lunedì 30 settembre 2013

October is coming

october

E vorrei sapere cosa porterà.
Cioè, in parte lo so cosa porterà. Un sacco di belle ore con le mie persone speciali, un sacco di impegni e cose da fare. Un sacco di preparazione per il futuro. Un sacco di speranze e di paure, di aspettative e desideri, di tentativi e ansie. Quello che vorrei già sapere è ciò che accadrà.
Mi destreggio e cerco e provo e attendo e tento, e l'unico modo per resistere è guardarsi indietro e vedere quanta strada ho fatto, impedendomi di pensare al futuro più che un giorno per volta. Il futuro per me esiste solo per le cose belle che attendo - quel pomeriggio là, quella sera lì, quel faro da raggiungere ancora più avanti. Fiducia in me stessa? Poca, as usual. Persone che mi danno la fiducia che a me manca? Tante, per fortuna. Paure? Una collezione.
Ma si lotta, sempre e comunque. Se voglio fare vita da rock star, come dice una delle persone di cui sopra, devo anche osare suonare la mia musica. Diventa ciò che sei nato per essere, dice Elrond ad Aragorn, nel film del Ritorno del Re. Solo che non posso controllare tutto. Non posso sapere se i miei sforzi basteranno.
E qualche sicurezza, ogni tanto, mi piacerebbe averla. Un po' di tranquillità. Per godermi quello che ho quanto vorrei e assaporare i sogni che si avverano senza temere i demoni e gli incubi.
Ma tante cose belle sono successe, anche quelle che consideravo difficilissime, anche quelle che consideravo impossibili fino a un mese fa, fino a un anno fa. E proverò ad avere fiducia. Anche se non posso sconfiggere del tutto la paura, proverò ad avere fiducia. Fight.

mercoledì 25 settembre 2013

Telegraficamente - o quasi

- I profumi. Oh, i profumi che ti risvegliano una quantità di immagini e sensazioni e ricordi. Ancora adesso sento il profumo più buono del mondo.
Si sottovaluta troppo il potere di un profumo e del carico di emozioni che porta con sé.
Mi fa sorridere.

- Gli occhi. In questo periodo sono ossessionata dagli occhi delle persone. Li scruto, li studio, li osservo. Fotografo i miei perché, be', sono disponibili ^^, ma vorrei scocciare la gente e fotografare anche quelli di chiunque mi colpisca.
Una volta dicevo sempre che mi piacevano gli occhi chiari. Be', in fondo l'azzurro è anche il mio colore preferito. Ma tolti casi particolari - gli occhi di Jared Leto sono un miracolo della natura, punto - devo dire che l'intensità degli occhi scuri è difficilmente eguagliabile. Che poi, non generalizziamo. Non è il colore, è ciò che c'è dietro quegli occhi a contare.
I miei no, non sono né azzurri né marroni.

- Il tempo. Il tempo scorre troppo lento e troppo in fretta. Salto da un giorno all'altro e i secondi non hanno importanza. Una sfida per volta io ho davanti a me l'obiettivo. Ho lì davanti le conquiste. Le ore preziose con le persone che contano. E in mezzo agli scazzi e le paure e il dolore e le incertezze, io sorrido pensando alla prossima tappa, al prossimo giorno speciale.

- Lucca Comics! Ebbene sì. Quest'anno in un modo o nell'altro ci sarò. Spero in "un modo", ma ancora non ne ho la certezza matematica; nel frattempo, so dirvi che sarò comunque lì "nell'altro", tra il pubblico, il sabato e la domenica almeno, per il workshop di Francesco Dimitri ("We're not worthy! We're not worthy!") e, il giorno dopo, per l'incontro con Luca Tarenzi. Dettagli appena possibile.

- Per agli aspiranti scribacchini: sappiate che i rapporti con gli editor contemplano mail scambiate tra l'una di notte e le sei di mattina, l'ultimo giorno utile per la creazione delle bozze da correggere, quando il libro va chiuso prima di subito e tu, autore, ormai quel romanzo non lo vuoi più vedere neanche da lontano percaritàdelladddea. Con messaggi come "ci vuole una frase in più qui", "tipo questa?", "tipo. Ma puoi fare di meglio!", "Ti odio. Ma ci penso e ti faccio sapere."
True story.

- A proposito di true story. Serie tv! Serie tv! Ricominciano le serie tv! Prima l'ultima stagione di How I met your mother, tra qualche giorno Big Bang Theory, domenica Once upon a time! Saltello. Ieri i primi due episodi di HIMYM non sono stati affatto male, soprattutto per l'ormai consolidata simpatia e bravura degli interpreti. La madre? Si vede, finalmente, e a me non dispiace affatto. comunque, due puntate e il famoso matrimonio tra Barney e Robin ancora non è iniziato. Spero che, più che tirarla per le lunghe con l'incontro, gli autori si concentrino sullo sviluppo della successiva storia tra Ted e la madre, per renderla solida e non affrettata.

- Oggi giornata importante e non semplice, o almeno così si preannuncia. Ma mi piacciono queste tante cose da fare. Mi piace che la mia vita sia com'è ora. Non vedo l'ora di vedere come sarà domani. Ultimamente mi sono stupita così tante volte dei doni che gli dèi mi hanno riservato, che, di nuovo, sorrido.
Sorrido.

On air:
Bon Jovi, Always
Avril Lavigne, Smile

martedì 24 settembre 2013

Le canzoni della mia vita #7: Iron Maiden - Still life

Di recente ho passato un periodo di revival maideniano, durante il quale ho riscoperto diversi dischi che hanno segnato i miei primi anni da metallara. Gli Iron Maiden sono tuttora uno dei miei gruppi preferiti, almeno per quanto riguarda la Bruce Dickinson-era fino alla reunion con Brave new world (d'altronde, il primo album con Bruce è del 1982... il mio anno di nascita. Era destino ^^). Sono legatissima a dischi come Seventh son of a seventh son, o a canzoni come The rime of the ancient mariner o... questa Still life, appunto, da Piece of mind (1983).
Perché, tra tutte, ho scelto proprio questa canzone e non Infinite dreams, Wasted years, Fear of the dark o un'altra delle mie tantissime preferite? Be', diciamo che ci sono tante di quelle canzoni splendide e imprescindibili, nella discografia maideniana, che sceglierne una è arduo, e, a seconda del periodo e dello stato d'animo, se ne trova sempre qualcuna particolarmente adatta. Ma, per me, Still life è un pezzo che ha un significato particolare. Non uno dei più noti, forse, almeno rispetto a grandissimi classici come The number of the beast, ma un gioiellino di canzone, firmata Dave Murray e Steve Harris, che mi ha sempre affascinato, non solo per l'atmosfera e per l'interpretazione di Bruce, ma anche per il testo, una piccola storia horror inquietante e ipnotica, praticamente un film in musica. Uno dei primi pezzi che ho incontrato a riuscire così bene nel compito di tessere un vero e proprio racconto. Una di quelle canzoni - insieme soprattutto ai pezzi dei Blind Guardian - ad avermi influenzato anche come scribacchina. Un brano che starebbe bene come colonna sonora di qualche avventura di Dylan Dog.
Perciò, oggi ve la ripropongo: se già non la conoscete, seguitela con il testo sotto gli occhi... vi sembrerà di essere intorno a un falò ad ascoltare storie di paura con gli amici.

Take a look in the pool and what do you see
In the dark depths there faces beckoning me
Can't you see them it's plain for all to see
They were there oh I know you don't believe me.

Oh... I've never felt so strange
But... I'm not going insane.

I've no doubt that you think I'm off of my head
You don't say but it's in your eyes instead
Hours I spend out just gazing into that pool
Something draws me there I don't know what to do.

Oh... they drain my strength away
Oh... they're asking me to stay.

Nightmares... spirits calling me
Nightmares... they won't leave me be.

All my life's blood is slowly draining away
And I feel that I'm weaker every day
Somehow I know I haven't long to go
Joining them at the bottom of the pool.

Now... I feel they are so near
I... begin to see them clear

Nightmares... coming all the time
Nightmares... Will give me peace of mind.

Now it's clear and I know what I have to do
I must take you down there to look at them too
Hand in hand then we'll jump right into the pool
Can't you see not just me they want you too.

Oh... we'll drown together
It... will be forever.

Nightmares... forever calling me
Nightmares... Now we rest in peace.

lunedì 23 settembre 2013

Il tempo di un romanzo

Writing

Ci rimuginavo su la scorsa settimana, quando sono poi partita per la tangente a blaterare di progetti & stanchezze assortite. L'intenzione era proprio parlare del tempo che occorre per scrivere un romanzo, una frase molto, troppo generica per poter dare una risposta assoluta, naturalmente, ma anche una questione su cui ho riflettuto spesso di recente.
Posso solo raccontare la mia esperienza, al riguardo, anche se, intorno a me, ho esempi tra i più vari, che mi offrono un'ampia panoramica. Dico spesso che ho ancora un sacco di cose da imparare, che devo migliorare sotto un sacco di punti di vista, ma almeno, da quando ho iniziato a scrivere seriamente, intorno ai sedici anni, non ho mai avuto il problema di non riuscire a terminare i romanzi che inizio. Ok, a volte uno finisce in stand by in favore di altri progetti - come uno dei prossimi che devo scrivere, rimasto in attesa circa tre anni dopo che l'ho interrotto sia per problemi con la storia, sia perché mi sono dedicata ad altri romanzi -, ma, in generale, quello che inizio lo concludo, se mi prende abbastanza da farmi capire che sì, ne vale la pena. Ma, di solito, se davvero comincio a scrivere un romanzo è così; se si tratta di racconti brevi posso anche iniziare e mollare, quando mi rendo conto che non mi interessa abbastanza, ma un progetto lungo come un romanzo lo intraprendo solo quando so che voglio arrivare in fondo.

Il tempo che ci impiego, però, non è poco. L'ultimo, M., ha richiesto più o meno quello descritto da Rose Tremain nell'immagine iniziale: un anno (abbondante) di meditazioni, ipotesi da vagliare e dubbi su cui rimuginare, e un anno (abbondante) per la stesura. Tuttavia, è anche vero che, in questi due anni, ho concluso un altro romanzo (2011) e ho lavorato parecchio su una quantità spropositata di giri di revisione, editing e così via. Insomma, ho pensato ad altro e ho scritto altro. Tolto quest'ultimo caso, dunque, posso dire che in genere concludo le due fasi, progettazione e prima stesura, nell'arco di un anno, complessivamente, con qualche eccezione (un felice caso, di cui presto vi parlerò, ha visto la prima stesura risolta nell'arco di soli tre mesi, che per me sono pochissimo, ma, poi, è passato attraverso molte di quelle revisioni e rielaborazioni di cui vi parlavo prima).
Vorrei, vorrei essere in grado di procedere con spietatezza, determinazione e senza distrazioni dal prologo all'epilogo e portare a casa sempre le prime stesure nell'arco di pochi mesi. Ma, un po' perché tendo all'elefantiasi letteraria di cui parlava King - ovvero, in genere le mie storie arrivano alle 500 mila battute e, spesso, le superano fino alle 700 mila -, un po' perché non posso dedicarmi solo a scrivere, un po' perché alterno momenti estremamente prolifici ad altri in cui faccio fatico a mettere insieme quattro frasi (in genere, rallento dopo un inizio fulminante e, di nuovo, prima di arrivare al finale). Bandire le distrazioni e proseguire implacabile anche nei periodi-no sono due dei miei molti obiettivi come scribacchina. Fight!

sabato 21 settembre 2013

Reach for the stars

Sabato con piccolo spazio pubblicitario annesso: a questo link trovate una breve intervista a me e ai miei due compagni d'avventura nell'ebook Dogs di Rizzoli Lab. Il contest sta per finire, ma potete ancora votare andando a questa pagina e usando la freccina verde per condividerla sui social network, ogni condivisione è un voto. Thanks! L'intervista è stata un'idea simpatica, anche perché mi ha costretto a pensare a un racconto da soli 140 caratteri... Ogni tanto mi è capitato di cimentarmi in storie ultra-brevi, ma credo che questa sia stata la più corta di tutte ^_^

Per il resto, week end equamente diviso tra relax, amici e lavori vari. Ho tante cosette da fare, accumulate, ma dovrei riuscire a gestirmele con calma. Stamattina, visto che mi sono alzata relativamente presto nonostante non avessi puntato la sveglia, l'ho preso come un segno per concedermi il piacere di una colazione al bar. Sì, una scusa per instagrammare, certo.
Provo una sensazione strana, in questo momento, come di leggera elettricità che mi percorre la pelle. La quotidianità che scorre lenta, mentre pian piano gli ingranaggi di tutto quello che di meraviglioso fa parte della mia vita - e sono tante, tante cose - si muovono, cliccano, s'incastrano, scattano. Preoccupazioni e domande e dubbi non mancano mai, certo. Incertezze, uff, quante mai. Ma se aveste idea di quante cose che non avrei mai creduto possibili - che ho inseguito temendo di non poterle mai davvero afferrare - mi stanno capitando, capireste perché mi sembra che il mio cuore sia troppo grande per la gabbia toracica. Perché sorrido e faccio piani e mi stupisco. Ma tranquilli, un po' di cosette ve le racconterò... presto. Quest'anno Lucca Comics sarà speciale anche per me. Ma mi sembra che, ormai, ogni singolo giorno sia speciale.

On air:
Bon Jovi, It's my life

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giovedì 19 settembre 2013

Progetti

Strano periodo, questo, per quanto riguarda la scrittura. Ho ancora in ballo una faccenduola - minimizzo ma sono più in mood AAAAAAAAH BASTA VOGLIO CHIUDEREEE - che mi impegnerà ancora, presumo, un paio di settimane, ma, da ottobre, in teoria, dovrei essere libera di scegliere a che cosa voglio lavorare. Con tutte le difficoltà dovute agli impegni, al tempo che non basta mai, alla stanchezza cronica - io vigggiuro che delle vacanze estive non mi sono accorta - con la conseguenza logica che il mio cervello è ormai ridotto a poltiglia semi-inerte e quando tento di concentrarmi su qualcosa è come stuzzicare un bradipo con un bastoncino.

Perciò, la tentazione mia è: fanculooo faccio vacanza dalla scrittura e mi prendo il tempo di fare altro. Tipo leggere i libri che voglio io anziché quelli che mi vengono affibbiati. Tipo uscire, vedere gggente, fare cose (be', in realtà questo lo faccio già, la mia vita sociale è piuttosto turbinosa* al momento), sperimentare ricette, e, to', magari, DORMIRE.
Poi però mi sento in colpa. Cioè, davvero: se penso "no per un po' non scrivo" mi sento proprio in colpa. Mi sembra di perdere tempo, di non fare la cosa più importante. Magari ho periodi in cui davvero scrivo pochissimo, ma almeno il progetto in piedi c'è e so che è lì ad attendermi appena le circostanze mi concedono di sedermi al pc.
Perciò, no, non credo che mi prenderò questa vacanza dalla scrittura. Ho più opzioni:
1 - dedicarmi alla revisione di M. - intendo, dedicarmi seriamente - visto che, a ottobre, sarà un mese abbondante da quando ho terminato il romanzo, e un paio di settimane dagli ultimi tocchi prima che, l'altro giorno, lo inviassi, diciamo così, al più importante di tutti ohmmmiaddeaaah! dei Betalettori. Insomma, sarà passato un po' di tempo e potrò forse essere più lucida nel lavoro, oltre a non avere più la fretta & l'ansia di finire.
2 - scalettare & iniziare il romanzo nuovo, Quello Semplice (ovvero quello con ambientazione e personaggi già noti, il che offre il vantaggio sia dell'affetto che nutro per loro, sia della relativa facilità nel muoversi su territori che so già come percorrere).
3 - Considerata la Stanchezza Cronica e il bisogno di riposare un po' la mente, dedicarmi a qualcosa di più semplice ancora e, soprattutto, breve, ovvero racconti. Ma non ho particolari idee in mente e, comunque, in generale scrivere storie brevi mi piace meno che lavorare ai romanzi.

Tra queste, è probabile che opterò per la 1 e/o la 2. C'è poi un'opzione 4, che inserisco a parte poiché, prevedendo solo progettazione & documentazione, mi sembra "troppo poco" (sì, è stupido, ma oh, che farci). Ovvero, dedicarmi a radunare materiale, rimuginare, riflettere, tentare scalette ecc. sul romanzo nuovo, Quello Difficile, nonché rimuginare, riflettere, tentare scalette ecc su un altro progetto, non narrativo, che si preannuncia diabbbolico. Un progetto a quattro mani, by the way. Ecco, diciamo che a questo comincerò di sicuro a lavorare. Il resto... Non lo so, sinceramente. Magari se me lo chiedete una domenica, dopo che avrò fatto una dormita di dieci ore, sarò più incline a buttarmi su un sacco di progetti. Oggi che sono reduce da cinque ore di sonno mi verrebbe da dire solo nooo... riposo, per carità.

I need it

* Ah-ah-ah. Rimpallo la sfida anche su blog e social.**
** No, tranquilli, è normale che non capiate cosa picchio sto scrivendo. Questo è un messaggio in bottiglia per una persona XD

mercoledì 18 settembre 2013

Cover a confronto: Rainbow Demon - Uriah Heep & Vintersorg

Ad agosto ho saltato il consueto appuntamento (vagamente mensile, in data variabile a-seconda-di-come-mi-gira) con il confronto tra una canzone originale e una (o più) cover. Rimedio a settembre ripescando due miei vecchi pallini: gli Uriah Heep, band inglese inossidabile, che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo qualche anno fa a Milano, storico gruppo che dagli anni Settanta ha oggi continua imperterrito a suonare live e incidere dischi (e quelli con il cantante più recente, Bernie Shaw, mi piacciono parecchio, oltre ad apprezzare gli storici con il purtroppo defunto David Byron). Uno dei loro pezzi classici, Rainbow demon, da Demons & Wizards (1972) è stato riproposto in Cosmic genesis (2000) da Vintersorg, band dell'omonimo cantante svedese, a cui io sono particolarmente affezionata anche per le voci in Empiricism ed Epic dei miei adorati Borknagar. Ecco i due pezzi a confronto: potete sentirli rispettivamente qui e qui. Personalmente adoro le tastiere settantiane dell'originale, nonché l'uso dei cori caratteristico degli Uriah Heep, che hanno influenzato trilioni di gruppi successivi. La cover non stravolge l'originale, ma modernizza un po' i suoni ed è cantata in stile Vintersorg, naturalmente. Insomma, rispetto e affetto per il pezzo degli Heep, ma ascolto con piacere anche l'altro ^___^




martedì 17 settembre 2013

Werewolf - dal vivo...

Nerd, ultima frontiera.
I giochi di ruolo.
Tadaaa...

Io sono nerd in spirito e passione, anche se, com'è inevitabile e credo anche giusto, "a modo mio". Posso citarvi a memoria praticamente tutto Ghostbusters, ma non sono mai stata appassionata di Star Trek, tanto per fare un esempio. Amo il fantastico - nella sua accezione più ampia, e indipendentemente dal mezzo, libri, film o altro - ma non sono mai stata una giocatrice di ruolo, nonostante questo sia un universo che mi affascina da sempre. Tanto che in più di una storia ho inserito personaggi che giocano a Dungeons & Dragons piuttosto che a Vampire, e nel tempo ho conosciuto diversi appassionati.
Il motivo per cui non ho una collezione infinita di dadi a 20 facce o di manuali in casa è tristemente semplice e risiede nel trauma delle due o tre volte che ho provato con il buon vecchio D&D: quelle prime - e uniche - sessioni di gioco sono state un disastro. Complice la timidezza - mooolto peggiore ai tempi, quand'ero solo una ragazzina - e complice il fatto di essermi trovata in mezzo a giocatorOni espertissimi, con pochissima pazienza e ancor meno voglia di fare da chioccia a una neofita impacciata. Morale: ho lasciato perdere. Ma mi è sempre dispiaciuto...

Ci voleva l'opera di convincimento del mio amico nerd per eccellenza, Luca Tarenzi, per ritrovarmi una domenica sera in auto alla volta di Milano, pronta - o quasi - per il mio primo live di Werewolf, gioco di ruolo a tema - indovinate un po' - lupi mannari. Con una biografia per il mio personaggio, parecchie nozioni in testa, un certo grado di confusione e nessuna idea di come effettivamente sarebbe stato partecipare a un gioco di ruolo dal vivo, non seduti intorno a un tavolo. Ma anche piena di curiosità, affascinata dai discorsi di Luca e Mauro, l'altro esperto in auto con noi, che discutevano di strategie e situazioni politiche dell'Italia mannara e pericoli e guerre imminenti. Come ascoltare un romanzo, o un film: una cosa che mi ha sempre affascinato, sentire i giocatori che parlano dei loro personaggi, in prima o in terza persona a seconda delle volte. Difficile distinguere dove finisce uno e inizia l'altro. Difficile non vedersi davanti duelli, battaglie, missioni, drammi - almeno per me, che immagino sempre le scene dei romanzi, anche i miei, come se le avessi davanti agli occhi.

Ora, non vi dirò: "magicamente mi è sparito l'imbarazzo". Ho avuto i miei momenti per stare in disparte e osservare i più esperti. Ma sono anche riuscita a dare risposte sensate, quando sono stata interrogata. E ho scoperto che il personaggino creato nel giro di pochi giorni mi sta pure abbastanza simpatico, quindi adesso ho pure qualche idea in mente per farlo... diciamo così, interagire con gli altri. Al prossimo live sarò in imbarazzo uguale, ma chissene. Mi sono divertita e non intendo smettere. In fondo è teatro a improvvisazione e ci sono i lupi mannari, come potrebbe non piacermi? Me lo sono pure sognato, quella stessa notte XD Magari vi farò anche qualche foto decente, la prossima volta.
Il gioco attira poi in particolare noi scribacchini fantasy, sembra, visto che, oltre a me e Luca, c'era pure Livio Gambarini, che ho avuto il piacere di incontrare dal vivo per la prima volta.
E poi ho visto tirare dadi virtuali con un'app per smartphone. Cioè, ma che figata è?

lunedì 16 settembre 2013

Friends

Quest'estate mi sono dedicata un pochino anche alle serie televisive. Non quanto avrei voluto - la lista di quelle che mi interessano è sempre enorme, e anche con il Dottore son rimasta ferma all'inizio della quinta stagione (orfana di Ten *sniff*).
Quanto meno, però, sto vedendo Being human, finalmente, che mi era rimasta in stand by da mesi e che ora guardo durante fangirleggianti serate in compagnia di Marina; e mi sono vista dall'inizio alla fine tutte le dieci stagioni di Friends, che, finora, avevo spizzicato solo per qualche puntata.

Ok, andiamo con ordine. In genere prediligo cose più nerd o, quanto meno, più "fantasy", nell'accezione con la maggior ampiezza di significato possibile: parliamo di Being Human o Once upon a time, di vampiri e zombie, di horror e urban fantasy, e mi invitate a nozze. Ma chi mi conosce non può scordare il mio lato "betoniera di scemenze" (cit. da Gea), quello fluent in weird talking, quello, insomma, cresciuto a pane e Groucho Marx. Datemi Il labirinto del fauno e l'amerò per sempre; ma datemi anche Ghostbusters o Hellboy, e oltre ad amarli ne ricorderò a memoria le battute (e le infilerò a sproposito quando parlo con interlocutori ignari, sì).
Perciò, nutro una certa passione anche per le serie tv stile Friends, appunto, dove alle situazioni normal-sentimentali si uniscono momenti di ironia e humor grottesco non da poco, così come giuro eterno amore a How I met your mother - che riprende molti schemi proprio da Friends.


Non devo ricordarvi io i dettagli della serie: sei amici vivono a New York, tra problemi di cuore e di lavoro. Quello che vale il tempo speso per la visione, per quanto mi riguarda, sono i dialoghi, specie quando Chandler, in assoluto il mio personaggio preferito, insicuro e sarcastico, dà libero sfogo all'ironia. In effetti, le interazioni meglio riuscite sono quelle con lui e Joey, l'attore sciupafemmine e un po' sciocco; mentre, passate le prime stagioni, ho trovato a volte un po' forzato l'umorismo che coinvolgeva Phoebe, matta per forza e fissata con improbabili canzoncine. Chi resta? La coppia Rachel/Ross, in eterno tira-e-molla, lei dapprima viziata figlia di papà, che diventa indipendente e riesce a costruirsi una carriera partendo dal lavoro di cameriera e fino ad approdare nel campo della moda, e lui, impacciato paleontologo plurisposato; e, infine, Monica, control freak con la mania per le pulizie, ex sovrappeso e chioccia per tutti gli altri. Le dieci stagioni mantengono una qualità sempre piuttosto alta, nonostante le situazioni ricorrenti - come detto sopra, il prendersi e mollarsi di Ross e Rachel. E non mancano i tipici cliché che gli sceneggiatori USA non riescono proprio a rinunciare, soprattutto nel rappresentare i personaggi femminili. Ma, nel complesso, i sei protagonisti sono sfaccettati e ben caratterizzati, e il lavoro degli attori è ottimo. Tutti e sei hanno difetti e pregi, momenti di splendore e debolezze; e se, per esempio, trovo insopportabile l'attitudine da capetto di Monica, soprattutto quando la sfoga sul povero Chandler nelle ultime stagioni, dall'altro anche Monica ha fragilità che la rendono simpatica; così come lo stupidotto Joey ha i suoi episodi seri.
Consiglio di vedere la serie in lingua originale - non è difficile trovarla sottotitolata - per apprezzare meglio sia i dialoghi sia le interpretazioni. Perché sono ovviamente i momenti più surreali quelli più interessanti, con le battute fulminanti e le situazioni paradossali. Friends è un irrinunciabile "antenato" delle serie esplose negli ultimi cinque-dieci anni, una delle poche "sit-com", se vogliamo usare questo termine forse non più molto di moda, che è riuscita a creare personaggi diventati iconici, tormentoni (ricordate Ugly Naked Guy? Il mitico approccio How you doin'? O la canzone Smelly Cat?), nonché a far respirare l'aria newyorchese, quella del Central Perk con caffè, muffin e bagel.





domenica 15 settembre 2013

Week end per immagini

Visto che non avevo ancora postato foto dei miei ultimi giri in giro (cit.), anche se l'intenzione c'era, ne approfitto oggi, in questa domenica grigia. Finalmente ho dormito un numero consistente di ore, e spero che basti ad affrontare con un po' di carica la prossima settimana, che sarà parecchio intensa, tra sveglie a orari inumani, incontri con editor & dintorni (salterei volentieri qualche settimana per arrivare direttamente a fine ottobre. I'm quite burn out), impegni, diciamo così, "mondani" (mercoledì farò probabilmente un salto alla presentazione di Matteo Di Giulio, ma sarà un salto breve, subito dopo schizzerò a casa che il tempo è sempre troppo poco). E stasera di sicuro andrò a nanna tardi, visti gli impegni da nerd della serata.

Comunque, vi lascio con qualche immagine da Füssen, la mia breve vacanzina di un week end a fine agosto, in Germania, tra birre e paesini che sembrano usciti dalle fiabe dei fratelli Grimm:




E qualche immagine dal decennale Delos Days, di ieri (alcune le trovate sulla mia pagina Instagram, ma potete vederle tutte a quest'altro link). Io sono stata lì sono sabato, e ho partecipato sia ai Kaffeeklatsch con Luca Tarenzi e con Adriano Barone, sia al panel su "Vero e verosimile nel fantastico" moderato da Emanuele Manco, con Vittorio Catani, Luca Tarenzi, Adriano Barone, Luca Enoch e Stefano Vietti. Per il resto ho girato tra bancarelle e incontrato gente - non tutti quelli che avrei voluto purtroppo, ma è sempre così a questi eventi, ci si perde tra presentazioni e saluti...


venerdì 13 settembre 2013

Aggiornamenti

Siamo a metà settembre e io sono già in apnea.
Questa la sintesi della situazione. Lo so, lo so, sto vergognosamente latitando da questo blog e non ho nemmeno la scusa delle vacanze di agosto, ormai. Ma, in questo periodo, alle dieci di sera son già morta di stanchezza, e quando provo a concentrarmi - su un post, o sulla scrittura - faccio una fatica pazzesca.
Ma, in fondo, mancano solo tre mesi e mezzo a Natale. Posso resistere.

Tengo da parte la marea di articoli che ho in programma di scrivere, dunque, rinnovo la promessa di recuperare, e vi aggiorno rapidamente. Anche se, per sintetizzare, basterebbero due frasi:
- Stanno capitando un sacco di cose
- Ho impegni con un sacco di persone.
Mi sostiene l'inarrestabile spinta che, da una settimana, mi aiuta a ritrovare il buon umore più in fretta perfino in fase di depressione pms-oriented. Una forza tutta mia che il mondo non capirà mai, ma che c'è (e, a quel punto, chissenefrega del mondo. Il mondo lo si cambia, o lo si ignora, ma si va avanti per la propria strada). Tante cose si muovono, con i giusti tempi; da impaziente cronica - almeno per quanto riguarda ciò a cui tengo davvero - faccio fatica a resistere, ma poi, puntualmente, tutto si risolve all'improvviso, quando non me lo aspetto e quasi ho rinunciato. Perciò la morale è: mai rinunciare... Il premio vale l'attesa, i tormenti e le lotte. Oh yeah.

The moment you're ready to quit is usually the moment right before the miracle happens - don't give up

A parte questo, comunque, settembre sarà mese caldo: settimana prossima sarà importante sia per il romanzo "vecchio" sia per quello "nuovo", il quale ha bisogno di parecchio lavoro, ancora, ma qualche idea ce l'ho. Con mooolta calma mi dedicherò a una vera revisione - al momento sto aggiustando cosette qua e là, ma in modo davvero blando - presumo questo autunno/inverno. Diciamo, una volta chiusa l'altra faccenda, quella più immediata.
Questo week end, invece, mi dedicherò a cose da nerd: sabato i Delos Days, per gli incontri con Luca Tarenzi e non solo, e domenica il mio primo live di gioco di ruolo. Se non ve ne parlerò più, vorrà dire che non sarò sopravvissuta all'esperienza. Se ve ne parlerò, racconterò anche del mio rapporto conflittuale con role games e dintorni...
Insomma, il week end promette di volare e io mi ritroverò lunedì a chiedermi come ho fatto a non accorgermi dei giorni di riposo. Ma va bene così. I'll sleep when I'm dead.

P.S. Già che è in tema con i miei personali casini del periodo, segnalo questo bell'articolo sulla revisione di Chuck Wendig, tradotto dalla Semper Mitica Marina. Dateci una lettura, ne vale la pena.
P.P.S. Sì, adoro Pusheen.
P.P.P.S. Sì, c'è un motivo per cui ho messo questa immagine. Non cercate di capire. Prendetela come un'iniezione di cuteness.

lunedì 9 settembre 2013

Sarah Harian - The wicked we have done

Mi capitano per le mani trilioni di libri, in questo periodo, molti dei quali in inglese e non ancora pubblicati in Italia (se mai lo saranno). Di questi, c'è una consistente quantità di minchiate, che non mancano mai; una buona fetta di romanzi senza infamia e senza lode, spesso, però, quantomeno professionali e costruiti con una certa consapevolezza; e un gruppetto di libri che mostrano belle idee e un buon "tiro". Al momento, ovviamente, quello che vedo straripare anche all'estero sono i romanticoeroticispinti, quelli da "mannaggia alle 50 Sfumature di 'sta ceppa", e, in ambito fantastico & dintorni, i distopici. Uh, i distopici. Quanti distopici.

Cheppalle le mode.

Anyway, essendo io fermamente convinta che una bella storia è una bella storia punto, indipendentemente dal genere, e che quindi ben venga il romanzo di vampiri, l'erotico, il distopico, il giallocomplottista alla Dan Brown, se fatti come si deve... Leggo e trovo anche dei distopici interessanti assai. Perciò, ecco che ve ne segnalo uno, The wicked we have done, di Sarah Harian (in foto sotto), che verrà pubblicato da Penguin, ma è già circolato in "rough version".

La trama in due righe: nel futuro, i colpevoli dei crimini peggiori vengono giudicati a gruppi di una decina di persone in uno speciale carcere, la "compass room", capace di stabilire la moralità di ognuno attraverso test di cui nessuno conosce la natura. Chi risulta malvagio muore. Spesso non si salva nessuno... Evalyn viene condannata a un mese di "compass room" poiché ha partecipato a una strage terroristica nella propria scuola, un drammatico evento durante il quale anche la sua migliore amica è morta. Con lei, altri nove colpevoli di diversi delitti. Pazzi, malvagi, oppure solo fragili, dilaniati dai sensi di colpa. Di chi fidarsi? Come collaborare? E soprattutto: come funziona davvero la "compass room"?

The wicked we have done è un distopico interessante, più «new adult» che young, considerato che i personaggi hanno tra i diciotto e i venticinque anni, più o meno, e i temi affrontati sono tutt'altro che semplici. Il romanzo rispetta i canoni del genere: ci troviamo in un futuro possibile, in cui il sistema di giustizia ha prodotto una distorsione terribile eppure credibile perché, nonostante la tecnologia avanzata che regola la «compass room», il dibattito di fondo è comunque attuale, quello sulla legittimità della pena di morte e sul trattamento da riservare ai criminali, anche se declinato in forme particolari. La narrazione è affidata in prima persona a Evalyn, al presente, salvo quando vengono inseriti capitoli di flashback che usano il tempo passato e, un po' per volta, ci fanno conoscere la protagonista e qual è stato il crimine che l'ha condotta in prigione. E abbiamo anche l'elemento romantico, apparentemente classico: il sentimento che nasce tra Evalyn e Casey, che ha ucciso il proprio padre. La vicenda amorosa dei due – così come l'altra, presente anche se con minore spazio, quella tra la dura del gruppo, Valerie, e la ragazza più fragile, Jacinda o Jace – è ben descritta, intensa, e si sviluppa in maniera credibile, anziché cadere dal nulla e rifugiarsi nel cliché e nel già visto di tanti paranormal romance & dintorni; e il romanzo, pur riprendendo un'ambientazione già declinati in romanzi e film in molti modi (quella carceraria), riesce a non risultare banale.I test sono prove traumatiche cui vengono sottoposte i prigionieri, che vagano in una vallata e sono costantemente sotto controllo da parte degli osservatori che misurano le loro reazioni emotive. Troviamo così mescolate le atmosfere della tipica distopia e momenti più horror e angoscianti, l'elemento romantico e quello avventuroso.
 a storia e i personaggi sono accattivanti fin da subito, e, quando cominciamo a vedere le «illusioni» (terribilmente reali, e la cui tecnologia viene svelata solo alla fine) che sottopongono a terrificanti test i prigionieri, uccidendo chi viene giudicato moralmente malvagio, è difficile staccarsi dalla lettura. Il romanzo dosa bene l'alternanza di pericoli e momenti di calma, la rabbia e le scene amorose. I personaggi sono costantemente in pericolo o nell'attesa della prossima prova, alla quale non possono sfuggire e che arriva imprevedibile.
Certo: ci sono scene «forti» (l'autrice non risparmia sangue e dettagli macabri, tra corpi che esplodono, cadaveri che ritornano per perseguitare i loro assassini e così via, tanto che in qualche caso, nonostante tutte le differenze di mezzo, target e stile, l'atmosfera pare quella di film angoscianti come The cube), c'è il sesso (descritto in maniera esplicita, ma non volgare, per quanto riguarda Evalyn e Casey, accennato una sola volta per quanto riguarda Valerie e Jace, quando Evalyn le coglie insieme), c'è una certa quantità di parolacce. Ma il romanzo è intrigante, e parecchio, i personaggi anche, la lettura scorre benissimo, è avvincente e capace di catturare
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venerdì 6 settembre 2013

Giorni pieni (di cose belle)

Vi giuro che vorrei scrivere un post arguto-interessante-brillante-ricco di contenuti eccetera.
Ma ho il cervello ridotto a frittatina.

Lo so, lo so, latito parecchio in questo periodo. Ma mi sto prendendo qualche giorno di vacanza. Evviva evviva. E quando invece non stacco da tutto in compagnia degli amici, finisce invece che non alzo la testa da computer/libri/carta&penna in genere. Le ultime due fottutissime mattine alle cinque mi son svegliata - la prima volta perché non sono più riuscita a riaddormentarmi, la seconda, oggi, di proposito -___- zzz... - e questo week end ho il tempo a incastri: cose da fare, inserite in mezzo, be', a un altro paio di giorni per stare bene e basta con le persone speciali.
Perciò vi avviso da prima, latiterò moltissimo anche questo fine settimana. Ma ci provo, eh, a tornare attiva-attivissima da lunedì... Ve l'ho detto, post in programma ne ho. Ma ho (sì, l'ho già detto, ripetiamo in coro) il cervello ridotto a frittatina.
Per il resto, periodo di giga-revival maideniano (tradotto: dopo un viaggio in auto a Füssen passato ascoltando per lo più Iron Maiden, questa settimana sto sentendo quasi solo loro, con lacrimuccia nostalgica sempre pronta), di sorprese splendiderrime, di distrazioni di quelle che non si possono dire che ci leggono i bambini, di piani per il futuro, di libri e di... tanta roba, insomma. Da lunedì parte anche la rilettura di M., con alcune correzioni generali, qualcuna un po' più di fino, ma, sostanzialmente, non sarà il lavoro pesante: quello verrà poi con altri collaboratori, e al momento non è ciò che mi interessa. Ho raccolto giudizi positivi, critiche, osservazioni, dubbi e mi sono fatta un'idea abbastanza precisa su cosa voglio farci ora (grazie, grazie, grazie, oh miei Betamartini). Ho anche un'idea precisa dei pregi che M. ha, così come degli aspetti più ostici.
Soprattutto, nel giro di una dozzina di giorni voglio chiudere (temporaneamente) con questa faccenda e lasciare che M. inizi il suo percorso là fuori.

Ma questo avrà il suo momento. Ora devo fare commissioncine rapide, doccia, risistemazione generale e via. Pronta per giorni intensamente splendidi. Ci si risente!

On air:
Iron Maiden, Judas my guide
                   The thin line between love and hate
Alanis Morissette, You oughta know

mercoledì 4 settembre 2013

Dimmi cosa cerchi e ti dirò WHAT THE FUCK??? - 17

Settembre ha avuto un inizio caldo, caliente, ingolfato di impegni, con qualche preoccupazione ma anche splendide sorprese, uscite, amici, viaggi e tutto il meglio possibile. Cose del tipo life starts at thirty, è proprio vero...
Anyway, con un pochino di ritardo arriva anche il consueto post sulle chiavi di ricerca. Avrei un sacco di post in lista, poi, su diversi argomenti, ma mi manca il tempo per scriverli. Prometto che arriveranno.

Poche ricerche, comunque: ad agosto la gente ha altro da fare che stare su internet, pare. Anche se non manca la consueta curiosità tricotica: questa volta il dubbio è quanto pesano i capelli. Mi spiace, non lo so. Né so dire capelli lunghi quanto ci vuole: dipende.Così come non so tutto sull'amore, non sono così presuntuosa.

E per iniziare in allegria: gente morta nel 2013. Una chiave di ricerca che mi ricorda il voyerismo delle società descritte da Black mirror, a conferma di quanto la serie sia vicina al mondo com'è già oggi, ma che deriva probabilmente da questo post. Qualcuno tenta di piazzarmi nei realityaislin grande fratello 7. Grazie, ma no grazie. Magari mi direte che c'è (stata? Non so neanche a che edizione siamo, lo fanno ancora?) una concorrente che si chiama Aislinn. Lo ignoro. Né mi interessa.

Agosto è stato mese di ricerche gggiovani, per la serie massacriamo l'italianoc avrei un po di voglia, o anche basta amici..voglio un po di nemici..almeno loro ti dicono ke non li piaci..! Aggiungerei anche ekko!!!!!111!!!1! E quando i refusi diventano comici: fotto di un link di buon lunedi. Compensiamo con un vorrei lo migliorare dal sapore nostalgicamente antiquato.

Persino i pornomani questo mese hanno latitato: posso segnalarvi solo una diana di visitor nuda prima serie. Jane Badler aveva il suo fascino anzichenò, mi fa piacere che ogni tanto qualcuno si ricordi i Visitors originali. Anche se avrei preferito accadesse per la storia, piuttosto che per le grazie della crudelissima aliena.
Posso però almeno accontentare le fan che cercavano shannon leto con cappello. Così, giusto per non metterci sempre e solo Jared, stavolta vi piazzo tutti e tre i ragazzi dei 30 STM, in uno dei loro tipici atteggiamenti seri.
Buona domenica e buon settembre!

lunedì 2 settembre 2013

To Write List di Settembre

Apro questo post, vedo tutto bianco e vuoto in attesa di essere compilato... e mi viene la tentazione di lasciarlo così.
No, rispetterò la tradizionale TWL eccetera (ogni tanto lo ricordo: l'appuntamento mensile viene da un'idea di Gianluca Santini). Ma, in effetti, mi è difficile, questa volta, fissare un obiettivo preciso. So che avrò ancora da lavorare all'editing per dare gli ultimi tocchi a una certa cosa di cui presto vi parlerò, e non dovrebbe (cautela d'obbligo, scaramanzia, tutto quello che vi pare) occupare troppo tempo. Perciò, per il resto dovrò dare una prima rassettatura a M., sfruttando i commenti dei miei fidati Betamartiri (ghignerò tutta la vita per quello che Jedi Marina mi ha scritto su Protagonista & Migliore Amico. Ricorderò per tutta la vita il commento del mio - finora - unico Betamartire maschio che mi fa "è potentemente emozionante. Quando il personaggio X pensa a Y mi si stringe la gola". Oh, in questa fase di "chissà che ne sarà di questa storia" sono tutti cioccolatini per l'autostima. Quindi perdonatemi se fissò su queste righe virtuali momenti così. Vi assicuro che, tra me, rimugino molto di più sui difetti e le cose da sistemare...)
Coffee WriterE poi...

E poi ho anche cominciato a meditare sulla prossima storia. Come vi ho accennato altrove, ne ho due in lista: una "facile" (ambientazioni, personaggi e atmosfere che conosco bene, e storia già ben abbozzata, anche se ho molti dubbi sul finale. Ma quelli li ho spesso ^^) e una complicata (personaggi nuovi, atmosfere nuove, ambientazione che sarà un casino allucinante da ricreare, perché lontana da me sia nel tempo che nello spazio). E nonostante ci sia un amico & collega che è rimasto preso bene da questa seconda idea, quando gliene ho parlato, e che quindi tifa in maniera decisa per quella, proprio perché l'altra è più agevole alla fine, probabilmente, sarà la prima delle due che scriverò. Ma intanto medito. Rifletto. Rimugino. Ripenso ai personaggi che ancora non conosco bene (non ho nemmeno ancora i loro "prototipi"!). Mi interrogo su scaletta & sviluppi. Mi lascio ispirare da musica, immagini, dettagli, pensieri random.
Insomma, let it grow...

Vi saluto con le canzoni che mi hanno ispirato ed esprimono perfettamente le atmosfere e lo spirito di questa misteriosa Storia Complicata, entrambi di Louisa John-Krol:  Which of these worlds? e The Windrow.

... And which of these worlds will I cry for?
And which of these worlds will I yearn for?
And which.... world did I choose?
And which of these was I thrown into?...