sabato 29 settembre 2012

Walking in a dream

La mia passione per la musica è una costante. Con grandi classici, scoperte, riscoperte, periodi di totale mania per un gruppo/disco/brano. Con le ost, le "colonne sonore" che compongo per le storie che sto scrivendo - in genere una canzone sola per un racconto, una playlist di dieci-venti canzoni per un romanzo.
Periodicamente, ritorno a questo o quel gruppo, lasciato da parte magari per mesi se non anni; e allora è sempre bello vedere quale impressione fanno certe canzoni, in quale modo "parlano" ora la melodia e le parole, come si adattano al momento che sto vivendo e così via.
E a volte basta davvero poco, a scatenare la scintilla.

Ad esempio, qualche giorno fa Socia Vale pubblica sulla mia bacheca di Facebook alcuni pezzi dei Dream Theater (stravedo per alcuni loro album, altri mi hanno deluso, altri non li ho ancora proprio sentiti). Ne ascolto uno. Ne ascolto un altro.
Digito Dream Theater nella casella di ricerca del mio iTunes.
Ed è la fine.

Un circolo vizioso che questa settimana (e ancora per chissà quanto - un giorno, una settimana, un mese?) mi ha catturato. In particolare per alcuni brani che ho finito per ascoltare a ripetizione. Perché avevano il mood giusto; perché dicevano le parole giuste; per entrambe le cose. La musica agisce entrandomi sotto pelle, catturando cuore e cervello insieme, e non scherzo se dico che, a volte, è stata addirittura salvifica - sapeste quante notti insonni ho superato grazie all'iPod che mi distraeva dai pensieri angoscianti. Sapeste quante volte cantare mi ha aiutato a liberarmi di grumi di fiele che avevo incastrati in gola.

E poi, ditemi se non è destino: proprio nel momento esatto (true story: non sto scherzando) in cui ascolto Wait for sleep, l'altro giorno, mi arriva un messaggio privato su Facebook di Gianluca Santini, presente con un racconto nell'antologia Caduti, come me: un messaggio che dice da poco ho letto il tuo racconto. Mi è piaciuto molto, per come è strutturato e per il finale molto di impatto, soprattutto la chiusura, la frase conclusiva, che è veramente eccezionale. Inutile dire che questi piccoli segni del destino mettono di buon umore anche quando la giornata è storta o stressante.
Come si chiama il racconto? Wait for sleep, intitolato così, come ho specificato in nota, proprio per la canzone. Perché? Perché il brano racchiude esattamente l'atmosfera che volevo imprimere al racconto (le note iniziali per me sono le gocce di pioggia del temporale con cui si apre la storia).

Standing by the window

Eyes upon the moon
Hoping that the memory
will leave his spirit soon...

... E così via.


Ma di questa canzone amo anche - mi dice molto - il resto delle liriche: She has too much pride to pullthe sheets above her head, So quietly she lays and waits for sleep. She stares at the ceiling and tries not to think, and pictures the chains she's been trying to link again, But the feeling is gone. And water can't cover her memory, And ashes can't answer her pain. God give me the power to take breath from a breeze, And call life from a cold metal frame. In with the ashes or up with the smoke from the fire, With wings up in heaven or here, lying in bed...

Un altro mio must è l'immortale Pull me under, che mi fa sempre cantare - vi ho mai detto quanto amo cantare? ^^ - nel punto in cui LaBrie canta Watch the sparrow falling, Gives new meaning to it all, If not today nor yet tomorrow, then some other day, I'll take seven lives for one... ed è un'esplosione, un fiotto d'adrenalina.
Ma potrei citare anche Surrounded, Learning to live, Wither... tante, tante canzoni davvero, raffinate e passionali, complesse e cariche d'emozione, quando la tecnica e l'istinto dei Dream Theater riescono a coniugarsi nel modo migliore.
Tra tutte, ne scelgo una che mi ha sempre affascinato, insolita, misteriosa e magnetica, Space dye vest. Malinconica da strappare il cuore, ogni volta che la sento mi sembra che mi stia scorrendo nelle vene insieme al sangue, ed è così fin da quando li ho scoperti, grazie a mio fratello... uff, una dozzina di anni fa almeno.

There's nothing to keep me sane
and it's all the same to you
There's nowhere to set my aim
so I'm everywhere
Never come near me again
do you really think I need you
I'll never be open again, I could never be open again.
I'll never be open again, I could never be open again

giovedì 27 settembre 2012

Wait for it: How I met your mother & dintorni

Autunno. Cadono le foglie, ricominciano le serie televisive.
Parlo di quelle estere, americane in particolare. Ce ne sarebbero talmente tante, di interessanti, che potrei riempire tutte le serate di tutto l'anno solo per seguirle, ma preferisco scoprirne una per volta, in maratona, quando si tratta di telefilm già conclusi o comunque che non ho visto dall'inizio, e aggiornarmi man mano con le nuove puntate di quelle che già conosco.
Occhio: qua e là qualche spoiler.

Al momento sto guardando una dopo l'altra le nove stagioni di Scrubs (oh, JD! Oh, Cox! Oh, inserviente-qualunque-sia-il-tuo-nome! Assolutamente strepitosi), serie già chiusa, scoperta grazie a Socia Sam e Socia Ale. La sto guardando in italiano - il doppiaggio di questa non è affatto male, anzi: e dire che sono passati pochi anni soltanto, siamo già nel Duemila. Saranno gli esilaranti "viaggi mentali" del protagonista - così somiglianti, ehm *coff coff*, a quello che capita quotidianamente a me; sarà la splendida bromance e la sintonia di JD e Turk; sarà la misantropica follia di personaggi come l'inserviente e Cox - quest'ultimo di particolare carisma, uno dei miei personaggi preferiti; ma sono davvero entusiasta della scoperta. Consigliatissima.

In questo periodo, però, inizieranno anche le nuove stagioni delle serie attualmente in corso. La prima, tra quelle che seguo, è stata How I met your mother, ottavo anno, iniziata qualche giorno fa. Il primo episodio, visto giusto ieri sera con i sottotitoli, riprende il filo dello scioccante finale della primavera scorsa, ma non è stato particolarmente brillante - anzi, awesome; Ted è sempre il solito indeciso Ted, la comparsa Klaus sciorina qualche pappardella sull'"unico vero amore" dilungandosi un po' troppo; le parti migliori sono state quelle dedicate agli esausti Lily e Marshall, che quasi dormono in piedi a causa del bebè appena arrivato in famiglia, e il glorioso minuto (scarso) in cui Barney Stinson - la vera marcia in più della serie, lo straordinario Neil Patrick Harris, diventato anche meme (il tormentone True story è suo) - riassume le sette stagioni precedenti parlando rapidissimo. Non è un grande spoiler: Barney e Robin sono destinati a sposarsi, e lo si sa dalla stagione scorsa (per la cronaca: ne sono felice. Mi sono sempre piaciuti insieme). Come ci arriveranno è da vedere... ma mi auguro nella maniera leggendaria e memorabile che meritano: in questa prima puntata, i loro momenti finali di malinconia sono stati efficaci. E mi auguro che, quando finalmente si vedrà la futura "mamma", la moglie di Ted, ne valga la pena, dopo gli estenuanti tira e molla del protagonista; la fanciulla, col suo ombrello giallo, pare sempre più vicina...
Intendiamoci: non sono una detrattrice di Ted, personaggio che molti ormai trovano fieramente antipatico. Sì, sta diventando un po' snervante, ma l'alchimia con gli altri maschi del gruppo e i suoi momenti più teneri o impacciati mi piacciono. Vedremo... Si tratta di una serie cui tengo parecchio, non voglio delusioni per il finale!



Oggi ricomincia anche Big Bang Theory, altro mio cult personale, soprattutto per il disfunzionale Sheldon Cooper e per Leonard, anche lui capace di momenti teneri, un concentrato di turbe, non privo di difetti, ma che risulta alla fine il portatore del ruolo di "protagonista positivo" che dev'esserci sempre - con Sheldon come momento comico, che quindi può permettersi di essere dissacrante e cinico, e che ruba la scena a tutti. Nelle prossime settimane toccherà a Once upon a time (che mi rifiuto di vedere in italiano, massacrata com'è da un doppiaggio orripilante, e se non mi credete, be', quando scriverò un post sulla serie metteremo a confronto le scene recitate da Robert Carlyle - in piedi e inchino, per favore - e quelle rovinate dal doppiaggio). A ottobre riprenderà anche The Wa-ah-ah-ah-lking Dead, esempio sommo di occasione sprecata, che guarderò solo perché fa entrare nel perverso meccanismo del "vediamo quale cazzata s'inventano oggi gli sceneggiatori" - anche qui, ne parlerò meglio più avanti.
E poi? Poi, concluso il recupero di Scrubs, dovrò aggiornarmi su svariate serie che mi interessano ma che conosco solo per sentito dire o che ho visto a sprazzi (quindi niente spoiler, please). Doctor Who, Torchwood (Jack! Oh, Jack... *___*), Being human versione inglese, non americana (il primo episodio mi era piaciuto, ma sapendo già la brutta fine che fa il mio personaggio preferito... non ho ancora osato proseguire), Sherlock Holmes, American Horror Story, Community, Firefly... e sicuramente me ne sto scordando diverse.

Ma non è mania, né follia. Molti di questi telefilm rivelano una scrittura di alto livello, idee notevoli, capacità di giocare con i meccanismi narrativi non da poco - anzi, spesso superiori a quelle di molti blockbuster e anche di molti scrittori (ebbene sì). Non sempre la qualità si mantiene alta con il proseguire delle stagioni, non sempre gli episodi sono all'altezza delle aspettative, ma, in generale, c'è molto da imparare da quelle sceneggiature, oltre a poter godere di numerosi attori di ottimo livello. E, diciamolo, del puro e semplice piacere delle storie, moderni feuilleton a volte molto meno ingenui e "semplici" di quanto si potrebbe pensare.



La prima immagine viene da qui; la seconda da internet, ma non trovo più il sito originario! Se lo sapete, segnalatemelo in un commento, per favore.

mercoledì 26 settembre 2012

"Usa entrambe le tue mani per cancellare completamente gli orrori che hai scritto nella tua storia"

No.
Per favore, no.

Vi avviso in anticipo, questo è un post da pignola rompiscatole. Ma consentitemelo, per una volta; la scrittura non è fatta solo di massimi sistemi, sacro fuoco, discussioni feroci su personaggi e loro dipartite, punto di vista, manuali e così via. La scrittura è fatta anche di pignoleria da rompiscatole. Di virgole. Di minuzie. Di acribia.
Echeccazzo.

Questo piccolo sfogo, tra l'altro, mi sembra legittimo perché va a toccare anche la mia passione di lettrice: se inciampo negli orrori che sto per denunciare mentre sono immersa in un romanzo, maledizione, è come se l'incompetenza e/o la disattenzione di un traduttore o di uno scrittore mi afferrassero per i capelli strappandomi via dal fictive dream (definizione di Gardner) che sto vivendo. Poi non lamentatevi se compio una strage.

Ad esempio. Il fatto che gli inglesi usino gli aggettivi possessivi sempre -"He raised his head, she moved her hands" eccetera - non significa che debbano proliferare anche in italiano. E invece, tanto gli aspiranti scrittori quanto i traduttori ormai infarciscono i testi di obbrobri come "spostò la sua gamba, tolse il suo cappello". La gamba di chi dovrebbe spostare il personaggio in questione, di grazia? Abbiamo in scena un ladro di cappelli, che dobbiamo specificare che stavolta toglie il suo?
Tutto-quello-che-non-è-essenziale-è-superfluo.
Perché seminare aggettivi possessivi in questa maniera barbara non è una scelta stilistica, non è un modo per caratterizzare una determinata scena (come potrebbe essere, ad esempio, accostare due aggettivi anziché usarne solo uno, per trasmettere un certo effetto); è una ridondanza dannosa e pigra.

Così come è ridicolo leggere espressioni del tipo "mosse entrambe le mani". Perché, quante mani ha il personaggio in questione? A meno che non ne abbia tre, o quattro, e muova "entrambe le mani" destre, non basterebbe dire "mosse le mani"? A meno che non sia necessario specificare, per qualche motivo, che il personaggio le usa entrambe quando ne basterebbe una e si vuole sottolineare una stranezza, un vezzo o altro... per favore.

Un'altra mia personale idiosincrasia è quella per l'avverbio completamente. Già di loro gli avverbi sono infidi e bastardi, tendono a infilarsi dove sono inutili, a moltiplicarsi appena li si lascia liberi, a farsi largo a gomitate e proporsi allo scrittore pigro che non ha voglia di trovare il sostantivo o il verbo migliore e più preciso, e si accontenta di uno generico "+ avverbio" (un paio di esempi banalissimi per chiarire il concetto: perché appesantire una frase con camminò velocemente, anziché scegliere sfrecciò o s'affrettò? Oppure gli disse rabbiosamente invece che lo aggredì?)
L'avverbio completamente, poi, non solo è pesante, ma è anche spesso inutile.
Coprì completamente la scatola con un lenzuolo.
Il pavimento era completamente sporco di sangue.
Tizio e Caio erano completamente sconvolti.
Togliendo il famigerato, stramaledetto avverbio, cambierebbe forse il senso della frase? Se un pavimento è ricoperto di sangue, l'immagine è già efficace. Perché devo sprecare tredici battute per una parola che non serve, non trasmette particolare emozione, è banalissima?

Uff. Scusate lo sfogo.


Immagine da Pinterest. L'argomento non è lo stesso, ma i miei sentimenti quando incontro certe nefandezze in un libro sì.

martedì 25 settembre 2012

Film in breve

Oggi una rapida rassegna di alcuni film visti nelle scorse settimane: chissà che non troviate qualcosa che vi incuriosisca... o che vogliate evitare accuratamente. Qualche piccolo spoiler, siete avvisati.

Rec 3: almeno si tratta della serie spagnola, e non dei remake (perché?) made in USA. Resta il fatto che se il primo Rec merita di essere visto, il secondo mi ha fatto pena e questo terzo va bene tutt'al più come divertissement. L'espediente delle riprese amatoriali è usato stavolta solo nella prima parte. Non affezionatevi ai personaggi, perché l'ottimismo non è la caratteristica di questi film... Il virus che trasforma le persone in indemoniati cannibali (sì, indemoniati: la possessione tramite virus. Mai apprezzato molto quest'idea, ma vabbe') stavolta colpisce a un matrimonio. Fughe, illogicità, gente che dovrebbe infettarsi solo per il fatto che sbudella "zombie" schizzandosi faccia, occhi e bocca di sangue, ma no, ci vuole il morso; la coppia di sposini cerca disperatamente di congiungersi, giovani e vecchi muoiono senza che il regista mostri alcuna pietà...
... E dire che bastava pregare.

Dead snow: ce n'era proprio bisogno?
Al di là dello sfizio (uh, un film horror norvegese! Uh, i nazisti zombie, o meglio demoni, o meglio demoni che sembrano zombie veloci), il film è la solita sarabanda di sangue ai danni dei soliti ragazzotti infoiati e isolati tra boschi innevati. E no, a differenza che con Quella casa nel bosco, stavolta non aspettatevi il colpo di genio che ribalta le aspettative. Sbudellamenti, umorismo grossolano, personaggi che resistono a oltranza stile La casa, effetti speciali più ridicoli che splatter, atmosfera alla Bad taste o Splatter - Gli schizzacervelli. Qua e là qualche trovata c'è, ma sono davvero briciole; se apprezzate l'horror demenziale ok, dategli un'occhiata; io di questo tipo di film sono piuttosto stufa e non mi fanno nemmeno ridere. Siamo lontani anni luce dalla qualità e dal genio di un film come Shaun of the dead - L'alba dei morti dementi (lasciamo perdere i giudizi sul titolo italiano, per favore).

Men in Black 3: sono affezionata ai men in black, soprattutto per un primo capitolo divertente, ben giocato sulle differenze tra il "nuovo arrivato" Will Smith e l'impassibile Tommy Lee Jones. L'agente K, in effetti, è il motivo per cui vale la pena una chance a un film di questa saga... peccato che, nel terzo capitolo - giunto dopo parecchi, forse troppi, anni dal secondo - l'invecchiato Tommy Lee Jones si veda proprio poco. Perché poi torniamo indietro nel tempo, e il giovane K, interpretato dal pur bravo Josh Brolin, non conquista quanto il K originale. Alcune battute azzeccate nella rappresentazione degli anni Sessanta - già, si parla di viaggi nel tempo, ma senza alcuna invenzione originale che si possa scostare dal prevedibile - non bastano a ritrovare lo smalto. Bene gli effetti speciali del mostruoso "cattivo", ma l'aspetto non basta a renderlo carismatico o memorabile (suvvia! L'Edgar-abito era un'altra cosa!) Il film scorre senza colpire ed è pure breve, a testimonianza che di carne al fuoco non ce n'è più molta, tutto è già visto, per lo più si sbadiglia.
Anche il funerale di Z, a inizio film, avrebbe meritato di meglio.

Concludo con una nota (finalmente) più lieta: Crazy stupid love, film consigliatomi da Socia Ale. Gradevole intrecciarsi di relazioni: la moglie (Julianne Moore) tradisce il marito, frustrata dopo molti anni di monotonia; il quale marito (uno Steve Carell smarrito, impacciato e pieno di dolore), per reazione, tenta la "vita da bar" inanellando avventure, con la guida di un giovane "guru" delle conquiste occasionali; il quale giovane guru (un convincente Ryan Gosling), dopo anni di divertimento senza pensieri, trova inaspettatamente la ragazza giusta; la quale ragazza giusta (Emma Stone, dolce e impacciata) è delusa da una relazione insoddisfacente, cerca l'avventura, e invece conquista il bello impossibile... E non mancano il bambino innamorato della propria babysitter, con la devozione totale che può essere, forse, solo della gioventù, e la babysitter adolescente con una cotta per l'uomo affidabile e maturo.
Insomma, una girandola di incontri, bilanciando ironia, situazioni comiche - ma mai volgari - e amarezza.Un gruppo di personaggi "tipici", forse, ma allo stesso tempo credibili e con i quali si riesce ad empatizzare, perché tutti cercano il futuro migliore per me, la costruzione - o la ricostruzione - della propria identità, e insieme il modo di relazionarsi con le persone cui tengono.

lunedì 24 settembre 2012

Death Note [Turn the Page]

Per la rubrica settimanale Turn the Page, che rispolvera post dal mio blog precedente, faccio un salto fino al 2009 e alle mie impressioni "a caldo" su Death Note.


Non sono un'esperta di anime, ma posso dire di essere stata estremamente colpita da questo Death note, scoperto per caso grazie ad amici. Si tratta della storia di Light, ragazzo modello sotto tutti i punti di vista, che trova il quaderno di uno Shinigami, uno degli dei della morte giapponesi. Scrivendo il nome di qualcuno sul quaderno, lo si condanna a morte... Lungi dal farsi spaventare da un simile potere, Light inizia a usarlo per giustiziare i criminale e creare un nuovo mondo perfetto di cui essere Dio e padrone.
A indagare su di lui, nel tentativo di scoprire l'identità e i metodi del misterioso assassino, è L, detective dall'identità segreta, geniale, intuitivo e bizzarro.

Com'è evidente fin dalla trama, la serie affronta alcuni temi estremamente delicati, in particolare il confine tra giustizia e crimine. Light sembra all'inizio un personaggio positivo, che, pur con il metodo sbagliato, tenta di agire per il bene dell'umanità; ma ben presto assume tratti inquietanti che ribaltano la prospettiva. La sua freddezza nel giustiziare una quantità enorme di persone, la crescente presunzione e l'arroganza di sentirti superiore agli altri, destinato a diventare un dio in Terra, mostrano un processo inesorabile di decadenza, cinismo e mancanza di scrupoli che diventa man mano davvero spaventosa - Light è forse un richiamo a Lucifero? Soprattutto, io credo che il punto di svolta avvenga in una delle puntate iniziali, quando Light si dimostra per la prima volta capace di uccidere senza rimorso anche un innocente - una persona che lui crede essere il detective L - solo perchè potrebbe ostacolarlo. Ho avuto la netta sensazione che in quel preciso momento Light abbia compiuto il passo definitivo verso la malvagità; l'ideale di giustizia da lui sbandierato, che forse, in principio, avrebbe potuto sembrare quasi un sogno adolescenziale, cade miseramente in secondo piano. Light non è un ragazzo ingenuo, sfruttato dallo Shinigami Ryuk e sviato; è un freddo, calcolatore e consapevole assassino. Light è Kira, il nomignolo che i fan del "giustiziere di criminali" gli affibbiano in Giappone.

La serie infatti si sofferma anche con molto acume nel descrivere le diverse reazioni dei personaggi e della massa popolare all'opera di Kira. Ci sono gli investigatori onesti, che vogliono catturare Kira a ogni costo in nome di una giustizia più alta - ma che a volte si chiedono se il mondo non sia migliore, ora che il misterioso killer elimina i delinquenti; ci sono i fanatici che prendono Kira per un messia, e gli arrivisti che vogliono sfruttarlo per conquistare fama o denaro, costruendovi attorno una sorta di fede religiosa; ci sono gli "uomini della strada" che fanno il tifo per lui... Nulla è semplice e netto, in questo anime; nulla è scontato.

Non si tratta certo, quindi, di un cartone animato per bambini. La drammaticità delle vicende, la sfida di intelligenza tra Kira-Light e L, i problemi morali che vengono sollevati hanno la capacità di afferrare stomaco e mente dello spettatore. I simbolismi ricorrenti - il rosso di Light e il blu di L, nelle suggestive immagini che sottolineano la loro sfida (come potete vedere dalle sigle); le mele di cui lo shinigami Ryuk va pazzo; i richiami alla religione; gli elementi gothic style ... - aggiungono fascino e complessità.

Vorrei andare oltre, ma sarebbe davvero un peccato cadere nello spoiler, perchè la serie merita di essere goduta puntata per puntata. Posso dire che raramente sono arrivata a detestare così tanto un personaggio, e oltretutto il protagonista, come mi è capitato con Light-Kira, via via sempre più chiuso nel suo ruolo di "dio" che giudica e punisce, e soprattutto schiaccia chiunque gli si opponga, arrivando infine persino a scordare l'amore per la propria famiglia.
Fin da quando è entrato in scena, ho piuttosto fatto un tifo spudorato per L, il giovane e intelligentissimo investigatore che dà la caccia a Kira, nonchè il primo a comprendere l'identità dell'assassino: spettinato, pallido, con le occhiaie, bizzarro nei rapporti interpersonali, metodico nel divorare un dolce dopo l'altro mentre siede accovacciato a riflettere, in qualche modo simile a Light - entrambi giovani, e, come dice lo stesso L in una puntata, entrambi sono infantili e detestano perdere - è sicuramente il personaggio che mi ha colpito di più. Episodio dopo episodio, Death Note diventa una partita a scacchi tra due menti superiori; per poi mutare prospettiva e stile, più di una volta, con l'avvicendarsi di caratteri e situazioni nuove - sostenitori di Kira, eredi di L. Fino alla conclusione, e all'ultima, drammatica puntata, in cui la maschera di Light si frantuma e il mondo conoscerà finalmente con certezza l'identità di Kira.

Vi lascio con le due sigle del cartone animato: la prima suggestiva e affascinante, la seconda malata e cattivissima, entrambe splendide, che ben rappresentano, secondo me, l'evoluzione della serie - mentre Light passa da angelo vendicatore a folle dominatore e manipolatore dei destini altrui. L'immagine mostra L e Light, e viene da qui .



domenica 23 settembre 2012

Coffee please

Don't make me kill you
Il trucco che mi ha suggerito la mia SuperSociaSammy è preparare la moka la sera prima. Così quando ti svegli devi solo accendere il fornello e aspettare...
Certo, ci sono anche quelle caffettiere col timer, che ti svegliano accendendosi da sole, ma mi accontento della mia mokina da tre - che mi consente, ovvio, il caffè triplo in caso d'emergenza.
In realtà, non ho ancora capito se la caffeina mi faccia effetto, o se sono ormai assuefatta da tempo. Vado a periodi, a volte ne bevo quattro o cinque al giorno, a volte sto senza per una settimana. Credo sia soprattutto una questione psicologica, e di sensi anche: il piacere di qualcosa di caldo, di profumato, di dolce ma non troppo (un po' di latte - prima o poi mi comprerò l'affarino per preparare la schiuma a casa anche senza la macchina elettrica, oh, sì - e mezzo cucchiaino di zucchero). È come una coccola che ci si concede, no? Nonché la droga meno dannosa che ci si possa permettere, direi ^___^

P.S. Mentre programmavo questo post, mi è finita una cuffia dell'iPod nella tazza tripla di caffè.
Oui, c'est moi...

That does it. I'm going to the dark side.
Immagini daPinterest: prima e seconda.

venerdì 21 settembre 2012

Cose che mi mettono di buon umore

- Il profumo delle brioche e del caffè quando passo davanti a un bar la mattina. Non c'è bisogno che entri e faccia colazione: mi basta il profumo, dolce come un benvenuto.

- E, sempre per restare in tema con il "mattino", il sole che illumina obliquo i palazzi, quando mi capita di uscire abbastanza presto. Soprattutto in questo periodo che non fa più troppo caldo, ma non è ancora freddo, e la luce ha il colore del miele.

- Scoprire affinità con il libro che sto leggendo. E intendo non semplicemente "leggere un libro che mi piace", ma sentire, magari nei confronti di un testo sul quale nemmeno avevo delle aspettative, che accidenti, è vicino alla mia sensibilità, mi tocca nel profondo, esprime proprio quello che sento.

- Quando riesco a fare qualcosa di bello per gli altri. Non è per essere sdolcinata e nemmeno per "vantarmi" di chissà che; semplicemente, mi piace azzeccare il regalo giusto, mi piace vedere le persone intorno a me che sorridono, mi piace sorprenderli con un gesto che le faccia sentire "coccolate". Il che può andare dal cercare di aiutare un'amica al semplice sorridere quando mi rivolgo a un commesso. Non ci vuole tanto, no?

- Girovagare per una libreria. Sfogliare pagine, scoprire libri che non conoscevo, ironizzare su quelli più brutti (oh, yes), respirare il profumo della carta (non rompete il cazzo: mi piace il profumo della carta, senza che questo faccia di me una talebana: mi piacciono anche gli ebook. Mi piacerebbero anche le tavolette di cera con la scrittura cuneiforme, se fossero l'unico modo per leggere.

- Godermi senza pudore le mie manie e i miei fangirleggiamenti. Dalle lunghe conversazioni tra me e i miei personaggi al cogliere spunti per storie - o per l'infinita serie di storie in lavorazione con Socia Sam - a ogni angolo di strada, dalla fissa per questa o quella canzone al "rito" serale cena + puntate di Scrubs che ho in questo periodo, eccetera eccetera.

- I colori. E chi mi conosce e mi vede sempre vestita "total black" mi guarderà così o___O Ma, se amo il look di un certo tipo, non significa che non ami i colori: soprattutto quando li trovo dove non mi aspetto - magari in un angolo di cemento cittadino. Azzurro, viola, da spargere per casa in mille dettagli o da portare tra i capelli; rosso, verde... a volte perfino quelli che normalmente non mi piacciono (giallo, marrone, arancione) in certi momenti diventano belli.

- Ridere. Potrebbe sembrare un paradosso: se si è di buon umore si ride di più, o ridendo aumenta il buon umore? Io mi riferisco all'umorismo, alla prontezza di un commento buffo, a quel sarcasmo che ho la fortuna di condividere con le Socie, ad esempio, o con Rachele o gli amici più cari; alle battute, alle piccole sciocchezze, alla sana follia a cui non vorrei mai rinunciare.

- Parlare con le Socie. Di persona, al telefono, in chat, su Facebook, su Twitter, tramite blog, non ha importanza: mi mettono sempre di buon umore ^_^



Immagine da Pinterest.

giovedì 20 settembre 2012

Not so funny, after all

Come promesso, riprendo in parte il discorso iniziato l'altro giorno con questo post, una riflessione più o meno a ruota libera sull'importanza del conflitto nelle storie, e soprattutto su come mostrare l'evoluzione dei personaggi che affrontano i numerosi, terrificanti ostacoli predisposti da ogni CBD (Creatrice Bastarda Dentro).

Se la volta precedente lo spunto veniva da un articolo di Jeff Goins, in questa riparto da un post di Socia Sam, che parla di quanto sia divertente (ammettiamolo) far soffrire i poveri indifesi personaggi.
... Ma ne siamo poi proprio sicuri?


C'era una volta un tempo d'ingenuità e candore. Scribacchina alle prime armi, ancora ignara di una quantità spropositata di cose che avrei dovuto sapere sulla Vita, l'Universo e Tutto Quanto, oltre che sulla Scrittura, gasata ed euforica durante stesure, riletture & revisioni, mi divertivo a falciare personaggi con più zelo della Triste Mietitrice (sì, mi piace al femminile). Non che non mi ci affezionassi, ma non mi facevo scrupoli nel farli soffrire, trucidare amanti, figli, genitori, vecchi, bambini e quant'altro. Possibilmente in modi macabri (si vede che sono cresciuta a pane e film horror?)

Ma arriviamo ad oggi. Un periodo di self-inflicted paranoie ed equilibrio mentale precar... ehm, denso di pensieri e ispirazioni. Scribacchina convinta, ancora ignara di una quantità spropositata di cose che dovrei sapere sulla Vita, l'Universo e Tutto Quanto, consapevole che quello che ho imparato sulla Scrittura è solo una briciola rispetto a ciò che devo ancora apprendere, tanto gasata ed euforica quando "parlo" con i personaggi quanto ferocemente autocritica quando scrivo, leggo e riscrivo ("Non è male... NO, CHE DICO? IN REALTA' FA SCHIFO LO SOOO!") Falcio ancora personaggi con immutato zelo, e possibilmente con crudo realismo: se devo descrivere una morte, lo faccio senza autocensure, così come se devo descrivere una scena di sesso, le meraviglie di un personaggio che passa più tempo sbronzo a vomitarsi sulle scarpe anziché sobrio e così via. Nulla di diverso?

In realtà la differenza c'è. Mi sarei aspettata di diventare, col tempo, sempre più fredda, distaccata. Professionale, no? Non è questo che significa? Invece, col cavolo. Posso essere spietata nell'autovalutarmi, posso ripetere il mantra questa scena non funziona, la trama ha dei buchi, quel personaggio non è reso abbastanza bene, quella descrizione fa pena eccetera eccetera, ma è inutile: nel magico istante in cui mi affeziono a un nuovo personaggio, nel momento divino in cui quella figura prima nebuolsa prende vita e inizia ad agire senza bisogno che io mi chieda "che cosa farà?" o "come si comporterebbe in questa situazione?" (immaginate musica epica, afflato biblico, solennità d'atmosfera)...
... ecco, in quel momento io cado nel tunnel del fangirleggiamento.
Termine tecnico per indicare che sì, Personaggio, magari sei un figlio di puttana con la tendenza ad auto-distruggerti, sì, sei una testa quadra, e di sicuro sì, devo ancora limare, lavorare, migliorare il modo in cui ti ho mostrato agire e parlare, ma... ecco, caro Personaggio mio: nonostante tutti i tuoi difetti da creatura-ancora-in-evoluzione, io faccio gli occhi a cuoricino ogni volta che ti penso.

Non ridete. Guardate che è drammatico.

Ogni autore ha le sue ossessione, i suoi temi e generi prediletti, e anche la parte che preferisce, nello sporco lavoro di scrivere. Ideare l'ambientazione, inanellare eventi dal ritmo serrato per una trama che tolga il fiato al lettore, trovare il modo migliore di cacciare nel romanzo una "tesi" e dimostrarla (se è quello che volete... io ragiono diversamente, ma questo lo vedremo un'altra volta). Anyway, per quanto mi riguarda la parte migliore è dare vita ai personaggi, con tutto quello che ci sta intorno: sia il lavoro di caratterizzazione, cioè, sia quello sui dialoghi. Parte di questo lavoro è anche raccontarmi (o scoprire, scegliete voi) tutto quello che, magari, nel libro nemmeno finirà: che il Personaggio X ama una certa canzone oppure che Y prende sempre lo stesso gelato per un certo motivo, o ancora che Z si vede in un modo, ma cambia pelle solo con quella certa persona o in quella certa situazione... e così via. Una miriade di dettagli, particolari, sfumature; alcuni sciocchi, altri drammatici, altri ancora imprevedibili. Finché arriva il momento in cui, se qualcuno mi pone una domanda riguardo a un aspetto di un certo personaggio su cui non avevo mai riflettuto, la risposta arriva quasi da sola, in pochi secondi: perché semplicemente ormai so.

"Facile, li hai inventati tu!" E sicuramente è vero. Ma il personaggio non sono io, non più di quanto Viggo Mortensen sia davvero Aragorn o Simon Pegg sia sul serio Shaun (ma della creazione del personaggio come recitazione vi ho parlato anche altrovepiù di una volta). Soprattutto, non percepisco più i personaggi come "io che cerco di mettermi nei loro panni". Quando si arriva a quel magico istante di cui vi dicevo, posso vedermeli davanti, posso sentirli parlare (e solitamente rompono il cazzo con commenti a sproposito. Finché riesco a tenerli a bada bene, ma quando mi scappa una battutaccia in pubblico perché in quel momento ero distratta e pensavo al Personaggio X, hai voglia spiegarlo alla "gente normale" che mi guarda allibita...)
E allora, Personaggio, come posso trovare il cuore di ucciderli?

Semplice (non da fare, ma da spiegare, almeno): persisto nel far soffrire i poveri Personaggi, fino alla morte se è quello che devo, perché li - e mi - rispetto. Rispetto loro e la storia, e mentre giungo alla consapevolezza del personaggio, arrivo anche al punto di sapere qual è la conclusione "giusta" per quella certa vicenda. E se dev'essere tragica, mi vergognerei ad "addolcire la pillola" con una forzatura, anche se riuscissi a farlo senza che il lettore se ne accorga.
Ci provo, a salvarli. Ci spero, tifo per loro. A volte i personaggi trovano il modo, cambiano al momento giusto, mi stupiscono, si rifiutano di lasciarsi abbattere, e allora possiamo tutti gioire. A volte no, e allora deve capitare il peggio. Ci sto male, e non li dimenticherò. Ma non potrò salvarli, per quanto lo desideri. Così come non li torturerò in maniera gratuita solo "perché sì", perché ho voglia di gettare secchiate di sangue sulla pagina. Tutto quello che accade in una storia dev'essere inevitabile, necessario, importante.
E questo approccio è uno dei punti in comune che ho con Socia Sam. Ho sempre amato il sadder and wiser usato da Coleridge per definire il personaggio dell'Ospite del matrimonio nella sua Rhyme of the Ancient Mariner, perché racchiude l'essenza di quel viaggio - per me, per il lettore, per i personaggi - che è un romanzo: divenire più saggi e più tristi, magari, perché le esperienze vissute ci hanno cambiato. Lieta, malinconica o tragica, ogni storia ha la sua conclusione, e se è quella giusta la amerò comunque.

E lo so: ora mi direte è assurdo. Non è normale affezionarsi così a personaggi creati da me. Oppure commenterete una persona che vuole scrivere non può "fangirleggiare"! Come potrebbe essere obiettiva e severa? Che fine fanno razionalità, controllo, tecnica?...
E invece le due cose coesistono. Perché l'amore assoluto per i personaggi, il piacere di "stare" con loro, di ascoltare quello che hanno da raccontarmi, appartiene al puro gusto di scrivere, all'estasi della prima stesura, a quella corsa senza regole che è "riempiamo il foglio bianco e arriviamo a mettere la parola fine". Sono i personaggi che mi danno la forza di faticare e scrivere, anziché rigirarmeli solo nella testa.
L'obiettività, la severità, il rigore, l'attenzione alla tecnica, il mettere in dubbio ogni parola usata e ogni evento descritto fanno parte della fase due, quella della revisione. La fase durante la quale non ci sono "occhioni" e suppliche che tengano e nemmeno il mio personaggio preferito può sperare di farmi impietosire.
E se continua a sembrarvi tutto un po' folle... be', ragazzi, non ho mai detto che scrivere sia un'attività per persone equilibrate e "normali".

On air:
Moonspell, Ghostsong
Say what you are
Come here to haunt you
Say what you will
I am going haunt you
And protect you
I am going hurt you...

mercoledì 19 settembre 2012

Award(s)

Buongiorno a tutti! Per domani sto preparando una "seconda parte" all'articolo pubblicato ieri, quello sui personaggi, la loro evoluzione nella storia... e quanto si può essere "CBD" nel trattarli (non ricordate il post o il significato della sigla? Eccolo qui).
Nel frattempo, oggi faccio un piccolo intervallo dagli argomenti consueti per rispondere due blogger che mi hanno coinvolto nei famosi/famigerati meme; giochini divertenti all'inizio, un po' stancanti a lungo andare, ma che qualche volta almeno sono utili per tirar fuori qualche curiosità.

Perciò, sfruttiamoli per un break disimpegnato. Prima di tutto, sono stata coinvolta da Lady Simmons in questo meme, il Liebster Award (molto simile al solito "11 cose che non sapete di me"). Il problema è che mi aveva coinvolto anche qualche altro blogger, giorni fa, solo che mi sono dimenticata chi e dove :-/ Perciò chiedo a lui/lei: se capiti da queste parti e leggi questo post, mi rammenti chi eri, per favore? Così aggiorno il post. Perché, come al solito, si tratta di svelare undici cose che non sapete di me e rispondere a undici domande altrui.


Comunque, ecco le "undici cose" (niente di eccezionale, per il semplice fatto che... le cose importanti che non sapete di me non le vado a scrivere su internet). Può anche darsi che, in realtà, alcune le conosciate già: accontentatevi!

1- Il mio primo racconto è stato una fiaba che tentava in modo contorto di dimostrare l'esistenza di Babbo Natale. Sì, ero molto, molto piccola...
2- La prima "fissa" letteraria, ovvero il primo libro che mi ha appassionato a tal punto da diventare una mania, è stato Peter Pan.
3- Dal quale è derivata la passione per le fate, e da qui per i libri illustrati (Brian Froud, Alan Lee, Amy Brown...) che non si trovano in italiano, nonché per le fiabe e il folklore.
4- Ho iniziato a guardare film horror ai tempi delle elementari, grazie a mio fratello maggiore, senza il quale forse sarei meno traumatizzata.
5- Ho iniziato ad ascoltare metal indovinate grazie a chi? Primi dischi (anzi, prime cassette): The last temptation e Hey stoopid di Alice Cooper, The ultimate sin e No more tears di Ozzy, Who made who degli AC/DC e Superunknown dei Soundgarden.
6- Da piccola, tuttavia, ero appassionata di Michael Jackson (ebbene sì). Poi sono rinsavita.
7- Volete portarmi a prendere un gelato? Datemi uno di quei gusti con "Nutella+nocciole": chiamatelo nocciolato, variegato, nutellone o come volete, mi fa sbavare. E buttateci sopra una mestolata di panna, grazie.
8 - Al momento ho delle extension viola tra i capelli.
9- E ho anche le unghie di due colori diversi, otto viola scuro e due rosa/viola chiaro. Tendo a farmele sempre in questo stile, quattro di un colore e una di un altro per mano.
10- Preferisco scrivere dal punto di vista di personaggi maschili. Quasi tutti i miei protagonisti sono uomini, mi viene molto più naturale. Ma non chiedetemi perchè: non ne ho idea.
11- Sono brava a trovare il lato yaoi nelle storie ^___-

Le domande di Lady Simmons:

1. Quale canzone ti costringe a cantare ad occhi chiusi e con sentimento qualsiasi cosa accada attorno a te? Tante. Bard's song in the forest e in generale molte dei Blind Guardian, A beautiful lie, Hurricane, The kill e molte altre dei 30 Seconds To Mars, Enigma degli Amorphis, Circles di Anneke Van Giersbergen, molte dei Within Temptation, The crow, the owl and the dove dei Nightwish... tante, tante, tante.
2. Cheesecake o Pizza? 'Azz! A seconda del momento, l'una o l'altra ^^
3. Se ti pagassero 10.000 euro lo mangeresti un piatto di scarafaggi vivi? No, e sto per vomitare al solo pensiero.
4. In quale famosa rock band anni 70 suoneresti tornando indietro nel tempo? Uriah Heep.
5. Un oggetto che conservi dai tempi del liceo? Un pannello di sughero dove appuntare foglietti ecc. Nonché svariate magliette metal che però ora uso come pigiama o maglietta da casa.
6. Una cosa di te stesso/A che non ti piace? Solo una? Diciamo che mi faccio troppe ansie.
8. L'indumento più ridicolo che hai? Un vecchio pigiama azzurro coi cuoricini :-/
9. Nel film sulla tua vita chi sarebbe te stesso? Intendi come attrice? Non ne ho idea! Mi piacerebbe Jennifer Connelly, oppure Emilie De Ravin, o Liv Tyler.
10. Dovendo essere una creatura della notte/horror, cosa saresti? Un vampiro, che domande! Ma un vampiro come dico io, non un vampirLo tipo Twilight.
11. Devi vestirti per carnevale. Quale superoe scegli? Loki vale come supereroe? Tanto c'è anche in versione femminile! Altrimenti Catwoman (in stile Michelle Pfeiffer). Sì, mi piacciono gli antagonisti.

Undici domande per voi:

1- Hai qualche fobia?
2- Un posto (italiano o estero) che desideri visitare e perché.
3- Un posto dove, invece, speri di non mettere più piede.
4- La volta che hai detto in faccia a qualcuno proprio quello che pensavi... anche se non "socialmente accettabile".
5- Un personaggio della Disney con cui ti identifichi.
6- Un libro (uno solo eh!... Va bene, sono buona: da uno a tre) che avresti voluto scrivere tu (adattabile: per i musicisti, la canzone, per gli aspiranti registi il film, e così via).
7- I luoghi più a nord, est, sud e ovest dove siete stati (rispetto a dove normalmente abitate).
8- "Gestisco un blog perché..." (O "non gestisco". O "gestivo". O "gestirò"...)
9- Qual è stata la più bella sorpresa di compleanno che hai ricevuto?
10- C'è un libro, un film, un gruppo musicale che ti piace anche se tutti i tuoi amici dicono che fa schifo?
11- Quale lingua straniera vorresti saper parlare alla perfezione?

A chi passo questo meme: a chiunque abbia voglia di farlo, non pongo obblighi stavolta ^^
Il secondo meme per cui sono stata chiamata in causa è quello di Lilly, "Premio cutie pie" (lo ammetto, il saccarosio del nome mi sta provocando un attacco di diabete ^___^ ). Secondo le regole, devo citare la colpevole del mio coinvolgimento (fatto) e chi ha inventato il premio La creatività di Anna. Poi bisogna... "descrivere le tre cose più carine del vostro blog o di voi blogger". Oh per carità! Mi spiace, ma non saprei proprio, anche solo per il fatto che non devo dirli io, gli eventuali pregi di quello che faccio. Posso citare i motivi per cui amo tenere un blog, questo sì:

- perché mi permette di discutere e ricevere feedback da persone che altrimenti non avrei magari mai conosciuto;
- perché mi aiuta a tenere fede al motto "nullo die sine linea" anche quando la scrittura delle storie si arena, ed è un ottimo esercizio;
- e, infine, perché spiegare quello che voglio esprimere ad altre persone attraverso un blog, e fissare pensieri, sensazioni, riflessioni, mi aiuta a rendere tutto più chiaro anche a me stessa.

Come sopra: non voglio costringere altri a partecipare, i blog che seguo li trovate già linkati in più punti di questo mio spazio. Ergo, chi ha voglia, si faccia avanti.

Bene, con un post solo ho risposto a entrambe le fanciulle (grazie per i "premi", comunque, apprezzo che abbiate pensato a me ^___^).
A domani dunque, di nuovo per parlare di personaggi e destini crudeli...

martedì 18 settembre 2012

Di conflitti, personaggi e cambiamenti

Benedette newsletter. Benedetti blog-che-si-possono-tenere-d'occhio. Stavolta, nel sito di Jeff Goins ho letto un articolo che parla dell'importanza del conflitto tanto nell'inizio quanto nello sviluppo di una storia. Lo avrete sentito ripetere in tutte le salse, "il conflitto è il nocciolo di un romanzo, senza conflitto non c'è storia", eccetera. Se tutti sono felici & contenti, che noia! Cosa ci importa? Noi vogliamo conoscere dei personaggi di cui possa importarci, che soffrano e se lo conquistino, il loro "happily ever after". Naturalmente, è qui che interveniamo noi della premiata ditta CBD (Creatrici Bastarde Dentro). Laddove essere CBD significa far soffrire i personaggi senza pietà, anche quanto tu stessa li adori, anche quando ti fanno gli occhioni da cucciolo per convincerti a risparmiarli, anche quando soffri con loro (Nota: inspiegabilmente, i personaggi non accettano questa attenuante. Solitamente quando dico loro "ma io sto tanto male per voi!" rispondono "E 'STI GRAN CAZZI, STRONZA!")


Più che sul conflitto in sé, tuttavia, oggi stavo meditando sulla maniera di mostrare questo conflitto. Lo so: se sulla scena entra un'orda di zombie affamati, forse i personaggi devono aspettarsi tempi duri, e la cosa non richiede molte spiegazioni. Ma non sempre il conflitto è così immediato, evidente e catastrofico. Soprattutto, cosa comporta per il protagonista?

Ho sempre detto che ciò che amo di più della scrittura è lavorare sui personaggi, la loro psicologia, il cambiamento che attraversano durante la storia. Si tratta di un'insieme di componenti e di svariate sfaccettature, e non basterebbe certo un post per trattare l'intero argomento, ma uno dei momenti che preferisco, e che considero fondamentali, è quello in cui il protagonista vede "frantumarsi" l'immagine che ha di sé. Non ricordo in quale manuale avevo trovato questo discorso, ma mi aveva molto colpito: ognuno di noi si auto-definisce in determinati modi, secondo "etichette" come moglie, madre, oppure timido, sicuro di sé, oppure ancora affarista di successo e così via. Il conflitto iniziale dovrebbe polverizzare queste etichette, non tanto, o non solo, agli occhi degli altri personaggi, quanto proprio per il protagonista stesso. Pensate a Una poltrona per due: quant'è doloroso per il personaggio di Dan Aykroyd ritrovarsi da ricco rampollo di una famiglia dell'alta finanza, fidanzato e circondato da amici, a persona abbandonata da tutti, povera e accusata di svariati crimini? E non solo dal punto di vista materiale. Perciò, se l'inizio della storia scuote le fondamenta della vita del o dei personaggi principali... benissimo. Goins scrive nel suo articolo we find our roles in the story by stepping into discomfort: ovvero, cerchiamo di privare il protagonista delle sue certezze, della sua quotidianità, della sua serenità... o della "consueta infelicità", se è quello il suo status; insomma, togliamogli le certezze, costringiamolo ad alzarsi dalla poltrona e mandiamolo per il mondo con un calcio nel sedere. Costringiamolo a lottare per ritrovare se stesso e riconquistare la propria vita - anche quando, magari, alla fine scoprirà di essere molto diverso da quello che aveva creduto; anche quando la vita che comincerà per lui alla fine della storia sarà molto diversa da quella che aveva pensato.
Sempre che ci arrivi vivo, alla fine.

Al momento lavoro a una storia dove il protagonista maschile è già nel bel mezzo della sua crisi d'identità, prima ancora che il romanzo inizi: man mano si scopre perché, e chi era prima, e quanto gli bruci ritrovarsi ridotto all'ombra di se stesso. Forse è un rischio, perché se il lettore non sa chi il personaggio era - e non lo ha visto comportarsi meglio rispetto a quanto stia facendo quando lo incontra -, come potrà affezionarsi a lui? Non posso limitarmi a dire "ma sappiate che prima era una persona meglio, eh" (non è un errore di battitura, sto citando il benemerito Maccio Capatonda). Quello che intendo sfruttare è il disagio del personaggio - diciamo pure: la sua sofferenza - e la rabbia che prova, i ripetuti tentativi di tornare in carreggiata, gli insulti a se stesso (no, non se li risparmia) quando sa quello che dovrebbe fare se fosse ancora "lui", e invece non riesce. Se non scelgo di mostrarlo mentre precipita "dalle stelle alle stalle" e poi cerca di levarsi dai guai, posso però mostrarlo in tutta la sua fragilità mentre lotta per cambiare. L'importante è evitare il personaggio passivo e frignone; se ho un lottatore, per quanto debole, disperato e in crisi, spero che il lettore tiferà per lui.

Un'altra cosa che tutti gli aspiranti scribacchini hanno sentito ripetere da ogni parte è: il personaggio deve evolversi, deve cambiare, o, se vogliamo essere più "tecnici", ha un suo "arco di trasformazione". Eccetera. Perciò, se alla fine il protagonista si rende conto degli errori e pensa orgoglioso "sono cambiato", abbiamo fatto il nostro lavoro, no?
Non proprio. Nell'articolo di Goins mi ha colpito questa frase - che è anche quella da cui è partita la decisione di scrivere questa lunga tirata: A character changes when he does something he normally wouldn’t do. Che significa? To', ancora una volta show, don't tell: se l'autore dice che il personaggio ha capito i propri sbagli e ha deciso di cambiar vita, il lettore ha il diritto di non fidarsi. Un momento importante come il cambiamento ha bisogno di una scena che mostri gli effetti di questo cambiamento - che potrebbe anche essere inconsapevole, da parte del protagonista: descriviamo questo turning point, esemplifichiamolo. Con una scena-madre, oppure con un singolo gesto che aprirà la strada alla risoluzione, se si verifica prima del "gran finale", oppure che dimostrerà che il personaggio ha imparato la lezione ed è cambiato per sempre, se inseriamo la scena come conclusione del romanzo. Se, ad esempio, il mio protagonista è obeso e lotta per tutto il romanzo contro la voglia di dolci, se alla fine lo mostrerò mentre, a un buffet, rinuncia a servirsi della torta al cioccolato e sceglie l'insalata, non avrò bisogno di dire al lettore "hai visto? Guarda com'è cambiato!": il lettore lo capirà da sé.

Non so ancora quali saranno le scene che esemplificheranno questi cambiamenti, nella storia cui sto lavorando ora, perché sono ancora in una fase iniziale; ma posso pensare a un altro mio romanzo, questa volta concluso, dove uno dei personaggi fa per tutta la fase iniziale della storia "parte per se stesso", senza riuscire a provare empatia e aprirsi con gli altri "compagni di sventura"; nel momento in cui fa un passo avanti e si preoccupa di radunare gli altri, cercando di creare un gruppo e fare fronte comune contro il pericolo, eccolo: il cambiamento c'è stato. E non ho bisogno di dirvelo: il personaggio, per tornare a quello che diceva Goins, ha "fatto qualcosa che normalmente non avrebbe fatto", qualcosa che prima non voleva compiere, e che ora invece fa senza essere costretto.
E il bello è che, se si lavora bene sui personaggi, queste scene e questi momenti decisivi emergono quasi da soli, in maniera naturale, proprio perché sono frutto di un'evoluzione coerente, e non di una decisione dell'autrice "perché sì, perché voglio così".

Immagine da Pinterest.

lunedì 17 settembre 2012

Inconvenienti [Turn the Page]

Breve post Turn the page, riesumato cioè dal mio vecchio blog, come ogni lunedì. Un piccolo aneddoto, nulla di più, qualcosa che mi è successo ormai quasi tre anni fa: normali inconvenienti che fanno parte della vita da scribacchini...
E voi? Avete mai vissuto momenti imbarazzanti a causa della passione per la scrittura?


Quando si scrive, occorre documentarsi. Qualsiasi sia la storia su cui si lavora, e in particolare quando si tratta di romanzi storici, o incentrati su argomenti particolari. O, almeno, lo si dovrebbe fare. Qualche errore poi può sfuggire comunque, ma l'umiltà, la dedizione e l'impegno non dovrebbero mancare, o almeno questo è il mio pensiero.

Così capita che io, dolce fanciulla ('nsomma... tra cappottone nero, unghie nere e quant'altro non so se rispondo alla descrizione, ma tant'è), peschi un tomazzo considerevole, ricco di foto interessanti, sulle armi "dalla preistoria a oggi". Mi serve, per tanti racconti diversi. Lo prendo.
E il libraio: "Vuoi che te lo faccia io, il pacco regalo?"
Risposta: "No, no, è per me."

Immaginate la sua faccia.

sabato 15 settembre 2012

Quella casa nel bosco - The cabin in the woods

Il solito gruppo di ragazzotti imbecilli & insopportabili - la bionda zoccola, la protagonista verginella,  l'eroe di cui la suddetta verginella è innamorata, il figone sportivo pieno di sé, il cretino - va nella solita casa isolata per essere massacrato dal solito serial killer/mostro/demone/pazzo...
Alt.
Non è proprio così.


Sarà che c'è dietro Joss Whedon (co-autore della storia insieme al regista Drew Goddard e produttore); e Joss è l'unico che è riuscito a tirar fuori l'unico film di supereroi capace di lasciarmi così *___* a fangirleggiare. Sarà che, quando l'ho visto, non sapevo nulla del film, non mi ero neanche premurata di vedere il trailer, e nemmeno sapevo che nel cast comparisse Chris Hemsworth pre-Thor (e con i capelli corti, tsé). Fatto sta che dopo i primi minuti da "uhm vabbe'", Quella casa nel bosco mi ha fatto progressivamente rizzare le antenne.
Perché sì, "tu credi di conoscere la storia", come recita il trailer (l'ho guardato, dopo). E invece no. E invece dietro a tutto quello che di "solito" riconosciamo, c'è qualcosa di diverso. Qualcosa di più. Il cretino non è così cretino in effetti. L'atleta non è l'imbecille testosteronico che disprezza i secchioni - in teoria sarebbe un secchione pure lui. E così via... E allora perché i ragazzi non sembrano più loro? E che diavolo c'entrano gli "impiegati" che vediamo nel prologo, che osservano i ragazzi attraverso telecamere nascoste, che...
Alt. Non vi dirò di più. Niente spoilers, assolutamente: non vi ho svelato più di quello che si vede nella prima mezz'ora.
Posso però garantirvi che rimarrete sorpresi. E che non solo il film si rivela dannatamente intelligente, un "punto zero" dell'horror, un meccanismo davvero interessante per svelare i cliché di tanti film che hanno banalizzato il genere, annoiato il pubblico, annacquato il sano terrore che dovrebbe venire da un film dell'orrore; Quella casa nel bosco è anche - evviva evviva! - una festa di sangue, un luna park dove tutti gli amanti dell'horror girovagheranno con gli occhioni spalancati e un sorriso infantile sulla faccia, riconoscendo, diciamo così, molte "facce amiche". I dieci minuti finali, dove... quando... accidenti, non posso dirvi che succede: ma in quei dieci minuti verrete travolti da una valanga di puro orrore e sanguinosi sbudellamenti. Mai però fastidiosi come nei torture movies recenti alla Saw. Non si tratta di autocompiacimento nel mostrare i personaggi fatti a pezzi; si tratta di riscoprire il lato più oscuro degli incubi, quello che è alla base di tutti i racconti di paura - fiabe, romanzi, film (quello di cui Socia Vale parlava qui, ottimo post che vi consiglio). E direi che con questo possiamo anche passare sopra a qualche difettuccio qua e là.
Ultima nota: Sigourney Weaver, attrice che adoro, si sta specializzando in cameo illustri (cfr. Paul).

giovedì 13 settembre 2012

Manie di lettrice






Qualche giorno fa ho letto questo post, dove l'autrice, Lorenza, parla dei propri vizi, abitudini e preferenze come lettrice.
Da bibliobulimica, maniaca della lettura, divoratrice di romanziraccontisaggitestiteatraliechipiùnehapiùnemetta, adoratrice degli scaffali ricolmi, come potevo non rispondere a questa call to arms? Perché, diciamolo, "noi lettori" siamo una specie a parte. Ci capiamo al volo, ci riconosciamo come fratelli (un po' come capita agli appassionati della stessa musica o della stessa band). Siamo una specie esuberante e ossessiva, e se ci date un po' di corda, preparatevi a delle conseguenze gravi. Siamo meno di quello che sarebbe il mio ideale in un mondo perfetto (non è un luogo comune, è vero: in Italia ci sono molti più aspiranti scrittori che forti lettori, il che è un dramma - posto che considerare "forti lettori" quelli che leggono un libro al mese mi pare un po' pochino). E a volte ci facciamo rifilare dagli editori dei "pacchi" allucinanti. O litighiamo ferocemente (e si sa, internet in questo senso favorisce gli isterismi).
Per quanto mi riguarda, leggo da quando ho memoria e non potrei farne a meno, punto. Che altro dire? Prima sono diventata una divoratrice di romanzi, poi ho desiderato di scriverne a mia volta. E nel corso degli anni ho sviluppato anch'io preferenze, manie e peculiarità:

- Scrivo il nome sul frontespizio dei miei libri - che dite, marco il territorio? ^^ - e quando leggo manuali o saggi sottolineo e prendo appunti ai margini senza alcuna remora; così come mi capita di sottolineare frasi o parti che mi colpiscono particolarmente nei romanzi. A matita, eh, ma so che alcuni di voi considereranno barbarico tutto questo. Però, che dire: voi non azzardatevi a scrivere sui miei libri (con l'eccezione delle Socie, che hanno un salvacondotto speciale e possono farlo^^), ma io amo vivere i libri anche in questo modo.

- Leggo più libri alla volta. Due o tre, in genere; spesso un romanzo e un saggio o un manuale, ma dipende dall'umore, da quello che ho sotto mano eccetera.

- Non concepisco un viaggio senza iPod, ma nemmeno un viaggio senza libri. Due o tre, perché anche se più o meno riesco a calcolare quanto potrei andare avanti, non sia mai che finisca un romanzo più velocemente di quello che pensavo e resti sprovvista di un altro da cominciare subito dopo!

- Quando vedo sconosciuti che leggono - in treno, sulle panchine, in libreria eccetera - cerco sempre di sbirciare il titolo del libro che tengono in mano.

- Accumulo troppi libri. La "pila" in realtà ormai è più una montagna. Mi limito, eh. D'altronde, quant'è bello pescare dal mucchio a seconda dell'umore?

- Quando passo davanti a una libreria entro sempre, salvo cause di forza maggiore. Mi controllo: esco anche senza aver comprato nulla. Ma aggirarmi tra gli scaffali, sbirciare, scoprire - per poi verificare a casa qual è il prezzo che mi offre Amazon - è qualcosa che adoro. Adoro le Waterstones inglesi. Sogno di girovagare per le grandi librerie di New York, magari sotto Natale, e sedermi a leggere con un bicchierone di caffè.

- Ebbene sì, lo confesso: mi piace sentire il profumo della carta. Alt, fermi: non è il preludio della solita tirata "sono meglio i libri degli ebook". Il formato mi importa poco, entrambi hanno dei pregi, e spero un giorno di potermi accaparrare un bel reader della Sony (*sospiro*); nel frattempo, mi accontento dei programmi di lettura ebook per il desktop. Ben vengano dunque i file digitali; ma se ho in mano un volume... be', il profumo della carta mi inebria.

- Rileggo. Libri interi, o scene, o frasi. Ma amo rileggere, scoprire nuovi significati e nuovi sapori nei libri che amo, notare dettagli, anticipazioni, elementi che mi erano sfuggiti la prima volta.

- Anobii, of course. Quanto mi piace vedere la mia corposa libreria su Anobii *___*


Immagini da Pinterest: uno e due.

mercoledì 12 settembre 2012

Anger management

 
 

Ecco. La sensazione è questa, al momento.
Siete avvisati.

Perché? Bah. Vediamo...
Perché ce l'ho con l'idiozia tronfia di certe principesse sul pisello (o forse meglio dire sul coglione), che nemmeno si rendono conto delle figure patetiche che fanno. Perché non sopporto più i bimbiminkia che conosco (e intendo quelli thirtysomthing). Perché la gente vomita parole con leggerezza e poi pretende che tu non soffra quando ti colpisce con una tranvata verbale dritta in faccia - ma non è capace di sopportare neanche una battuta, perché la gente che dice le cose più stronze e crudeli agli altri è anche quella oh, così sensibile! Perché ci sono quelli che si riempiono la bocca di dichiarazioni che cambiano appena cambia il vento.
E perché non so essere distaccata, calma e razionale come vorrei, e la mia stupida testa continua a piroettare intorno alle ansie e alle paure. Perché quando arriva il buio mi trasformo in una bambina spaventata. Perché quando sono spontanea regolarmente poi mi sento ridicola, invadente, sciocca. Perché mi sembra sempre di gridare nel deserto. Perché non riesco a rassicurare me stessa. Perché ci sono tante persone speciali che ho la fortuna di conoscere e a cui voglio bene, ma mi sento sempre quella "non abbastanza per".
E poi ce l'ho con gli sforzi che sembrano inutili. Con il tempo che scorre troppo veloce e mai abbastanza veloce, sì, entrambe le cose. Con la mia incapacità di conoscere il futuro. Col bisogno che ho di dare, nonostante tutto. Con la sensazione di awkwardness che mi accompagna sempre. Con la goffaggine che mi perseguita. Con il fatto di non riuscire mai a trovare le parole giuste, quando devo dire qualcosa a qualcuno cui tengo. Scrivere è un'altra cosa, ma parlare... no way.
E ce l'ho con i brutti ricordi che non se ne vanno.
Con le cose che ti spezzano. Sadder and wiser (cit.)
Con le ferite che la gente nemmeno si rende conto d'infliggerti.
Con le seghe mentali - le infinite seghe mentali - e il sentirmi così stupida anche solo a scrivere queste righe.
E anche con quella zoccola dell'ispirazione che preferisce arrivare quando non posso scrivere, pure, e mi solletica, mi stuzzica, invece poi al momento buono è sfuggente ed elusiva.

Ma ve l'ho detto, è sera mentre scrivo, anche se il post apparirà on line di mattina, e col buio escono fuori mostri molto più spaventosi dei ragni, dei fantasmi domestici e delle creature che vivono sotto il letto. Tranquilli: domani sarà un altro giorno, quando leggerete starò già bene. O comunque meglio.


Le immagini del fumetto di Loki vengono da Tumblr, tutti i credits all'autore.

martedì 11 settembre 2012

Isobel - Bjork & Carcass

Questa volta un confronto specialissimo: non una canzone e la sua cover, ma un remix molto particolare, una chicca che forse non tutti conoscono.
Da una parte abbiamo Bjork - che non ha bisogno di presentazioni - con la sua bellissima Isobel; dall'altra i Carcass, storica band death metal, osannatissimi da fan e critica, che ripropongono la canzone piazzandoci un po' di chitarre a modo loro, mantenendo però le vocals originali dell'artista islandese. Ditemi quello che vi sembra: io apprezzo entrambe. Cogliete l'occasione per godervi il video di Bjork, che da questo punto di vista non delude mai, diretto da Michel Gondry.
Questo post è anche un regalino per mio fratello, che ieri compiva gli anni e adora sia Bjork che i Carcass ^^


lunedì 10 settembre 2012

Motel Woodstock [Turn the Page]


Un altro post "Turn the Page", preso dal mio vecchio blog, per ricordare con voi un altro film poco noto, ancora una volta legato alla musica. Nonché un film che mi aveva fatto decidere "l'interprete ufficiale" di uno dei miei personaggi, quindi ci sono affezionata ^___^ Dai meandri del 2010, ecco a voi: Turn the Page!

Ricordate quando vi ho parlato del simpaticissimo film I love Radio Rock, incentrato su una travolgente radio pirata inglese degli Anni Sessanta? Ecco, Motel Woodstock è sicuramente un film da conservare accanto a quello, per formare un magico binomio di libertà e rock.

E' la storia vera dell'organizzazione, rocambolesca ma grandiosa, del festival Woodstock, i mitici "tre giorni di pace e musica" che hanno segnato un'epoca e dato voce a tanti sogni e speranze. Il film è tratto dal romanzo autobiografico scritto dal protagonista, Elliot Tiber (interpretato da Demetri Martin), che vive in una piccola comunità aiutando gli anziani genitori a mandare avanti uno scalcinato motel sull'orlo del fallimento. Finchè ha la sua occasione: quando il paese vicino rifiuta i permessi al festival, Elliot lo porta nel suo villaggio. Ci sono mille difficoltà da superare, non ultime la chiusura e l'ostilità dei compaesani più bigotti e retrogradi; ma anche mille personaggi indimenticabili -  hippie, "guardie del corpo" travestite, un reduce dal Vietnam dal precario equilibrio psichico (interpretato dal bravissimo Emile Hirsch, di Into the wild). Spicca poi la scorbutica, terribile madre di Elliot (la bravissima Imelda Staunton, già odiosa professoressa Umbridge in Harry Potter e l'Ordine della Fenice), che gestisce il motel con sgradevole piglio da caporale, e oscilla tra il rifiuto dell'onda hippie che sta travolgendo la sua terra, l'avidità per i guadagni, debolezze e segreti.

Tra acidi che scatenano trip coloratissimi, fango, frenesia, Elliot inizia a vivere la propria omosessualità e scopre un'esistenza diversa, trovando la forza, alla fine di questa esperienza così piena e vitale, di partire per inseguire il proprio futuro. E, conclusa la visione, resta la nostalgia per quei giorni magici - quando la gioventù sognava di cambiare il mondo e aveva degli ideali veri, di pace e gioia, perduti e annegati nell'anestetizzante conformismo e nella grettezza dell'etica del guadagno di oggi.

sabato 8 settembre 2012

Storia vera - 2

Qualche tempo fa vi avevo raccontato una storia. Una storia vera, accaduta sotto i miei occhi: protagonisti una ragazza, un bambinetto vivace, una madre esausta, età diverse, origini diverse, persone diverse che si sono incontrate al di là di ogni differenza.

Oggi ve ne racconto un'altra, di storia. Siamo di nuovo in un posto qualsiasi - una strada, un bus, un treno, un parco, scegliete quello che preferite. Gente, tanta: persone che vanno e vengono, giovani e vecchi, uomini e donne, di ogni razza e stile. Ognuno pensa ai fatti propri, ognuno insegue i propri impegni, e chissà cosa si aspettano dalla giornata che sta per finire.
Io sono in disparte. Leggo. Come in quei video dove una persona si muove a velocità normale, e tutte quelle intorno invece sono velocizzate. Persa in pensieri e domande, anch'io, una pagina letta, qualche minuto con lo sguardo che vaga intorno senza fermarsi su niente. Tranquillità fremente, stress controllato.
E poi sbraaang.
Un cellulare. I System of a Down come suoneria, altissima. Non ho riconosciuto il brano, ma la chitarra era incazzata, la voce di Serj Tankian incalzante, una mazzata improvvisa che ha fatto sussultare tutti, una sferzata di energia e adrenalina. Io e gli sconosciuti intorno alziamo la testa verso la fonte del rumore.
Un insospettabile giovanevecchio, quei trentenni che hanno già l'aria dei loro padri, il tipico colletto bianco insomma: capelli cortissimi, viso anonimo, perfetto completo giacca, cravatta e camicia linda.
Come si dice, l'abito non fa il monaco?

venerdì 7 settembre 2012

Momenti horror

- O sto impazzendo, o i fantasmi di casa (ne abbiamo parecchi) si danno molto da fare, in questo periodo. Rumori nella notte, mentre sono sola - piccoli tonfi, anche se non ci sono finestre aperte che creino corrente. Rumori dal pianerottolo... deserto. Fischi sottili, qualcosa che trema chissà dove nonostante non ci siano scosse di terremoto. E accade mentre sono sveglia e seduta alla scrivania, eh, non quando sono a letto e potreste pensare a un sogno particolarmente vivido.
Uhm.

- Esco di casa un mattino presto e dopo pochi minuti, camminando, m'imbatto in un piccione morto. "E che c'è di strano?" direte voi. Be', non era solo morto. Era spolpato. Una roba che, nonostante la mia esperienza di spettatrice di allegri film splatter, mi ha fatto quasi venire da vomitare. Diciamo che si riconoscevano solo le ali (no, non vi darò i dettagli: perché non voglio impressionare animalisti e sensibili, e perché medito di inserire la vera descrizione in una storia!) Ma la domanda è: chi è il colpevole? Un ratto, probabilmente. Oppure la spiegazione più logica: alieni zombie.
Doppio uhm.

- I ragni domestici (di cui qui e qui) sono sempre più grossi. Del tipo che fra un po' potrei metter loro guinzaglio e museruola, per dire.
Triplo uhm.

- Arrivo in un posto nuovo. Mi guardo intorno. Individuo conformazione dell'edificio, punti di ristoro, servizi, scale.
E il mio pensiero è: "Be', in caso di apocalisse zombie qui ci si potrebbe organizzare così e cosà."
Quadruplo uhm.

"Salve, mi chiamo Aislinn, e ho un problema..."

mercoledì 5 settembre 2012

About writing

Tramite newsletter, mi è caduto l'occhio su un post semplice ma grazioso. Si parla di scrittura, of course, dal blog di un autore americano, Jeff Goins: What everybody ought to know about writing, quello che tutti dovrebbero sapere sulla scrittura. Si tratta di un breve, semplice elenco, che riporto: nulla di rivoluzionario, ma forse qualche volta fa bene ricordarsi certe cose e riflettere su questa complicata magia che è la scrittura creativa


  • It’s hard.
  • It’s harder than you think.
  • It never gets easier (but it does get better).
  • It’s scarier than it should be (but not too bad once you start).
  • It’s the last thing you want to do when it’s the first thing you should do.
  • It’s usually pretty thankless (especially when you’re doing it right).
  • It’s easy to begin, hard to continue, and even harder to finish.
  • It’s never enough; you can always do more.
  • It can be painful.
  • It’s hard.
Se concordo con l'elenco? Be', se mi conoscete è facile intuirlo: la scrittura è difficile - o almeno lo è la buona scrittura; molto più difficile di quello che pensano coloro che ritengono basti "sfogare le proprie emozioni" e "seguire l'istinto, non la tecnica o i manuali". Ma regala soddisfazioni enormi, quando si crea qualcosa di buono. "Non diventa mai più facile (ma diventa migliore)": vero, per quanto ci si eserciti, si studi, si continui a lavorare per migliorare, ogni libro, ogni racconto sono storia a parte, con nuove scoperte, nuove soddisfazioni e nuove difficoltà tutte da affrontare. Si cresce come autori, si scoprono aspetti sempre più profondi, che rendono la scrittura un'esperienza sempre più meravigliosa; ma ogni passo avanti mostra nuovi scogli da superare. Per questo, anche, "si può sempre fare di più".
"È spaventosa (ma non male, una volta che si comincia)". Spaventoso qui è ambiguo: per me lo è, per tanti motivi, alcuni molto personali, ma si può anche solo pensare al "terrore della pagina bianca", alle insicurezze che si hanno scrivendo e così via. Così come è vero, è qualcosa di doloroso, a volte; ma anche catartico. 
"È l'ultima cosa che vuoi fare, anche se è la prima che dovresti fare": oh, credo che tutti gli amanti della scrittura conoscano questa sensazione, vero?

Eppure, nonostante le difficoltà e il sudore, i premi sono immensi, anche tralasciando tutta la faccenda "pubblicazione" con annessi e connessi. Scrivere è cosmogonia. Scrivere è non annoiarsi mai (sul serio: ma la gente che non immagina storie per riempire ogni momento libero - e non-, come fa a sopravvivere?) Scrivere è una sfida (se no che gusto ci sarebbe?) e puro divertimento: per tirare testate contro la tastiera del pc e sputar sangue c'è tempo durante mille revisioni, la prima stesura è una folle corsa esaltante. Anche quando si toccano tasti dolorosi. Anche quando scrivere rivela lati di te che non avresti immaginato.
Scrivere è complicato, già, e talmente sfaccettato che un post solo non basta a parlarne. Ma, per quanto mi riguarda, è anche indispensabile.



Immagine da Pinterest.

lunedì 3 settembre 2012

I love radio rock [Turn the Page]

Questa settimana la ruota del tempo di Turn the Page ripesca un mio film-mito, visto nel 2009: I love radio rock. Se non lo conoscete, rimediate subito, disgraziati! Ecco qua il mio vecchio commento:


Questo è uno di quei film capaci di darvi una vera scossa. Catapultandovi negli Anni Sessanta, in un'epoca di libertà, divertimento, spontaneità, e soprattutto musica. Salite sulla barca che, tra le onde del Mare del Nord, trasmette ininterrottamente la musica più trasgressiva ed eccitante,  fate la conoscenza con il gruppo di deejay che gestiscono le trasmissioni; tra feste, sfide, drammi da superare, famiglie che si liquefanno in un'unica, grande famiglia legata dal rock. Mentre, a terra, studenti, segretarie, uomini e donne sognano ascoltando le voci seducenti e carismatiche dei loro beniamini, e ballano sulle note delle canzoni che stavano sconvolgendo il mondo.
Perchè la libertà è sovversiva, un vecchio ministro parruccone non può sopportare tanta irriverenza: e allora, i tentativi di rendere illegale le radio pirata si succedono con una erocia e un'ttusità quasi da fumetto - ma tristemente verosimili. Finchè, quando la barca dei nostri eroi minaccia di affondare trascinandoli tutti verso la morte...
Bill Nighy - il Davy Jones de Pirati dei Caraibi, e attore presente sia in Shaun of the Dead - L'alba dei morti dementi e Hot Fuzz, dal quale è giunto, in questa pellicola, insieme al paffuto Nick Frost; Kenneth Branagh; Philip Seymour Hoffman. Musica, tanta musica: e scene da clip, colori, alcool, fumo, sesso, chi più ne ha più ne metta. Ognuno di voi si affezionerà all'uno o all'altro degli scatenati deejay; ognuno di voi potrà sentire un brivido a quella certa canzone, a quella certa battuta. Fatevi trascinare: non ve ne pentirete.

Primo trailer (con un titolo poi modificato nell'attuale)

Secondo trailer (più lungo)


domenica 2 settembre 2012

Hello September

Un tempismo incredibile, questo autunno. E forse anche un po' di fretta: già l'ultima settimana di agosto qui a Novara ha portato temperature più basse e, anche senza eccessiva pioggia, almeno per ora - il meteo non è promettente - cieli grigi. Un'aria diversa. Sì, l'autunno potrà anche iniziare ufficialmente solo il 23, ma in realtà lo sappiamo, è già qui: anche se dovessero esserci di nuovo giornate più calde, si tratterà di rimasugli di un'estate già conclusa. L'autunno è già qui.

Io amo tutte le stagioni. Sì, sono una di quelle irritanti persone che trovano qualcosa di bello in qualunque periodo. Poi, certo, se le temperature sono ragionevoli, né da congelare né da liquefarsi, meglio; ma non ce la faccio a dire "l'inverno proprio no" o "l'estate non la sopporto". Sarà perché amo i colori. I colori di cui si veste il mondo quando cambia la luce e le giornate diventano più lunghe - o più corte. Amo osservare i paesaggi che mutano, fiabeschi sotto la neve, brillanti sotto il sole. Come amo i cieli: albe, tramonti, nubi che si accumulano rigonfie, distese azzurre. E le giornate come questa: fresche, con un bel venticello frizzante, ma luminose e limpide.

Quindi, ogni mese è benvenuto. Anche questo, iniziato tirando fuori di nuovo la coperta e mettendo da parte il ventilatore. Ogni mese porterà qualcosa di nuovo. Io inizio settembre con tante cose in mente, tante da progettare, tante, tantissime da scoprire. Con una storia da azzannare, perché questo mese è stata un po' restia a farsi raccontare - ma accumulo spunti, idee, conosco meglio i personaggi. Con gli Anathema e Weather Systems, con i Three Days Grace e Life starts now. In fondo questo serve, la speranza e una buona colonna sonora.


Immagine da qui.

sabato 1 settembre 2012

Dimmi cosa cerchi e ti dirò WHAT THE FUCK??? - parte quarta

Primo settembre, appuntamento mensile con le chiavi di ricerca più assurde, incomprensibili, sgrammaticate e bizzarre con cui i navigatori della Rete sono approdati a questa mia spiaggia privata. Le troverete riportate esattamente come sono state scritte, e se la mancanza di maiuscole è direi scontata quando si fa una veloce ricerca, in altri casi, pur con tutte le attenuanti... la mascella casca lo stesso. Anche perché non si tratta solo di cosa si cerca, ma anche di come: pare che tanti non abbiano molta familiarità con l'uso di Google e i modi migliori per sfruttarlo. Anyway...

Per la serie "filosofia spicciola", nessuno a detto che era facile (notare il doppio carpiato grammaticale, "a detto"), non giudicare i miei passi piuttosto guarda dove cammini copertina (presumo cercasse un'immagine da usare come cover di Facebook; d'altronde, c'è anche chi cerca  copertie irreprensibili su face. E che siano irreprensibili è importante...). Anche la saggezza popolare presenta delle difficoltà, per qualcuno: è impossibile svegliare chi fa finta di dormire significato.

Alla rubrica "l'Italia è il Paese del fine umorismo" ascrivo stronzate variestronzate divertentestronzate sotto zero
(intendeva freddure? Vorrebbe trasferirsi al Polo e si preoccupa degli aspetti... pratici e fisiologici dell'abitare lì? Mah).

Con l'etichetta "libri & dintorni", invece, abbiamo dirk gently come salva l'umanità? come fa? Risponderei non c'è nessuno che lo sa... Per la cronaca, Dirk Gently è un personaggio di Douglas Adams, l'autore della Guida galattica per autostoppisti, ecco come il cercatore di turno è arrivato da me. C'è poi chi cerca finale dell'alchimista di ekaterina sedia. Cos'è, era troppo difficile da capire? Aaah, ho capito, tu vuoi spoilers!... Spiacente, non qui. C'è chi - presumo causa panico da "fine-vacanze-estive-e-non-ho-ancora-fatto-un-tubo-dei-compiti-che-avevo" - arriva qui cercando testi: presento un personaggio di un libro letto, magari per trovare spunti per qualche tema. Mi auguro solo che almeno un libro lo abbia davvero letto. L'italiano poi cela sempre dubbi e insidie: analisi grammaticale di fermarla. Accidenti, difficile...

I capelli sono una vera ossessione per l'italiano medio, a quanto pare. Non pensavo, quando ho scritto il mio post-sfogo in merito. Carrellata di dubbi tricotici: quando si può dire che un uomo ha i capelli lunghi' (se ti chiamano cugino It è un indizio), in quanto tempo vengono i capelli lunghi sulle spalle uomo (ma è diversa la velocità con cui crescono i capelli, per maschi e femmine?), vuole solo capelli lunghi (ha le idee chiare... ma li vuole per cosa, esattamente?), quando uno si sogna i suoi capelli pero piu lunghi, che significa? (Freud, se ci sei batti un colpo!), desidero avere capelli lunghi ,ma come? (non mi stancherò mai di ripeterlo: comincia col non tagliarli), fino all'inquietante capelli per strada (cioè? Qualcuno ha perso al parrucca? Hai trovato dei capelli che se ne andavano a spasso da soli? Non è che era il cugino It di cui sopra?) e ad aislinn capelli, che sa un po' di stalking, sapete? ;-)

Ma so cosa state aspettando voi: quelle piccanti, vero, sporcaccioni? Se lunedì di cazzo potrebbe essere solo uno sfogo contro l'inevitabile arrivo del lunedì (ma perché non pensare al titolo di un porno?), proseguiamo con la varietà dei gusti: uomini ciccioni e pelosi (... vabbe', contenta/o tu!), blogspot.it cazzo nero (perché non siamo razzisti, su Blogspot), generic viagra 50mg (un classico), cartoni con donne e uomini nudi che fanno l'amore (e se si fanno una sveltina vestiti?), frasi piccanti per pensionati (è giusto! Non discriminiamo neanche gli anziani!). Menzione a parte per che strano modo di esprimere l'amore, che mi ha un po' preoccupato. Esattamente, quale modo e quanto strano? o___O
Dal pornografico a un po' di sano yaoi, e precisamente soldiers yaoi. Fammi sapere cosa trovi d'interessante.

Quando però si arriva a questo discorso, non si può non pensare al fascino del nero loki. Go, Loki! Thorki all the way. C'è chi invece preferisce un Loki etero e poligamo (loki wives) e chi invece cerca... griso girl. Non l'ho capita: il Griso di Manzoni è un sex symbol e ha una ragazza? Qualcuno se lo immagina in versione femminile? Oppure si parla di un Griso che non c'entra un tubo con quello del mio post? Mah. A volte vorrei che gli internauti tornassero da queste parti e mi svelassero questi misteri.

Visto che, citando Loki, il collegamento con il cinema è facile, vediamo cosa offre questa categoria: uno zoppicante the wolking dead personagvi di the mist, che mi farebbe anche piacere, come ricerca, visto che avrà trovato la risposta che cercava nella mia recensione; ma... wolking dead? No, sul serio? E sorvolo sulla svirgolata della tastiera in personagvi. C'è chi ha speranza: the mist stephen king lieto fine. No, mi spiace deluderti: proprio no. Sia che ti interessi il racconto lungo, sia che ti riferisca al film.

Qualcuno poi è d'accordo con me: la monoespressivo di kristen s (proprio così, non l'ho troncata io). dove lo posso trovare il film della cento x cento ai confini della realta è il tipico esempio di ricerca condotta ad cazzum, ma vabbe', sorvoliamo. Trovo molto più incomprensibile cerchi nel vetro il mistero di sleepy hollow: ehm, cioè?
L'overdose cinematografica di questo mese non è più sugli Avengers che spopolavano in luglio, ma su Jurassic Park: con jurassic park giusto ordine (difficile eh?), modello roulotte usato nel film jurassic park 2cappelli cowboy alan grant jurassic park (nerdismo? Fanatismo? Io vorrei sapere il modello di camicia nera che si apriva in maniera così sexy sui pettorali di Jeff Goldblum nel primo film... ora provo a cercare), perché nel mondo perduto non c'è a (immagino intendesse Alan Grant; vorrei risponderti 42, che va bene sempre) e le persone che fanno jurassic park 3. Le persone che fanno? Intendi attori, realizzatori?... OMG.
Restando in tema dinosauri, abbiamo anche osa di dinosauri vere (mi ripeto, ma... ehm) e un inquietantissimo: quando sto studiando un velociraptor. Ora sono un po' angosciata: ti è mica entrato dalla finestra un raptor mentre stavi studiando? Facci sapere, se sei ancora vivo.

Miscellanea finale: convivere con i ragni di campagna: credimi, la resa incondizionata è l'unica soluzione. Ho poi un'incomprensibile storia di un orso diario e riflessionidi... scritto proprio così. Mah!

Ultimissima menzione per una chiave di ricerca tenera, per una volta (poi magari c'è sotto qualcosa d'innominabile, ma io preferisco pensare al significato più bello): come si dice mi sto innamorando di te nel linguaggio dei sordomuti. Non avrai trovato la risposta nel mio blog, cercatore... ma buona fortuna a te. O a voi.


Immagine da qui.