giovedì 17 luglio 2014

La depressione degli artisti

Sono un artista, quindi sono depresso.
Ci scherzava su Caparezza l'altro giorno, durante il concerto, più o meno in questi termini. Sentito questo, trovata per caso la vignetta che vedete qui sotto (da Pinterest, cliccateci per il link), ricordati tanti discorsi fatti con colleghi, amici, lettori (e chi è tutte queste cose insieme)... be', era inevitabile che buttassi giù qualche riflessione in un post.


Quando mi capita di dire scrivo perché non posso farne a meno, che è una risposta comune (ma non per questo meno vera) a chi si dedica alla scrittura, a volte la frase viene fraintesa e ricollegata all'estremamente romantico (in senso ottocentesco) "tormento interiore" dell'artista. Anzi. Tormento Interiore dell'Artista. Sentite le maiuscole?
Lasciando da parte le discussioni sulla qualità di quell'arte, o sulla legittimità o meno di usare tale termine, avete capito cosa intendo. Soprattutto in Italia, credo, lo ScVittoVe è colui che si fa le ulcere e i mal di testa perché compresso da Alti Pensieri e Grandi Problemi. Anche colei, ma in fondo vige anche la malcelata idea che sì, le donne scrivono ma per lo più storie d'amore, no? Non si può dire perché non è politically correct, ma insomma...
Lasciando da parte anche quest'ultima stronzata, ScVIttoVi e ScVittVici devono essere impegnati, sensibili, sempre intenti a combattere contro i propri demoni interiori, a quanto pare. Ergo, devono anche essere seri, tristi, depressi, soffrire quando scrivono come se stessero incidendo ogni parola sul proprio braccio come con una lametta.
Ora, lasciatevelo dire da chi di demoni da combattere ne ha a frotte.
Si tratta di una cazzata.

Non intendo dire che scrivere non sia una terapia. Lo è, assolutamente. Alcuni degli episodi che ho inserito in questo o quel romanzo sono versioni modificate, potenziate, filtrate di cose che mi sono successe o che ho visto. Alcuni dei temi ricorrenti delle mie storie sono mie paure, ossessioni, timori, dubbi. E per come sono fatta io ho senz'altro i miei momenti di tristezza cosmica. Quelli in cui le cicatrici sono troppe. E credo anche che per dare vita a un romanzo davvero riuscito e personale, l'autore debba possedere una sensibilità particolare, un'occhio che gli permetta di vedere cose che non tutti vedono. Di "trovare la sua via alla luce della luna", direbbe Wilde.

Ma scrivere non corrisponde a quella tristezza, a quelle paure. E se ha una funzione catartica innegabile, non basterebbe questa soltanto ad alimentare lo sforzo prolungato di scrivere un intero romanzo: sarebbe sufficiente tenere un diario, no? Allo stesso modo, essere "sensibili" non vuol dire essere "depressi", come scherzava Caparezza.
La realtà pura e semplice è che, nonostante la fatica che comporta portare avanti un progetto lungo, trovare le soluzioni di trama, limare lo stile eccetera eccetera,  scrivere è divertente. Per me, è tanto divertente. Di più: è esaltante. Ogni scribacchino ha le sue preferenze: io mi innamoro dei personaggi e la soddisfazione più grande è vederli prendere vita propria, altri si divertono a creare ambientazioni accurate o a scrivere scene d'azione. Qualunque sia il punto, si tratta di una vera gioia.
La scrittura che non si alimenta solo riflettendo sui massimi sistemi o deprimendosi per lo stato disastroso dell'Italia o piangendo sul cuscino. La scrittura ha bisogno, almeno per quanto mi riguarda, anche di passioni, di esperienze, di vita, di gioia, appunto, di scandalizzare la gente con baci in pubblico, di magia, di Nutella, di salti a un concerto... di tutto quanto. Allo stesso modo per cui, a mio parere, un romanzo di qualunque genere può senz'altro affrontare temi complessi e presentare personaggi che raccontano il nostro presente, ma non può essere costruito solo sulla voglia di dimostrare quanto si è profondi e quanto si è bravi ad affrontare argomenti filosofici o sociali o altro. Voglio il miele insieme alla medicina, parafrasando Lucrezio: voglio la storia, l'avventura, il piacere, insieme alla magia che mi lascerà qualcosa dentro, insieme al dramma, insieme ai "temi". Anche perché, nei libri in cui il desiderio di esprimere un'opinione prevale sul gusto per il racconto, tutto risulta grigio, spento. Senza passione. Narrare richiede un delicato equilibrio tra il cosa e il come, tra la storia e le idee.

Forse è per questo che mi rompo le palle con la "narrativa ombelicale" che parla di gente normale che fa cose normali reagendo in modi normali solo per dimostrare il male della società o la cattiveria dell'uomo medio o il pericolo degli aMMori sbagliati. Forse è per questo che, quando leggo romanzi in cui non succede nulla ma si riflette tantotanto, spero solo che alla pagina successiva arrivi un'orda di zombie a movimentare un po' le cose.
Ok, non sto dicendo che solo i libri fantasy vadano bene. Non ho pregiudizi particolari, da questo punto di vista, e leggo un po' di tutto. Va benissimo il realismo, dunque. Ma oltre alle seghe mentali, o autori, datemi anche una storia. Oltre a mostrarmi quanto siete intelligenti, vivete e godetevi ogni giorno. Oltre a mostrare quanto avete riflettuto, metteteci passione, nel vostro libro.
Fatemi vedere, fatemi sentire quanto vi siete divertiti a scriverlo.

On air:
Caparezza, China Town



10 commenti:

  1. Sono assolutamente d’accordo con quanto scrivi.
    I miei primi passi nella scrittura sono stati mossi proprio in un momento della mia adolescenza particolarmente difficili, quindi erano alimentati da una tristezza di fondo. Quest’abitudine malsana di esprimere il mio disagio tramite la scrittura mi ha accompagnata per anni, e forse è stata proprio questa a farmi smettere per un po’: stavo diventando autoreferenziale e patetica…
    Anche io mi innamoro dei miei personaggi: una volta ho sognato che mi prendevo una birra con uno di loro. Essi, solitamente, nascono molto prima della storia, ed è il loro carattere a definire la trama. C’è una porta chiusa: il personaggio che c’è davanti, cosa farebbe per istinto? Insomma, non sono io che li guido, ma sono loro che guidano me. La mia attenzione al realismo, dunque, nasce proprio dall’esigenza di creare persone VERE, che si muovono nel mondo, che amano, che vivono e si divertono, ma alle quali succedono cose straordinarie. I riferimenti alla realtà sono molteplici, e questo mi aiuta a dare credibilità alle mie storie in quanto amo ingarbugliare le trame e creare giochi ad incastro che rischiano di sfociare nell’inverosimile.
    Ora sto scrivendo un romanzo in cui c’è un po’ di tutto. Ci sono dolori e gioie, ci sono concerti punk e discoteche, ci sono abiti firmati e negozi cinesi, c’è sentimento, c’è realismo, ma ci sono anche e soprattutto fatti (intesi in entrambi i sensi, come accadimenti e come tossicomani!) e questa poliedricità mi piace molto. Se poi scivolerò nel romanzoide, ci penserò in fase di revisione.

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    1. La fase di revisione serve anche a quello ^^ L'importante è concludere la prima stesura, poi ci si può lavorare con le idee più chiare.

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  2. Ciao, ti leggo da tempo e oggi non riesco a trattenermi dal commentare perché leggendo il post mi è venuta una gran voglia di far invadere il giallo che sto scrivendo da un'orda di zombi. Un buon numero di scheletri li ho già, mi manca solo un bravo necromante che li animi... Peccato che i necromanti siano come gli idraulici: quando servono non si trovano mai.

    PS: tra l'altro è un po' che mi interrogo. Ho più o meno la tua età, abito in provincia di Novara, gioco di ruolo, frequento fiere/incontri è possibile che ci siamo incrociate, ma non riesco a focalizzare un ricordo preciso.

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    1. Ciao! Grazie per aver commentato, piacere ^^ Un'orda di zombie in un giallo sarebbe una svolta interessante eheh XD
      Io abito a Novara da dieci anni, può darsi che ci siamo intraviste da qualche parte. Come giochi di ruolo però frequento solo i live di Forsaken a Milano

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    2. Ah, ecco. Abbiamo fatto qualche torneo, ma niente live (abbiamo bisogno di sentire i dadi che rotolano). Buffo come a volte il mondo sembri piccolo e a volte enorme.
      Del resto quando da Briga Novarese vengo a Novara sembra già di cambiare mondo, altro paesaggio, altro clima. Mio marito che lavora a Cameri dice che in inverno da noi è la Contea, a Cameri è già Ravenloft!

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    3. Bel paragone! XD Io ormai sono abituata a spostarmi tra Novara, Milano eccetera, e mi piace cogliere le sfumature di ogni posto ^^

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  3. "Esaltante" è la parola giusta. In effetti chi glielo farebbe fare agli scrittori di passare anni a scrivere storie che nessuno fuma nemmeno di striscio, trascurando il novanta per cento delle cose che in teoria dovrebbe fare per meritare i diritti civili? Il bilancio deve essere in attivo, per forza. (Adesso vado in bagno a meditare sulla vita...)

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    1. "La vita, l'universo e tutto quanto" ;-)

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  4. Tanto per sostenere la tua tesi, io nel periodo più tormentato della mia vita ho appeso la penna al chiodo e non l'ho ancora ripresa in mano. Se il tormento fosse proporzionale alla propensione alla scrittura..

    Bel post!

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    1. Grazie ^___^ E spero che i tormenti passino... :-*

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