giovedì 27 febbraio 2014

Questo o quello?

Ogni tanto saltano fuori meme graziosi, che si possono diffondere senza necessariamente infliggere ad altri l'obbligo di proseguire la catena. Questo, che ho trovato su Briciole Colorate, parla di libri, quindi è stato automatico, per me, sbirciare e vedere se proponeva qualcosa di interessante. Il titolo del giochino di questa volta? Semplice: questo o quello? Considerato il mio "ancor meno che nullo" tempo a disposizione in questo periodo, accontentatevi, per oggi...

1. Audio libro o libro cartaceo?

Non ho mai ascoltato un audiolibro e la cosa non mi attira granché. Mi piace rileggere le frasi che mi colpiscono, per esempio, una cosa che risulterebbe scomoda se dovessi tornare indietro con un file audio; inoltre, ascoltando senza seguire con gli occhi le parole temo che mi distrarrei, essendo costituzionalmente programmata per lasciar vagare la mente. Senza dubbio, scelgo lettura tradizionale.

2. Rilegatura o brossura?

La cosa mi lascia indifferente, in genere. Vanno bene entrambe.

3. Fiction o realtà?

Quando penso che, almeno, la narrativa ha un senso, mentre la vita non è detto sia così... mi verrebbe da dire fiction. Ma rispondo: realtà. Se posso cercare di renderla degna di essere vissuta come in un romanzo. E posso arricchirla con tutti i libri e le storie che voglio ;-)

4. Mondo fantasy o mondo reale?

Urban fantasy all the way.

5. Harry Potter o Twilight?

Seriously. Che domande mi fate? Da amante dei vampiri, è ovvio che scelgo Harry Potter.

6. Kindle, iPad o altro?

Per leggere, un eReader, l'iPad sarebbe scomodo e faticoso per gli occhi. Sono soddisfatta del mio Kobo Glo.

7. Prestare o comprare?

Comprare. Sono accumulatrice compulsiva di libri.

8. Libreria o acquisti online?

Libreria per sbirciare e Amazon per comprare. Il potere degli sconti e della più vasta scelta.

9. Storia singola o trilogia?

Singola, in genere. Ma, in fin dei conti, l'importante è che siano bei libri.

10. Libri lunghi o corti?

Come sopra: libri belli, la lunghezza non conta.

11. Libri romantici o pieni di azione?

Libri in cui tutte le componenti siano ben bilanciate si può? Sarebbe il mio ideale. Comunque, meglio tanta azione e poco romance piuttosto che il contrario, se devo scegliere.

12. La tua posizione preferita per leggere?

Seduta o sdraiata, dipende da dove sono! A volte, con i piedi per aria appoggiati contro il muro o sulla scrivania, lo ammetto... :-P

13. Leggi la trama o ti fidi del tuo istinto?

In genere la leggo, anche solo rapidamente, per vedere se qualche dettaglio mi stuzzica.

lunedì 24 febbraio 2014

Consigli ai giovani scrittori

Perfino quando avevo pubblicato solo il mio primo "fantasyno" per un microeditore, circa sei anni fa, capitava che qualcuno mi chiedesse "come hai fatto a pubblicare?" e, subito dopo, "Cosa devo fare per pubblicare anch'io?"
Come potete immaginare, da quando Angelize è uscito per Fabbri, la quantità di persone che mi scrive - via mail, qui sul blog, attraverso Facebook, Ask.fm eccetera - per pormi le stesse domande è solo aumentata. Per quanto io sia l'ultima arrivata e mi senta ancora più una che ci sta provando, che non una che lo ha fatto, immagino sia inevitabile ricevere domande simili e vorrei sempre poter dare il consiglio giusto. Anche se, ahimè, non posso offrire formule magiche al di là della combo talento-tenacia-fortuna, ovvero:
1-Migliora: leggi tanto e scrivi tanto e quando il tuo primo libro verrà rifiutato devi avere già pronto il secondo e il terzo in lavorazione
2-Continua a provare: se cento editori ti dicono no per cento volte, alla centounesima magari andrà bene
3-Puoi essere lo scribacchino più bravo del mondo, ma finché non hai la fortuna di mettere il tuo manoscritto nelle mani giuste, finirai nella pila dei tanti rifiutati. Nelle mani giuste non vuol dire "essere raccomandati": vuol dire solo che la tua mail/il tuo testo stampato dev'essere letta dall'editor giusto in un momento in cui magari non ha mal di testa e non sta pensando ad altro, non dalla stagista che ama solo i thriller mentre voi proponete uno steampunk; e quell'editor deve lavorare in quel momento per l'editore giusto che deve avere una collana adatta per la quale stanno proprio cercando qualcosa; e... eccetera.
Oh, non avevo mica detto che era facile.

Lasciamo da parte, per ora, le mille repliche che porterebbero lontano ("ma quell'editore lì ha pubblicato quel tizio e il suo libro fa schifo, il talento non serve! E poi se pubblico con quell'altro divento ricco? Ma dai, quello lì è un raccomandato, è il cugino del cognato del parente dell'usciere del Palazzo!...") La lunga premessa serve a introdurre una delle ultime mail che mi sono arrivate da parte di un esordiente in cerca di editore. Accanto alle domande classiche (self publishing, agenti eccetera), una frase mi ha colpito. Il ragazzo mi ha scritto più o meno "si tratta di una saga, mando in giro il primo volume e intanto che aspetto le risposte degli editori continuo col secondo".

Mmm.

Capisco l'entusiasmo e l'amore per la propria opera, che spingono a pianificare in questo modo. Io ho scritto le prime storie come parte di una saga, e avevo scritto tutto quanto prima di inviare il primo pezzo: amavo quei personaggi e volevo mettere la parola "fine" alla storia, sapere di aver superato la sfida ed essere arrivata a concludere. Pubblicare con un piccolo editore ti fa comprendere presto che 1-non è affatto il traguardo che cambierà il tuo mondo, è solo un primissimo passo e tu sei uno fra tanti, tantissimi; 2-l'unica è continuare a scrivere e a spedire in giro i tuoi nuovi testi, sfruttando le possibilità che oggi offre la Rete per conoscere altri appassionati come te, autori, editor, chiunque possa darti buoni consigli.
Quello che mi sento però di suggerire, e che ho scritto al ragazzo che ha cercato il mio parere, è: anche se avete in mente una saga in cento volumi, non fossilizzatevi su quella, né su un unico genere, possibilmente. Avrei potuto andare avanti a scrivere storie ambientate nel mio mondo fantasy per decenni, da quante ne avevo in mente. Ma la cruda verità è: se il primo libro non te lo compra nessun editore, tanto meno fregherà a qualcuno del secondo. Se invece scrivete storie indipendenti, sperimentando qualcosa di diverso, oltre a guadagnarci come autori (migliorate voi, magari scoprite un genere che vi è più congeniale...) avrete anche più possibilità che il nuovo libro possa interessare a un editore o a un agente.

Parlando chiaro, salvo eccezioni le prime storie sono per forza ingenue, immature, piene di difetti. Alla terza, quinta o decima si comincia magari a creare qualcosa di davvero buono. Non è stato il mio primo libro a portarmi in Fabbri, e nemmeno il secondo o il terzo di quella trilogia, e nemmeno il quarto romanzo che io abbia scritto o il quinto (di altro genere e rimasti tuttora in un virtuale cassetto del mio hard disk - e percaritàdellaDea lì devono restare). Sono stati il sesto (I.) e il settimo (Angelize), escludendo dal conteggio vari altri progetti solo abbozzati ma non terminati.
Perciò, continuate a scrivere. Non aspettate che il vostro primo libro venga rifiutato e ignorato da tutti prima di iniziarne un altro. E magari, mentre portate avanti il vostro progetto di saga fantasy in cento volumi, tentate anche uno stand alone horror. O urban fantasy. O thriller. O quel che altro vi ispira.
E in bocca al lupo.

sabato 22 febbraio 2014

32

Ebbene sì. Oggi è il mio compleanno.

Strano giorno. A parte il Ragnarok imminente (sì, sono una donna da fine del mondo), vorrei poter dire che, come il primo gennaio, il compleanno dovrebbe essere un punto di partenza, segnare un passaggio, un nuovo inizio.
Ma la realtà non è così facile.
Non ci sono cambiamenti improvvisi, pagine che si voltano facilmente come quelle di un libro. Il tempo è un fluido magma che non ti trasforma di colpo, ma ti conduce, un secondo per volta, verso il futuro. E io, che sono capace di passare da depressione a euforia e di nuovo a depressione eccetera nel giro di cinque secondi, mi sento strana, oggi.
Rileggo quello che scrivevo un anno fa in questo stesso giorno:


sto continuando a tentare. Sto resistendo. E qualcosa, una briciola per volta, la sto raccogliendo. Ma ho imparato che la felicità è stasi, e la stasi non esiste. La vita è viaggio, e io sono solo a una delle tante tappe. Ma il viaggio me lo sto godendo, e nonostante tutti i casini non sono una di quelle persone piene di rancore e fiele. Il viaggio lo sto amando, anche se a volte mi spaventa. Vedo tutto quello che è successo negli ultimi 365 giorni, e sono ottimista. Il pensiero di cosa potrà essere fra altri 365 mi fa un po' girare la testa. Le poche previsioni che posso azzardare mi danno di che sperare. Con cautela, con prudenza. Perché dietro ogni gioia c'è un prezzo da pagare, o qualcosa che può andar storto, o un "non si sa mai". Ma voglio sperare. (Che qualcuno me lo ricordi, quando sarò piena d'ansia per qualcosa).

Oggi posso dire che praticamente NULLA di quello che poi è successo lo avevo previsto. Pensare al prossimo alla luce di questi ultimi mi dà le vertigini. Quest'anno è stato complicato, ma pieno di passi avanti. Ogni volta che ho disperato, poi le cose si sono illuminate di colpo di una nuova luce. Ho passato i miei giorni difficili, ma ho fatto passi avanti, nel lavoro, nella scrittura. I tasted magic. Ho scoperto tanto di me, ho trovato la metà di me che mi mancava. Ho conosciuto persone nuove, e quando dici a un amico che ti riempie di auguri e complimenti "tu mi vedi meglio di quello che sono" sentirti rispondere "Io vedo sempre la realtà nera, ma quando vedo un cazzo di sole me ne accorgo" è qualcosa che ti scalda. Vorrei che fosse sempre così: vorrei portare sempre il sole nella vita delle persone che amo e a cui voglio bene. Ma non ci riesco - non abbastanza. Ci provo, però. Ci spero. Ci sono, sempre e comunque.


Sì, è un giorno strano. L'ho iniziando cambiando le lenzuola, facendo un po' di pulizie, perché è simbolico. Chiuderò questo post, sbrigherò qualche faccenda e poi festeggerò. Oggi voglio colori, dolci, sorrisi, amore, sole, stelle, gioia e rock'n'roll. A volte vorrei fermare il tempo, per poi accelerarlo di colpo e vedere ciò che sarà. Voglio ripetere: non mi arrendo. Gods will find a way. Posso solo crederci perché se non lo faccio affondo. Sono fortunata. Eppure ho paura, anche. Posso fare del mio meglio, ma ci sarà sempre qualcosa che è al di là del mio potere, dei miei tentativi. Comunque, vado avanti. Se non lo si fa, il tempo trascina comunque. Meglio camminare che farsi tirare, this I learnt.

E allora, datemi magia. Il 2011 ha fatto crollare la persona che non dovevo più essere. Il 2012 mi ha portato l'inizio del resto della mia vita e il contratto con Fabbri. Il 2013 Angelize, più lavoro, un agente. E un sogno.
Il 2014 voglio che tutto questo cresca ancora di più. E mi dia la forza di crederci, nei sogni.
I want my dreams to come true.




venerdì 21 febbraio 2014

Angelize - soundtrack: Not as we (Alanis Morissette)

Venerdì, ultimo giorno faticoso di una settimana pesantuccia. Quelle settimane in cui non si dorme mai abbastanza, in cui a sera l'ultima cosa che hai voglia di fare è cucinare - e quindi si abborracciano pasti alla bell'e meglio - e lavare i piatti - e quindi tazze e stoviglie varie si accumulano nel lavandino. Domani pure avrò il mio daffare, almeno nella prima parte della giornata: poi, gaudio, giubilo, festeggiamenti, eccessi e quant'altro. No, non per il Ragnarok, anche se una birra in onore degli dei del Nord la berrò volentieri (tanto più che, la sera, cena in trattoria bavarese, ergo birra buona).

Comunque. Comunicazioni di servizio rapide: a questo link potete trovare un nuovo giveaway di Angelize, che le ragazze del blog Le Tazzine di Yoko hanno organizzato dopo averlo recensito. In bocca al lupo a tutti i partecipanti!
A questo link, invece, le foto dalla presentazione di sabato scorso, come anticipato.

E ora, un po' di musica: per la precisione, un altro brano dalla colonna sonora ideale di Angelize. La settimana scorsa vi avevo presentato un pezzo dedicato a Haniel, quest'oggi invece la canzone che, mentre scrivevo il romanzo, avevo associato a Rafael, in particolare nel difficile momento tra i capitoli 20 e 22: Not as we, struggente pezzo di Alanis Morissette dal disco Flavours of entanglement. Mi piace moltissimo il pezzo, mi piace moltissimo il suo crescendo, mi piace moltissimo cantarlo. Mi commuove un po', come a volte il mio "biondo", Rafael...
Il brano si adatta benissimo per tono, con la sua dolcezza e malinconia, e anche per il testo, che sembra descrivere alla perfezione lo smarrimento di Rafael nei suoi primi giorni da "reincarnato", il suo disagio e la sua timidezza, la sua solitudine tanto nei confronti di chi conosceva durante la sua prima vita, quanto in quelli degli altri mezzi angeli come lui.

Come sempre, potete ascoltare l'intera colonna sonora su Youtube o su Spotify tramite il lettore qui a destra. Enjoy!

Reborn and shivering
Spat out on new terrain
Unsure unconvincing
This faint and shaky hour

Day one day one start over again
Step one step one
I'm barely making sense for now
I'm faking it 'til I'm pseudo making it
From scratch begin again but this time I as I
And not as we

Gun shy and quivering
Timid without a hand
Feign brave with steel intent
Little and hardly here

Day one day one start o-over again
Step one step one
With not much making sense just yet
I'm faking it til I'm pseudo making it
From scratch begin again but this time I as I
And not as we

Eyes wet toward
Wide open frayed
If God's taking bets
I pray He wants to lose

Day one day one start over again
Step one step one
I'm barely making sense just yet
I'm faking it til I'm pseudo making it
From scratch begin again but this time I as I
And not as we

mercoledì 19 febbraio 2014

(Many) voices in my head...

Angelize ha tre punti di vista, quelli di Haniel, Hesediel e Rafael, resi attraverso la terza persona cosiddetta "limitata", che è anche quella che preferisco di gran lunga. In questo modo, rimango nella testa di un solo personaggio per volta (in genere cambio con il passaggio a un nuovo capitolo, più raramente con il cambio di scena ma all'interno di uno stesso capitolo) e posso così "intridere" tutta la prosa dello stile e del linguaggio del personaggio-punto di vista (ne avevo parlato, per esempio, in questo post).
Angelize 2 - Ancora Non So Come Si Intitolerà, che è nato in realtà insieme alla prima parte, ma è comunque nettamente distinto e si ambienta un anno dopo, di punti di vista ne ha... cinque, allo stato attuale delle cose (ovvero, pre-editing, ma non dovrebbe comunque cambiare). In realtà, in prima stesura ne aveva ben sette, ma i due che ho sacrificato, per quanto li trovassi interessanti, comparivano davvero troppo poco per mantenerli (il primo una volta, il secondo due, in frammenti brevi) ed erano tranquillamente sacrificabili.

Come avrete intuito, mi piace scrivere romanzi corali - non che lo decida prima, ma in un modo o nell'altro saltano fuori così - e anche lunghetti - non che lo decida prima, ma... avete capito. Perché questa premessa?
Be', perché in questo momento la storia che sto scrivendo ha tre punti di vista principali. Altri due importanti che arriveranno però più avanti. E dovrebbe averne almeno altri tre secondari. Più quello dell'antagonista, in almeno un capitolo, e quello di un altro ancora in un lungo flashback.
Totale, dieci.
D-I-E-C-I.
Mi sento nei guai.

 Ok, quelli principali sono ben distinti dagli altri. Che compaiono solo quando indispensabile. Uno di quelli secondari potrei sacrificarlo, e probabilmente sarà così, con qualche piccolo aggiustamento; un altro... mmm. Dubito, ma ci mediterò. Un altro ancora idem, voglio tenerlo, anche perché poi il personaggio in questione schiatta e io ho bisogno che prima il lettore lo conosca e si affezioni, se no l'effetto salta*. Sono comunque ancora nove. Non esiste un "troppo" in senso assoluto, per quanto riguarda un argomento come questo: potrebbero anche essere cinquanta, se servono, se sono tutti ben gestiti, se la storia lo richiede. Fatto sta che nove punti di vista sono solo uno dei tanti indizi che mi fanno sentire quanto il romanzo in questione rischi di diventare complicato. Che si unisce all'incertezza sulla conclusione, perché ancora non riesco a trovarla (sì, lo so, "La fine? Quel Personaggio Là vince perché è Più Figo di tutti", grazie... ma come indicazione è un po' vaga, messa così, non trovi? - Non fateci caso, sono dialoghi tra me e uno dei miei Lettori di Fiducia). Frullate il tutto con il poco tempo, le troppe cose da fare, il bisogno di riposo e l'incapacità di concentrarmi quando il tempo ce l'ho...
La strada verso la parola "fine" di quella prima stesura sarà ancora lunga.

Voglio farmi consolare da un commento del lettore di fiducia di cui sopra, su un altro testo: "E' un capitolo tremendo, vividissimo e impressionante. Una delle cose più belle che tu abbia scritto in assoluto".
E io non so se arrossire peggio di un papavero o gongolare senza pudore ^___^ Ogni tanto queste cose fanno bene.
(Ciò non toglie che a me anche quel capitolo sembri bruttoscioccoeoddeituttodasistemareee, obviously).

* E con ciò, orde di lettori armati di fiaccole, forconi e randelli mi inseguiranno... Questo è uno sporco mestiere, sapevàtelo.

martedì 18 febbraio 2014

Just my mind

Buongiorno! Saltato il post del lunedì causa *domenica ho lavorato la sera non riuscivo a mettere due parole in fila il lunedì non ero a casa*, recuperò il martedì.
Il martedì di una settimana strana.
In realtà, tutte le mie settimane sono strane. Tutti i mesi. Ok, la mia vita, diciamolo. Abbiate pazienza, ma, essendo questa anche la settimana in cui invecch... *coff coff* passo a un livello superiore, tra qualche giorno, sono particolarmente riflessiva (nei ritagli di tempo tra un impegno una corsa un casino un lavoro e un'idea).
Tempo fa usavo su Facebook, come copertina, questa immagine (non conosco l'autore, se qualcuno me lo sa indicare lo segnalo volentieri):


Direi che rende bene come sono io in generale e come vanno le cose in questi mesi, giorno più o giorno meno.
Non è una cosa negativa, eh. È molto peggio quando il fumo che esce dalla mia testa è neronerissimo (e capita, oh se capita). In questo periodo però sono in tregua armata con me stessa (vuol dire che prendo a calci i pensieri negativi con scarponi chiodati appena si fanno vivi e li schiaccio sotto il tappeto. Ci sono, ma almeno non mi impediscono di vivere) e quindi sento un lieve fermento, una vibrazione, un brusio di fondo che permane. Permane anche la sensazione che sia tutto un'illusione e nuovi crolli siano vicini, eh. Ma per il momento rimando il problema e non guardo al di là di quello che succede giorno per giorno. Vorrei poter fare di più, ma, per il momento, si va avanti.

Poi capitano anche belle cose. Tipo, ti svegli e trovi una splendida recensione di Angelize, scritta da Monica Serra su Temperamente, e allora sorridi ^___^ Grazie a lei. E grazie a chi è intervenuto sabato alla presentazione novarese del romanzo: la sala era bella pienotta, sono venute fuori questioni insolite e domande interessante, e io mi sono proprio divertita, come spero il pubblico. Dovrebbero inviarmi a giorni delle foto, le posterò appena possibile.
Facendo un passo indietro e tornando alla recensione di cui sopra, potete leggerla cliccando sul link (che rimarrà insieme ad alcuni stralci nella pagina dedicata al romanzo); tutto quello che viene detto sul libro mi ha fatto piacere, ma una frase mi ha stupito, perché su di me, non su Angelize, e del tutto inaspettata: "L’autrice di questo romanzo è donna di carattere, lo si intuisce facendo un giro sul suo blog: schietta, sincera, combattiva. Sa quello che vuole e sa anche come raccontare le storie nate dalla sua fervida fantasia. Tutte queste doti vengono fuori con prepotenza dalle pagine di Angelize."
Tempo fa ne parlavo e tornerò sull'argomento, ma qui voglio dire almeno due parole. Non è mai facile distinguere la persona dal narratore, quando si legge un romanzo. Non può che farmi piacere se l'impressione che il lettore ricava da Angelize è che io sappia come raccontare le mie storie - insomma, lo scopo è quello, no? - e questo è dunque un gran bel complimento per chi vuole fare la scribacchina di mestiere. La parte che invece mi sorprende è l'accenno a me come persona. Donna di carattere? Non quanto vorrei. I'm a mess, questo è quello che vorrei dire. Sì, so quello che voglio, ma ho un milione di difetti e paure e casini e "chissà". Sì, scrivo su questo blog quello che penso davvero, altrimenti non avrebbe nemmeno senso tenerlo; ma mi stupisco sempre di come poi la gente mi percepisce. So come vorrei essere, ma la strada è lunga...

On air:
Within Temptation, Let us burn

I'm searching no more for tomorrow
I reach for the skies while I can
The unknown will always be waiting
My last day I'll jump in its hands

I'm not fighting myself, will not follow
'Cause my choices are mine, it's my fate
And I'll never bow down from the sorrow
I'll face all that is coming my way

Denying the devil of silence
Embracing the world on the edge

Let us burn
And light up the skies here tonight
Let us burn
In this fire that makes us yearn
We're fighting our fear of the silence
We're running through walls where they stand
Let us burn

Why, why don't you let me burn?
Why don't you count down and break out and let us burn?

Oh why you raising the demons in my mind?
Oh, why am I waiting for chains throwing me to the ground?

Now darkness has come to the roses
The fire is reaching the end...

Let us burn
And light up the skies here tonight
Let us burn
In this fire that makes us yearn
We're fighting our fear of the silence
We're running through walls where they stand
Let us burn

venerdì 14 febbraio 2014

Presentazione di Angelize - Novara, sabato 15 febbraio

Buongiorno! Oggi un po' stordita e con un vago mal di testa - quelli leggeri leggeri, non terribili ma fastidiosamente presenti in sottofondo. La causa, suppongo, una nottata di incubi confusi preceduta da una giornata con maratona lavorativa (più dentista, così, tanto per allietare ulteriormente il pomeriggio). Con meditazioni varie sui problemi dei romanzi distopici che mi passano sotto gli occhi in questo periodo (riassumo all'osso? Mai niente di nuovo, soluzioni & situazioni già straviste, due palle. Non voglio generalizzare, ne ho letti anche di belli - segnatevi The wicked we have done di Sarah Harian. Ma, in generale... *yawn*. Parere personale, eh).
Vabbe', è passata. Oggi lavoro, la stramaledetta scena che devo scrivere da giorni e continuo a rimandare, cuoricini di San Valentino, impegni vari e, soprattutto, la consapevolezza che è venerdì e c'è pure il sole. Merita almeno un sorriso, no?
Ringrazio poi Strega del Crepuscolo per questa recensione ^___^

Annuncio di servizio: ricordo che, se domani siete in zona Novara e avete voglia di fare una chiacchierata con me e Luca Tarenzi, l'appuntamento è alle 18, in centro città, domani 15 febbraio. Angelize, retroscena, curiosità, urban fantasy e tutto quello che avrete voglia di chiedere. E buon week end!


giovedì 13 febbraio 2014

Angelize - soundtrack: A beautiful lie (30 Seconds To Mars)

Un po' a singhiozzo, lo so, ma proseguo pian piano con la colonna sonora di Angelize. In questo periodo, peraltro, mi hanno anche segnalato parecchie recensioni lunsinghiero (per esempio Vlad Sandrini su Fantasy Planet, Solomon Xeno, i pareri del Gruppo di lettura che continua... e chiedo scusa se me ne sono persa qualcuna, potete segnalarmele se volete ^^ In genere le linko qui).

Oggi tocca a un pezzo per me molto speciale, perché è una delle mie canzoni-manifesto, ovvero quelle in cui io stessa mi rivedo moltissimo. In questo caso, però, il brano è entrato in colonna sonora perché è "la" canzone di Haniel. Mi riferisco a A beautiful lie dei 30 Seconds To Mars. L'atmosfera è drammatica senza essere una ballad, il testo esprime secondo me alla perfezione la personalità di Haniel come si rivela nel corso del libro, quando mostra qualcosa di più profondo, sotto la superficie da schizzato senza controllo. Haniel porta sulle spalle il peso di un passato che potrebbe facilmente schiacciare chiunque, ma la sua reazione è ignorarlo, tenerlo schiacciato dentro di sé. Non chiede pietà e non la vuole, non racconterebbe mai il perché e il percome è diventato ciò che è: this is just a game, il presente è un gioco in cui lui è destinato a perdere, prima o poi. Non ha speranza di cambiarlo, né ci prova: lo accetta e semplicemente gioca fino al momento in cui si autodistruggerà o verrà distrutto, e gran parte della rabbia che prova nei confronti di Rafael, per esempio, è dovuta al semplice fatto che lui gli chiede, senza rendersi conto di quello che vorrebbe dire per Haniel, di cambiare e lottare, di pensare al futuro invece che al presente e basta. Ma Haniel non vuole nemmeno tentare, perché dà per scontato che se lo facesse fallirebbe.
Non è un mistero che Haniel è il mio personaggio preferito, con tutti i suoi difetti e i suoi errori. Le prime volte che sono entrata nella sua testa, come dire, è stata un'esperienza che mi ha stordito: seguirne i pensieri sconnessi, le immagini confuse, i momenti di "buio" in cui si distacca dalla realtà. Poi, pian piano, ho imparato a conoscerlo e ho scoperto la sua disperazione: non è rassegnata, è inesorabile. Haniel sa di essere destinato a perdere, a distruggere, a finire male, con la stessa certezza con cui sa che la legge di gravità fa precipitare un oggetto se lo si lascia cadere. Quello che gli importa è solo di tirare avanti un minuto dopo l'altro, fingendo che il modo in cui lo fa non conti, quella disperazione che porta dentro non esista.
A beautiful lie.

Qui sotto, video (la canzone inizia dopo circa un minuto) e testo.

Lie awake in bed at night
And think about your life
Do you want to be different?
Try to let go of the truth
The battles of your youth
'Cause this is just a game

It's a beautiful lie
It's the perfect denial
Such a beautiful lie to believe in
So beautiful, beautiful it makes me

It's time to forget about the past
To wash away what happened last
Hide behind an empty face
Don't ask too much, just say
'Cause this is just a game

(The end of the world)
Everyone's looking at me
I'm running around in circles, baby
A quiet desperation's building higher
I've got to remember this is just a game

mercoledì 12 febbraio 2014

Cose che so fare e cose che invece "anche no"

#quotes- So dire cose imbarazzanti nei momenti peggiori (quando scrivevo nelle mie bio fluent in weird talking mica pensavate scherzassi?)
- Non so parlare delle mie storie senza arrossire almeno un pochino, nemmeno con gli amici, nemmeno con i più grandi fan dei miei personaggi, perché una piccola parte di me penserà sempre "sì ma sono cose che hai scritto tu, non sono libri veri" e "sì ma poi quando arriverà a leggere quella certa scena là che non è venuta bene che figura ci fai"
- So farmi paranoie, immaginare apocalittiche tragedie e deprimermi come nessun altro.
- Non so programmare le scalette dei romanzi. Al massimo ne butto giù di parziali. Se ci provo, cheppalle. Tanto le idee migliori mi vengono man mano.
Dr. Seuss- So cantare. Cosa di cui i miei vicini di casa sono consapevoli a qualsiasi ora del giorno e della notte, casomai se ne scordassero. Ma l'equazione è: io -> musica accesa -> io che canto.
- Non so vincere un reverenziale timore di non farcela ogni volta che penso al mio programmato "romanzo in ambientazione storica". Forse fra altri tre o quattrocento discorsi del tipo "ma sì che puoi, basta che fai questo e quest'altro" Luca Tarenzi riuscirà a convincermi a buttarmi sul serio.
- So fare un sacco di cose che le brave ragazze non fanno e che quindi non scriverò.
- Non so evitare di dire battute sceme o di immaginare sanguinosi scenari nei momenti più impensati. Tutte storie che nascono.
- So iniziare cento cose scordando di concluderle appena la successiva mi viene in mente.
- Non so stirare, cucire, fare le pulizie come dovrebbero saper fare le donnine di casa.
- So citare a memoria una quantità spropositata di battute da Ghostbusters e Ritorno al futuro.
- Non so tollerare quelli che "il fantasy è roba per bambini. O al massimo per young adult".
Remember how far you’ve come, not just how far you have to go. You are not where you want to be, but neither are you where you used to be.- So trattenermi dallo scrivere giudizi al vetriolo grondanti ironia e/o esasperazione, quando preparo le schede dei libri letti per case editrici o agenzie, e riesco a ricondurre le schede stesse a un linguaggio professionale. Ma con fatica. E qualche volta 'fanculo, la battuta sarcastica ce la metto lo stesso. Sue me.
- Non so trattenermi dall'infarcire discorsi e/o testi scritti di espressioni in inglese (come sopra). Inutile, alcune suonano troppo bene per non usarle e ormai le ho talmente assorbite che la mia lingua d'uso quotidiano è diventata una koiné anglo-italiana. Ringraziate serie tv e libri in lingua originale. (Motto di questo periodo? Mutuato da How I met your mother: screw tomorrow, we go big tonight!)
- So far soffrire i personaggi in mille e uno modi sempre nuovi, tendenzialmente quando credono di poter finalmente tirare il fiato.
Sadness...I see beauty in everything but me. #Beauty #Sadness- Non so scrivere romanzi che stiano sotto le 500 mila battute. Tendo all'elefantiasi, sì.
- So amare con tutta me stessa. Le persone che mi sono care, gli amici, le mie passioni.
- Non so avere considerazione di me stessa.
- So cercare il senso nascosto delle cose.
- Non sempre so trovarlo e avere fiducia che ci sia davvero.
- So quali tatuaggi vorrei farmi e perché.
- Non so se avrò mai l'occasione di farli davvero.
- So sognare.
- Non so accettare che a volte i sogni non si avverano.

On air:
Within Temptation, And we run

    

martedì 11 febbraio 2014

Mi disegnano così

WritingSalve.
Mi chiamo Aislinn e ho un problema.

Potrei mostrarvelo descrivendo gli sguardi perplessi di anziana signora di mia conoscenza che legge tre righe di una mia storia e mi chiede piuttosto sconvolta "ma da dove ti vengono queste idee?" Oppure l'espressione imbronciata di mia madre che si lamenta "ma poverino a me quel personaggio stava simpatico, perché l'hai fatto morire?" E, a questo punto, avreste capito a cosa mi riferisco: l'insano godimento nel far soffrire i personaggi.
Chiunque scriva seriamente sa che un romanzo consiste nel mettere i personaggi in casini sempre peggiori fino alla risoluzione finale che li risolve o, al contrario, determina la tragedia. Molti, non tutti, vi diranno anche di avere con i personaggi un rapporto stretto quanto il mio - l'impressione che diventino vivi e reali, l'affetto nei loro confronti. Qualcuno arriverà ai miei estremi: sentirli commentare in automatico quello che mi circonda, se va bene solo tra me, se va male ad alta voce, e chiunque conosca Haniel sa che non è un'idea socialmente vantaggiosa.
Stabilito che li amo, e anche che per esigenze di copione devo farli soffrire, non sono così crudele e senza cuore da arrivare a ucciderli senza dispiacermi (starci male di brutto sarebbe un'espressione più appropriata). Ma so che a volte le cose devono andare così e ok, lo accetto. Solo che poi arrivano i momenti in cui mi sento dire "sì, ho ancora un paio di scene da scrivere e poi inizia il disastro, il Protagonista starà tranquillo ancora qualche pagina e poi comincio a torturarlo, oh, lui si salva, ma arriverà alla fine distrutto". E mentre lo dico non sono minimamente affranta. Dopo, magari, sì. Ma mentre, i miei occhi luccicano di un bagliore sinistro e le mie labbra si piegano in un sorriso inquietante.
Così, chiedo scusa a loro e tento di giustificarmi con i "non scribacchini" che a volte mi lanciano sguardi che neanche Annie in Misery non deve morire, pensando che io sia una creatura malvagia e senza cuore. Credetemi: non è così. Semplicemente, arrivare a scrivere una bella scena d'azione in cui il Protagonista finisce battuto come un tappeto e deve fuggire; oppure una scena in cui deve affrontare le sue peggiori paure; oppure il momento in cui la situazione sempre più grave in cui si trova lo spezza e lo fa crollare... è come vedere i momenti chiave di un film che stiamo seguendo con le dita strette sui braccioli della poltrona al cinema, con colonna sonora tonitruante e movimenti di macchina arditi e tutto il resto. E, nei momenti migliori, quando la scena fila e niente e nessuno interrompe, scrivere ti fa sentire contemporaneamente nel personaggio, e quindi attore, ma anche regista, ma anche spettatore, e porca miseria che frullato di emozioni diventa.
Poi, certo, rileggi e ti accorgi che come ogni prima stesura il risultato è mooolto lontano da quello che vorresti. Ma intanto hai fatto il tuo giro di giostra. E lo puoi rivivere come se stessi riguardando la tua scena preferita di un film. A nessuno importa di vedere i personaggi felice e sereni che fanno le cose di tutti i giorni. Le storie esistono nel momento in cui la realtà di tutti i giorni va a puttane. Poi la si ristabilisce. Ma quello che conta è il casino che precede l'happy ending, non il riposo che lo segue.
E se poi l'happy ending non arriva... era destino. Adorerò scrivere anche quella tragica scena finale che chiude il romanzo in dramma. Ma, se può servire a farmi perdonare, ci starò male anch'io quanto il lettore.

lunedì 10 febbraio 2014

Nuova settimana - e nuova presentazione

Nuova settimana, che inizia con lavoro arretrato, cose da scrivere, impegni da incastrare, pensieri da scacciare, mille libri in lista d'attesa e, in questo momento, ancora nessuna idea di come si svolgeranno i prossimi giorni (non sono una control freak che deve programmarsi le giornate ora per ora, ma almeno avere idea di quando posso lavorare da casa e quando sono via è utile). Non voglio che entri nei miei pensieri nulla che non sia il minimo indispensabile a sapere cosa farò "tra qualche ora" o "stasera" o "domani". Nulla d'altro. Anche perché abbiamo mai potere di decidere qualcosa di più? No. Non io, almeno.
Perciò, lavoro, scrivo, esco, "faccio cose", "vedo gente" e non penso a nient'altro.
In questo periodo sento la mancanza della magia. Sento tutto intorno un velo che non riesco a sollevare, tendo la mano ma quello che cerco è appena al di là della mia presa, i sussurri che udivo ora sono confusi più che mai. Non so se sono io che sono troppo fuori fase per ascoltare o se i silenzi hanno un motivo. Ho paura di fare domande perché non voglio conoscere le risposte - finché non sai puoi immaginare, ma quando la realtà si fissa non puoi fare altro che guardarla in faccia. Comunque, parlo e spero che qualcuno mi ascolti e al di là di ogni logica mi dimostri che la parte più triste di me ha torto.

Così, nuova settimana.

On air:
Within Temptation, Let her go

Prima di salutarvi: abitanti di Novara e dintorni, sabato 15 febbraio, alle 18, ci sarà una presentazione di Angelize, alla storica Libreria Lazzarelli (via Rosselli 45). Come sempre, a chiacchierare con me ci sarà Luca Tarenzi, perciò sapete che si parlerà a ruota libera di urban fantasy, angeli bastardi, manie da scribacchini e ogni altro argomento ci venga voglia di toccare. Non mancate! Altri dettagli a questo link.


venerdì 7 febbraio 2014

Within Temptation - Hydra

A fine gennaio è uscito il nuovo album degli olandesini e-perciò-di-default-simpatici Within Temptation, mio pallino di sempre (dai tempi dei primissimi lavori, Enter, il mini The dance e il primo botto Mother Earth, grazie al mio sempre informato fratello maggiore - stiamo parlando degli anni 1997-2000, ero piccola). Nell'ultima settimana me lo sono già consumato a furia di ascolti a ripetizione, sia perché mi sta piacendo in generale, sia perché le sue lyrics si adattano molti a questo periodo (nonostante il fondo di speranza che le intride e che a me manca, ah-ah-ah). Ergo, benvenuti a una delle mie consuete "recensioni-non-recensioni-più-che-altro-segnalazioni-del-tipo-che-aspettate-a-innamorarvene-anche-voi?"


Take your breath 'til nothing's left.
Scars of life upon your chest.
And I know wherever it goes
And we run, with a lonely heart
And we run, for this killing love
And we run, 'till the heavens above
Yeah we run, running in the dark
And we run, 'till we fall apart
And we run, 'till the heavens above



Hydra giunge ben tre anni dopo The Unforgiving, disco controverso uscito durante la mia vita precedente, da alcuni criticato perché "commerciale" (quale altra critica si rivolge ai gruppi, di solito?) e che io ho amato e amo. Si presenta come disco "sperimentale" e, in effetto, dentro ci troverete parecchia carne al fuoco, anche se non si tratta di un album che rivoluzioni lo stile della band o dia una direzione del tutto imprevista alla loro carriera. Nulla di rivoluzionario, insomma, anche se non manca una certa freschezza e ogni brano è ben calibrato. "Symphonic metal/rock" dice Wikipedia parlando dei Within Temptation, e sempre di questo si tratta: pezzi che ti entrano in testa e non ti mollano, il trademark Sharon Den Adel alla voce, ritornelli catchy, magniloquenza senza pomposità, melodia senza banalità, energia senza eccessi. Un disco vario, con alcuni brani tipicamente WT (Silver moonlight), qualche azzardo insolito (And we run, che unisce una delle linee vocali più belle che la band abbia mai scritto, il ritornello di Sharon - mi commuove ogni volta, inutile -, a inserti hip hop; ospite: Xzibit. Una scelta che mi suona strana - no, l'hip hop è lontano anni luce dai miei gusti - ma, nel brano in questione, funziona) e un sacco di ospiti gustosi (non amo alla follia Tarja, il cui apporto a Paradise mi pare trascurabile, ma, comunque, il pezzo funziona; promosso assolutamente Howard Jones ex Killswith Engage sulla bellissima Dangerous). Splendida anche Dog days, altro brano che mi strappa il cuore ogni volta, e non male l'opener Let us burn.
Nonostante la copertina un po' spenta, dunque, disco consigliato - come tutti quelli della band: se ancora non la conoscete fatevi un favore e rimediate!

Wake up in the dead of night
Dogs are turning wild
Run into what's wrong each time
Fail to get it right
Fighting off this heavy heart
Keeping your head high
Oh won't you please forget
Won't you please forget
These are the dog days
These are the dog days
Leading our hearts astray
These are the dog days
These are the dog days
Soon they will fade away

martedì 4 febbraio 2014

To Write List di febbraio (e del perché sono scomparsa da qui)

A mistake you weren't.  You taught me this :)Non ricordo un periodo di latitanza dal blog così lungo. Non me ne sono nemmeno resa conto, in realtà. Un po' ho avuto una settimana lavorativamente terribile, un po' ho concluso la suddetta settimana con l'influenza e mi sono ridotta a tossire fino a spaccarmi la gola e trascinarmi in farmacia con le forze di un mollusco schiacciato da un camion. Un po' sto combattendo contro la mia personale dark night of the soul. Un po' sono preoccupata per un'altra persona che sta vivendo una battaglia difficile e che non posso aiutare come vorrei. Lo so che mi si dice sempre "mi ascolti, hai pazienza, è molto". Ma non è abbastanza. Non per me. Ascoltare e sostenere è il minimo sindacale quando vuoi stare accanto alle persone che ami. Datemi un nemico da trafiggere e prenderò la spada e combatterò. Se non posso, se non posso fare altro che ascoltare e consolare, se non posso nemmeno offrire un abbraccio quando serve, mi sento inutile. Anche se "non è così", lo so, lo so.
Dog days.

Comunque, cerchiamo di tornare in carreggiata e occupare il tempo con tutte le cose che non ho fatto finora, dall'aggiornare qui in avanti. Non ho voglia - non ho voglia nemmeno di alzarmi dal letto, in questi giorni, anche se quantomeno questa notte mi ha risparmiato l'incubo con momento di panico che quella precedente mi ha regalato. E ho paura. E sono preoccupata. E non riesco a trovare risposte. E non riesco a raggiungere più quei barlumi di infinito che sfioravo fino a qualche settimana fa.
even if there's no happy endingMi sento come se continuassi ad arrampicarmi in un lungo passaggio tra le rocce, ma ogni volta che arrivo in cima ricasco giù. E contemplo pensieri non proprio allegri. Potrei dire che almeno oggi sto facendo qualcosa, che non sento, in questo momento, la stanchezza infinita che mi piegava la schiena fino a ieri; ma so anche - con matematica precisione - che è questione di giorni, o di ore, e quella stanchezza tornerà. Si è rotto qualcosa. Forse ho smesso di crederci. Forse sono solo troppo stanca per affannarmi ancora e pensare al futuro adesso. Se potessi saltare avanti di un mese o due o tre, so che vedrei che tutto è a posto meglio che si può. Ma quei mesi non si possono saltare. Ogni bastardissimo giorno va vissuto, ogni barriera di fuoco va affrontata, bisogna saltarci dentro, non si possono aggirare. E quello che penso in realtà è che fra un mese o due o tre alcune cose saranno a posto e risolte per il meglio. Non altre. Altre, mai. Ma si va avanti finché c'è forza e si trovano i motivi per farlo, in un modo o nell'altro. E i motivi ci sono. Rivoglio i giorni felici che mi hanno donato emozioni, esperienze, rassicurazioni e amore. Rivoglio quei giorni, tutti quelli che posso.

WritingUna nota positiva: ieri ero talmente priva di voglia di fare qualsiasi cosa che mi sono sentita in colpa e ho ripreso a scrivere. 1300 parole faticose, orrende, un paio di scene che dovrei ampliare e sistemare perché, altrimenti, tanto varrebbe toglierle del tutto, così fanno schifo. Ma meglio che niente. Ho voglia di scrivere, almeno un po'. Di questi tempi è già un'ottima cosa. Sarà che quando si tratta di stare nella testa del mio Protagonista Coglione preferito, mi vengono di default gli occhi a cuore e potrei contemplarlo per ore anche solo mentre beve un caffè. Ma non temete, vi risparmierò fangirleggiamenti così spinti. Devo solo fargli godere un altro paio di giorni di riposo prima di devastargli la vita. Di nuovo.

La to write list di febbraio prevede dunque, semplicemente, continuare a scrivere. Finire il capitoletto nuovo e proseguire con la revisione di quelli successivi, già scritti. Un obiettivo più importante ancora sarebbe capire come ca... deve finire quel libro, perché ancora non ne ho idea. E "ancora" vuol dire da circa tre anni, da quando ho cominciato a rimuginarci. Ci starebbe un fumettistico "sigh"...
Prima o poi, comunque, la conclusione arriverà. Nel frattempo, l'importante è andare avanti. Tra l'altro, una curiosità: riprendendo ieri la scaletta per sistemare il mio ormai consueto schemino "scene breakdown" (anche perché, banalmente, non capivo più in che giorni sistemare quali avvenimenti, avendo personaggi separati con le proprie cosette da fare prima di incontrarsi di nuovo), mi sono ricordata che, guarda il caso, l'ambientazione temporale della storia è di "qualche settimana" (ancora non so quante, ma credo solo un paio) a partire da... domenica 2 febbraio 2014. Cioè l'altro ieri.
Keep reminding yourself of this.Che rammenti, questa è la prima volta che scrivo un romanzo nei giorni stessi in cui dovrebbe svolgersi. Angelize, per esempio, è ambientato a febbraio 2010, ma io ho iniziato a scriverlo a settembre 2010, quindi i fatti si erano già svolti. La seconda parte è ambientata invece a febbraio 2011, ma non ricordo se ci avessi lavorato proprio nelle date esatte.
Si tratta di un piccolo dettaglio buffo, niente di più. Ma il pensiero che "domani sera" i miei tre personaggi principali rischieranno la pelle e dovranno darsi a precipitosa fuga, o che "la prossima settimana" uno dei tre finirà in una brutta, brutta, bruttissima situazione e gli altri lo seguiranno di lì a poco... è strano, no?

P.S. "Ma che cos'hai con il mese di febbraio? Ambienti tutte le storie in quel periodo? Perché?"
La risposta è: boh. Cioè, non è qualcosa che io abbia programmato volontariamente. E, anzi, M., il romanzo che ho finito ad agosto, rompe la consuetudine ed è ambientato tra dicembre e gennaio 2012-2013. Ma è anche vero che io amo febbraio (ci sono nata) e che si tratta di un mese profondamente simbolico per me. Un mese invernale, ma anche alle soglie della primavera. Un mese il cui clima freddo, grigio, si sposa con i casini bestiali e/o esistenziali che i miei personaggi devono in genere affrontare, un mese sospeso tra due possibilità, la luce e il buio. Un mese che può portare verso il rinnovamento o chiudersi ancora sul buio.
E porca puttana, mentre scrivo queste righe so che parlo della vita e non delle "semplici storie".

P.P.S. Questo mese, però, dovrei anche avere qualche idea sul prossimo Angelize e iniziare a lavorarci, magari... e chissà, magari anche su qualche altra faccenda aperta. Perciò stay tuned ;-)

On air:
Within Temptation, Hydra, il nuovo album. In particolare Silver moonlight, Dog days, And we run, Paradise