lunedì 29 aprile 2013

Rammstein - live @ Casalecchio di Reno, 26 aprile 2013

Mind-blowing.
Totally, fucking mind-blowing.


Sto parlando del concerto dei Rammstein di ieri, 26 aprile, all'Unipol Arena di Casalecchio di Reno (Bologna). Era la prima volta che li vedevo live: per un motivo o per l'altro non ero mai riuscita ad andare a un loro show, ma desideravo da tempo fare questa esperienza, poiché la fama di scenografie spettacolari e coreografie molto... calde li precede.
L'atmosfera era chiara già al pomeriggio, durante le orette di attesa in coda davanti agli ingressi dell'Arena (biglietti sold out). Tra una chiacchiera e l'altra con i fan intorno a noi (italiani, ma anche diversi tedeschi e perfino un paio di sudafricani), tra una bottiglia che circola e una risata, il tempo passa e quand'è ora di affrontare la ressa all'ingresso riusciamo a conquistarci un posto in prima fila, anche se - come vedete dalle foto - all'estrema sinistra, guardando il palco.
L'inizio è avvilente: non un gruppo di supporto, ma un dj, Joe Letz dei Combichrist, che ha proposto (insostenibili) remix dei pezzi degli stessi Rammstein. No, it's not my cup of tea: per quanto spazi parecchio nei miei ascolti, ho trovato la riproposizione in chiave tunzettara di quelle canzoni francamente inutile, oltre che irritante. Sul telone alle spalle del dj, immagini vorticanti che non bastavano certo a creare uno show sufficiente a sopportare la musica (mi hanno fatto venire in mente i Simpson, la puntata in cui, in trasferta in Giappone, guardano un anime "che fa venire le crisi epilettiche"). Abbiate pazienza, questo non è proprio il mio genere.

Fortunatamente, il momento dei Rammstein arriva in fretta, ed è subito un'altra storia. Il pubblico è entusiasta, l'hype sale e quando il telone che nasconde il palco crolla inizia un'ora e mezza selvaggia. I crucchi sono una macchina da guerra, e se personalmente trovo alla lunga un po' ripetitivi i loro album, è indubbio che il loro repertorio vanta diversi pezzi memorabili, molti dei quali tornano regolarmente live. Till Lindemann, il cantante, si presenta con un improbabile giacca di peluche rosa, che per fortuna sfila dopo pochi minuti; e tra fuochi d'artificio, botti, fiammate, fumo e pantomime, il concerto è una festa per gli occhi tanto quanto si rivela travolgente per le orecchie. Keine Lust, Sehnsucht, Asche zu Asche scaldano il pubblico, ma personalmente trovo che la svolta arrivi con Feuer frei! Sarà che è una delle mie canzoni preferite della band, sarà che l'ho usata nella soundtrack di un romanzo, sarà che ha un tiro micidiale, sarà che le fiammate si fanno spettacolari (voglio uno di quegli affari che i Rammstein usano per proiettare fiamme dalla bocca!), Feuer frei! mi conquista e introduce la parte più spettacolare dello show.
Meil Teil vede la consueta "cottura" del povero Flake, lo smilzo tastierista che suona su un tapis roulant, in un pentolone; e tra brani più vecchi (la splendida Du riechst so gut, che mi ha fatto scoprire la band grazie a questo suggestivo video) e altri più recenti (Benzin), tra la marcia di Links 2-3-4 e la sodomizzazione di un Flake con guinzaglio e gagball di Bück dich, l'unico difetto del concerto è che avrei sperato in una scaletta più lunga, avendo sentito parlare di show di due ore (se non due e mezza). Il bis propone Mein Herz brennt suonata al piano, Sonne e Pussy, tre hit che lasciano il pubblico inondato di schiuma e coriandoli (ci mancava solo la farina!) grazie al... cannone manovrato dall'esaltato Till. E siamo tutti soddisfatti.

Potete vedere tutte le mie foto a questo link. Su Youtube ho caricato qualche video: l'audio è penoso, lo so (ero davanti alle casse), ma almeno potete vedere le scenografie.



domenica 28 aprile 2013

Keep goin'

Fiori. Campi pieni di fiori. Li ho visti passando in auto l'altro giorno, diretta verso la provincia di Bologna. Fiori che sono sbocciati nonostante il freddo e la primavera in ritardo. Perché volevano, perché sentivano che era ora. E chissene del clima. Era il loro momento. Perché aspettare? Se il resto del mondo non tiene il tuo passo, accelera e vai oltre.


Non è semplice avere fiducia. Somewhere along the path I lost my trust. C'è stato un tempo in cui ero l'ottimista della famiglia. E se ci penso mi considero ancora tale, nonostante tutto. Sono una curiosa combinazione di sogno e terrore. Di "non può andar male" e "non può andar bene". Di speranza e "non ce la farò mai". E lo so, sono davvero insostenibile, con i miei attacchi di malinconia. Non sopporto di non poter controllare il futuro. Mi spaventano l'incertezza, i cambiamenti, il non sapere. Mi spaventa accorgermi che certi nodi alla gola non riesco a scioglierli, nonostante tutto. Che la razionalità va a farsi benedire, di fronte alle paure che ti fanno tremare. Non mi piace che sia così, ma non c'è molto che possa fare, salvo essere consapevole della dicotomia e ripetere che quello che sai è più importante di quello che temi.


Poi però ci ridi su, quando dici "in questo periodo il mio umore è schizzato come una pallina da flipper" e il tuo interlocutore (uno dei santi che sopportano i miei sfoghi) risponde "In questo periodo?..." E quella risata fa bene. Le cose belle fanno bene.
E ti svegli una domenica mattina, ti metti al lavoro per sbrigare un po' di incombenze, guardi sole e nuvole che si alternano fuori dalla finestra, pensi alla settimana che verrà. Un po' ti detesti, quando hai paura. Ma vedi anche minuscole gemme, qua e là. Vedi che spargere semi serve, alla lunga. Non controlli gelate e inondazioni, ma continui a seminare. Qualcosa prima o poi spunta. E per tutto quello che non puoi controllare, per tutto quello che sai non puoi avere, per tutto quello che non dipende da te... Pazienza. Time will pass anyway. Ho visto accadere troppe cose inaspettate da un giorno all'altro per non sapere che you can never say. E hai un'intera settimana da vivere, un'intera settimana di speranze, e poi un'altra, e poi un'altra ancora. Ci sono già abbastanza faccende cui badare al presente. E poi hai scoperto di far parte di un clan. E questo ti fa sentire protetta, nonostante tutto.
No, non ce l'hai, la fiducia che servirebbe. Ma ci provi lo stesso. Fai quello che puoi per te stessa, e il resto lo metti da parte. Pensi a ciò che sai accadrà, e per quello che non sai... attui strategie di sopravvivenza.


Fiori che sbocciano nonostante il clima incerto, le gelate improvvise, sole e pioggia che s'inseguono. Perché occorre calore, ma anche le piogge nutrono il terreno.

On air:
LabGraal, Here and now

venerdì 26 aprile 2013

Away


Voglio viaggiare così.
Sento il bisogno di uno stacco da tutto - e nota bene: non accadrà. Non posso per un milione di motivi, quindi il massimo dei viaggi che posso fare ora è immaginare, sognare, sperare. E stringere i denti. Io vado avanti; sono gli altri che mi fanno notare il pericolo di eccessivo stress... E che ci posso fare? Un pianterello ogni tanto e via. Perciò, facciamo finta che io abbia la possibilità di scegliere: ecco, allora...
Uno stacco da tutto. Un mese? Anche solo una settimana. Una manciata di giorni. Un week end. Per dimenticare tutte le seccature. Tutte le paure. La stanchezza. Smettere di pensare al domani, e vivere solo il momento. E come farlo?
Via. All'estero. Non so dove - ho una lunga lista di posti che vorrei rivedere (Edinburgh, Londra, Amsterdam in cima alla lista, per molti motivi) e una lista ancora più lunga di posti che non ho mai visitato e che sono, al momento, irraggiungibili (New York, la Finlandia, il Nord Europa in generale, Australia e Nuova Zelanda). Ma comunque, all'estero: voglio sentire altre lingue e parlare in inglese. Voglio assaporare cibi diversi e respirare profumi diversi. Conoscere gente anche solo per cinque minuti. Baciare sconosciuti e bere birra nei pub dove non vanno i turisti, ma le persone del posto. Perdermi nelle strade, in vicoli contorti, tra ombre nuove e colori insoliti, entrare nei negozi se mi va, infilarmi in uno Starbucks, camminare con un caffè lunghissimo, nei bicchieri di cartone, tra le mani. Da sola - nella vita prima o poi un viaggio da sola va fatto, di questo sono convinta -, o con gli amici più cari, quelli con cui non litighi, quelli che di fronte ai contrattempi ridono con te. Ne ho abbastanza di stress. Ho fatto il pieno di urla. Ho voglia di ricordi nuovi che rendano ancora più belli i luoghi che ho bisogno di scoprire, o riscoprire.

On air:
Bjork, Joga

giovedì 25 aprile 2013

Di editing, revisioni, programmi e "mannaggia non sto scrivendo un tubo"


Se c'è qualcosa che odio, sono i periodi in cui le parole non vengono.
Ok, una certa pigrizia di fondo c'è sempre, ma, nei periodi "buoni", basta sedersi al pc per sconfiggerla e scrivere pagine e pagine. Nei periodi come questo - e intendo da febbraio, porca pupazza - sapete bene che sto inanellando una TWL fallita dopo l'altra, e aprile non promette di meglio. Giustificazioni ne ho, anche se il problema fondamentale resta che quando mi siedo al pc faccio altro. Gravissimo.
Giustificazioni, dicevo? Mah. Stanchezza cronica: faccio una fatica bestia a concentrarmi, a focalizzarmi su qualcosa. Scribacchio meglio sul notes, dove butto giù riducendo all'osso la già scarsa attenzione a stile e dettagli che caratterizza una prima stesura (aggiustare descrizioni, eliminare sbavature, migliorare il "mostrato" ecc fa tutto parte delle millemila revisioni, in prima stesura la cosa essenziale è concludere la dannata storia, punto). Ma il file dell'ormai famigerato progetto M. procede a rileeento. Ultimamente un pochino ci lavoro, sì. A botte di 500 parole al giorno, che è una miseria invereconda, considerato che la media accettabile, dal mio punto di vista, dovrebbe essere di almeno il triplo.
Aggiungete poi impegni. Sconvolgimenti di vario tipo, che rendono il mio umore schizzato peggio di una pallina da flipper. Desideri che nemmeno sapevo di avere. Rose e spine. Paure e mostri. Speranze e disillusioni. Sogni e disperazioni. Attese particolarmente snervanti. Faccende da sistemare che non posso rimandare, mentre la scrittura, ahimè, in questo caso non ha scadenza... e quindi finisce in coda.
Lo dico con una depressione infinita, perché non produrre mi rende nervosa, scontenta di me stessa. Non posso restare senza una storia da scrivere (e questo, fortunatamente, non mi capita mai: c'è sempre qualcosa da raccontare) e non posso restare senza scrivere la storia in questione. Il pensiero rivolto alla scrittura, almeno, c'è: a volte barlumi di idee si aggregano alle masse informi che sono al momento le trame dei romanzi in lista dopo M. (come indicarveli? Facciamo I2 e la storia 4, che non ha ancora un titolo). E le illuminazioni di questo tipo ("Ecco cosa succede! Magari ci metto questo personaggio! Questa cosa è figa, ce la devo infilare!") sono sempre esaltanti. Ma la vera e propria scrittura? Il "mettere il culo su una sedia e scrivere" di cui parlava Marina due giorni fa? Latita. Maledizione.
So che questo periodo passerà. Passa sempre. Scrivere è la prima e la più importante delle cose che mi definiscono. M. lo terminerò. E poi cercherò di trarne qualcosa di decente (al momento, sì, sono alla fase "fa tutto schifo, è tutto squilibrato, è tutto stupido"). La sfida è tosta (ho anche un po' di sindrome da "... e adesso che ho scritto il mio romanzo migliore, come faccio a restare sullo stesso livello o addirittura superarmi?" Voi non sapete ancora nulla del "romanzo migliore" cui mi riferisco... datemi tempo ;-) Al momento, conta solo che M. mi sembra un tremendo casino, rispetto al libro che lo ha preceduto). Ma per quanto toste siano le sfide che mi pone la scrittura, di fronte a quelle non mi arrendo. Magari ci metto più tempo di quello che vorrei. Ma alla fine vinco io. Punto.


E dunque, ora che accadrà?
Che sto preparando un piano di battaglia, per quando avrò la prima stesura completa (non manca molto, in termini di scene; quanto tempo mi occorrerà è un solenne BOH). So cosa non mi convince e ho delle idee per organizzare la revisione (maieuticamente programmate durante una chiacchiera con il collega scrittore che in questo periodo si sorbisce un sacco di miei lamenti su quest'accidenti di romanzo, sant'uomo), schemi da preparare, caselline da riempire. Perché stavolta, prima ancora dello stile, dovrò aggiustare la struttura, aggiungere cose per la storyline di un personaggio, tagliarne da quella di un altro. Comodo fare i giardinieri lazzaroni che scoprono la storia man mano, anziché gli architetti diligenti che programmano tutto... *sigh*) Poi si lavorerà sulla scrittura, sullo stile, sulle rifiniture.
Nei prossimi mesi, in realtà, avrò anche un altro editing cui dedicarmi, che rappresenterà una sfida tutta sua. Che mi spaventa e mi esalta allo stesso tempo. Be', mi spaventa per il presente, mi esalta per il futuro. Vedremo...

P.S. TumbleR oggi mi ha posto sotto gli occhi questo post di Welcome to Zombieland, che non posso non citarvi qui, dopo averlo condiviso nel mio blog tumbleroso. Quando penso a M. e al lavoraccio che mi attende, sono in questa fase, al momento (alternata alla fase degli "UAAAH FA TUTTO SCHIFO" che vi dicevo prima).

70% of editing is just looking at ur work for a few hours with this face

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mercoledì 24 aprile 2013

Presentazione di "In territorio nemico" a Milano - 23 aprile 2013


Ecco qualche scatto dalla serata di ieri. Delle due presentazioni milanesi di In territorio nemico, io sono stata presente a quella delle 21 presso la libreria Tadino. Ho avuto il piacere di incontrare finalmente Gregorio Magini, uno dei due fondatori della Scrittura Industriale Collettiva e del progetto conclusosi con la pubblicazione di In territorio nemico, ragazzo simpatico, spigliato, dal meraviglioso accento toscano: è stato bello, dopo decine e decine di mail scambiate con "l'entità" VanniSantoniPiùGregorioMaginiOvveroSIC, arrivare alla stretta di mano, e spero di incontrare anche Vanni a qualche altro evento.
Tra i presenti, anche altri autori come me, tra i quali Jacopo Galimberti, con cui ho potuto chiacchierare un po' perché eravamo seduti vicini. Jacopo ha letto uno dei due estratti della serata, un paio di pagine dedicate al personaggio femminile di Adele; io, invece, mi sono prestata alla lettura del secondo estratto, scegliendo uno dei miei preferiti, la scena (che non vi anticipo) di "Aldo e la gallina", una di quelle che mi ero divertita di più a scrivere. Interessanti i dibattiti emersi nel corso della presentazione, sul metodo SIC, l'esperienza di coordinare il lavoro di così tanti autori e compositori, in particolare ho apprezzato l'intervento di Paolo Giovannetti, uno dei numerosi relatori (gli altri sono stati Alessandro Broggi, Italo Testa, Paolo Zublena) mentre ho trovato un po' troppo astratti e convoluti certi discorsi più "filosofici". Subito dopo la lettura dell'estratto sono dovuta fuggire per correre a prendere il treno (aaah, il brivido di tornare da sola a mezzanotte sperando che occhiatacce e cappottone borchiato bastino a evitarti incontri sgraditi), ma sono riuscita comunque a scambiare quattro chiacchiere con i presenti.



lunedì 22 aprile 2013

Presentazione di "In territorio nemico" martedì 23 aprile - Milano

Condivido questo evento, che già da qualche tempo circola su Facebook: la presentazione milanese, o meglio, le presentazioni, del romanzo storico In Territorio Nemico, edito da Minimum fax, martedì 23 aprile. Il romanzo, concepito e realizzato mediante il metodo della Scrittura Industriale Collettiva, è stato scritto con il contributo di ben 115 persone.

Le presentazioni si terranno:

- alle 18.30 presso la Libreria Centofiori

- alle 21 presso la Libreria Tadino

Saranno presenti gli ideatori del progetto Gregorio Magini e Vanni Santoni.
Per quanto mi riguarda, non ne ho ancora la certezza assoluta, ma dovrei riuscire a esserci alla presentazione delle 21. Perciò, se capitate in zona, fate un salto! E condividete l'evento ^___^

Vi segnalo anche l'intervista pubblicata la settimana scorsa grazie a Wu Ming 2, che ha chiacchierato con i "SICsters"; a un paio di domande ho risposto anch'io ;-)


giovedì 18 aprile 2013

Shine


Sono quelle le persone che amo. Quelle che voglio nella mia vita. Quelle che mi fanno sentire fortunata.
Le persone a cui brillano gli occhi.
Brillano perché hanno qualcosa da dire. Brillano perché c'è tutto un mondo, dietro i loro sguardi. Brillano perché hanno una forza, dentro, che supera tutte le paure; anche quando tremano, anche quando quegli occhi nascondono un'angoscia che si rivela all'improvviso.
Brillano perché hanno luce, dentro, nonostante i lati oscuri; vedi quella luce, senti quel calore, quando sorridono, quando le prendi per mano.
E io assorbo tutto quello che posso, in loro compagnia. Come l'acqua occupo gli spazi che lasciano disponibili, e non smetterei mai di ascoltarle, di guardarle, quelle persone. Né di raccontarmi a loro. Perché è così che voglio essere anch'io: portare una scintilla ovunque vado, illuminare la giornata di qualcuno con un sorriso, sapere che, quando abbandono un posto, il mio ricordo non se ne andrà così facilmente; essere una, sola e unica, anche in mezzo a una folla. Essere qualcuno che valga la pena guardare, ascoltare, osservare.
Mai essere indifferente. Mai passare un giorno senza che, anche solo per qualche istante improvviso, qualche scintilla brilli imprevista e colori il grigiore. Affollare una stanza di personaggi e voci e scoprirne ancora e ancora.
Essere una rock star, nel nostro piccolo, mi ha detto ieri una di quelle persone: che non significa essere un patetico wannabe con la sindrome da Peter Pan e il mito di imitare qualcuno (e ne conosco). Non vuol dire fare la rock star. Vuol dire we rock inside, vuol dire essere se stessi, nel bene e nel male, senza mezze misure, con i vestiti strani e l'ironia tagliente e i gusti bizzarri e il modo strano di osservare una strada e immaginare una storia, di girare un angolo e domandarsi se al di là c'è un mostra, e cosa succederebbe se; vuol dire tenere alta in mano la torcia che sprizza tutte quelle scintille. Che a volte scottano. Ma, per la luce che emana o per le bruciature che lascia, anzi, per la luce che emana e per le bruciature che lascia, non passa mai inosservata.
E le riconosci, le persone così. Io ne conosco. Qualcuno mi dice che lo sono anch'io. Finally found myself, fighting for I chance, I know now this is who I really am inside.

On air:
Three Days Grace, One-X
Dio, Stand up and shout
Do you think about
Everything you've been through
You never thought you'd be so depressed
Are you wondering
Is it life or death
Do you think that there's no one like you

We are
We are
We are
We are the ones
We get knocked down
We get back up and stand above the crowd
We are one
We are the ones
We get knocked down
We get back up and stand above the crowd
We are one

mercoledì 17 aprile 2013

Le canzoni della mia vita #2: Moonspell, Alma mater

Nel primo post dedicato ai brani indimenticabili della mia vita - quelli che sono diventati mie canzoni-manifesto, che hanno segnato un momento o un periodo particolare della mia esistenza, che non riesco a sentire senza un brivido e un tuffo al cuore - vi avevo parlato dei Blind Guardian, una delle mie sempiterne fissazioni, e di The bard's song (in the forest): più che una canzone, una filosofia. Una melodia acustica, un testo che parlava di storie, e di chi le racconta. Potete immaginare da soli quanto mi colpisca nel profondo. E se non ricordate la canzone, rispolverate il post e rimediate.

Stavolta vi propongo un pezzo del tutto diverso, nonché più complicato da amare, se non siete già appassionati di musica di un certo tipo: siamo infatti in territori molto più metal, death e gothic. Se con Bard's song mi conquistavano la malinconia, la dolcezza, la magia, e le parole mi toccavano il cuore, con questa Alma mater dei Moonspell la mia reazione è tutta nella carne e nel sangue. Il brano, infatti, non ha una tematica a me vicina: si tratta di una dichiarazione d'amore per il Portogallo, la terra madre di Fernando Ribeiro, vocalist e leader della band. E per quanto io ami il mio Paese - ebbene sì, con tutte le storture, gli scandali, le cose che non vanno, amo la mia lingua, la mia cultura, la mia terra -, non sono "patriottica" nel senso consueto del termine. Tuttavia, questa canzone mi ha sedotto fin da quando ho scoperto la band e, nonostante la registrazione imperfetta e l'inesperienza degli esordi (Alma mater viene dal primo disco, 1995), è rimasta per me una spanna sopra tutte le altre dei Moonspell (discontinui ma affascinanti, tamarri ma carismatici).

Il riff iniziale è semplice, ma appena lo sento, un brivido mi fa venire la pelle d'oca. L'inseguirsi di musica e voce, la dichiarazione d'orgoglio pur nella caduta: Alma mater è il brano di chi in ginocchio tiene la testa alta, di chi sanguina ma si asciuga il mento col dorso della mano e guarda in faccia il nemico che lo ha percosso, di chi cammina estraneo e incompreso ma porta nel cuore l'identità che non intende uniformarsi. Ecco, forse, quello che mi dà i brividi in queste parole:

Mother Tongue speaks to Me 
In the strongest way I¹ve ever seen 
I know that she sees in Me 
Her proudest child, her purest breed 
She speaks to me in colours 
That I can¹t really understand 
I only know that they are ours 
And to those I¹ll proudly bend 
For I am your only child 
And you my dearest mystery 
From an ancient throne I defy the world 
To kneel before the Power within. 
For I am your only child 
And she is my dearest mystery 
World can¹t you see it? 
Am I alone in my belief? 

Aggiungete poi l'importanza dei Moonspell come bacino di canzoni-colonna sonora alle mie storie, in particolare una: uno dei romanzi che ho scritto e che amo di più è intessuto dei loro brani, delle loro atmosfere cupe e torbide, rabbiose e oscure, e allo stesso modo le storie che lo seguiranno (ne saprete di più in futuro; prossimamente vi renderò anche partecipi delle colonne sonore che vi cito così spesso, le playlist che creo per le mie storie). Non ho usato questa canzone in particolare, ma mi basta sentire la voce di Fernando Ribeiro perché si scatenino nella mia testa suggestioni, immagini, collegamenti a raffica.

Qui potete ascoltare il pezzo nella registrazione originale, da Wolfheart (1995), primo disco bella band, infarciti di pezzi storici e imprescindibile, nonostante qualche goffaggine e qualche momento ancora grezzo. Qui sotto, invece, la versione live con (il sempre gnokko) Fernando Ribeiro in carne, ossa e carisma, spesso imitato, mai eguagliato.

lunedì 15 aprile 2013

Where (l)i(e)s the wonder

Qualche tempo fa (vorrei poter dire "qualche giorno", ma da quando dico a me stessa "su questo scrivo un post" a quando lo preparo davvero passa xy tempo) Michele Greco ha discusso sul suo blog e su Facebook in merito ai "tipi" di scrittori in base alla domanda "per chi scrivi?" (no, non perché, ma per chi). Potete leggere le sue argomentazioni a questo link: riassumendo all'osso, secondo lui esistono tre tipi di scrittori, quelli che scrivono per se stessi, quelli che scrivono solo per i lettori, e quelli che scrivono per se stessi e per i lettori.
Non sono molto d'accordo con la suddivisione proposta, e soprattutto con le descrizioni dei vari "tipi". La scrittura è, a mio parere, l'argomento "inclassificabile" per eccellenza. Così come detesto i compartimenti stagni quando si parla di categorie (quelle che suddividono e inscatolano un libro, o un disco, in una precisa definizione cui, magari, l'autore non ha minimamente pensato durante le stesura - e mi fa ridere quando, per categorizzare un romanzo o un disco originale e insolito, si mettono in fila tre o quattro definizioni diverse combinandole come i pezzi di cadavere usati da Frankenstein per la sua creatura). Motivi per scrivere, modi di vivere quest'attività - che è arte e artigianato, non solo l'una e nemmeno solo l'altro -, reazioni, metodi, strumenti sono infiniti. Chiedete perché, come, quando a cento scribacchini e otterrete cento risposte diverse.

Allora è inutile anche parlarne? Inutile leggere i manuali e studiare le "regole"? Inutile parlare di libri? No, tutt'altro, almeno per quanto mi riguarda. Io ho le mie idee, che si arricchiscono e si sviluppano ogni volta che le metto a confronto con quelle di altre persone. Affronto problemi e difficoltà, per scrivere e per pubblicare, e li supero anche ascoltando i consigli altrui - o, semplicemente, ricaricando le batterie per riprendere a lottare stando a sentire come amici e colleghi affrontano le medesime questioni. Non parlo di scrittura, qui e altrove, per convincere qualcuno. Lo faccio solo per tirare fuori quello che ho dentro, guardarlo meglio, capirci qualcosa di più, e per offrire il mio punto di vista e la mia esperienza a chi è interessato. Così come non leggo manuali perché la scrittura sia solo regole imprescindibili che vanno applicate meccanicamente (vedo i manuali più come uno scatolone che raccoglie tanti, tantissimi consigli, precetti, metodi, da provare e conoscere in modo che ciascuno possa applicare, seguire e prediligere quelli più adatti a sé, imparando per migliorarsi e, allo stesso tempo, sapendo quando invece allontanarsi dalle regole con consapevolezza; consigli, precetti e metodi, insomma, di cui essere consapevoli, per poi sfruttarli, piegarli e farli propri - ma su questo tornerò in un altro post).

Anyway, Michele ha riportato la risposta che gli ho dato io su Facebook, ovvero:
Io in genere cito il buon vecchio Stefano Re (Scrivo perché "non posso farne a meno"). Scrivo per me stessa - perché mi piace, perché mi diverte, perché qualcosa devo fare delle voci che ho nella testa e delle immagini e delle vite che invento, per dire "ehi, io esisto", perché è un atto di creazione e quindi di magia, e perché non c'è altra certezza per me - e scrivo per gli altri - perché vorrei che provassero quello che provo io quando leggo qualcosa che amo, perché vorrei che amassero i miei personaggi e li trovassero reali quanto io amo e trovo reali i miei preferiti incontrati nei romanzi altrui, e perché - molto realisticamente - è la cosa migliore che so fare e per me non è un hobby: è una passione, ma anche un lavoro - il più bello del mondo.
Si è trattato di una risposta scritta in fretta, senza stare a rimuginare più di tanto, anche perché, in fondo, sono cose che penso da tanto e che so, ogni volta che mi metto al pc per scrivere o che rifletto su una trama mentre cammino con l'iPod nelle orecchie o che apro il notes per appuntarmi un'idea improvvisa o un dialogo che mi è venuto in mente. Ma è una risposta sincera. Scrivere per me è tutte queste cose insieme e anche altro. Sì, è un lavoro e come tale va affrontato - con professionalità e impegno. Sì, è un piacere - raccontare a me stessa una storia, e ancora di più il brivido dei personaggi che prendono vita e, per così dire, si scindono da me, rappresenta l'emozione di leggere un bel romanzo o vedere un buon film, moltiplicata per mille e mille ancora. Sì, è magia - pura e semplice e letterale magia e non tutti lo capiranno, ma è così: è la potenza creatrice del dare un nome alle cose, ma ancora più complessa, ancora più forte. Sì, è un'ossessione - un pensiero fisso in background, un tendere la mano a forze che non si possono controllare del tutto, una mania che fa vedere il mondo attraverso un filtro diverso da tutti gli altri; ogni dettaglio, ogni situazione quotidiana può diventare una storia. Sì, è scoperta - io arrivo alla conoscenza attraverso la scrittura, perché attraverso la scrittura mi pongo domande. Non sempre trovo le risposte, ma comprendere che l'interrogativo esiste è spesso la parte più importante. Sì, è terapia - domande, ossessioni, pensieri fissi, premonizioni, gioie, dolori, desideri, incubi... sta tutto lì dentro. E tutto questo è per me vivere, e un'offerta per gli altri. Io sono quella che sono e nient'altro posso donare al mondo: e tutto ciò che di me posso donare sta nelle mie storie. E non posso tenerle dentro, devo scriverle, indipendentemente da quello che sarà poi il loro destino.

E questa è la parte irrazionale, istintiva, sanguinosa della scrittura. Poi c'è quella razionale: quella dove interviene il Severo Editor che pesa anche le virgole, e quella che pensa alla carriera, che si propone in giro, che - almeno per quanto mi riguarda - vuole essere professionista e vuole che quelle storie non restino nel cassetto, perché tenerle lì è come voler gridare con un bavaglio che te lo impedisce. Le due parti convivono senza problemi, sgomitando un po', magari, e giungendo a compromessi, e si congiungono nel momento in cui si arriva al dunque: far leggere a chi sta là fuori quello che io ho qui dentro.
Ma questa è un'altra storia...

On air:
Nightwish, I want my tears back

I want my tears back
The treetops, the chimneys, the snowbed stories, winter grey

Wildflowers, those meadows of heaven, wind in the wheat
A railroad across waters, the scent of grandfatherly love
Blue bayous, Decembers, moon through a dragonfly's wings

Where is the wonder where's the awe
Where's dear Alice knocking on the door
Where's the trapdoor that takes me there
Where the real is shattered by a Mad March Hare

Where is the wonder where's the awe
Where are the sleepless nights I used to live for
Before the years take me
I wish to see
The lost in me

I want my tears back
I want my tears back now
A ballet on a grove, still growing young all alone
A rag doll, a best friend, the voice of Mary Costa

venerdì 12 aprile 2013

Tutta una serie di "what the fuck" - 2

Nuova serie di What the fuck? misti, dopo il post di qualche tempo fa. WTF, ovvero motivi per detestare l'umanità, scintille che rischiano di appiccare i miei improvvisi incendi - leggi: i momenti di furia omicida -, tutte quelle piccole aberrazioni, seccature, prove d'idiozia che posso ignorare solo lucidando la mia armatura, schermandomi dietro il mio fidato cappottone nero spaventa-idioti e alzando il volume dell'iPod per isolarmi dai corpuscoli vaganti di scempiaggine (sì, lo studio dell'epicureismo mi ha segnato. Sì, l'immagine degli atomi vagolanti che colpiscono i sensi l'ho presa da lì. Sì, sono anche per l'epicureissimo godiamoci la vita).

Ancora una volta ricordo: Warning, explicit language, sarcasmo & sguardi di disprezzo pronti all'uso.

- WTF per coloro che appena sentono il mio nome... cantano.
Perché sì. C'è una canzone, famosa in Italia, ahimè, che parla di una ragazza con il mio nome, quello vero. Tutta la vita ho passato a presentarmi per vedere il mio interlocutore illuminarsi con un sorrisone (che, col passare degli anni, a me pare sempre più beota) e sentirmi dire "Ah!..." E via, parte la cantatina di uno o due versi di quell'accidenti di brano.
Seriously: no. Per favore, no.

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- WTF per i commessi scortesi, e wtf per i clienti maleducati. Non mi è mai capitato di vedere le due categorie scontrarsi, ma mi piacerebbe: verrebbe fuori una bella scena, presumo. In genere, tuttavia, ci sono io o qualche altro cliente gentile (che dirmi, ce l'ho di default: quando interagisco con le persone sorrido, dico buongiorno e grazie) e un commesso con l'aria da minchiacheppallemitoccapuredarviretta, oppure il cordiale commesso o barista che sorride, saluta e si sente dire "Caffè." Punto. Non un "Salve, mi fa un caffè per favore?". Nemmeno un più stringato "Un caffè, per favore."
Estirpatevi da soli, per favore.

- WTF per la malefica PMS Syndrom. No, non la spiego, o sapete cos'è - e dovreste, fidatevi, anche se siete uomini - o ve la cercate. L'ho scampata per anni, al punto da nemmeno ricordarmi più cosa comporta, A me generalmente provoca pianti incontrollati, sostituzione di tutti i colori che vedo con sfumature di grigio e nero, lamentosità galoppante, bisogno di ingozzarmi di dolce e salato e ancora dolce e così via. Insomma, o siete pazienti come santi, o statemi lontano. Se volete avvicinarmi, almeno prima ammansitemi con un barattolo di Nutella omaggio.


- WTF che mi inimicherà parecchie persone: ovvero, quelli che "non mi piacciono più i *inserirenomeband* perché sono diventati commerciali". Ovvero, i musicofili che se la prendono quando il gruppo che solo loro conoscevano, supportavano, si coltivavano neanche lo avessero fatto spuntare come un funghetto nel proprio giardino ha successo. "Sono MMMIEI" è la prima reazione. "Si sono venduti!" è la seconda, perché in genere, a meno che non siate gli AC/DC, dopo due, tre, quattro dischi lo stile di una band si evolve. Di solito, discorsi di questo tipo li sento per band come i Within Temptation, che all'inizio - almeno da noi in Italia - nessuno conosceva, e poi hanno fatto il botto.
Ora, anch'io ho i miei folli amori musicali. Anch'io soffro se vedo i miei gruppi preferiti sulle t-shirt di bimbiminkia a spasso per la città. Ma: si fa musica (come si fanno libri e arte in genere) per tanti motivi, tra i quali, anche vendere. Perché è un lavoro che (in teoria, in un mondo ideale) va retribuito e perché nessuna casa (discografica, editrice, d'arte o quel che vi pare) mette in vendita qualcosa se non per guadagnarci, punto e basta. E, aggiungerei, non è detto che quando un gruppo modifica il proprio sound lo faccia solo per vendere. Mi preoccuperei se un musicista a quarant'anni, o a trenta, realizzasse la stessa identica musica di quando di anni ne aveva venti. (A meno che non siate gli AC/DC, come sopra). Perciò: non si diventa commerciali, lo si è - per la massa o per una nicchia, ma lo si è sempre e comunque. Non rompete le scatole all'artista che non fa quello che vi aspettate o vorreste voi: valutate il risultato senza pregiudizi, per quello che è ora. Il che non significa dimenticare la discografia precedente, ma nemmeno lagnarsi a priori. Cheppalle.
E ve lo dice una che sta pensando dove cazzo sono finite le chitarre in quella ciofeca del nuovo singolo dei 30 Seconds To Mars?!! Ma lo penso perché Up in the air non mi è piaciuta per niente. Mica per estremismo mio. Eh.

- WTF grosso come una casa per quelli che lodano lo stile di scribacchianti autori che sbagliano i congiuntivi, il lessico, le concordanze, la consecutio... Insomma, tutto.
Sono la prima a dire che se metto in scena un personaggio incolto, devo usare un linguaggio con qualche sgrammaticatura per renderne la parlata. Mi riferisco, qui, a tutto un libro - più libri - scritti palesemente in una lingua che non è italiano. Al di là di fraintendimenti, di accuse di pignoleria, di possibilità di appello, di "un errore capita a tutti". Senza se e senza ma. La mia reazione è il raccapriccio seguito da voglia di urlare.
Il dubbio a quel punto è solo: più ignoranti gli autori che non conoscono la grammatica o i lettori che non si accorgono del problema? E se penso che alcuni di questi autori sono anche editor (in piccole case editrici)...
Taci. Taci, per carità.

Ma la lista di WTF continua. Ovviamente...

giovedì 11 aprile 2013

Cover a confronto: Smells like teen spirit - Nirvana & Weird Al Yankovic

Questo mese vi propongo una cover un po' particolare: perché è "particolare" anche chi la interpreta, ovvero Weird Al Yankovic, autore di numerosissime parodie di brani famosi. Volendo dedicargli un post di questa serie, basata sul confronto fra originali e nuove versioni, avrei in effetti l'imbarazzo della scelta: Like a surgeon da Like a virgin di Madonna? Eat it e Fat rispettivamente da Beat it e Bad di Michael Jackson?...
Alla fine ho optato per questa Smells like Nirvana, cover e video geniali di uno dei brani più famosi della band di Kurt Cobain. Lascio parlare le immagini, ma vi raccomando di badare anche alle liriche, perché pure quelle cambiano (se faticate a orecchio, leggete qui e qui). Doppio omaggio, insomma, oggi: tanto ai Nirvana quanto alla follia di Yankovic.



mercoledì 10 aprile 2013

Run

Giornate frenetiche - stop. Casini e fermenti - stop. Ansie e speranze - stop. Grandi personalità e impegni all'orizzonte - stop. Necessito bombola di ossigeno - stop. Meglio ancora una Giratempo - stop.


Insomma, mi capirete se in questi giorni non ho trovato mezz'ora da dedicare alla scrittura del blog, nonostante abbia una sfilza lunga così di post in sospeso. Al momento la mia vita è una fluida sequenza di sfide, impegni, problemi, desideri, e la mia agenda un pasticcio di appunti, cancellazioni, spostamenti, rimandi, novità, ritardi. Anche se non ho tempo, ora, di trattare gli argomenti che avevo programmato, però, volevo almeno "battere un colpo" e farvi sapere che sì, ci sono. Sì, ho voglia di scrivere - il word count là a sinistra è terribilmente basso, ma ho lavorato anche di revisione, ho scribacchiato su notes, e soprattutto spero di avere un po' più tempo nella seconda metà del mese (mannaggialamiseria non voglio fallire un'altra To Write List). Sì, ho anche una tonnellata di letture interessanti in sospeso/in programma. Sì, a volte dormo pure, qualche ora.


Mi occorrono mille occhi, insomma, mille mani, mille appunti. Qualche ora di sonno in più, anche. E forza. Tanta forza. Per resistere al temuto e all'inaspettato. Perché mi sento viva e imprudente, e tutte le briciole che posso raccogliere, di ciò che mi fa star bene ma non posso avere quanto vorrei, me le tengo strette e non ho intenzione di perdermele. Ascolto musica a ripetizione, scopro ogni giorno qualcosa di me che non immaginavo, stupisco e mi stupisco. Aspetto che i sogni prendano forma - li vedo davanti a me e attendo di stringerli tra le mani. Scopro che anche quando non hai più fiducia in niente è possibile trovare qualcosa di totalmente inaspettato per cui buttare ogni dubbio o prudenza - perché ne vale la pena, perché meglio poco che niente. Sento vibrare l'universo intorno a me. Mi godo le valvole che saltano, i freni che si allentano. E tutti i vorrei che non dipendono da me li metto nelle mani della Dea: il destino mi ha mostrato di sapere in che direzione guidarmi, anche se i suoi tempi sono lunghi, anche se a volte mi chiedo perché proprio così?, anche se non posso prevedere ciò che accadrà, e quello che posso prevedere ancora non so come sarà davvero.

C'è così tanto tempo da vivere, ci sono tante possibilità, tante cose che un paio di mesi fa non avrei mai immaginato e a cui ora non rinuncerei per nulla al mondo. C'è così tanta magia intorno a me. E tante persone che me la rendono visibile. Mi trasmettono l'inesplicabile. Mi fanno star bene con un sorriso o uno sguardo o la parola giusta. E se qualche volta ho paura, la inghiotto e riprendo a correre.
And I'm a mess, but a wonderful one.

... I will run until my feet no longer run no more
And I will kiss until my lips no longer feel no more
And I will love until my heart it aches
And I will love until my heart it breaks
And I will love until there's nothing more to live for...

sabato 6 aprile 2013

Un anno di Blog(spot)

Un anno fa iniziavo questo blog.

Era solo una delle tante cose nuove nella mia vita. Se ad aprile 2012 mi fossi messa a ripensare a com'era la mia vita ad aprile 2011, avrei visto solo enormi differenze: polverizzata l'esistenza che conoscevo, casa nuova, abitudini nuove, progetti nuovi. Ferite nuove, conquiste nuove. E blog nuovo, perché la piattaforma che mi ospitava prima era (è) costantemente inaffidabile.
Sì, quando mi guardavo alle spalle, un anno fa, vedevo molte macerie, molte speranze e molte paure.


Se però avessi potuto guardare avanti di un anno, al futuro che ora è il mio presente, be', avrei sorriso. Davvero tanto. Oh, intendiamoci: le ferite hanno lasciato cicatrici, le paure non mancano, tante cose ancora non sono sistemate. Ma.
Ma sono ottimista. Ma sto bene.
I semi germogliano. La Dea mi manda regali inaspettati - cose cui ancora non riesco a credere anche se so che sono sveglia ^^ La vita è inaspettata, e io sento che sto per sbocciare. Ho paura di dirlo - sono specializzata nel vedermi portar via quello che sono a un centimetro dall'afferrare - ma è così. Ho dentro un'energia che non immaginate. Ho dentro tanto desiderio che se fosse esplosivo potrebbe distruggere una città. Tremo ancora - ma all'ansia si mescola la speranza, e ho tante, tante mani che posso afferrare perché mi aiutino a rialzarmi quando inciampo.


Decisamente, molte persone potrebbero non riconoscermi nemmeno. Ma quello che conta è che non sono cambiata: sono fiorita. Sono cresciuta. Sì, sono sempre tardoadolescenziale per tante cose - I'm weird and proud of it. Ma sono anche cresciuta. Ho reagito: non senza errori, non senza traumi. Ma this is who I really am inside. E la persona che sono, anche se con mille difetti, mi piace. L'intenzione è continuare: a essere me stessa, a sognare, a divertirmi. Con le persone che mi meritano.

Non so cosa potrò scrivere il 6 aprile 2014, né come sarà il prossimo anno. Ma posso immaginarlo, almeno in parte.
E non vedo l'ora di viverlo.


On air:
Within Temptation, The last dance

She sang for you last night
She heard you were calling
Yearning in tears a thousand times

Your spirit was floating,
Your spirit was searching
On a cloud of dreams

A moon beam shines bright in the city of angels
Guiding the dreamers back to life
And they'll do the same every tomorrow
Till the pain subsides

Don't be scared now
Close your eyes
She holds guard tonight
Go on forward no remorse
Life will take it's course

She danced with you last night so you will remember
All you have shared, a lifetime
The angels were watching and death will be waiting
Until the time is right

Don't be scared now
Close your eyes
She holds guard tonight
Go on forward no remorse
And life will take it's course

Hold on to memories
See what lies ahead
Life will go on
And we are one
With every step you take

venerdì 5 aprile 2013

The heart of everything

L'altro giorno ho letto un bel post di Neil Gaiman, questo: seguite il link, leggete, e rileggete ancora. Gaiman parla dei suoi primi tentativi di scrittura, delle pagine in cui, adolescente, comparivano in embrione i terribili Croup e Vandemar di Nessun Dove. Soprattutto, dice che, com'è ovvio, nulla di quello che scriveva allora era eccezionale, o anche solo buono; nulla si distingueva, anzi, erano chiarissime le influenze degli autori che leggeva al momento.
Everything read like a bad imitation of somebody else. There wasn't anything in there that indicated that I was going to be a writer, a real writer, with something to say, except for one thing, and it was this:
I was writing. There was lots of writing going on.
And that made up for so much. I never knew how to finish anything longer than a couple of pages, but I was writing.
Eccolo lì, il nocciolo della questione. Quello che dice anche Gardner, il mio motto: the true novelist is the one who doesn't quit, il vero romanziere è quello che non molla. Anche quando significa faticare per concludere una storia, riporci speranze e vederle deluse, scrivere e ritentare, scrivere e ritentare, e ancora tante volte, finché si trova una propria strada. Non basta nemmeno questo: là fuori è pieno di gente "che scrive" ma che non è "uno scrittore". Così come è pieno di gente che scrive ottimi libri che non saranno mai pubblicati, il che è una minima percentuale della gente che scrive libri orribili convinti che meriterebbero la pubblicazione anche se non la otterranno. E ci sono tanti modi di essere scrittori: io conosco il mio, ma mi confronto con autori e autrici che hanno idee molto diverse dalle mie e sono ugualmente scrittori. Non è facile, forse nemmeno possibile stabilire cosa davvero è uno scrittore.
La partenza però è comunque quella. Scrivere, concludere e ricominciare a scrivere, sempre.


La foto di Neil Gaiman è stata scattata nell'ambito di questo progetto: autori che hanno scritto sulle proprie mani i loro consigli più importanti. Dateci un'occhiata, merita!

mercoledì 3 aprile 2013

Serie tv - The Walking Dead season 3: finale (?)

Cioè. Vaffanculo.
Scusate l'inizio poetico. Ma quando ci vuole ci vuole, come direbbe Turk.
Ci avevo creduto, sapete? Per alcune puntate ci avevo creduto, al fatto che TWD avrebbe trovato una nuova dimensione, migliore di quella paludosa, asfittica e ciarliera delle prime due stagioni. E invece, proseguendo si è tornati alla solita fiera degli sceneggiatori cialtroni.
Gli ultimi episodi sono stati la fiera dell'inutilità, fino a un finale che non è un finale proprio per un cavolo, e di qui il punto interrogativo là in alto. Settimane in cui si arrivava regolarmente all'"embe'?" alla conclusione di ogni episodio, quando dopo "stuff and things" e un monte di chiacchiere, ci si ritrovava al punto di partenza: "uh quant'è cattivo il Governatore, bisognerà combattere. Ma con calma, prima pensiamoci su." Sono riusciti persino a farmi irritare nella puntata in cui Merle, l'odioso, buzzurro, politicamente scorretto Merle crepa: un momento potenzialmente interessantissimo - e infatti la reazione di Daryl quando se lo vede zombificato è uno dei punti migliori della stagione - a mio parere distrutto dall'idiozia precedente. Fatto fuori dal super Governatore che picchia e stacca dita a morsi, dopo essere stato quasi masticato da zombi perché mentre attaccava i fili sotto il cruscotto di un'auto Merle ha fatto partire l'antifurto e non si è MINIMAMENTE PREOCCUPATO del fatto OVVIO che i morti viventi sarebbero arrivati a frotte! "No, restiamo con calma ad aspettare che vengano a mordermi l'ucc... la pancia". Si salva in extremis perché dev'essere massacrato dal Kattivo, ma quando guardavo quell'episodio avevo i nervi a fior di pelle. Siamo ancora a livello di trucchi stile "c'è un serial killer, separiamoci!"
Oltre tutto, che Merle di punto in bianco cambi idea, lasci Michonne e in pratica si sacrifichi per far fuori il Governatore... mmm. Ok, adora il fratellino. Ma non mi è sembrato affatto da lui. Avrebbe potuto tentare quello che ha tentato in mille altri modi più bastardi, ma no, gli autori dovevano semi-redimere pure lui.
Bleah.


E Rick.
Una delle cose che non posso perdonare agli autori del telefilm è il massacro operato ai danni di Rick Grimes. Un personaggio per il quale nonostante tutto continuo a tifare. Perché potrebbe essere il tipo di personaggio che piace a me. Travagliato dai lutti, in una posizione difficilissima, diviso tra necessità, pericoli, tentativi di salvaguardare i residui di civiltà in un mondo infestato da zombie, sempre sul punto di essere schiacciato da un cumulo di responsabilità che nessuno gli invidierebbe, aggrappato con le unghie e con i denti al desiderio di agire nel modo giusto e di proteggere i suoi cari...
... E trasformato progressivamente in uno schizofrenico che cambia idea ogni cinque minuti. Più o meno come tutti i personaggi, a seconda di quello che fa comodo agli sceneggiatori, e senza la minima coerenza. Siamo al di là delle decisioni estreme che sarebbero perfettamente comprensibili, vista la situazione. Siamo al ridicolo, e lo dico affranta. Mi era piaciuto com'era stata gestita, per esempio, la faccenda delle misteriose telefonate che si rivelano poi essere sue allucinazioni. Ma quella era ancora la parte buona della stagione... Poi si è calcata la mano con visioni imbarazzanti di Colei che nessuno voleva più vedere, la sfrantecamaroni Lori, uccisa in un episodio ben fatto e in maniera splatterosa (ok, che nel giro di dieci minuti dalle doglie si decida di aprirle la pancia anziché PROVARE almeno ad aspettare un po' e vedere se qualcuno li salva è un'idiozia. Ma li perdono solo perché è servita a far fuori la tipa prima del centomiliardesimo "Rick, we need to talk"). Ormai, lo sceriffo per me è talmente incasinato, un burattino nelle mani degli autori, che ogni volta che appare sullo schermo riesco solo a temere la peggio cazzata. Il meglio che si possa dire è che tutto ciò che lo riguarda è gestito con immensa goffaggine. E, come detto, mi spiace il doppio proprio perché tutti i suoi conflitti, la sua instabilità, la sua sofferenza sarebbero proprio quello che amerei vedere in scena.
Se fatto bene.

La sua nemesi, poi. Il terribile Governatore. Ok, è cattivo, in effetti ne combina di brutte, anche se pure con lui avrebbero potuto osare di più (come nota Germano: "non mi servono più" gli attrezzi di tortura... ma non li ha mai usati, cazzo!). E mi piace l'attore che lo interpreta: non mi convinceva, all'inizio, ma si è fatto apprezzare. Solo che soffre, come tutti, della pessima costruzione generale. Anche lui parla, parla: con Rick, all'incontro, parla, parla, parla, e dopo averci mostrato che nasconde una pistola... che non verrà mai usata, verrebbe da farla mangiare agli sceneggiatori. Sì, è badass quando se la cava contro millemilazombie che Andrea gli manda contro - come si salva? Semplicemente perché non può morire, punto -, ma tutta questa guerra minacciata, sempre più vicina... si risolve in cinque minuti di sparatoria, con un nulla di fato. E il lanciarazzi o mitragliatore o cosa cavolo era che S'INCEPPA... ODDEA! Ancora si usano le ARMI INCEPPATE? Ormai è un trucchetto che meriterebbe di farli radiare dall'albo degli sceneggiatori.
E come fermare il temibile Governatore? Eh, chi lo sa? Magari quando dà di matto, così?
Pessimismo & Fastidio.


Tutto il resto è più o meno deprimente uguale. Andrea non la sopportava più nessuno e l'hanno giustamente fatta fuori: non credevo. Temevo l'avrebbero trascinata ancora per le lunghe, ma, almeno questo bisogna dirlo, ogni tanto gli autori osano anche uccidere i personaggi importanti. Certo, si sono impegnati a far sì che anche la sua morte fosse mal realizzata: sei ammanettata, hai delle pinze per liberarti e un tizio morente che presto risorgerà per magnarti, e tu perdi tempo a parlargli invece che sbrigarti? Meriti di morire, che devo dirti. Possibilmente senza ripetere ventordici volte nell'arco della puntata che "volevi solo salvare tutti".
E Carl? Il sempre odioso Carl, che ora fa fuori gente a sangue freddo - non tutti sono d'accordo, ma diciamolo, per una volta ha ragione Hershel: il ragazzetto che Carl ha ucciso stava semplicemente per consegnare l'arma ed era più spaventato di loro. Che poi ora la meneranno con 'sta storia in modo insopportabilmente moralistico è scontato, fatto sta che a quel bambino gli avrei dato raffiche di sberle per il 75% delle puntate in cui compare, e mi sto tenendo bassa. Altre ridicolaggini? Ah, sì. Possibile che Rick & co arrivino a Woodbury, trovino Andrea e se ne vadano con tutti i vecchi e i bambini senza un problema? Lo so, a guardia c'erano due "buoni", Tyreese e Sorella Di Tyreese. Ma c'erano solo loro, sul serio? E il governatore coi due scagnozzi rimasti che fine han fatto? Non sono tornati? Sono in gita fuori porta?

Basta. Sono sfinita. Non ho più speranze, eppure continuerò a guardare la serie, con la quarta stagione, lo so. Per quelle rare schegge di splatterosità e zombie pittoreschi e ben fatti. Perché la caccia alla Minchiata è sempre divertente, per una che va a nozze coi thrashoni horror. Perché Daryl è figo - no, non intendo fisicamente: non mi dice più di tanto, in quel senso. Ma è figo come personaggio e se mi fanno fuori pure lui dimostreranno di non capire davvero una fava (a proposito: 'sta cacchio di romance inespressa con Carol... Fateli trombare o andate oltre, maledizione!)
E perché ogni tanto la serie azzecca il momentone, e allora vedi cosa sarebbe potuta essere: se i personaggi non fossero burattini schizofrenici, se non la menassero tanto per le lunghe con infiniti bla bla, se avessero il coraggio di andare fino in fondo nelle direzioni più scomode.

Grazie a Lucia, che merita lovvamenti & quori a tutto spiano: inquietante parallelo tra TWD e Toy Story.

martedì 2 aprile 2013

Dimmi cosa cerchi e ti dirò WHAT THE FUCK??? - 12

Sapete cosa vuol dire quel "12" nel titolo? Ebbene sì. Quasi un anno su questa nuova piattaforma. Nuova per me, intendo, dopo anni - sei e mezzo - sul Cannocchiale. Arriverà l'immancabile post celebrativo - il primo di molti, e spero per molti motivi -, ma nel frattempo...

... Chiavi di ricerca. Che svelano gli spaventosi abissi della mente umana. Dell'idiozia, soprattutto.
Questo 2013, a dire il vero, non ha proposto moltissime chiavi allucinante; tante serie, tante varianti sugli argomenti "caldi" - film, musica, scrittura. Alcune tra le più folli si ripetono periodicamente - that's creepy, isn't it? -, ma non starò a replicarle ogni mese. Vediamo qui una ristretta selezione delle migliori. Questo mese andavano di moda le ricerche apparentemente normali, che si concludono però con una svolta inaspettata...

questo periodo farò. Solo così. E io ci son rimasta. Farai cosa? COSA???
canzone i'll see you 2012. Il poverino cercava forse una canzone romantica, e si è beccato il video zombesco dei Moonspell. Scusate, ma un LOL ci sta XD

avengers stupidi. Ma no! Tony Stark, Loki & co sono tutti molto seccati.
ricette light denti tolti. Cioè hai la dentiera e il diabete e stai cercando un semolino con poche calorie?
per poter star bene con gli altri, devi imparare prima a stare bene con te stessa. ae! Questo ae! finale cos'è, il grido d'esultanza di un pastore sardo?

fermamani antico manette. Ehm. Mi fa pensare a quell'affaretto simpatico con cui intrappolavano le dita nel film della Famiglia Addams. Lo voglio anch'io! Dove si trova?

Poche ricerche sessuose, anche. I pornomani di internet erano tutti a catechismo, in questo mese pre-pasquale? Fatto sta che cercano solo foto cazzi lunghi google - la qualità garantita dal brand, insomma - e foto di cazzi duri in pdf - metti che uno vuole caricarle su un ebook reader e fingere di leggere...

Alla prossima!

lunedì 1 aprile 2013

To Write List di aprile

NON-DITE-NIENTE.
Basta questo sovrano sguardo di disprezzo:

La gif viene da Tumblr. Col cavolo che ricordo il link preciso, sorry!
Ok, le scusanti ci sono sempre. Tante, tante cose da fare. Tanti, tanti pensieri. Tante, tante distrazioni che non ho modo né voglia di controllare... Ma le scuse reggono solo in parte. Invece che guardare ventordici puntate di How I met your mother, la sera, avrei potuto sforzarmi un filino di più a scrivere, no? E invece niente, TWL di marzo vergognosamente fallita sapendo che stavo fallendo e senza alcun pudore *disonore su di me, disonore sulle mie mucche*. L'unica esilissima consolazione è che almeno negli ultimissimi giorni qualcosa ho scribacchiato. Poco, ma meglio che niente.

Il fatto è *e via con una sfilza di lamentele che NON sono scuse valide, non prendiamoci in giro, ma ve le dico lo stesso* che, come discutevo l'altro giorno con un collega scribacchino, si sa: se una storia è composta di tre parti, inizio, mezzo e fine, ognuna di queste parti presenta problemi e insidie diverse e, in genere, ciascun autore si trova più in difficoltà con l'una o l'altra. C'è chi fatica come una bestia a superare le prime pagine, chi resta impantanato a metà peggio che nelle sabbie, chi si blocca poco prima del climax. Ecco, io in genere vivo due diversi momenti di "prosciugamento": poco dopo la prima parte, quando si esaurisce la spinta incontrollabile che, dopo i mesi-anni di rimuginio e idee e meditazioni e germinazione, mi fa partire in quarta con la nuova storia e mi fa macinare i primi capitoli in pochissimo tempo; e poco prima del finale, quando, pur sapendo da tempo - dall'inizio - quale dev'essere la conclusione, tutto quello che c'è prima è incasinatissimo e mostra solo difetti, e tutto quello che devo ancora scrivere è terribilmente complicato e incerto.
Io mi trovo nel secondo pantano.

LO SO, LO SO, LO SOOO!
Però non mollo. A costo di procedere a passo di lumaca, la prima stesura s'ha da finire, per poi iniziare la lunghissima operazione di restauro, sistemazione, riscrittura ecc ecc. Il mio progetto M. ha moltissime cose che m'interessano, dentro, ma anche moltissime complicazioni e sfide, per me. Quindi, al momento mi sembra tutto un guazzabuglio senza speranza. Ok, guazzabuglio lo è, ma in qualche modo lo sistemerò, punto e basta.
Al momento le TWL perse sono due contro una vinta. Vediamo se aprile mi consente di rimettermi in parità. Sarà dura, perché le distrazioni, le cose da fare, gli impegni non diminuiscono - anzi, aumenteranno: ho sempre una certa faccenda in sospeso che ormai è sul punto di partire. Obiettivo bassissimo questo mese: solo 15 mila parole, 500 al giorno. Ma se voglio un termine come 15 mila parole lo batto in un mese tre volte o anche più. E l'importante è resistere finché ritorna la stima, la voglia, la fiducia, la magia.
Quindi *sospiro*: fight!