lunedì 16 marzo 2015

Quello che non sopporto quando si parla di donne nei libri

L'etichetta di romanzo "al femminile" è una di quelle che più detesto, tra le tante (mediamente campate per aria) che si trovano in libreria.
Da un lato perché sembra che una donna possa leggere (o scrivere, se è per questo) solo storie basate sul solecuoreammmore, mentre a me, se tentano di appiopparmi un libro dove lo snodo principale di trama ruota intorno a Lei che cerca Lui e Lui che vuole Lei, viene da desiderare fortissimamente che entrino in scena gli Zombi che divorano Entrambi. Dall'altro perché, proprio come i romanzi di genere fantastico non sono per forza favolette per bambini cretini, allo stesso modo una storia d'amore non deve essere per forza una colata di melassa e stereotipi.

Perché, ebbene sì, non sono contraria a prescindere alle storie "rosa" né a quelle "erotiche", per carità. Non devono esserci davvero sempre zombi, massacri, incantesimi, fate o divinità scese sulla Terra. Il problema è piuttosto che chi fa il marketing di un libro o un film pensa che una donna non sia interessata se non c'è ANCHE di mezzo una storia d'amore, e non è così. Che ci sia o non ci sia uno sviluppo romantico per i personaggi personalmente mi è indifferente: basta che il romanzo/film sia una bella storia.
E, oltre tutto, vorrei che qualsiasi libro io stia leggendo sia scritto bene, indipendentemente dal genere: la qualità di un romanzo non c'entra niente con il fatto che sia realistico, fantasy, thriller, rosa o quello che vi pare. Anche i romanzi "al femminile" pertanto dovrebbero essere scritti come gli dèi comandano. In italiano corretto, con una qualche idea di stile, ritmo, eccetera eccetera. Invece, spesso (NON sempre, ma spesso) li vedo riproporre in uno stile goffo e sciatto gli stessi stereotipi che si ripetono di continuo - detestabili in qualsiasi tipo di storia, figuriamoci in quelle pensate apposta per le donne, come dire: siete così, siete sempre state così e lo sarete in eterno nei secoli dei secoli. Non siete persone: siete femmine.

Mi riferisco, per esempio, a questo tipo di cose:

- Tratteggiare una "donna forte" non significa far sì che la protagonista si comporti come un'adolescente isterica che se la prende a casaccio con qualsiasi uomo le si avvicini perché tanto lei "vuole di più". E invece di recente ho letto proprio storie in cui le protagoniste trattavano male il maschio di turno per motivi assolutamente idioti, solo per dimostrare che loro sapevano tenersi addosso gli slip. Ok, ma questo non giustifica il comportamento da stronze, IMHO.

- Né è necessario che la "donna forte" usi una spada o faccia a pugni o sputi più lontano di un uomo, per guadagnarsi tale definizione: la "forza" è prima di tutto quella di carattere, non necessariamente quella dei muscoli. Per essere forte, una donna non deve ridursi a imitare gli uomini. Insomma, tra la damsel in distress, la damigella in pericolo che geme perché si è spezzata un'unghia e attende di essere salvata, e la Rambo in gonnella, ci sono mille vie di mezzo: donne forti perché hanno il coraggio di decidere per se stesse, donne forti perché dall'intelligenza brillante, donne forti perché indipendenti - il che non significa necessariamente single, santo cielo! Chi si sognerebbe di dire che un uomo non è indipendente solo perché sposato? (... Ok, tralasciamo quelli che non sanno fare una lavatrice o cucinarsi un piatto di pasta).
Poi, oh, stima infinita per una Lagertha che è shield maiden, madre, amante, capo, tutto insieme! Ma una casalinga del XXI secolo può tranquillamente essere una donna forte, anche se non tira di spada. O mi state dicendo che la forza è solo questione di muscoli e non di cervello e carattere?



- Allo stesso modo, a mio parere una donna "diversa da tutte le altre", che va fiera del fatto di non seguire la moda e preferire gli scarponi ai tacchi a spillo, i libri alle Porsche, si rivela solo un'insopportabile ipocrita se capitombola per il primo affascinante riccone che la porta in un ristorante di lusso - dopo che lei si sarà fatta la permanente e l'avrà accoppiata con un nuovissimo vestito di StilistaFigoACaso. Perché allora mi stai dicendo che non è vero che te ne freghi dei soldi e dei vestiti firmati, semplicemente ti piace fingere che sia così.

- Infine, le donne non si dividono per forza in suore in attesa dell'uomo giusto e zoccole che vanno con chiunque. Risparmiatemi la solita accoppiata Protagonista Romantica che si conserva come una marmellata in attesa del Principe Azzurro +  Migliore Amica che esce ogni sera con uno diverso e cerca di spingerla a fare lo stesso, con il neanche tanto implicito giudizio moralistico sulla Purezza della prima e la Scostumatezza della seconda. Davvero vogliamo la parità dei sessi e ancora propiniamo l'equazione Uomo con molte Conquiste = Figo, Donna con molte conquiste = Troia? Davvero una donna ha diritto di amare il sesso solo ed esclusivamente quando incontra Colui che le risveglierà i sensi e la porterà all'altare? Davvero stiamo ancora a conformarci ai desideri del Maschio Medio che vuole accanto a sé una Dea del sesso, ma che arrivi fino a lui illibata? Per quale accidenti di motivo un uomo può scegliere quale vita sessuale vuole senza che venga giudicata la sua moralità, e una donna non ha lo stesso diritto?

Ok, scusate lo sfogo. Ma dopo aver sfogliato, un po' per piacere, un po' per caso, un po' per lavoro, un sacco di libri "alla Bridget Jones, alla Sophie Kinsella, alla Cinquanta Sfumature, alla..." eccetera, e soprattutto dopo aver constatato che davvero certe persone ragionano secondo questi stessi stereotipi anche nella vita vera (uomini e donne, ahimè), non ne potevo proprio più.
Perciò, rivendico il mio diritto a commuovermi di fronte a un romantico lieto fine e quello a correre al cinema a vedere un truculentissimo film horror pieno di sbudellamenti. Rivendico il mio diritto a fregarmene della marca di un paio di scarpe o dei dettami della moda, e quello a comprarmi un completino sexy quando progetto una serata caliente. Rivendico il mio diritto a lasciare che sia il mio uomo a cucinare per me una bella cenetta e quello di ricambiare il giorno dopo perché mi fa piacere farlo, non perché "devo". Rivendico il mio diritto a scrivere urban fantasy oggi e, se mi gira, scrivere un paranormal romance domani - ma in entrambi i casi con personaggi femminili che non siano decerebrate dipendenti dal vampirLo di turno, santiddèi.
Sono una donna, lo sono per tutte queste cose insieme, e sono orgogliosa di esserlo.

28 commenti:

  1. Avevo affrontato questo argomento in un post, circa un mese e mezzo fa, a proposito del modo di rappresentare i sentimenti. Il discorso sulla rappresentazione della donna entrava solo in punta di piedi. La pertinenza, però, nasce dal fatto che gli editori credano che TUTTE le donne si sciolgano in un mare di lacrime per vicende sdolcinate alla Nicholas Spark e protagonisti che dispensano anelli di fidanzamento in ginocchio, nemmeno fossero mentine. In realtà esistono anche modi non banali per rappresentare i sentimenti, anche se un autore per arrivare a ciò deve scavare molto. A volte fermarsi alla superficie è facile anche per noi. Ma già a una seconda lettura ci si rende conto di un elemento stonato...

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    1. "esistono anche modi non banali per rappresentare i sentimenti" e per fortuna!

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  2. Ma quanto hai ragione. Io aggiungerei una postilla a riguardo di certi (troppi) signori uomini scrittori le cui eroine sono maschi con la gonnella e di femminile (non inteso come tacchi a spillo o lingerie sexy) non hanno nulla. Anche romanzi del genere sono un vero fastidio alla lettura, tanto quanto i succitati scrittori quando sostengono che le donne non sappiano scrivere personaggi maschili coerenti. Perché per loro l'omo ha da puzzà fin dai sedici anni, con una massa di muscoli indicibile e un carattere che manco rambo. Ma non gli puoi dire che no, è uno stereotipo idiota anche quello e che maschio non è sinonimo di testosterone sempre e dovunque così come donna non è uguale a inettitudine e svenimenti

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    1. Anche lì, zero vie di mezzo: o sei Rambo o sei una femminuccia. Bleah.

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  3. Inutile dire che mi trovi d'accordo, però devi mettere anche che questa letteratura esiste perché - in un rapporto di scambio biunivoco e ambilaterale - molte donne si auto-classificano nelle categorie che hai appena citato.
    Sono tipi sociali che diventano letterari e viceversa.

    Io ho adorato le figure femminili di cent'anni di solitudine, sono tutte molto particolari perché sono delle sensibilità più che delle persone fisiche, oppure nella cinematografia le donne di Miyazaki - bambine/adolescenti e anziane soprattutto - hanno una forza immensa nella totale semplicità dei loro gesti e comportamenti.

    Ciao Ais!! ^_^

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    1. Ottimi esempi. Purtroppo, infatti, certi stereotipi sono ancora più fastidiosi perché diventano subdolamente "naturali" e "inevitabili" per le donne stesse. Quelle che sono le prime a conformarvisi e a sparlare alle spalle delle donne che si costruiscono una vita diversa

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  4. <3
    Recentemente ho notato che molte lettrici si sono buttate su questo genere che non so come catalogare, se non "melò stracciato" -con il rispetto che posso avere per il melò originario-. Una frullatura di stereotipi tratteggiati in maniera imbarazzante. Non so se è un problema che abbiamo solo in Italia, che viene considerato "femminile" solo questo tipo di racconto, ma per esperienza personale alcuni miei lavori sono stati scartati non per qualche mia lacuna tecnica o semplice disinteresse, ma giustificati proprio per la limitata visione che molti hanno dei personaggi femminili. Mi hanno richiesto, cito testualmente, "più zoccole", e quando ho presentato un testo urban fantasy e non pararomance si sono detti sorpresi che una ragazza potesse scrivere "certe cose violente". Ovviamente se tu hai mille lettrici imbizzarrite che ti chiedono 50 sfumature si devono accontentare {non odio il genere, ma il modo: libri scritti malissimo presentati come alta letteratura. Ogni lettore ha diritto ad avere buoni prodotti nel suo genere preferito}, ma c'è appunto questa strana idea per cui le donne si devono "accontentare" della storiella, degli stereotipi e dei lieti fini come se non potessero comprendere null'altro, o peggio, che i lettori sono compartimenti stagni: se leggo/guardo fantasy non leggo romantico, per dire. Io per prima sono spettalettrice di cafonate tamarre, ma guardo e mi emoziono tanto chiunque altro davanti a prodotti più romantici o sentimentali o semplicemente perché ho apprezzato qualcosa che ho sentito mio, ma non perché sono "femmina", ma solo perché sono una persona.

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    1. E meno male che la realtà non si conforma ai compartimenti stagni, accipicchia... Che nervi

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  5. Sai che il pensiero di dover leggere per lavoro storie simili mi ha fatto rappacificare di colpo con la scuola e tutte le sue follie burocratiche?
    A parte questo, concordo, concordo, concordo.

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    1. Ci sono mestieri peggiori ^^'' Fortunatamente arrivano anche buoni libri! E anche da quelli cattivi si può imparare...

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  6. Standing ovation!
    Per contrasto, mi hai fatto tornare la voglia di una partita a Final Fantasy 10, quello con Yuna, che era gracilina e perbenino, ma con due parole metteva a sedere il protagonista e con altre tre un'intera tribù.

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  7. Per quanto riguarda i romanzi del fantastico e fantasy, non ho mai sopportato le "donne con gli attributi" che spaccano tutto e tutti, da Lara Croft a... Nihal. Non sono un grande alfiere del femminismo, lo ammetto, ma non mi sembrano molto reali. Secondo me poi i pari diritti c'entrano poco quando questi personaggi fanno successo col pubblico, c'è spesso dietro un certo feticismo che è anche al servizio dell'immaginario maschile (sì? no? boh? - io dico di sì).
    Invece i romanzi rosa recentemente "sdoganati" come "romance," sono e saranno, su per giù, sempre le stese schifezze, nel senso che l'utenza vuole sempre la stessa storia. Sono l'equivalente di quello che è la pornografia per i maschi... quando non sono pornografia essi stessi. Contenuti di qualità in quei libri non vale nemmeno la pena di tentare di mettercene.

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    1. Per quanto mi riguarda, è tutta questione di verosimiglianza. Una Lagertha, per fare un esempio, cresciuta in un certo tipo di società e con un certo background, è credibile come guerriera? Sì. Un'adolescente che non ha mai preso un arco in mano e d'improvviso diventa fenomenale nell'usarlo, è una guerriera credibile? NO! Avete presente quanto accidenti è difficile anche solo tenderne uno? Vera è la storia del feticismo maschile, perché sono personaggi a loro uso e consumo: sì, una guerriera, ma poi vedrai che tigre è a letto, oppure vedrai che quando incontrerà l'uomo giusto... ecc ecc
      Sui "rosa" non mi arrendo, perché dire che non è possibile scriverne uno di qualità, un po' più personale, equivale al discorso dei detrattori del fantasy che dicono "tanto sono solo elfi e nani". Sono convinta che sia possibile scrivere un libro romantico e con la sua quota di sesso bollente senza che faccia cascare le braccia, basta farlo fare a uno scrittore/scrittrice che sappia il fatto suo... bisognerebbe solo provarci.

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  8. Sono capitato su questi blog per caso, ma dopo questo articolo voglio assolutamente leggere tutti i tuoi libri! Inutile dire che, da maschio, sottoscrivo ogni cosa che dici!

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    1. Ti ringrazio moltissimo! *___* Spero ti piaceranno ^___^

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  9. Grande! Sottoscrivo tutto! Ne ho le scatole piene di questi "inscatolamenti". Non sopporto andare nelle sezioni di libri "per donne" perché sembra che a noi debbano piacere solo le storie, come dici tu, "Solecuoreamore", ma non ho niente contro le storie d'amore in genere, se fatte bene perché no, appunto?
    Io amo la fantascienza, il fantasy, il genere storico e gangster, detesto il crime e i thriller (ebbene sì, mi danno i nervi), ma posso anche cambiare idea su questi ultimi se trovo qualcosa di fatto bene (ho adorato Broadchurch per dire). Anche se un genere non mi piace sono sempre aperta a cambiare idea.
    E per i vestiti: un giorno, come oggi per dire che non sono in forma, posso starmane in casa con i vestiti comodi e domani mettermi in tiro. Non siamo "femmine" siamo esseri umani.
    Nella saga (di fantascienza ovviamente) che sto scrivendo con un'amica abbiamo tentato di creare un personaggio femminile che fosse diverso dal solito. E' una ricercatrice, appare antipatica e arrampicatrice sociale, ma ha un lato infantile e sognatore. Speriamo possa piacere a qualcuno.
    E a proposito di donne forti tra le casalinghe, come dici nel post: la mia nonna era casalinga, è stata moglie e madre per sua scelta, non era certo succube di mio nonno, che come testa era avanti di 60 anni rispetto a troppi uomini di oggi: pensa che quando lui le fece la proposta, alla famiglia come si usava allora, lei andò di nascosto a vederlo prima di dare il suo consenso alla sua famiglia! E quando io mi sono messa a lodare la sua forza e la sua dolcezza, ecco che è arrivata la solita pseudo femminista della domenica a dirmi che osanno la casalinga di Voghera -_-. Cioè ma complimenti. E' tanto difficile capire che una donna può essere se stessa in mille modi diversi? Boh!
    Un caro saluto e ancora complimenti per il post!

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    1. Che aggiungere al tuo commento? Concordo su tutto! E grazie mille a te per essere passata ^___^

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  10. Il mio rosa è differente, purtroppo però l'etichetta pesa parecchio.

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    1. Occorre lottare contro le etichette. Sul fantastico ne pesano di altrettanto negative... ma non bisogna arrendersi

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  11. Risposte
    1. ^___^
      Solo che qui tutti concordiamo ma poi il problema resta :-P

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  12. Un bellissimo post, Aislinn! Non aggiungo niente.
    E sì, il problema resta. Purtroppo.

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  13. Un applauso. Che altro dire?
    Purtroppo gli stereotipi ci sono ancora, nella testa delle persone. Poi si trasferiscono sulla carta stampata e da lì continuano ad alimentare gli stessi stereotipi nella testa di altre persone.

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    1. Posso dire grazie ^^
      Concordo con te, comunque... circolo tragicamente vizioso.

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