martedì 15 aprile 2014

Le canzoni della mia vita #8 (anzi, un disco): Alanis Morissette - Jagged little pill

Vi avviso: questo sarà un lungo post, un lungo viaggio.

Se siete appassionati di musica, indipendentemente dal genere, e oltre ad ascoltare le melodie vi piace anche badare ai testi, vi sarete molto probabilmente resi conto di quanto certe canzoni sembrino proprio "scritte per noi": dall'innamorato che si commuove per una canzone romantica a quei brani pieni di rabbia che accompagnano i momenti di ribellione o di lotta, per fare solo i primi, banali esempi che mi vengono in mente, ci si imbatte a volte in quei testi che dicono proprio quello che la nostra anima sente in quel momento.
E vi sarete forse anche accorti di come lo stesso pezzo possa assumere significati diversi, o molteplici, con il passare del tempo e il cambiare delle situazioni.

A me è successo, per esempio, con Jagged little pill, forse il disco-capolavoro di Alanis Morissette, che ho comunque continuato a seguire e verso la quale non sono così critica come mi è capitato di sentire da altri (per esempio, a me piacciono molto sia Under rug swept sia Flavours of entanglement). L'album uscì nel 1995 (attimo di shock: ha quasi vent'anniii!!!), quando io ero una tredicenne. Ai tempi, ero ancora in fase "ha detto una parolaccia arrossisco uh ho una valanga di parenti ultracattolici accidenti devo fare la brava", tanto per rendere l'idea di quanta acqua sia passata sotto i ponti. Jagged little pill è stato uno dei primissimi cd comprati con i miei soldi (della paghetta mensile), nel fedele negozio di Biella dell'epoca pre-internet, pre-mp3 eccetera. Il mio inglese era decisamente approssimativo, ma il libretto inserito nel cd, con tanto di traduzione, mi ha aiutato a imparare ben presto a memoria l'album (quando mi chiedono "ma come hai fatto ad assimilare così bene la pronuncia inglese?" la mia risposta è sempre "cantando").
Tutti conoscono questo disco per Ironic, ma io vi parlerò delle altre.

Nei miei anni da teenager, questo album per me era, per esempio, Perfect, che parla di genitori esigenti e ragazzini che non riescono a essere all'altezza delle loro aspettative. Non era il mio caso, per quanto riguardava i miei, che non sono mai stati così stronzi, per fortuna (mica che a mio padre pigli un colpo quando legge qui - ciao papà). Ma era il mio caso in quanto costantemente "non allineata, non sulla lunghezza d'onda giusta, non abbastanza... qualsiasi cosa avrei dovuto essere". Ecco, Perfect parlava della me di allora, che se ne sta ancora rannicchiata in un angolo di me stessa e a volte mi trascina giù con sé anche oggi. Per fortuna, non ho più attorno le persone che maggiormente mi facevano sentire così. Per fortuna, le persone che ho accanto oggi non mi gridano mai addosso.

Sometimes is never quite enough
If you're flawless, then you'll win my love

Don't forget to win first place
Don't forget to keep that smile on your face...

How long before you screw it up
How many times do I have to tell you to hurry up
With everything I do for you
The least you can do is keep quiet...


We'll love you just the way you are

If you're perfect

E poi c'era Forgiven, che è semplicemente una canzone splendida, e che parla di fede - cattolica, in particolare. Ma non è semplicemente per quel No fun with no guilt feelings, che me la ricordo: bensì per un ritornello che mi ha ossessionato a lungo, mentre cercavo la mia strada. Oggi l'ho trovato e mi ha portato parecchio lontano da dove sono partita (diciamo che qualche secolo fa sarei stata bruciata sul rogo per così tanti motivi che non riesco nemmeno a elencarli tutti), ma quel ritornello resta sempre, per me, una delle descrizioni più efficaci di certi sentimenti. E poi, diciamolo: in questa canzone Alanis fa un lavoro interpretativo straordinario. Uno di quei brani che comunque adoro cantare per la sfida vocale che è.

We all had our reasons to be there
We all had a thing or two to learn
We all needed something to cling to
So we did...

We all had delusions in our head
We all had our minds made up for us
We had to believe in something
So we did

Proseguendo in questo tour dei ricordi... All I really want è stata per me uno di quei brani (ai tempi) scioglilingua per mettere alla prova il mio inglese, oltre che la mia voce. E Not the doctor è legata, per me, alla separazione dei miei genitori, non tanto perché il testo si adattasse (mooooooolto vagamente), ma proprio perché mi ricordo ad ascoltarla in quei mesi.

Allora come oggi, poi, Mary Jane è una delle mie canzoni di malinconia, e anche una di quelle che ogni tanto mi dicono quello di cui ho bisogno, o che, almeno, a volte ho bisogno di ricordarmi:

Well it's full speed baby in the wrong direction
There's a few more bruises

If that's the way you insist on heading 

Please be honest Mary Jane
Are you happy
Please don't censor your tears

You're the sweet crusader and you're on your way
You're the last great innocent and that's why I love you

So take this moment Mary Jane and be selfish
Worry not about the cars that go by
All that matters Mary Jane is your freedom
Keep warm my dear, keep dry

E poi c'è un trio di canzoni, per me, cattive. Cattive nel senso che un tempo non avevano nulla a che fare con me, ma poi la vita ti fa fare tante esperienze, no? E allora, per la loro grinta, il senso di rivalsa, la rabbia e il riscatto, sono diventate una buona colonna sonora per un certo periodo di qualche anno fa. La mia frustrazione e l'esasperazione che ho provato a lungo si trovano in Wake up, un bel brano per me inestricabilmente legato ad alcune persone.

You like snow but only if it's warm
You like rain but only if it's dry
No sentimental value to the rose that fell on your floor
No fundamental excuse for the granted I'm taken for

'Cause it's easy not to
So much easier not to
And what goes around never comes around to you

You like pain but only if it doesn't hurt too much
And you sit... and you wait... to receive
There's an abvious attraction
To the path of least resistance in your life
There's an obvious aversion no amount of my insistance
Could make you try tonight...

There's an apprehensive naked little trembling boy
With his head in his hands
There's an underestimated and impatient little girl
Raising her hand

C'è poi You oughta know, che ha un giusto mood grintoso anche se il testo, in realtà, non si adatta ai momenti cui io la collego, se non per poche frasi verso la fine: It's not fair to deny me of the cross I bear that you gave to me. Ma mi piace così tanto l'interpretazione di Alanis qui, che questo brano è diventato comunque una parte di me. Così come non parla affatto "di me" Right through you, anche se mi torna sempre in mente quando scrivo i ringraziamenti per la fine di un libro... You scan the credits for your name and wonder why it's not there.

E, finalmente, si arriva al trio di canzoni che preferisco, per quanto riguarda il mood. Perché sono quelle dell'oggi. Sono quelle della gioia, della speranza, della vita che faccio ora.

C'è Hand in my pocket, che anche se ha quasi vent'anni sembra scritta per l'incertezza di quest'epoca. Ma parla di gioia di vivere, comunque. Parla di come mi sento quando faccio le corse e sono stanca e ci sono casini ma poi, alla sera, mi diverto e mi godo il tempo con le persone care.

I'm broke but I'm happy, I'm poor but I'm kind
I'm short but I'm healthy, yeah
I'm high but I'm grounded, I'm sane but I'm overwhelmed
I'm lost but I'm hopeful baby
What it all comes down to
Is that everything's gonna be fine fine fine
'cause I've got one hand in my pocket
And the other one is giving a high five
I feel drunk but I'm sober, I'm young and I'm underpaid
I'm tired but I'm working, yeah
I care but I'm restless, I'm here but I'm really gone
I'm wrong and I'm sorry baby

What it all comes down to
Is that everything's gonna be quite alright
'cause I've got one hand in my pocket
And the other one is flicking a cigarette
And what it all comes down to
Is that I haven't got it all figured out just yet
'cause I've got one hand in my pocket
And the other one is giving the peace sign
I'm free but I'm focused, I'm green but I'm wise
I'm hard but I'm friendly baby
I'm sad but I'm laughing, I'm brave but I'm chickenshit
I'm sick but I'm pretty baby

And what it all boils down to
Is that no one's really got it figured out just yet...

C'è Head over feet, che è pure lei perfetta per così tante cose che farei fatica a spiegarle tutte e per me rappresenta il cambiamento e la guarigione, e chi mi conosce sa perché e anche quello che non scrivo, ed è dedicata a una persona speciale che so che mi legge e capisce. E c'è, infine, You learn, che forse è il pezzo summa di tutti gli altri. Un inno al coraggio di vivere, alla scoperta attraverso le esperienze - tutte, belle o dolorose. Ad andare avanti e imparare.
E lo so che poi avrò i miei momenti di depressione e di paura e piangerò e mi chiederò come accidenti si fa a sopravvivere così alla giornata. Ma adesso, adesso... adesso conta solo l'adesso. E i sorrisi e il sole e gli sguardi e le soddisfazioni e la lotta e la speranza.

I recommend getting your heart trampled on to anyone
I recommend walking around naked in your living room
Swallow it down (what a jagged little pill)
It feels so good (swimming in your stomach)
Wait until the dust settles

You live you learn, you love you learn
You cry you learn, you lose you learn
You bleed you learn, you scream you learn

I recommend biting off more then you can chew to anyone, I certainly do
I recommend sticking your foot in your mouth at any time, feel free
Throw it down (the caution blocks you from the wind)
Hold it up (to the rays)
You wait and see when the smoke clears

You live you learn, you love you learn
You cry you learn, you lose you learn
You bleed you learn, you scream you learn

Wear it out (the way a three-year-old would do)
Melt it down (you're gonna have to eventually anyway)
The fire trucks are coming up around the bend

You live you learn, you love you learn
You cry you learn, you lose you learn
You bleed you learn, you scream you learn

You grieve you learn, you choke you learn
You laugh you learn, you choose you learn
You pray you learn, you ask you learn
You live you learn

2 commenti:

  1. Ehhhh ma non ha scritto niente nessuno?? :D

    cmq bel racconto, anche io sono cresciuto imparando l'inglese con la musica, e anche io avevo questa cassetta che ascoltavo con il testo davanti :D
    mi hai fatto tornare indietro nel tempo...

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    1. Grazie per aver scritto tu! :-D Ogni volta che risento una di queste canzoni è un viaggio nel tempo anche per me...

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