lunedì 30 giugno 2014

Within Temptation - Milano, 26 giugno 2014

I'm not fighting myself, will not follow
'Cause my choices are mine, it's my fate
And I'll never bow down from the sorrow
I'll face all that is coming my way
Denying the devil of silence
Embracing the world on the edge
Let us burn
Let us burn
And light up the skies here tonight
Let us burn
Let us burn
In this fire that makes us yearn
Whoa, we're fighting our fear of the silence
We're running through walls where they stand
Let us burn


Giovedì scorso l'Alcatraz di Milano - ovvero uno dei ritrovi più gettonati per i metallari in cerca di concerti - ha ospitato il live degli olandesini Within Temptation, in giro per promuovere il loro ultimo album, Hydra, di cui vi ho parlato qui.
Concerto particolare, per me, sia perché in affollata compagnia, sia perché Hydra è un disco che al contempo trovo molto bello ma non riesco ad ascoltare spesso, perché è per me legato a una tale quantità di... storming feelings che regolarmente mi commuovo/mi immalinconisco. Hydra è il disco di tutto quello che è stato difficile, sul piano personale, in questa prima metà del 2014, il disco di una speranza che è come un filo d'argento nel buio, uno squarcio sottile tra le nubi, e allo stesso tempo il disco dei giorni difficili, quando il cuore è pesante e sperare è difficile. Il disco di quello che non è come dovrebbe essere, ma che forse è una sfida a creare qualcosa che non esiste ancora: non ciò che è prevedibile, ma ciò che è vero, al di là di ogni ostacolo.

And we run, with a lonely heart
And we run, for this killing love
And we run, 'till the heavens above
Yeah we run, running in the dark
And we run, 'till we fall apart
And we run, 'till the heavens above

L'Alcatraz non è sold out, ma il pubblico non manca ed è caloroso. Aprono gli italiani Temperance, che, a parte un paio di melodie, non mi hanno colpito particolarmente né per musica né per presenza scenica, ma non conoscendo alcuna loro canzone rimando il giudizio a un eventuale futuro. Com'è ovvio, tutti aspettano i WT, che aprono subito con il primo pezzo di Hydra, Let us burn, seguito dal singolo con ospitata di Tarja Paradise (What about us?). Tarja è virtualmente presente in video, sul maxischermo che accompagnerà l'intera performance, ma gli occhi e le orecchie sono tutti per Sharon den Adel: bella performance vocale e lei è simpatica e sorridente, e il che è sempre un piacere.
La band è rodata e i pezzi volano uno dopo l'altro senza sbavature, con naturalezza. Sul maxischermo passano immagini dai videoclip, in particolare quando le voci maschili di Howard Jones nella bellissima Dangerous o di Xzibit nella particolare e altrettanto bella And we run sono proposte in registrazione. L'unico rimpianto è che ormai, con così tanti dischi notevoli alle spalle, qualsiasi scaletta lascia inevitabilmente con il desiderio di questo o quel brano dimenticato. La scelta delle canzoni privilegia gli album recenti - Covered by roses sempre da Hydra permette ai fan, che si sono organizzati, di sommergere davvero di rose lanciate sul palco Sharon; e abbiamo poi Faster e In the middle of the night da The Unforgiving, Stand my ground e Angels da The silent force, The cross e Our solemn hour da The heart of everything... Dallo storicissimo Mother Earth abbiamo la title-track in chiusura, nonché Ice queen come ultimo brano dei tre proposti nell'immancabile bis, subito dopo What have you done e la cover Summertime sadness. Insomma, il menu è ricco e anche se potrei citare tutti quei pezzi che avrei sperato di sentire al posto di questo o quello, non ha davvero senso lamentarsi: si tratta sempre e comunque di una greatest hits. Il pubblico è caloroso e la band risponde, nonostante siano giunti in Italia dopo scioperi e peripezie varie.

Concluso lo show, tra uno spuntino e una chiacchiera si attende finché giunge il momento in cui la band deve lasciare il locale... ma i fan sono esigenti: così, a gruppetti di dieci o dodici veniamo fatti entrare per una foto di gruppo con la band, disponibile e gentilissima nonostante la fretta dei roadie, alquanto sbrigativi. Attendo che la fotografia compaia sulla pagina Facebook del gruppo...
In realtà la serata non è finita, perché a metà strada verso casa tocca pure fermarsi a cambiare una gomma clamorosamente perforata da una vita. Ok, è una seccatura e se fosse accaduto quando non era l'una di notte sarebbe stato meglio... ma quando la compagnia è buona si risolve tutto in fretta e, alla fine, anche questo è stato parte dell'avventura.

Nota: le foto fanno pena, lo so. Avevo solo il cellulare dietro. Comunque, on line ne troverete senza dubbio una tonnellata di professionali per vivere (o rivivere) almeno un poco la serata. Qui potete vedere anche le altre mie. Qui, invece, la scaletta completa.

What about us?
Isn’t it enough,
No we’re not in paradise
This is who we are
This is what we've got
No, it's not our paradise
But it’s all we want,
And it's all that we’re fighting for
Though it’s not paradise







mercoledì 25 giugno 2014

Nightmares

Non sono una fan della serie di film Nightmare, anche se apprezzo moltissimo l'idea alla base: la considero, ahimè, un po' sprecata in confronto al suo enorme potenziale.
Sogni, e incubi.
Si potrebbe scrivere un'enciclopedia solo sul sogno nel mito, nella letteratura, in psicologia e via dicendo, dai sogni profetici alle visioni, dai significati inconsci ai sogni lucidi e tantissimo altro. Un argomento che mi ha sempre affascinato profondamente, che a volte ho sfruttato, in varie forme, in romanzi e racconti, che sto cercando di esplorare sempre di più, negli ultimi mesi. Limiti di tempo e stanchezza permettendo, tanto per cambiare.
Sono stata per un certo tempo con una persona che non voleva assolutamente raccontare i propri sogni notturni, e s'incazzava pure se ero io a voler raccontare i miei. Cosa che per me, invece, è naturale - con le persone giuste. "I sogni rivelano l'inconscio, devono restare qualcosa di privato" diceva quella persona. "I sogni rivelano l'inconscio", dico io, ed è proprio per questo che mi interessano e che - grazie a tutti gli dèi - amo raccontarli ora che ho qualcuno che li sa ascoltare, che mi racconta i suoi, e con il quale è possibile cercare di capirne il senso, esorcizzarne i contenuti paurosi, decifrarne gli eventuali messaggi. Non li descriverei a chiunque, chiaro, ma alle persone giuste sì. E me li scrivo, su un quaderno apposta (sì, Socia Ale, quello verde che mi hai regalato tu), il che mi ha fatto notare molte più somiglianze, molti più elementi ricorrenti rispetto a quelli che avrei saputo elencare un anno fa, oltre a permettermi di ricordare molto meglio quelli importanti. Sogno parecchio, in genere.
Ho parecchi incubi.

Nightmares... spirits calling me
Nightmares... they won't leave me be

Non mi riferisco ai miei tipici sogni horror - solitamente, scenari post-apocalittici e/o epidemie zombie, con fughe, ricerca di rifugio, lotte eccetera. Queste per me sono avventure: non mi fanno paura, non mi fanno svegliare angosciata, e se capita è quel tipo di spavento che passa in fretta, proprio come se avessi semplicemente guardato un film horror. Insomma, con i miei gusti in fatto di libri e cinema, non mi lamento affatto quando mi capita di dover organizzare una resistenza anti-zombie in un castello. Anzi. Max Brooks sarebbe contento.
Gli incubi che mi assillano in questo periodo hanno a che fare con il mio "bagaglio" (quello che How I met your mother rappresentava efficacemente piazzando in mano ai personaggi una valigia con appropriate etichette: "left at the altar, still believes his SKA band is going to take off, only dates guys in a  band, parents divorced, ex reality star, mom still does laundry e altre ancora più buffe o più inquietanti). E/o hanno a che fare con il presente e il futuro. Paure. Spettri. Inquietudini. Pianti. Ricordi. Situazioni del passato che si ripresentano, interpretate però dalle persone che fanno parte del mio presente. Persone importanti che se ne vanno. Con pattern che ricorrono spesso ed elementi inaspettati, situazioni prevedibili e abbastanza chiare da interpretare e altre più sfumate.
In generale, comprendo bene cosa questi sogni segnalano, né sono particolarmente difficili da interpretare.
Quando si tratta invece di capire cosa fare poi in concreto, ecco, lì siamo più in alto mare.


Mi hanno consigliato tremila modi per non avere incubi (principalmente faccende di dieta, come se a-mangiassi kriptonite prima di addormentarmi oppure b-avessi cambiato abitudini alimentari rispetto ai periodi in cui dormo meglio). Mi hanno consigliato di assumere magnesio, il che potrebbe avere un senso per combattere anche la mia stanchezza cronica.
Il punto è se io voglio smettere di avere incubi.
Cioè, naturale che un bel sogno o comunque un sonno riposante facciano più piacere. Ma se gli incubi sono segnali - potrei usare di nuovo il termine messaggi, ma scendere più nello specifico porterebbe via molto più tempo e comunque sarebbe più complicato - voglio davvero, metaforicamente, "bendarmi" per non vederli?
Tutto sommato, preferisco ascoltare. Ascoltare quello che la mia mente, o chi per lei, ha da dirmi. Così come se ci si fa un taglio al braccio prima di amputarlo si cerca di medicare la ferita e farla guarire, allo stesso modo non voglio risolvere il problema "ho incubi tutte le notti" trovando il modo di aggirarlo. Preferisco capire perché e fare quello che posso per intervenire.
Come detto, da questo punto di vista sono in alto mare. Non lo so, come combattere i mostri. Non lo so, come fare quello che l'incubo di questa notte pareva chiedermi di fare. Non lo so, come smettere di sentirmi come mi sento a volte.
Non lo so come potrei io che non sono Ercole incatenare un Cerbero. Mi sento ancora addosso i morsi dei mostri.
Ma d'altronde nessun eroe all'inizio della sua storia sa come potrà compiere quello che deve.


Infine.
Ho detto che fa più piacere un bel sogno o un buon sonno, e senza dubbio è così.
Ma non voglio nemmeno negare la seduzione dell'abisso.
Ci sono luoghi oscuri dove a volte fa bene camminare. E ci sono esperienze che non sono piacevoli, ma non per questo non hanno valore. Io sono quella che considera sacro il dolore della carne incisa per un tatuaggio, per fare l'esempio meno cupo che mi viene in mente. Intendiamo, ho paura della sofferenza - il dolore incontrollabile, improvviso, intenso, come quello che viene inflitto con la violenza: per esempio, non mi sono mai rotta un osso e il solo pensiero mi fa rabbrividire.
Ma per un secondo, la prima volta in cui ho dovuto descrivere un personaggio a cui veniva spezzato un polso, ho pensato "come faccio a raccontarlo bene? Dovrei rompermelo anch'io". No, non sono pazza, tranquilli, non lo farei mai. Ci sono mille altri modi per narrare esperienze mai fatte, altrimenti non esisterebbero gli scrittori. Ma alcune esperienze hanno valore anche per la sofferenza che le contraddistingue. Me ne vengono in mente tante, nessuna che racconterei qui - magari in un romanzo ;-) Una, per esempio, l'ho vissuta all'estero qualche mese fa.
La paura che si prova durante gli incubi è, a volte, una di queste. Questo, anche, racconterò in qualche storia, prima o poi. Probabilmente, proprio il fatto di poter finalmente raccontare quegli incubi a qualcuno con cui posso parlarne, e con cui ogni volta vengono fuori conversazioni interessanti, ha il suo bel peso.
Le mie paure mi spaventano molto di più di giorno che negli incubi notturni.

On air (e lyrics):
Iron Maiden, Still life

lunedì 23 giugno 2014

Quando i personaggi prendono vita... per i lettori

L'ho detto spesso, sul blog o dal vivo: ciò che più amo della scrittura riguarda i personaggi. Loro rendono reale la storia, loro mi accompagnano in ogni momento della mia giornata, loro, per me, sono del tutto reali. Hanno gusti, manie, pregi, difetti, anche al di là di quello che contiene lo spazio tra le pagine; la loro storia inizia prima e si conclude molto dopo, nella mia mente, rispetto alla porzione che si trova nei romanzi. Quando comincio un nuovo libro, devo averne almeno uno o due ben chiari in testa, "vivi" abbastanza da trasmettere la loro energia a tutto il resto. In fondo, riesco a concludere i romanzi anche perché so che glielo devo: lo devo a tutti loro, che mi donano così tanto - passioni, tormenti, ghignate, amore, avventure, magia.

Poi succede qualcos'altro.

Succede che esce Angelize. Non si sa mai come un romanzo verrà accolto dal pubblico, che resta una massa indistinti di cui un autore può conoscere solo una piccola parte, quella dei lettori che vengono a cercarlo su internet. Figuratevi il carico di paranoie, preoccupazioni, ansie... A quel punto, però, succede anche che, nella quasi totalità di recensioni di Angelize che leggo, scopro che il lettore di turno ha apprezzato i suoi protagonisti. Alcuni lettori e lettrici mi scrivono in privato le loro preferenze. Disegnano i personaggi. Mi chiedono che fine faranno nel seguito.
Allora l'ho fatta, almeno una piccola magia: sono vivi davvero, Haniel, Rafael, Hesediel, Mikael e tutti gli altri. Sono vivi per qualcun altro, oltre a me e agli amici e alle amiche che li hanno conosciuti da "inediti".
Questa, più di tutte questa è per me la meraviglia, la parte più straordinaria di tutto questo strano, faticoso, incerto mestiere. Questo era quello che volevo - trasmettere a qualcuno l'emozione che provo io scoprendo queste stesse storie - sì, le scrivo, ma anche le vivo come una lettrice io stessa.

E poi succede qualcos'altro ancora.
L'inaspettato.
Su Facebook, mi chiede l'amicizia Haniel D. Bono.
Haniel. Daniele Bono. Il mio personaggio.
E scopro così che una lettrice ha amato così tanto il personaggio da creare il suo profilo. Da leggersi quello che dicevo di lui in questo post. Da usarlo nel profilo: con la data di nascista giusta, il 29 febbraio 1980; con il "mi piace" ai Megadeth; con la "relazione complicata" e molto altro...
Prima sono rimasta a bocca aperta. Poi ho accettato l'amicizia per ringraziare all'infinito la lettrice in questione. Con la quale ora ho proficui dialoghi per arricchire il profilo di "Haniel". Scoprendo altresì che esiste tutto un gruppo frequentato dai profili di personaggi di varie storie... Insomma, Haniel è in buona compagnia.
Difficilmente mi sono possono fare regali più splendidi.

Quindi, se volete chiedere l'amicizia a Haniel, potete farlo a questo link. A vostro rischio e pericolo. Non ha un carattere facile... ma sa essere adorabile, quando vuole. E di sicuro sa come divertirsi ^___^

mercoledì 18 giugno 2014

Joe Hill - La scatola a forma di cuore

Judas Coyne (prendetevi un secondo per ammirare la genialità di questo pseudonimo) è un metallaro di 54 anni che ha fatto fortuna con la sua musica e vive con una fidanzata dal look dark, di trent'anni più giovane di lui. Jude colleziona oggetti strani - libri di stregoneria, reperti dell'occulto e così via; quello che non si aspetta è che, acquistando su un sito di aste il fantasma di un uomo recentemente defunto, si troverà ad affrontare la persecuzione di uno spettro deciso a uccidere lui e chiunque vorrà aiutarlo. Il motivo? Vendetta, poiché il fantasma è in realtà legato al passato di Jude. E i segreti da svelare saranno molti, alla disperata ricerca di un modo per salvarsi.

Libro ormai di qualche anno fa, che mi è stato caldamente consigliato e che si è rivelato una lettura piacevolissima. Se amate l'horror e le atmosfere Kinghiane, potreste tranquillamente apprezzare anche voi La scatola a forma di cuore (sì, Heart-shaped box). E il paragone con Stephen King è tanto scontato quanto inevitabile, poiché Joe Hill non è altro che uno dei figli del Re (guardate la foto: sembra la versione ben riuscita del padre :-P). Ma, una volta citato per dovere di cronaca, preferisco passare oltre, perché il romanzo non merita di essere guardato con sufficienza solo per gli illustri natali del suo autore.
Certo, non mancano momenti splatterosi con abbondanza di sangue e mutilazioni, né visioni allucinate ricche di dettagli disturbanti (degni di King, ok, l'ho detto), ma non ci sono le lungaggini e la coralità dei tanti personaggi che affollano spesso i romanzi di King (con tutto che, se si parla di It o dell'Ombra dello scorpione, io apprezzo ogni singola lungaggine e ogni figura) e il ritmo regge dall'inizio alla fine. Ma la forza del libro sta nei personaggi, soprattutto i due protagonisti, Jude e la fidanzata Georgia/Marybeth, entrambi vividi e ben caratterizzati. Non capita spesso di incontrare metallari e goth tra i protagonisti di una storia, o di vederli resi al di là dei facili (e fastidiosi) stereotipi, e anche se non sempre nel romanzo si sfugge ai cliché, Jude e Georgia restano personaggi per i quali si riesce a empatizzare, non privi di difetti - soprattutto per come vengono presentati all'inizio - ma presto messi a nudo in tutta la loro umanità e nei loro incubi.
Non dico nulla, ovviamente, dell'intrigo alla base della persecuzione del fantasma, ma la rappresentazione degli spettri con gli occhi cancellati e la gelida malvagità di Craddock, lo spettro, strappano più di un brivido. E, una volta iniziato il viaggio insieme a Jude e Georgia, si corre volentieri per restare al passo e per vedere come andrà a finire.
Unica nota dolente: traduzione che lascia a desiderare, tra punteggiatura che ricalca l'inglese e suona a mio parere stonata nella prosa italiana, ripetizioni e tutta una serie di imperfezioni.

On air:
Nirvana, Heart-shaped box, ovviamente!

lunedì 16 giugno 2014

The worst thing that could happen

Una delle vignette di Natalie Dee (che potete vedere a questa pagina) è quella qui accanto, forse la più famosa: "Anxiety Girl". L'altro giorno mi è capitata sotto gli occhi, condivisa da Socia Sam, e mi è tornata in mente ora che sto cercando di teorizzare come la mia natura di "Anxiety Girl" ha almeno un aspetto utile, in campo scrittorio/scribacchievol/scrittoso... insomma, avete capito.
Qualche sera fa. Scena da scrivere, o meglio, da sistemare: la base era una scena vecchia di alcuni anni, che però necessitava non solo di revisione stilistica, ma anche di modifiche per quanto riguarda il contenuto, avendo rimescolato le carte per quanto riguarda i personaggi coinvolti. Il problema è che nello stesso scenario dovevo incastrare più cose: più azioni, più reazioni, più problemi.
Come fare. Come rigirarlo. Come inserire tutto senza ingolfare la scena e senza risultare superficiale...

Uno dei consigli più basilari che troverete nei manuali è, sostanzialmente, "dall'inizio alla fine le cose devono andare sempre peggio per il protagonista". Che avrà un obiettivo da perseguire, metterà in atto una strategia, la vedrà frustrata e si ritroverà in una situazione ancora più complicata rispetto a quella di partenza, tenterà qualcos'altro... e così via. Insomma, il protagonista deve vivere l'incubo di ogni Anxiety Girl che si rispetti, dove ogni istante può portare tragedie e drammi, dove tutto ciò che può andare male lo farà, dove se può anche piovere... non sentite già i tuoni?
L'altra grande panacea per tutti i mali da "situazione troppo complicata da sbrogliare" è un deciso - per quanto a volte doloroso - taglio. Semplificare. Sfoltire. Un po' come King che, non sapendo come sbrogliare L'ombra dello scorpione, a un certo punto, mentre si avvia verso l'ultima parte, fa fuori alcuni dei protagonisti e dei personaggi di supporto principali in un'esplosione. Bum. Più netto e deciso di così...

Nel cercare un modo per sistemare la scena di cui vi ho parlato, l'altra sera, ho scelto sostanzialmente lo stesso approccio. Ho un gruppo di personaggi che deve fuggire da un posto in fiamme e si ritrova in un corridoio, appena fuori dalle stanze incendiate. Ovviamente per farlo devono anche superare degli ostacoli - leggi: persone che cercano di impedirglielo. La cosa peggiore che pensavano di dover affrontare era, appunto, la necessità di aprirsi la strada combattendo. Il che portava me ad avere troppi personaggi da gestire in uno spazio esiguo, dove se Tizio fa e dice ciò che mi serve che faccia e dica, Caio nel frattempo non è verosimile se ne stia lì da parte ad aspettare il suo turno di dire e fare...
Come dunque levarmi dalle scatole Caio - temporaneamente, perché non lo voglio far fuori per ora - e alzare allo stesso tempo la posta? Be', in questo caso, l'illuminazione è arrivata permettendomi di cogliere due piccioni come una fava, sfruttando la capacità di immaginare il peggio per semplificare la scena senza tuttavia diminuire la tensione. Ovvero: combattere in un luogo chiuso con l'incendio che avanza è brutto. Farlo mentre uno dei personaggi è ancora chiuso nella stanza in fiamme e va liberato è peggio.
Così, mi sono ritagliata il tempo di far combattere un paio dei tizi (e la motivazione a farlo anziché tentare di fuggire e basta), eliminando temporaneamente dalla scena uno dei personaggi di troppo e alzando la soglia di pericolo.

Certo, ho fatto in tempo a gioire dieci minuti, che poi mi sono ritrovata con tutta un'altra serie di casini da risolvere per la sequenza successiva... Ma vabbe', fa parte del mestiere. Altra pagina, nuova sfida. Per esempio, combattere contro la temuta PSDI (copyright Marina)... di cui vi parlerò alla prossima ;-)

mercoledì 11 giugno 2014

Dalla A alla Z

Un piccolo meme ripescato dal blog Ombre angeliche, così per giochicchiare un po' tra un impegno, una corsa, un libro da leggere, uno da scrivere, uno da correggere, uno da schedare... eccetera eccetera. Insomma, per rilassare la mente con qualcosa di leggero prima che il cervello cominci a bollirmi nella scatola cranica, ecco qua. Una parola che mi descrive per ogni lettera dell'alfabeto. Siccome per ciascuna lettera me ne sta venendo una quantità immane, diciamo che quando ne trovo due o più di importanti le elenco tutte e al diavolo (e Lucifero nella mia testa dice "Sì?...")

A come Aislinn. Non è per partire in quarta con l'autoreferenzialità, è semplicemente perché non ho scelto a caso questo nome. Significa sogno, ma anche visione. Aggiungo A come Amore, il che non necessita di spiegazioni. A come Azzurro, il mio colore preferito: per il cielo, per il mare, per l'infinito. A come Angelize, perché ha rappresentato tanto - anche prima di venire pubblicato. A come ansia: nemico di sempre con cui lotto ogni giorno. A come acqua: il mio elemento. A come una delle mie due lettere preferite dell'alfabeto. E A come Amsterdam, perché ehi, è la città estera che amo di più al mondo insieme a Edinburgh.

B come baci. I primi. E quelli che ogni volta è bella come la prima. Quelli impacciati, quelli improvvisi, quelli bollenti, quelli dolci. Quelli che iniziano una relazione e quelli che sono solo un gioco. Ricordo un bacio un po' ubriaco dopo una Guinness di troppo e quello che ha preceduto perfino il "ciao", quello quasi casuale in un albergo in Germania e quello nell'est Italia con un guerriero quand'ero ventenne o giù di lì... E tutti quelli che mi fanno tremare, i migliori, quelli che ogni volta mi fanno pensare "oh dèi, quello che scrivono nei romanzi romance esiste davvero, e dovevo superare i trent'anni per provarlo!"
Per favore, evitatemi i baci a bocca stretta e quelli stile compitino da svolgere, please. B come Beltane. Che è anche collegata a baci random a sconosciuti, in puro free style. Ah, e anche B come bionda. Io mi sono sempre considerata "castano chiaro", poi scopro che diverse persone mi considerano "biondo scuro". Quando "bionda" diventa il soprannome che ti dà la persona più cara, ok, va bene, considerami tale ^^

C come cioccolato. Chocolate doesn't ask silly questions. Chocolate understands. Dalla voglia insana di sgranocchiare una tavoletta di cioccolato in periodo pre-ciclo al gusto di un muffin in autogrill durante una pausa di un viaggio, dal bicchiere di Nutella consolatorio che mi è stato regalato un pomeriggio di febbraio che mi ha cambiato la vita al cioccolato bianco o al latte che sciolgo per coprire i biscotti preparati in casa. Ma anche: C come casa. Quella che mi sono costruita e quella che ogni tanto immagino per il futuro, sperando che basti la forza dei sogni a renderla reale, prima o poi. C come capelli, lunghC come cantare: adoro farlo. Se posso cantare una canzone dei Within Temptation o di Anneke van Giersbergen, raggiungo la gioia. C come Capricorno: il mio ascendente. Non amo i segni di Terra, ma questo ascendente mi dà la testardaggine per inseguire i miei obiettivi e da Pesciolina ansiosa e svagata mi è davvero utile. C come caffè: love a cappuccino in the morning. E infine, C come coccole ^^
i, oh, lunghi!

D come desiderio, al singolare - quello che fa tremare e rapisce - e desideri, al plurale - quelli che portano avanti e ogni sera sgrano uno dopo l'altro. Ma anche D come disordine - yes, here I am. E last but not least, D come Dèi. D come destino. Ma anche D come demoni.

E come esperienza. Tutte quelle che mi hanno piantato chiodi nella carne e lasciato cicatrici, tutte quelle che mi hanno fatto crescere, tutte quelle che, finalmente, mi hanno fatto fiorire come donna. E come edera. Per me vuol dire speranza.

F come fantasia - in tutti i sensi e in tutti gli ambiti. Da quelle che sto realizzando a quelle che non avrei mai pensato di concedermi, da quella che mi fa intravedere personaggi, collegamenti, trame per le storie a quella che fa assaporare la magia. F come funghi. Ma con moderazione... F come febbraio: il mio mese. F come fate.

G come gatti: li adoro, punto. E anche G come gentilezza: dagli atti inaspettati, le piccole cose che possono donare un sorriso, fino a quella che rappresenta l'esatto contrario di ciò che odio nelle persone - la prepotenza, le urla, le incazzature per qualsiasi stronzata.

H come Haniel, ovviamente. Io e quel matto abbiamo un bel po' in comune. Ma anche H come Hesediel.

I come infantile. Qualche volta, nel bene o nel male. Ma anche I come inseguire: qualcosa, sempre. E I come importante. Ciò per cui vale la pena lottare, anche se sembra impossibile o folle. I come incubi: mi perseguitano spesso. I come inglese, mio pet language: adoro parlarlo, adoro cantare in questa lingua, adoro conversarci con chi lo ama quanto me, mi fornisce parte del lavoro, come lettrice e traduttrice. Non è raro che, se mi incontrate all'estero in vacanze, mi sentiate parlare inglese anche con i compagni di viaggio. Per mimetizzarsi dagli altri turisti italiani :-P

J come... vabbe', evito di scrivere quella che mi è venuta in mente, non è il caso ^^' L'alternativa è J come Jared. Leto. Ovvero sempre Haniel.

K come karma. Ogni volta che è difficile fare la cosa giusta, me ne ricordo.

L come libri, e non credo di dover spiegare perché. L come libertà: una conquista inaspettata, da difendere ogni giorno, l'inizio di una nuova vita, della mia vita. L come lui: sai che mi sto riferendo proprio a te.

M come Morrigan. Her sword, Her wings, Her touch. Ma anche M come magia. Da vedere, da cercare, da sentire. M come mare, un mio amore, un incantesimo. E M come musica e come metal, colonne portanti della mia vita, della mia scrittura, delle mie giornate, della mia crescita.

N come nero. Quando apro l'armadio con i miei vestiti, c'è praticamente il buio. Un po' più colore sulle magliette, ma quasi solo in dettagli o disegni. N come notte. Fosse per me, vivrei solo da mezzogiorno alle quattro del mattino.

O come occhi. I miei occhi sono una delle poche cose del mio aspetto che mi piacciono, e gli occhi altrui sono tra le prime che noto. Lo sguardo, la luce, il colore. Evitatemi gli occhi con palpebra moscia o spenti. Azzurri - anzi, blu - verdi o nocciola, ogni tinta ha la sua espressività. O come Orcadi, o Orkneys, la terra più bella del mondo.

P come paura. Non riesco a mandarla via, a volte. P come Pan. Love Him. P come panna montata :-P P come primavera: la mia stagione preferita. P come personaggi: i miei adorabili ragazzi, che mi fanno sembrare mezza matta. Solo perché per metà del tempo riesco a controllarli. P come paganesimo. E P come Pesci. Non ha importanza che crediate o meno agli oroscopi. Le descrizioni che vengono fatte di questo segno, che è ovviamente il mio, si adattano bene alla mia personalità: dalla capacità di sognare all'ansia, dalla passionalità infuocata alle crisi di pianto :-P

Q come quasi. Una sensazione che non mi abbandona mai: di essere quasi giusta, quasi importante, quasi brava... ma mai abbastanza.

R come rose bianche. I miei fiori preferiti. R come rockstar. Ho deciso che vivrò con questo spirito.

S come scrittura. Parte imprescindibile della mia vita, magia che mi permette di creare, di viaggiare, di sognare, di affermare chi sono, di donare la parte più profonda di me. Ma anche S come sesso. Quando ne parla una donna fa ancora scandalo e non credereste alla quantità di uomini che si intimidiscono in questi casi, ma per favore, siamo nel terzo millennio e il sesso fatto bene è una delle cose più belle della vita. Soprattutto quando è passione e amore insieme. E S come sorriso. La terza cosa che guardo nelle persone, insieme ai capelli e agli occhi, e anche ciò che amo donare a tutti quelli che incontro. S come sciamanesimo. Un percorso lungo. S come sogni, a occhi aperti o nel sonno, buffi o significativi, inseguiti o improvvisi. S come spada. Sono pacifista, ma le spade hanno un fascino e una forza simbolica non da poco. S come serpenti: mi affascinano. S come sincerità: se volete essere miei amici, voglio sincerità, punto. Faccio una tremenda fatica a fidarmi delle persone, ma mi impongo di farlo fino a prova contraria. Ecco, datemi una prova contraria e quella fiducia l'avrete persa a lungo. S come Sara. S come la mia seconda lettera preferita dell'alfabeto, dopo la A. Infine, S come speranza. Perfino al di là del razionale.


T come tatuaggi. Per ora ne ho due, una mezzaluna sul polso destro e le ali sulle spalle, e ne ho un altro paio in attesa legati a romanzi che ho scritto. Medito però su altri tre diversi tatuaggi, che vorrei fare nella stessa sessione, legati a un'altra cosa molto importante. Vi aggiornerò ^^ T come timidezza. Non con le persone che conosco bene, con le quali sono anzi tutto il contrario. Ma nelle situazioni in cui non mi sento sicura di me riemerge. T come tigre. Uno dei miei simboli su WhatsApp ^^'

U come unica. Me stessa. U come umiltà. Quello che tengo sempre a mente con fermezza. U come urlare. Quello che odio: gli uomini che urlano.

V come viola. L'altro mio colore preferito, nella magica triade composta con azzurro e nero. Colore spirituale, magico, femminile ma con una marcia in più. V come vampiri: un mio grande amore, da quando avevo tredici anni più o meno, molto prima di Tuailait. You'll see... Ma anche V come violenza. I had my share.

W come web. Una piccola droga per me, tra Facebook e social e blog e Google... :-P E W come WhatsApp.

X come Xena. Alcuni mi chiamano così. Vorrei essere davvero una guerriera, vorrei essere abbastanza forte da meritarmi il paragone ^^

Y come yaoi. E non dico altro.

Z come zuccheri. L'eterna lotta contro la golosità :-P L'istante paradisiaco in cui un po' di cioccolato o di panna montata si scioglie sulla lingua.

lunedì 9 giugno 2014

Kit di sopravvivenza per scribacchini - 7

I betareader.
O betamartiri, come preferisco chiamarli.
Ok, magari non proprio carino inserirli in un "kit" allo stesso modo in cui ho inserito in passato le tazze di tè/caffè, i blocchi per appunti e le penne, la musica, i post-it eccetera. Sono esseri umani, con l'unica colpa di accettare il ruolo di primi lettori/confidenti/spalle su cui piangere/punching ball (metaforici, tranquilli). Non è che si possano inserire in uno scatolone in caso di trasloco, come tazze e pc, no?
*Medita sull'idea...* Ehm. No, certo.
Ma, anche se arrivano al settimo post di questa serie, i betamartiri sono un elemento imprescindibile del kit di sopravvivenza per scribacchini. O, almeno, del mio kit.

Perché dunque riesumo questa serie di post dopo un anno dall'ultimo? Non perché io mi sia semplicemente dimenticata di continuare la rubrichina*, ma perché in questo periodo sento un particolare bisogno di maltrattare dell'aiuto dei betamartiri.
Ma chi sono costoro? Variano nel tempo, possono aumentare e diminuire, ma tendenzialmente sono uno zoccolo duro di amici di cui ci si fida quando si tratta di far leggere le prime stesure dei romanzi o dei racconti, sia "in fieri" sia appena terminate, a seconda di circostanze, necessità e preferenze. La chiave sta nell'espressione "amici di cui ci si fida": sono persone abbastanza care da potersi aprire con loro in questa fase delicatissima, ma, allo stesso tempo, possiedono sia la competenza sia la maturità di giudizio per poter esprimere un parere oggettivo, indipendente da affetto, simpatia, pietà eccetera. Il che non vuol dire che se un romanzo non funziona, loro tireranno fuori la frusta e sghignazzeranno crudelmente godendo della sofferenza dello scribacchino umiliato; ma diranno perché e cosa non fila come dovrebbe con onestà, proponendo punti di vista alternativi e un confronto utile perché costruttivo.
Non necessariamente si prende per oro colato tutto quello che diranno, ovviamente. Ma tutto quello che diranno potrà essere uno spunto di riflessione per arrivare magari a una terza via e migliorare, infine, la storia.

Al momento sto rassettando un romanzo iniziato anni fa, lasciato da parte a due terzi, e ora modificato, risistemato, e in attesa di trovare finalmente la sua conclusione. Il problema è quello, in effetti, perché normalmente so sempre come un romanzo si andrà a concludere; il problema piuttosto è capire come si svolge tutto quello che sta in mezzo, tra l'inizio e la fine, almeno per quanto riguarda me.
In questo caso, invece, inizio e svolgimento filano, ma dopo aver incasinato alla grande la massa di personaggi che ho in campo - uno dei cast più affollati che abbia mai concepito - non so come sbrogliare la matassa. O meglio, so che fine farà l'antagonista e come, dunque, si risolverà il conflitto esterno, anche se devo ancora verificare i dettagli. Quello che mi incasina sono le relazioni tra alcuni personaggi, che non so come ne usciranno, come si svilupperanno. E quali si troncheranno.
Altro problema, l'antagonista. Che è stato l'elemento principale che ho cambiato dalla vecchia stesura a questa, sostituendolo interamente. Che dovrà essere la chiave per far filare tutto, e che è il motore di tutto il casino, ma che non si è ancora apertamente mostrato. Sono quindi curiosansiosa di vederlo in scena, e di scoprire se funzionerà.
Ed ecco che, detto tutto questo, entra in campo il mio primo betamartire/collega. A cui ho smazzato le mie prime 500mila battute di storia**. Un po' per vedere se, considerata la quantità di dinamiche e personaggi da tenere sotto controllo, secondo lui tutto fila. Un po' per vedere che impressione gli fanno i vari colpi di scena. Un po' per avere un parere su determinati personaggi.
E un po' perché i betamartiri anche anche un'ultima funzione da non sottovalutare: quella di motivazione aggiunta a continuare, sapendo che - se tutto va bene - vorranno sapere come va a finire, e che forniranno un feedback immediato per rassicurare che sì, anche se sono nella fase UAAAHHH FA TUTTO SCHIFOOO, magari invece vale la pena proseguire. E ricordare che l'importante è portare a casa la maledetta prima stesura.

*Come osate anche solo pensarlo!
** Non sia mai che riesca a scrivere una storia breve... Per questo libro ne prevedo almeno altre 200mila, se non 300mila

Tutti i post sulla scrittura a questo link. Le altre puntate del kit: uno, due, tre, quattro, cinque, sei.

Immagini da Pinterest, basta cercare "Will write for chocolate" ^^

giovedì 5 giugno 2014

Cover a confronto: Eleanor Rigby - Beatles & Pain

Bonjour! Oggi vi propongo di riscoprire un classico di una delle band più classica della storia delle band classiche... insomma, avete capito il concetto. Ripesco i Beatles e la loro Eleanor Rigby, canzone dal testo di una tristezza infinita, per affiancarla a una recente cover realizzata dai Pain, che altro non sono che il progetto solista di Peter Tägtgren degli storici deathsters Hypocrisy. Se non la/le conoscevate, o anche se le avete già sentite entrambe, quale preferite? E sì, so che esistono altre mille cover di questo stesso brano, ma ho scelto questa perché è la prima che ho sentito e ho sempre avuto molta simpatia per Tägtgren. Per quanto mi riguarda, tra i due sound preferisco quello più moderno della cover, ma questo, naturalmente, senza nulla togliere all'importanza del brano originale.
Dal 1966 al 2002, enjoy!




martedì 3 giugno 2014

To Write List di giugno

L'inizio del mese è anche il momento della consueta rubrichina che ho scoperto da Gianluca e poi da Sam. Il momento di un punto della situazione, che, in realtà, questa volta per me è allo stesso tempo fervida di idee e desideri e voglia di scrivere e del tutto incerto. Ma andiamo con ordine.

1 - Oggi - sì, oggi, non domani o poi - sistemerò l'epilogo di Angelize, aggiungerò una scena mancante, rileggerò un pochino e poi via, il testo sarà consegnato e pronto per essere smontato analizzato rassettato e riassestato durante l'editing vero e proprio, che occuperà l'estate anche se con tempi e scadenze che ancora non conosco di preciso.

2 - Oggi - sì, oggi, o più probabilmente domani visto che la giornata sarà già fitta di impegni, commissioni, tapis roulant e quant'altro - ricomincio anche il lavoro su I2, già citato in questo blog come il "Progetto facile" in contrapposizione agli altri che ho in mente. Nel senso che su I2 verserò un litro di sangue lacrime e sudore, sugli altri due o tre. Perché pure sul suddetto I2 sto faticando, digrignando i denti, picchiando la testa contro il muro. Ma - ahahah - sarà niente rispetto al/ai romanzi che ho in mente per l'autunno/inverno. L'obiettivo, comunque, è terminare I2 entro la fine dell'estate, contemporaneamente leggendo alcuni testi che mi servono per la documentazione dei citati altri progetti. Sperando, in settembre o giù di lì, di avere infine le idee chiare su quale delle due alternative mi "chiama" di più.

E questo è quanto, per ciò che concerne la TWL.
La prima metà del mese è quella che, in genere, ho un po' più libera. In questi giorni posso dunque permettermi di fare, ohibò, la scrittrice di mestiere. Meraviglia del libero professionismo: magari questa settimana sono tranquilla e la prossima sgobberò sul lavoro da mane a sera, magari mi arriva un carico di roba da fare domani e poi mi ri-libererò la prossima settimana... insomma, boh. L'importante è che le cose da fare ci siano.
E poi...

Ieri scrivevo su Facebook quello che più o meno cito qui. In questi giorni mi sono chiesta spesso che senso abbia ciò che faccio, per che cosa combatto, se è il terreno di battaglia giusto. Dove sia la vittoria, se mai c'è. Se ne valga la pena, se io abbia davvero scelta in merito. Che cosa davvero valga. Che cosa vedrò di me, fra uno, cinque, dieci anni.
Una volta, tempo fa, mi hanno mostrato infiniti campi infuocati, cosparsi dei cadaveri di guerrieri caduti: uno dopo l'altro, fino all'orizzonte. Superato uno, avrei trovato l'altro, e così via, e ancora e ancora. Cerco una tregua, cerco il riposo, cerco la pace, ma quei momenti sono sempre troppo brevi, la spada diventa a volte troppo pesante. E sai che non è solo questione di tenacia o di bravura, ma anche di fortuna. Che ci saranno mille battaglie da vincere, ma alla fine conterà solo l'ultimo scontro, quello della sconfitta. Che combatto con i sogni, ma sono gli incubi ad avere artigli e zanne. Che cammino a piedi nudi pensando di farlo sulle nuvole, e invece ci sono sassi e spine e sterpi che mi fanno sanguinare.
Ma non bisogna pensarci. Bisogna solo andare avanti. Sapere che ti getterai nel fuoco e quando ne supererai la barriera ne troverai subito davanti un'altra e dovrai ancora una volta saltare. Avere speranza irrazionale e irrazionale felicità quando si riesce, e ignorare la paura che l'attesa non finisca, che l'attesa sarà vana perché nulla cambierà, che oltre il prossimo scontro ce ne sarà sempre solo un altro. Non la pace, non la conquista, ma solo la tregua e poi ancora la battaglia, all'infinito la battaglia.

On air:
Nemesea, Caught in the middle

Burning poison
Here I am, caught in the middle
Chocking venom
Is taking all I have
Blackened visions
They keep me trapped, caught in the middle
Missing pieces
I don’t know where to go

I want to know what it takes to find
Some peace of mind
There where I want to be
Yes I know, nothing comes for free
Just let me see
What is right for me

What’s it like to be the best
What does it take to make it last
Many doubts have crossed my mind, but I know I have to try
What’s the point in giving up
When you know you’ll never stop anyway

lunedì 2 giugno 2014

Dimmi cosa cerchi e ti dirò WHAT THE FUCK?!!! - 24

Nuovo mese, cominciamo con l'abituale post dedicato alla chiavi di ricerca assurde. Maggio ha regalato qualche pIrla... perla.

Partiamo da pennuti e dintorni. A parte le (più o meno) normali ricerche su Angelize e/o su di me (aslinn dea, be', non esageriamo; oppure angelize dreamcast, ricerca che mi ha fatto fare un sorrisone grosso così ^___^) , arriva qui chi cerca hurricane 30 seconds to mars colonna sonora di un film e trova che sarebbe la soundtrack ideale per il film che immaginerei io sul mio romanzo. tatoo due ali con il nome in mezzo li porta naturalmente al mio tatuaggio, che però non ha il nome. Spero ti abbia ispirato comunque, o Ignoto Cercatore. Spero che il tatuatore che sceglierai sappia scrivere meglio di te.
C'è poi chi è ossessionato dal tema mezzi angeli mezzi uominiesistono i mezzi uomini mezzi angeli. Io mi chiedo: qualcuno ha letto Angelize e si chiede se altri hanno parlato di "mezzi angeli", o qualcuno si domanda seriamente se i mezzi pennuti esistano perché magari ha un vicino biondo alto e gnokko che la/lo fa sentire in Paradiso? Ai posteri...

Il cazzeggio misto riporta a galla vecchie ossessioni, come quella per caffeina e dintorni: immagini di cappuccino che ti fa venire fame (mah). Oppure preparare moka sera prima. Sì, lo faccio. O meglio, lo facevo, da un annetto ho la macchinetta del caffè e riesumo la moka solo quando ho voglia del Nescafè alla vaniglia che ho ancora in dispensa. Ci sono poi ricerche ad alto tasso di profondità: esco la gente meme. C'è chi inizia un discorso (ma se cerchi cose nuove, qualcosa che ti sciocchi..) lasciandomi il dubbio di quale sarebbe la sua conclusione. E chi cerca una risata sforzata (sic). Che io mi immagino gente che ride in bagno, anche se non è bello da dirsi. Ma scusate, sono posseduta da personaggi con un senso dell'umorismo discutibile, ultimamente.

Per la categoria misunderstanding, diffusissimo rischio per gli internauti, io parlo del Cimitero Monumentale e qualcuno cerca modelli di tombe a terra stile cimitero americano. Voglio pensare che l'autore di questa ricerca fosse uno scrittore in cerca di una foto che gli ispirasse qualche descrizione utile per una sua trama (tanto, fraintendimenti per fraintendimenti, posso immaginarmi quello che mi pare).

Per la serie andiamo al cinema, jurassic park giochi il t-rex gira in citta che mangia le peersone nelle macchine. L'italiano è carente, ma il concetto è chiaro. Mi lascia più perplessa "il principe cerca moglie" nietzsche. Che?
Infine, proponiamo un crossover: bruce wayne vs tony stark.
Vince Tony, ovvio.

La categoria pornosessuosa propone oggi un rompicapo: cosa facceo se e stupido e pensa atutti con qualle ho fatto sesso?
Il mio unico commento è: eh?
Ci sono poi i romantici: piacere intenso e profondo dell'amore. Che, non so perché, a me suona inquietante. Non è cinismo gratuito, è che mi chiedo: ma cosa esattamente voleva trovare, chi scrive su Google una frase così?

E mi raccomando, oggi è il 2 giugno. Festeggiate la Repubblica. Senza dimenticare.