free your eyes eternal prize

giovedì 5 marzo 2015

Jim Hines - Unbound

Questa recensione - ma che dico, questa dichiarazione d'amore e fangirlismo - attende di venire scritta e pubblicata da due settimane almeno, ma per tutti i motivi che sapete ho dovuto rimandare fino a oggi. Attenzione: qualche spoiler se non avete letto i precedenti volumi della saga, nessuna rivelazione sconvolgente se volete iniziare questo.

Il terzo libro della serie Magic Ex Libris (dopo Libriomancer e Codex born) è probabilmente il migliore della (finora) trilogia. Se il primo è stato fulminante e il secondo comunque molto buono, questo Unbound è semplicemente grandioso.
Isaac, il protagonista, comincia la storia in condizioni davvero pietose: roso dai sensi di colpa per la scomparsa di Jeneta alla fine del volume precedente, privato della magia da Gutenberg e, quindi, incapace di fare tutto quello che lo aveva sempre reso speciale - peggio ancora: incapace perfino di avvertire la presenza della magia nei libri che ha sfogliato per tutta la vita. Premesse che non possono che portare a una conseguenza: determinato a non arrendersi e a ritrovare la ragazzina scomparsa, Isaac tenterà di tutto per rintracciarla... anche cose estremamente rischiose. Questa volta, però, non avrà i suoi poteri ad autarlo a cavarsela.

Hines mette insieme una trama avvincente e senza momenti morti, costruita con un crescendo di sorprese e colpi di scena da pugno nello stomaco, arricchita da uno dei protagonisti che più ho amato negli ultimi anni. Isaac, nerd magrolino (sì, la copertina è fighissima, ma lui è disegnato un po' troppo belloccio) che anche di fronte a mostri e automi giganti vuole capire "come funzionano" prima di darsela a gambe, è un narratore ironico ma anche capace di trasmettere tutta la sua angoscia, la sua frustrazione, il suo bisogno di lottare e, allo stesso tempo, il suo amore per la driade Lena, con la quale ha costruito una insolita, ma salda, famiglia non tradizionale di tipo poliamoristico (Lena sta sia con lui sia con la psicologa Nidhi Shah) incomprensibile ai più ma che funziona a meraviglia e che viene rappresentata con estrema delicatezza e realismo, e risulta pertanto più credibile di tante relazioni da classico "romance". In questo romanzo hanno notevole spazio sia Gutenberg, il capo dei Porters (per lo più libriomanti come Isaac, ma non solo), sia Ponce de Leon, che si era solo intravisto nel primo volume e che qui si rende difficile da dimenticare. E sì, lui e Gutenberg per me sono una coppia fantastica. Where's the ship? I'm on board!

Magia, letteratura e storia si intrecciano alla perfezione, e le citazioni da nerd sono una festa per chi con quei libri fantasy e quei telefilm di fantascienza, citati, presi in giro con affetto, ribaltati e omaggiati da Hines, ci è cresciuto e li ama. Non riesco onestamente a trovare un difetto, in questo romanzo, e se potete leggere in inglese, non perdete l'occasione di innamorarvi di questa storia che ha tanto da dire e sa tenervi incollati alle pagine mentre lo fa. Non mi capita spesso di leggere l'ultima pagina e ardere dal desiderio di avere già in mano il libro successivo, ma con Hines capita. Con Hines capita di ridere, restare a bocca aperta e tremare per il magone.
E capita di venire travolti dalla gloria di un finale che apre scenari grandiosi.

"Magic is a gift. Like fire, it can burn. And like fire, it’s going to change everything.
You’re gonna love it."



mercoledì 4 marzo 2015

Home

Tornata on line.
At home, finally.


Ecco perché ho latitato così tanto in questo periodo: per metà del tempo ero sommersa dal lavoro, per l'altra metà dagli scatoloni di un trasloco. Fino a lunedì sera non ho avuto internet in casa e quando anche ero in un luogo fornito di connessione, avevo talmente tante cose da fare che non sono proprio riuscita ad aggiornare. Ma I'm back!
Casa nuova, vita nuova, si dice, giusto? Be', questa casa per me rappresenta tutto questo e anche di più. Decidere di trasferirmi ad Arona è stato uno dei miei proverbiali calci in culo alla paura. No, non voglio fingere di essere più coraggiosa di quello che sono: sono semplicemente testarda quando si tratta delle cose importanti. Mi faccio mille pare e mille dubbi su tutto, e gli dèi sanno che ansia e paura provo a volte, ma in questo caso è scattata la reazione che mi fa perseguire le cose a cui davvero tengo al di là di incertezze e problemi: il "'fanculo, lo voglio fare e lo faccio".
Perché era importante. Perché dopo alcuni mesi di ricerca ho trovato il posto perfetto. Perché era la cosa giusta e me lo diceva il cuore, nonostante tutto quello che poteva andare storto e tutte le difficoltà.
E sono a casa, ora.
Sono felice, tanto che ho paura di scriverlo e ogni volta lo penso con una preghiera agli dèi perché davvero le tempeste peggiori siano passate, perché proteggano quello che è stato così faticoso conquistare. We sleep between the storm that was and the storm which has to come, dicono i Moonspell in un pezzo bellissimo. Ora, però, lasciatemi pensare di trovarmi sul mare limpido e calmo, con il sole che riscalda il viso. Lasciatemi navigare verso tutte le cose belle e verso tutte le ore preziose, verso tutti quegli istanti e quei sorrisi e quegli sguardi che mi fanno sentire felice. Lasciatemi ricordare che prima ero su una scialuppa armata di remi, adesso su una nave con le vele bianche gonfiate dal vento.

E così ora, quando anche capita che mi debba svegliare al mattino presto - barbarie - e uscire per pigliare il treno e raggiungere Milano, la strada che percorro passa per il lungolago. E il sole sembra più brillante e i momenti più dolci. Ho ancora qualche scatola da sistemare e tutti i poster da riattaccare, ma tutto il resto è sistemato e l'appartamento mi sembra bellissimo.
Anche quello dove stavo prima era personale, sistemato come volevo, anche se messo insieme in fretta, un po' raffazzonato, ancora con qualche scatolone che in quattro anni non avevo mai riaperto, con scaffali vuoti che non avevo mai avuto voglia di sistemare. Ed era stato un rifugio dove riparare nel momento più difficile della mia vita. Un luogo in cui ho vissuto le gioie e i sentimenti più grandi della mia esistenza, dove sono stata per la prima volta davvero libera, dove ho vissuto tutto quello che avevo sacrificato nei sette anni precedenti, dove ho compiuto pazzie e mi sono ricostruita da zero. Ma anche un luogo in cui ho pianto tanto, per paura, o solitudine, o angoscia, per la meschinità di chi mi ha fatto più male di quel che può immaginare o accettare, prima che la paura si allentasse, la solitudine svanisse, l'angoscia scolorasse e io capissi di essere diventata davvero "io", e che la gente meschina non mi merita - e nemmeno può immaginare cosa si è persa.
Dove sono ora, non voglio più piangere così. Voglio che sia un posto per sorridere e sperare.

On air:
Elisa, Qualcosa che non c'è
Alanis Morissette, Head over feet