lunedì 30 aprile 2012

Cinque cose che vorrei esistessero già [Turn the Page]


Eccoci di nuovo a lunedì, con un'altra pagina estratta dal mio blog precedente. Qualcosa di più leggero, stavolta, per augurarvi un buon inizio settimana - ma con il ponte lo sarà senz'altro, no? Quindi, turn the page!


Per la serie "cinque cose che", una serie di contrattempi tipicamente femminili mi hanno fatto immaginare quanto sarebbe bello se qualcuno si decidesse a inventare alcuni oggetti che risolverebbero diversi problemi. Alcuni di questi oggetti trovano corrispondenti in libri o film di genere fantastico (in senso ampio: fantascienza, horror ecc). Quindi, se siamo stati capaci di pensarli, cosa aspettiamo a crearli?
Eccoli qua:

Smalto istantaneo: all'inizio di Atto di forza, il film con Schwarzenegger, la segretaria dell'agenzia che impianta falsi ricordi di viaggio usa una tavoletta e un pennino per dare lo smalto alle unghie con un semplice tocco: rapido, perfetto, e sono sicura che è subito asciutto (altro che rimanere venti minuti o più menomate a sventolare le mani in aria). Non convince il colore? Un tocco e subito se ne prova un altro.

Calze che non si smagliano: Al primo accenno di primavera, e conseguente messa in pensione dei pantacollant pesanti in favore delle calze di nylon, ho avvisato l'Ineffabile Socia-Coinquilina: d'ora in poi mi sentirà dire le peggio parolacce tutte le mattine, ad ogni smagliatura di collant...

Cioccolato dimagrante: non richiede precisazioni, vero?

Immagine da qui.

Macchina clona-gnokki: ricordate la puntata di Futurama in cui Fry aveva una soddisfacente storia di sesso con un clone-robot di Lucy Liu? Ecco. Non ci sono abbastanza Jared Leto al mondo... Potersene "scaricare" uno personale e disponibile direttamente a casa non sarebbe affatto male.

Word processor telepatico: questo viene da Le creature del buio, di Stephen King. Non ricordo i dettagli, perché ho letto questo romanzo svariati anni fa, ma il personaggio femminile principale era una scrittrice. Senza spoiler, vi basti sapere che aveva una macchina da scrivere telepatica: lei faceva altro, e i suoi pensieri finivano su carta senza bisogno di sedere, battere tasti ecc. Favoloso!

domenica 29 aprile 2012

Sperimentazioni primaverili

Aprile mi ha riportato la voglia di provare qualche ricetta, anche perché nulla è più rilassante di impastare e preparare qualche buon dolce. Non sono affatto una gran cuoca, non m'illudo; ma se trovo qualche piatto che m'ispira, ho imparato a buttarmi e provare, anche perché, imparando qualche piccolo trucco, non è un'impresa impossibile migliorare. In particolare, la soddisfazione più grande, per quanto mi riguarda, è nell'"arte bianca", ovvero nel preparare pizze, focacce, biscotti e torte. Mi è sempre piaciuto tentare qualche crostata, ma i consigli giusti di un esperto mi hanno dato il "la" per scoprire davvero come muovermi in queste imprese, per capire quando le ricette trovate sui libri o su internet vanno ritoccate e migliorate, e per cercare di approfondire quest'arte che sembra quasi alchimia, e che io ho sempre trovato un po' magica. Non è come cucinare un primo o un secondo; mi affascina vedere come dall'unione di tanti ingredienti possa nascere qualcosa di così diverso come una soffice pizza o un biscotto che ti si scioglie in bocca. E poi, davvero, non è da sottovalutare l'effetto "antistress" e rilassante della preparazione - oltre che dell'assaggio, naturalmente ;-)

Già nell'altro blog avevo postato diverse foto con i link alle ricette pescate in rete, ma ecco qualche altro spunto:

Pasta con salmone, granella di nocciole ed erba cipollina: personale variante id un piatto pescato su un volantino, gli ingredienti sono esattamente quelli elencati, oltre a un po' di burro o margarina per far saltare il salmone in padella.



Biscotti alla panna con farcitura di cioccolato fondente e bianco e granella di nocciole: la ricetta dei biscotti è questa, ma invece che con lo zucchero a velo come indicato - che già li rende buonissimi, provato in passato ^_^ - li ho ricoperti come vedete in foto. Nota: anche senza farciture, sono ottimi per inzupparli nel latte.


Cioccolatini tipo Bounty: come da nome, il ripieno è al cocco e il guscio di cioccolato al latte o fondente. La ricetta viene da qui (la pagina Facebook Passion in the Air è una miniera, sbirciatela un po').


venerdì 27 aprile 2012

Queensryche - Operation: Mindcrime

Sarà il clima del 25 aprile, saranno i miei personali "corsi e ricorsi", ma ultimamente mi è capitato di riascoltare un vera gemma del metal: Operation: Mindcrime degli americani Queensryche. Meravigliosamente anni Ottanta - non foss'altro che per il nome e il look dei personaggi nei videoclip che vi linkerò tra poco!) e allo stesso tempo fresco anche oggi, questo concept album intrigante e ricchissimo di sfumature è uno di quei dischi destinati a non invecchiare mai. Non considererò in questo post il seguito, datato 2006, perché l'ho sentito poche volte e, nonostante il cameo del rimpianto Ronnie James Dio, mi ha catturato meno di questo.

Perché Operation: Mindcrime è perfetto. Che altro ci sarebbe da dire? Musicisti senza pecche, Geoff Tate - che, nonostante l'innegabile bravura, non è una delle mie voci preferite - riesce ad essere espressivo e coinvolgente nei panni dei diversi personaggi, storia forse un po' "didascalica" ma ben sviluppata attraverso le varie tracce, la giusta dose di drammaticità, testi splendidi. Tutto insieme: così che musica e parole catturano e coinvolgono come se la storia di Nikki, assoldato da una misteriosa organizzazione e trasformato dal "Dr. X" in un killer grazie alla dipendenza dalla droga e al controllo mentale, fosse un vero e proprio film. Critica sociale, politica, religione, amore, gli ingredienti forti ci sono tutti, e la bellezza delle canzoni, nonché l'interpretazione sofferta di Geoff Tate, li utilizzano senza suonare retorici o costruiti.

Insomma, in Operation: Mindcrime si concretizza quella rara magia che rende indimenticabile una creazione artistica. Se non siete convinti, provate ad ascoltare qualche brano: dopo le intro, che creano la cornice entro cui Nikki rivive gli eventi in flashback, Revolution calling è il pezzo che deve introdurre all'album, alla storia e al suo protagonista, una canzone energica e battagliera (I'm tired of all this bullshit/They keep selling me on T.V./About the communist plan/And all the shady preachers/Begging for my cash/Swiss bank accounts while giving their/Secretaries the slam/They're all in Penthouse now/Or Playboy magazine, million dollar stories to tell/I guess Warhol wasn't wrong/Fame fifteen minutes long/Everyone's using everybody, making the sale/I used to think/That only America's way, way was right/But now the holy dollar rules everybody's lives/Gotta make a million doesn't matter who dies/Revolution calling).

La title track introduce la prima svolta, nonché il machiavellico "cattivo" della vicenda; Speak e Spreading the disease ci mostrano gli effetti che l'influenza del Dr. X ha su Nikki, e ci fanno conoscere il prete, William, e suor Mary, l'ex prostituta di cui Nikki si innamora. La splendida The Mission mostra tutti i dubbi di Nikki, ma è Suite Sister Mary, a mio parere, uno dei veri capolavori del disco, anche se di sicuro non il pezzo più immediato: provate a non farvi emozionare dal suo andamento disperato, pur senza che si tratti di una "ballad" ("I've no more want of any faith/Binds my arm and feed my mind/The only peace I've ever known/I'll close my eyes and you shoot"/No Mary, listen, you've got to pull your strength from my lips/I pray I feed you well [...] "I feel the flow, the blessed stain/Sweating hands like fire, and flames/Burn my thighs, spread in sacrificial rite/The hallowed altar burns my flesh once more tonight"/Mary, sweet lady of pain/Always alone/Blind you search for the truth/I see myself in you, parallel lives/Winding at light-speed through time [...] "Don't turn your back on my disgrace/The blood of Christ can't heal my wounds...so deep/The sins of man are all I taste/Can't spit the memory from my mind/I can't cry anymore").

Potrei citare tutte le canzoni, ma mi limiterò a I don't believe in love, grandioso brano in cui Nikki cerca di fuggire dalla realtà e rifiutare la tragedia che sta vivendo (She said she loved me/I guess I never knew/But do we ever, ever really know?/She said she'd meet me on the other side/But I knew right then, I'd never find her/I don't believe in love/I never have, I never will/I don't believe in love/It's never worth the pain that you feel [...] She made a difference/I guess she had a way/Of making every night seem bright as day/Now I walk in shadows, never see the light/She must have lied 'cause she never said goodbye).

Che dirvi di più? Ogni volta che torno ad ascoltare questo album, la magia è intatta.


giovedì 26 aprile 2012

Happy songs

Ho aperto questo blog da poche settimane e già vi ho stressato innumerevoli volte con quanto sia importante la musica per me: come colonna sonora quando scrivo, quando cammino, quando viaggio, quando dormo... sempre. Da qui - e dall'uso di iTunes, che lo rende agevole - la mania di creare playlist. Quella per il romanzo in stesura. Quella con il mio personale best of del gruppo X. Quella del mese. Quella delle ballad. Eccetera eccetera.

Sono tutte legate al momento, ai miei gusti personali, al fatto che i sedici giga di iPod sono zeppi e se voglio aggiungere qualcosa di nuovo devo eliminare qualcos'altro. Quindi la playlist che potrei suggerirvi oggi sarà diversa fra un mese, o anche meno... ma, nel frattempo, perché non condividerne qualcuna ogni tanto? Ad esempio, ce n'è una che contiene le mie personali "happy songs" del momento. Non si tratta di canzoncine da classifica o roba del genere; sono happy perché sono quelle che ti dicono stay strong. Non mollare. Canzoni da battaglia quotidiana, insomma (non quelle da battaglia tout court tipo Blind Guardian ^_^ ).

Ad esempio, Just fine di Anneke Van Giesbergen. Potete sentirla qui: un carpe diem e il modo giusto di alzarsi dal letto al mattino. La voce di Anneke la troviamo anche in Your troubles are over dal suo ultimo disco con i Gathering, Home (Faster than the speed of mind / Both my arms are wrapped around this new experience / My head in clouds / My feet firmly on the ground (...) Towards the light I will move on / And so I learn to move / The one before the next steps I take / Will pay the road ahead of me).

Poi potrei citare Life starts now dei Three Days Grace, perché I've watched the weight of your world come down / And now it's your chance to move on / Change the way you've lived for so long / You find the strength you've had inside all along. / Cause life starts now. You've done all the things that could kill you somehow and you're so far down / But you will survive it somehow because life starts now. / All this pain / Take this life and make it yours. / All this hate take your heart and let it love again. / You will survive it somehowE poi c'è ovviamente Closer to the edge dei 30 Seconds To Mars (una di quelle che mi rendono spericolata se la ascolto in bicicletta ^_^) Già... It was a thousand to one and a million to two / Time to go down in flames (...)  I will never forget / No no / I will never regret / No no / I will live my life... E per ora mi fermo qui.

In fondo, c'è chi è meteoropatico e si deprime con la pioggia; io sopporto bene i cambi di clima - al di là del fatto che girare in bici sotto l'acqua non è il massimo - ma ricevo una carica fortissima dalla musica. E voi?

Spero di avervi fatto scoprire qualche nuovo pezzo. Vi lascio con Just fine: buona giornata e a presto!

Hey, when the water falls just jump on
And see where you end up.
Hey, when the air spins this just jump on
And see where you belong.
One day, one day I wake up.
One day, one day I find
One way, one way or another,
I will be just fine.
Hey, when the sun rises just wake up
And see what's in your day.
Hey, when the moon seems just to rest,
Get ready for your life.
One day, one day I wake up.
One day, one day I find
One way, one way or another,
I will be just fine
Say you will, and I will be just fine,
Say you will, and I will be ok
Say you will, and I will be just fine.
One day, one day I wake up.
One day, one day I find
One way, one way or another,
I will be, I'll be just fine.




L'immagine viene da questa pagina Facebook.

martedì 24 aprile 2012

I libri della mia vita - 2

La scorsa volta avevo voluto raccontarvi (e raccontarmi) alcuni dei libri che sono stati importanti nel mio percorso di lettrice, presentandovi alcuni romanzi che hanno segnato delle tappe fondamentali nella mia vita, la nascita di passioni e di impressioni forti. Non necessariamente libri di valore assoluto o che consiglierei a prescindere, quindi, ma quelli che in un certo momento hanno significato molto per me.

Oggi invece vorrei consigliarvi un tris di romanzi che , considero splendidi "senza se e senza ma". Li ho amati e li amo ancora, li risfoglio, sono in cima alla mia lista di "libri da rileggere". Insomma, quei romanzi per i quali sarei disposta a fare pubblicità a vita, perché farveli scoprire, se già non li conoscete, e invogliarvi a leggerli è come un mio regalo per voi.

Buona Apocalisse a tutti!, di Terry Pratchett e Neil Gaiman. Humour inglese, contaminazioni con il Mondo Disco (non si può parlare di Apocalisse senza parlare di Morte, giusto? Anche se qui non proprio nella stessa veste cui noi appassionati di Scuotivento & Co siamo abituati...), angeli e demoni che vivono sulla Terra e non hanno alcuna intenzione di permettere che venga spazzata via, e tantissimo altro. Il miglior Pratchett e il miglior Gaiman, insieme: sul serio, ma cosa potreste volere di più?
Ah, già. Forse che Mondadori lo ristampasse...






World War Z - La guerra mondiale degli zombi, di Max Brooks. Altra personale ossessione, di cui ho parlato spesso, perché questo libro meriterebbe di essere molto più conosciuto di quanto sia. Se volete potete leggere una recensione più completa qui; per ora vi basti sapere che Max Brooks (sì, il figlio di Mel) riesce a creare un romanzo che, attraverso la forma della raccolta di interviste giornalistiche, contiene tutto: la paura, l'orrore, la speranza, il cinismo, la lotta, la guerra, la politica, la storia... Tutto a partire da uno dei temi apparentemente più abusati, "l'invasione zombie". Che Brooks tratta con una precisione e una ricchezza di dettagli da far dimenticare che si tratta "solo" di narrativa, e non di un vero resoconto post-conflitto. Non può lasciarvi indifferenti, non potete perdervelo.

Il profumo, di Patrick Suskind. Se dovessi descrivere l'effetto che ha avuto su di me questo romanzo in una sola frase, direi che mi ha fatto sentire in gola il sapore del sangue. Dalla prima riga Il profumo lancia un incantesimo che non ti lascia più libero, ed è tardi quando ti accorgi che ti sta trascinando in un abisso insieme al protagonista Grenuille. L'ho letto una quindicina di anni fa, e ogni volta che ci ripenso mi torna in gola quel sapore aspro di sangue, le impressioni di un viaggio dei sensi e della follia, il fascino ipnotico di una storia che non si può scordare.




lunedì 23 aprile 2012

Ossessioni scrittorie [Turn the Page]

Nuovo post che rispolvera articoli dal blog precedente. Il titolo direi che rende già chiaro l'argomento, quindi senza indugio vi lascio a quanto pubblicato originariamente sul Cannocchiale. Turn the page!


Rispondo con questo post a quello scritto dall'Ineffabile Socia-Coinquilina Sam, che ha sollevato l'argomento delle "ossessioni dello scrittore". Ognuno ha le sue: temi ricorrenti, topoi che si ripetono, atmosfere che si riconoscono da una storia all'altra, fatal flaw dei personaggi, ovvero debolezze che diversi protagonisti condividono, e così via.


Chiunque ha ossessioni, paure e dubbi che lo perseguitano, o semplicemente interessi e passioni più forti di altri; e se questo è vero in generale, ancora di più lo è per chi si dedica alla narrazione di storie. Non mi importa cercare significati freudiani e interpretazioni psicologiche dietro questo semplice fatto; qualche volta possono sussistere, qualche volta proprio no. Lo scrittore è in ciò che scrive, ma non è ciò che scrive. E anche se, almeno per quanto mi riguarda, scrivere è svelarsi - a se stessi prima ancora che agli altri - sono matematicamente certa che il lettore che tentasse di interpretare il mio carattere o le mie reali esperienze dalle storie che invento sbaglierebbe il novanta per cento del tempo; e il dieci per cento restante sarebbe azzeccato di fortuna. Perché le cose non sono così ovvie come appare in superficie, anzi.


Ad ogni modo, ecco alcuni temi/situazioni/immagini che ricorrono spesso nei miei romanzi e racconti:


L'autodistruzione.
Cominciamo con uno allegro, eh? Ma mi rendo conto che si tratta di un topos presente fin dalle mie primissime storie. Da Snorraka che nelPortatore di Tenebra si graffia a sangue (no, non è un emo; lo faceva già ai tempi delle prime stesure, risalenti al periodo 1999-2000, anche se è stato poi publicato nel 2008) fino a personaggi più recenti di storie mooolto più mature di quella.
Farsi del male - fisicamente e non solo - e lasciarsi fare del male. La voluttà della distruzione di sé, nei casi più estremi, o semplicemente il dolore - di nuovo: fisico e non solo - che sommerge, contro cui combattere. La lotta contro se stessi, non solo contro gli antagonisti esterni. Fino al suicidio, come estrema rappresentazione di queste tematiche.

Il divino.
Un divino ideale nelle primissime stesure del PdT, velocemente modificato in un pantheon di stampo neopagano; il divino negato in storie interamente umane; il divino nato dalle illusioni in Handmade God, racconto lungo dedicato alla mia città, Biella, che mescola le mie invenzioni alle tracce delle antiche divinità locali e alla nota "Madonna nera" di Oropa, e che comparirà nell'ebook Divinità minori curato da Writer's Dream; il divino femminile, materno ma soprattutto oscuro, indifferente, annoiato, ironico, delle mie ultime storie; il divino delle creature del folklore. La mia visione del sacro spesso è - perdonate il bisticcio - dissacrante, quando si tratta di confrontarsi con le religioni "ufficiali"; soprattutto, si divide tra l'incomprensibile - se esiste una divinità (femminile), allora è inquietante - e il degradante - figure divine di ottusa ciecità.

I personaggi maschili.
Vado in controtendenza: non mi vengono spontanee né le guerriere superfighe & superpotenti & superlacrimose-perché-tanto-sensibili, e nemmeno le adolescenti innamorate che conquistano il bel tenebroso di turno. Per lo più, mi trovo molto meglio con personaggi maschili. Mi viene spontaneo l'uso del loro punto di vista, sono quasi sempre loro i miei protagonisti. Il che è insidioso, lo so: chi mi dice che sono in grado di calarmi nei panni dell'altra metà del cielo? Mi conforta che, quando mi è capitato di far conoscere alcuni di questi personaggi a lettori che non sapevano chi li avesse creati, mi hanno sempre scambiata per un autore maschio! Forse allora mi vengono abbastanza bene^^ Un amico mi ha detto "vuol dire che senti bene la voce del tuo animus", inteso, sì, in riferimento alla psicologia. Che sia così o meno... questo è quanto.

L'incomprensione con i genitori.
Che sono spesso assenti o violenti o distratti. Ritornano più volte, nelle mie storie, personaggi che soffrono perché non rispondono alle aspettative dei genitori, o che sono rimasti senza il padre o la madre - per tanti motivi. Conflitti aperti, sensi di colpa, inadeguatezza, l'ansia di cercare una propria strada al di là dell'incertezza e delle paure, di affermarsi per come si è - scoprire come si è - al di là di come gli altri ci etichettano.

On air: Anathema, Alternative IVFeel


L'immagine viene da qui.

domenica 22 aprile 2012

Poi ti viene dedicato un post così: http://ferrucciogianola.blogspot.it/2012/04/aislinn-9000.html E la cosa riesce a strapparmi una risata e a mettermi di buonumore in un momento in cui no, non lo ero. Quindi grazie Ferruccio! E grazie ai tanti che hanno commentato ^_^

E grazie anche a Flyhigh, altra "emigrata" dal Cannocchiale, per questo:


Non ripropongo il solito elenco di blog e di "cose da sapere di me" perché l'ho già fatto da poco qui, ma ringrazio di tutto cuore ^_^

E ora ripartiamo con una strana domenica, mutevole e incerta come il cielo fuori dalla mia finestra (che in poche ore è passato da "sole&caldo" a "vento e temporale" e di nuovo a "distesa azzurra e luminosa con coreografiche nuvolette bianche". Sgrat sgrat... o_O

giovedì 19 aprile 2012

Quello di cui ho bisogno

Non sarei la stessa se non avessi l'energia delle canzoni, quelle da mettere in repeat finché l'atmosfera e il rimuginare sbam, fanno arrivare il dettaglio giusto, l'incipit della storia. La gente non lo vede, ma in questi giorni ho sempre una nuvoletta di pensieri sopra la testa - consideratela un'aureola di fantasmi che attendono di incarnarsi attraverso le parole. Oh, sì, un romanzo nuovo... quell'elettricità che mi scorre piano sottopelle, come un ronzio di sottofondo che mi fa sorridere al mondo, che promette tante lunghe ore di fatica, e ancor più di meraviglia.

Clamorosa autocit dal post di ieri (codesto). No, non è un segno di delirio d'onnipotenza, ci mancherebbe; semplicemente, è un mio "riprendere il filo del discorso", perché quello che sto scrivendo ora è nato senza preavviso né programmazione ieri, mentre preparavo l'articoletto citato qui sopra. Insomma, niente approfondita preparazione, solo un ehi, su questo ci devo tornare.



Di idee ne arrivano dozzine, se non centinaia. Anche durante i momenti di distrazione, gli spunti per possibili storie abbondano senza bisogno di cercarli affannosamente - mi viene da dire che non c'è nemmeno bisogno di uscire di casa. Naturalmente, di quelle dozzine se non centinaia di idee occorre selezionare solo quelle poche che davvero meritano di venire sviluppate (crescendo, e facendo crescere l'autore, e su questo tornerò).
Non si tratta di una selezione "meccanica", per lo meno per quanto mi riguarda. Non ho una "griglia" di requisiti da ricercare, né faccio calcoli a tavolino (banalizzando, "questo va di moda, questo è sperimentale, questo è colto, questo è popolare, questo è facile, questo è complesso, questo l'ho già tentato, questo no"). Qualche volta ci ho provato, a dire il vero: ho tentato di costruire una trama e un sistema di personaggi in base a considerazioni razionali anziché in base al mio gusto, per vedere che succedeva. Non ha funzionato: o meglio, ha funzionato nella misura in cui lo spunto di partenza mi appassionava davvero, ma finché non l'ho rigirato a sufficienza da metterci quello che piaceva a me, la storia non ne voleva sapere di sbloccarsi. Di prendere vita. 
Forse però ora ci siamo: forse, ora che è stravolta, ora che ho cambiato il cento per cento dei personaggi che avevo tentato di immaginare, ora che dell'esperimento resta solo lo spunto iniziale, ora, dopo quasi un anno, la storia sta riscaldandosi sulla linea di partenza.


Confermando, peraltro, la mia personale regola. Ovvero, che io ho bisogno di tre cose, per iniziare - e soprattutto per iniziare e portare a termine - un progetto lungo, imprevedibile, stressante, complesso, denso come un romanzo. Ho bisogno dell'inizio - ovvero il nucleo centrale, l'idea scatenante, il che è quasi (ma non sempre) ovvio; poi ho bisogno della fine, cioè della conclusione cui dovrò tendere come se stessi costruendo un ponte in quella direzione; e, infine, ho bisogno dei personaggi, o meglio, di almeno un personaggio di cui io riesca a sentire "la voce". Quella voce che diventerà il suo stile, il suo essere unico, dopo limature, aggiustamenti e aggiunte; e che in questa fase ancora embrionale è comunque indispensabile.


Perché per me restano comunque i personaggi, il cuore di tutto. Ciò su cui amo di più lavorare, le figure che, a un certo punto, prenderanno le redini della storia e mi guideranno verso territori inesplorati. Quando potrò scrivere le loro battute senza interrogarmi su come parlano, perché lo saprò a istinto, allora li conoscerò abbastanza. Allora, tutto quello che sta in mezzo, cioè tra l'inizio e la conclusione (prevista, passibile di cambiamenti e anche di essere del tutto modificata, certo, ma comunque una guida da tener presente finché non avrò costruito tutta la scaletta - e finché i personaggi non avranno detto la loro) arriverà, un passo dopo l'altro.


E verrà poi il tempo in cui riscriverò i dialoghi e limerò meglio le "voci", in cui cambierò parti di trama e costruirò archi, in cui farò tutte quelle mille revisioni indispensabili. Però, il processo della prima stesura si sarà svolto più o meno così. Con il supporto della musica, naturalmente, componendo una playlist di canzoni adatte per note, mood e testo, quelle canzoni che potrò ascoltare ennemila volte di seguito finché avrò raggiunto un mistico abbandono sciamanico... ehm, o semplicemente sarò così persa che avrò testa solo per la storia! ;-) Dopo che, magari, dallo spunto iniziale al momento in cui davvero ho l'abbozzo di trama e personaggi e posso partire, è passato un anno di aggregazione di idee, immagini, domande, possibilità (di nuovo autocit dal post precedente), un anno durante il quale singoli dettagli si sono sommati al nucleo centrale, fino a irrobustirlo abbastanza da farmi dire...


Be', ho un nuovo romanzo da scrivere.


On air:
Moonspell, Than the serpents in my hands



L'immagine viene da qui.

mercoledì 18 aprile 2012

Costellazioni

Io sono un mosaico.
Io: tutti noi, in realtà. Un insieme più o meno ordinato di esperienze, traumi, gioie, passioni, manie, fobie, storie, difetti, pregi, dolori... eccetera eccetera, mi avete capito. Per quanto mi riguarda, ho scritto mosaico, ma avrei potuto, meglio ancora, dire guazzabuglio.

Non temete, tuttavia: nonostante l'attacco ex abrupto e le premesse, non è mia intenzione sottoporvi a un post psicologichesistenzialista. Stavo semplicemente rimuginando che io sono esperienze - sempre di più - traumi - una caterva, più di quelli che pensavo, e dubito che ci sarà mai persona al mondo cui li confesserò davvero tutti - gioie - emmenomale... eccetera; ma che sono anche "formata" da quelle passioni che riempiono la mia giornata; qualche volta anche quando sarebbe meglio che non mi distrassero! Una costellazione di note, parole, immagini: la musica che mi accompagna al mattino e mi culla la notte prima di dormire, i libri che mi seguono ovunque vada, quelli che ancora non esistono perché li sto creando.

Tutto questo, non solo le canzoni che scorrono sull'iPod, rappresentano la vera "colonna sonora" della mia giornata. E naturalmente, come ogni colonna sonora che si rispetti, si adatta all'umore, alla giornata, a quello che faccio. Non sarei la stessa se non avessi l'energia delle canzoni, quelle da mettere in repeat finché l'atmosfera e il rimuginare sbam, fanno arrivare il dettaglio giusto, l'incipit della storia. La gente non lo vede, ma in questi giorni ho sempre una nuvoletta di pensieri sopra la testa - consideratela un'aureola di fantasmi che attendono di incarnarsi attraverso le parole. Oh, sì, un romanzo nuovo... quell'elettricità che mi scorre piano sottopelle, come un ronzio di sottofondo che mi fa sorridere al mondo, che promette tante lunghe ore di fatica, e ancor più di meraviglia.

Ma del meraviglioso processo di narrazione attraverso aggregazione di idee, immagini, domande, possibilità che concorrono a creare una nuova storia parlerò un'altra volta. In realtà, con queste righe volevo solo offrire il mio umilissimo tributo alle ossessioni di questo periodo - Once upon a time e How I met your mother (e Being human, UK version of course, che promette di aggiungersi alla lista), Nightwish e Sand & Mercury dei Gathering che canto a ripetizione perché adoro i suoi salti di nota, e poi Hurricane dei 30 Seconds To Mars che è intramontabile, e Then the serpents in my hands dei Moonspell (oooh sssì) e Caparezza perché quel ragazzo è un genio. E il piacere di conversazioni da nerd e i libri che attendi di leggere; le canzoni come vitamine e le parole come incantesimi che evocano un poco per volta qualcosa che non c'è ancora.

On air un paio di canzoni che vi regalo:
Nightwish, The poet and the pendulum, e
                 Cadence of her last breath


Drink for beauty and fill my blank page
Sometimes a dream turns into a dream...


L'immagine viene da qui.

martedì 17 aprile 2012

Manuali: qualche consiglio di lettura

Manuali, che così tanti odiano e troppo pochi conoscono. In questo e in quest'altro post ho già toccato l'argomento, ma siccome mi è stato chiesto di fornire qualche consiglio su quali manuali leggere, ne ho approfittato per ripescare e aggiornare un elenco preparato in passato e mai pubblicato. Lo trovate in fondo, con qualche mio commento sui vari testi, ma prima, due parole sulla spinosa questione.

Lo studio delle regole di scrittura creativa, caratterizzazione, struttura della storia è quella terribile gabbia in cui l'autore si rinchiude, così che la sua creatività ne risulterà soffocata? La scrittura deve fluire libera senza costrizioni, sull'impulso del momento, sull'onda delle emozioni?

Personalmente concordo con Edison, il genio è per l'1 per cento ispirazione e per il 99 per cento traspirazione, ovvero sudore. La lettura dei manuali e delle riflessioni degli autori già affermati sul loro mestiere - ma anche di romanzi e racconti, se lo si fa con attenzione e cercando di comprendere i motivi per cui ci suscitano piacere o noia - è uno stimolo a farsi domande, a cercare di comprendere i meccanismi che possono aiutare a ottenere gli effetti desiderati. Conoscere precetti e tecniche, dunque, per acquisire consapevolezza di quello che si sta facendo, e saper decidere, anche, quando e come rompere con le norme e forzare lo stile alla ricerca di nuovi risultati. No, un libro non è fatto solo di regole, e le regole non bastano se manca la storia, la capacità di trasmettere emozioni; ma una splendida storia viene danneggiata da uno stile sciatto e approssimativo.


Sarà che sono perennemente insoddisfatta, quando scrivo (e rivedo, e faccio leggere alle Ineffabili Socie di scrittura, che si sorbiscono le mie prime stesure, e correggo, e ri-correggo, eccetera eccetera), ma penso che sia dovere di un autore cercare di offrire al lettore il meglio possibile per le capacità, il gusto e il talento presenti, così com'è suo dovere cercare di migliorarsi, sempre. Non andando in paranoia per seguire punto per punto tutti i consigli di tutti i manuali del mondo, che non sono Verità rivelata e incontestabile e possono essere oggetto di critica, come ogni cosa; ma leggendo, curiosando, sperimentando fino a trovare il proprio metodo, il proprio stile, e ponendosi sempre domande. Imparando che ogni singola parola è importante, ogni scelta muta il sapore di una frase, di un paragrafo, di un intero libro. 


Con questo, non pretendo certo di fornire verità rivelate e saggi pareri. In questo periodo ho visto fin troppi blogger che non sanno nemmeno i congiuntivi assurgere al rango di recensori, così come aspiranti scrittori capaci di condensare in un incipit tutti gli errori e gli orrori possibili di tecnica - e di grammatica - per poi proporsi come "editor". Io cerco di fare parte per me stessa, di giudicare in modo obiettivo ciò che leggo e di lavorare più che posso su ciò che scrivo, sottoponendolo al vaglio delle persone di cui mi fido - perché sanno cosa vuol dire show don't tell, e perché se una mia pagina non funziona me lo diranno senza peli sulla lingua. Ma se scrivere è un lavoro solitario, mi piace l'idea di poter interagire con voi e confrontarmi su idee, difficoltà, problemi, gusti. Anche da questo si impara qualcosa.


Ecco perciò, per chi me l'ha chiesta e per chiunque sia interessato, una piccola bibliografia consigliata: non tutti i manuali e testi sulla scrittura che ho letto, ma solo quelli che ho trovato più utili. L'elenco sarà ovviamente in costante aggiornamento.
E se conoscete altri testi che qui non sono presenti, segnalatemeli, magari entreranno nella mia lista desideri!

Manuali in italiano:
  1. Chris Vogler, Il viaggio dell'eroe, Dino Audino. Interessantissimo.
  2. Dara Marks, L'arco di trasformazione del personaggio, Dino Audino. Indispensabile una lettura! Si riferisce molto alle storie per il cinema, ma i principi sono validi anche per i personaggi dei romanzi.
  3. Donna Levin, Scrivere un romanzo, Dino Audino. Quello che vi consiglio per iniziare, tocca tutte le questioni indispensabili.
  4. Gotham Writers' Workshop, Lezioni di scrittura creativa, Dino Audino. Ben fatto.
  5. Jessica Page Morrell, Master di scrittura creativa, Dino Audino. Se avete letto la Levin e magari anche quello del GWW, approfondite con questo.
  6. Howard Mittelmark, Sandra Newmann, Come non scrivere un romanzo, Corbaccio. Divertentissimo e quindi consigliato se il pensiero dei manuali vi fa mettere il broncio.
  7. Grazia Gironella, Per scrivere bisogna sporcarsi le mani, Eremon. Agile, rapido, uno sguardo intelligente e documentato su tutti gli aspetti essenziali della scrittura, buono per iniziare se siete a digiuno di questo tipo di letture, così come ripasso da tenere a portata di mano.
  8. Manuela Salvi, Scrivere libri per ragazzi. Pieno di spunti, piacevole da leggere, addirittura commovente se si pensa che sono così pochi i manuali italiani scritti da qualcuno che ha un approccio anglosassone alla scrittura... Consigli utili, sguardo disincantato sulla (tragica) situazione editoriale e culturale italiana, ma anche voglia di rimboccarsi le maniche e agire. Ottimo.
Riflessioni di scrittori:
  1. Stephen King, On writing, Sperling & Kupfer
  2. Ray Bradbury, Lo zen nell'arte della scrittura, DeriveApprodi
  3. Raymond Carver, Niente trucchi da quattro soldi, Minimum Fax
  4. Flannery O'Connor, Nel territorio del diavolo - Sul mistero di scrivere, Minimum Fax
  5. Margaret Atwood, Negoziando con le ombre, Ponte alle Grazie
  6. Viktor Sklovskij, Il mestiere dello scrittore e la sua tecnica, Liberal libri (piuttosto datato e breve, ci sono comunque affezionata perché è stato il primo testo di questo tipo che io abbia letto, oltre dieci anni fa).
  7. Edward M. Forster, Aspetti del romanzo. Consiglio in particolare la prima parte.
Manuali e testi in inglese

  1. Nancy Kress, Beginnings, Middles & Ends, Writer's Digest Books. Caratteristiche (e possibili insidie) degli incipit, delle parti centrali e delle conclusioni.
  2. Orson Scott Card, Characters and viewpoint, Writer's Digest Books. Punti di vista, croce e delizia... Pubblicato da Nord col titolo I personaggi e il punto di vista, introvabile; fate prima a ricorrere ad Amazon e pescarlo in inglese.
  3. Nancy Kress, Characters, emotion & viewpointWrite Great Fiction, Writer's Digest Books. Un po' frettoloso su alcuni aspetti, non lo leggerei per primo su questi argomenti; propone però concetti interessanti in diversi punti.
  4. Brandilyn Collins, Getting into character. Seven secrets a novelist can learn from actors, Wiley. Il Metodo Stanislavsky applicato alla creazione e caratterizzazione dei personaggi. Visto il tema, l'ho comprato a scatola chiusa. Merita!
  5. Monica Wood, Description, Writer's Digest Books. Contiene alcuni utili suggerimenti.
  6. Ron Rozelle, Description & settingWrite Great Fiction, Writer's Digest Books. Avrebbe potuto essere migliore e alcune parti sono un po' carenti, ma potrebbe esservi utile comunque leggerlo se avete difficoltà con le descrizioni.
  7. Jack M. Bickham, Scene & structure, Writer's Digest Books. Interessante per imparare a ragionare sul romanzo come insieme di scene. Altri dello stesso autore non mi sento di consigliarveli.
  8. William Noble, Conflict, action and suspense, Writer's Digest Books
  9. Ansen Dibell, Plot, Writer's Digest Books
  10. Gloria Kempton, DialogueWrite Great Fiction, Writer's Digest Books. Contiene molti spunti interessanti. Io poi sono fanatica dei dialoghi e della caratterizzazione dei personaggi, quindi ho sentito una certa affinità con alcune delle proposte dell'autrice.
  11. James N. Frey, How to write a damn good novel I e II, St. Martin's Press. Molto noti, anche se non sono tra quelli che considerei indispensabili, anzi. Il primo è stato pubblicato in Italia col titolo Come scrivere un romanzo dannatamente buono.
  12. Orson Scott Card, How to write science fiction & fantasy, Writer's Digest Books. Specifico su fantascienza e fantastico, non esaurisce certo l'argomento, ma è interessante.
  13. James Scott Bell, Revision & Self-Editing, Write Great Fiction, Writer's Digest Books. Bello! La prima - e più ampia - parte è un utile "bignami" di tutto quello che fa parte della stesura di un romanzo; la seconda è una rapida guida alla fase di revisione, che forse avrebbe potuto essere più approfondita, ma che comunque contiene diversi suggerimenti meritevoli di essere letti. L'ho trovato anche piacevole per lo stile e la personalità dell'autore. Anche Plot & structure ha degli spunti interessanti, qua e là.
  14. Renni Browni, Dave King, Self-editing for fiction writers. How to edit yourself into print, Harper. Ottimo! Un sacco di consigli utilissimi, una lista di punti da tenere presente alla fine di ogni capitolo, esercizi.
  15. David Madden, Revising fiction, Barnes & Noble Books. Densissimo! Meno agile di tutti i manuali citati sopra, ma se siete davvero appassionati provate a ripescarlo. Io l'ho dovuto prendere su Ebay... 
  16. John Gardner, On becoming a novelist (Diventare scrittore, tristemente introvabile; è stato ristampato di recente in italiano The art of fiction - Il mestiere dello scrittore, Marietti) Un must. A metà strada tra il manuale e la riflessione d'autore, assolutamente consigliato.
  17. James Scott Bell, The Art of War for Writers. Fiction writing, tactics, and exercises. Tecniche di scrittura e di sopravvivenza nel mondo editoriale, ispirato a L'arte della guerra di Sun Tzu.
Segnalo inoltre la serie di articoli tradotti dalla Socia Ale nel suo blog Fantastique.

In lettura:

- Lewis Hyde, The gift. Creativity and the artist in the modern world
- Jesse Lee Kercheval, Building fiction. How to develop plot and structure

Prossimamente leggerò:


- Linda N. Edelstein, The writer's guide to character traits
- Giulio Mozzi, Stefano Brugnolo, Ricettario di scrittura creativa
- John Mullan, How novels work
- Lewis Turco, The book of dialogue

lunedì 16 aprile 2012

On becoming a writer [Turn the page]

Eccomi a riproporre uno dei post del mio precedente blog; come vi avevo anticipato la settimana scorsa, il tag Turn the page identifica il mio momento settimanale di "amarcord". E visto che l'ultima volta si è parlato di scrittura, continuo su questa linea con un post strettamente collegato all'altro. Questa volta si tratta di modestissimi consigli; non esaustivi - vedrete che non ho toccato tòpoi essenziali come il famoso show, don't tell, ad esempio - e del tutto personali. Si tratta infatti di cose che ho imparato e/o che sto ancora imparando, punti che in un momento della mia "carriera di scribacchina" sono stati particolarmente importanti, oppure ostici, oppure significativi per indicare un mio personale "passaggio di livello" interiore; piccole illuminazioni, piccoli successi, gradini faticosamente superati - o su cui ancora tento di arrampicarmi.
In origine, il post è apparso a questo indirizzo.

Pronti? Via!


Vorrei raccogliere l'invito di questo post di Ferruccio Gianola e parlare di quelli che sono alcuni punti saldi della scrittura creativa, secondo la mia esperienza. Ferruccio ha realizzato una serie interessantissima di articoli sui consigli di autori noti e numi tutelari della scrittura creativa (anche John Gardner! Del quale adoro On becoming a novelist, ovvero Diventare scrittore, che mi ha ispirato il titolo del post).
In questi giorni dunque ho voluto riflettere su quello che potrei suggerire io agli "aspiranti". Con tutta l'umiltà del mondo, sia chiaro (come dicevo a Ferruccio, è più facile che mi senta in mood "macchissono io per dare consigli?"); ma la domanda "cosa diresti a chi desidera diventare uno scrittore?" salta fuori sempre, quando parlo con altri blogger, giornalisti o conduttori radio, perciò, nel mio piccolo di appassionata che ha ancora moltissimo da imparare e tantissima strada da percorrere, qualcosa vorrei dire. Non per "ammaestrare", semplicemente per offrire un confronto di esperienze; perché scrivere è un'attività per sua natura costellata di dubbi, incertezze, domande, e c'è un costante bisogno - sia psicologico, sia pratico - di feedback e sostegno.

Perciò, in assoluto disordine, alcune cose che ho imparato, per lo più a mie spese (ovvero scrivendoscrivendoscrivendo, nonché leggendoleggendoleggendo). Non "tutto" quello che secondo me è utile o tutto quello che ho imparato (o sto cercando di imparare); ma quello che io sento di più. I consigli potrebbero essere mooolti di più; ma, selezionando...

- Le parole sono tutto ciò che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste: lo dice Raymond Carver in Niente trucchi da quattro soldi, un libretto prezioso, che vi consiglio di leggere. Cosa significa? Per me, ad esempio, vuol dire:
a - Inserire termini come lutulento, tanto per fare un esempio, non basterà a elevare il tono della vostra scrittura. Tanto più se poi utilizzate parole antiquate e/o "colte"... ma sbagliate il loro significato. Lo stile dev'essere coerente, appropriato a ciò che narrate, ben dosato. Altrimenti, a scrivere le vermiglie sue labbra otterrete solo il ridicolo. Non cercate la parola preziosa a tutti i costi: cercate quella giusta.
b - Se potete dire qualcosa con un termine solo, perché usarne tre? L'oscura cupezza della sua anima nera non rende "atmosfera", è solo pesante. La parola giusta funziona meglio di cinquanta parole "così così". Un aggettivo solo è in genere più efficace di due o tre; così come un sostantivo preciso è in genere più efficace di uno "più o meno, tanto ci piazzo accanto un aggettivo".
c - gli avverbi vanno uccisi. Soprattutto quelli in -mente. Senza pietà. Tutti? No, non tutti. Ma il 75 per cento almeno di quelli che saltano fuori durante una prima stesura - soprattutto se scrivete da poco, e il "poco" è relativo - sì.

- Immaginate ciò che state raccontando come se fosse la scena di un film. Vi aiuterà a verificare che il combattimento che state descrivendo è proprio verosimile, che le azioni che i vostri personaggi compiono sono proprio possibili.

- Durante la prima stesura, scrivete e basta e riducete al minimo le seghe mentali. Inutile stare sei mesi a limare il capitolo uno, se poi il due non lo scrivete mai. Durante la fase di prima stesura, io rileggo o per godermi il mood della storia - perché scrivere è fatica, certo, ma è anche splendido! - o per rientrare in contatto con la vicenda e i personaggi se per qualche motivo ne sono stata lontana, o se mi trovo in difficoltà e l'ispirazione latita, oppure ancora se sono emersi problemi seri ed è necessario modificare subito qualche snodo della trama per poter proseguire.

- L'ispirazione, dicevo. E' una maledetta stronza, a volte, l'ispirazione: latita, non ha voglia di alzarsi dal letto al mattino, preferisce ingozzarsi di pop corn facendo altro anziché lavorare com'è suo dovere. Se aspettate che sia lei a venire da voi, otterrete solo sporadici sprazzi che vi riempiranno di appunti per storie mai concluse. Dovete prenderla per un orecchio, costringerla a sedersi allo scrittoio con voi e farla lavorare. Ovvero: nullo die sine linea. Abituatevi a scrivere anche quando "non ne avete voglia"; abituatevi a farlo regolarmente. E le parole verranno.

- Non sempre la prima idea è quella giusta; anzi. Ergo, non accontentatevi della prima soluzione/parola/possibilità ecc che vi viene in mente quando progettate una trama o scrivete una scena.

- E una volta completata la prima stesura? Rileggete. Tante, tante volte. Correggete. Limate. Smontate & rimontate il testo. Senza pietà. Finché ne sarete nauseati. Ed è utile far passare un po' di tempo - qualche settimana, qualche mese - di "disintossicazione" dalla storia, in modo da poterla poi rileggere a mente fresca.

- Non siate codardi: fate leggere quello che scrivete. Non tutte le critiche che arriveranno saranno oneste e/o competenti, così come non lo saranno tutti i complimenti. Ma tutti vi daranno modo di riflettere e interrogarvi. Non sarà facile, magari, scegliere quelli davvero utili, tra i pareri che riceverete; ma anche questo è un esercizio.

- Leggete. Scontato, lo so, ve lo diranno tutti: ma lo ribadisco perché c'è pur sempre ancora qualcuno che ogni tanto salta fuori con lo "scrivo ma non leggo molto". Potete leggere senza scrivere, ma è impossibile scrivere (bene) senza essere anche forti lettori. E questo per me vuol dire lettori onnivori: di romanzi, racconti, poesie, teatro, saggi, articoli, blog, quello che vi pare senza limitazioni di generi, e cercando di spaziare il più possibile per gustare nuovi sapori, scoprire nuove influenze.

- Leggete anche manuali di scrittura creativa. Ce ne sono di buoni in italiano, ce ne sono molti di più in inglese. Leggeteli: non vi forniranno dogmi, ma indicazioni, suggerimenti, spunti di riflessione sì. Da scrittrice, sono sempre curiosa di scoprire come nascono i libri che amo, le esperienze di altri autori, i mille possibili modi di rendere sempre meglio le atmosfere, scene e personaggi cui voglio dare vita.

- Per rompere con le regole occorre conoscerle: ergo, siate affamati di conoscenza, scoprite le mille sfaccettature della scrittura creativa, e ripassate per bene la grammatica. Non posso sopportare un congiuntivo sbagliato o una scrittura scorretta da parte di chi cerca di essere un "artista"; non perdono la sciatteria. Prima sputate sangue a studiare; poi sarete in grado anche di forzare, piegare, frantumare le regole a uso e consumo della vostra espressività. Credetemi: un errore di ignoranza o di distrazione lo si riconosce, rispetto a una scelta consapevole.
(Nota: se il vostro personaggio è, ad esempio, una persona rozza, incolta, volgare, ci sta che lui sbagli i congiuntivi; ma anche gli errori dei personaggi si distinguono senza problemi dagli errori dell'autore, di solito.)

- Attenzione alla punteggiatura. Vi scongiuro, vi imploro: le virgole ad cazzum sono come pugnalate. Puntini di sospensione e punti esclamativi sono come il sale: se ne usate un pizzico, dà sapore al piatto, se lo buttate a manciate, la pietanza sarà immangiabile.

Infine, un'aggiunta. Ricordate il post che ha provocato una lunga discussione su questo blog alcune settimane fa? Mi riferisco a questo articolo (ripostato qui), sulla scrittura creativa, la necessità di impegno, studio e fatica per dedicarsi con risultati positivi a questa passione, l'utilità del confronto con i lettori e della lettura di manuali.
Anche l'Ineffabile Socia-Coinquilina Sam ha scritto un pezzo interessante sull'argomento, che vi segnalo: http://revolve.altervista.org/blog/un-manuale-vi-seppellira/ Parlandone insieme, è anche venuta l'idea per questo banner, che Sam ha prontamente realizzato:


sabato 14 aprile 2012

My Beautiful Blog Award 2012

Le ragazze del blog Sognando Tra Le Righe mi hanno stupito assegnandomi il "My Beautiful Blog Award 2012". Le ringrazio moltissimo per aver gratificato questo neonato blog del premio; che voglio considerare "globale", per la summa di questo e del precedente blog http://aislinn.ilcannocchiale.it, trasferito qui proprio questo mese. Grazie davvero! Ricambio invitandovi a fare un salto a trovare le Books' Angels che sono state così gentili con me.
Le regole del premio prevedono che io selezioni altri quindici blog - che, come sempre quando vengo coinvolta in queste iniziative, riguarderanno per mia personale scelta programmatica solo i blog pubblici, ovvero visibili a tutti gli utenti senza bisogno di registrazione, e non comprenderanno il blog che mi ha premiato, che come avete visto segnalo comunque più sopra (così resta uno spazio in più per gli altri ^_^). Inoltre, dovrei raccontarvi "sette cose di me", magari "inedite", immagino.

Andiamo con ordine:
and the winner is... no, non Kevin Spacey, bensì:

  1. http://revolve.altervista.org/blog/ Il blog della Socia-Coinquilina Sam. Adoro quello che scrive, così come adoro quello che scrive...
  2. la Socia Ale sul suo blog http://fantastique.hostei.com/
  3. http://bookandnegative.altervista.org/blog/ il blog del Capitano Hell. Cap! *O*
  4. http://ilgiornodeglizombi.wordpress.com/ Una donna che ama gli zombie. Non posso che lovvarla.
  5. http://spaceofentropy.wordpress.com/ Marina, che legge e scrive e ama il metal e... ecc ecc
  6. http://ferrucciogianola.blogspot.it/ Ferruccio, che è sempre fonte di spunti con post interessantissimi
  7. http://entropiaduepuntozero.wordpress.com/ sempre da Moon Base, che mi ha fatto conoscere tanti blogger meravigliosi ^_^
  8. http://ladymarica.ilcannocchiale.it/ resiste sul Cannocchiale con post che sono capolavori
  9. http://irlanda.ilcannocchiale.it/ Aggiorna troppo poco, ma questo ragazzo è davvero un sogno ;-)
  10. http://micheleafgreco.blogspot.it/ Giovane ma ha le idee chiare!
  11. http://vitedicarta.blogspot.it/ Sempre da Moon Base... ok, avete capito
  12. http://gianlucasantini.blogspot.it/ Be', è con me in Caduti ^_^
  13. http://fantascienzaedintorni.blogspot.it/ un blog must per gli appassionati di fantascienza e un autore da tenere d'occhio
  14. http://onwriting.altervista.org/ un'altra ragazza che dovrebbe aggiornare più spesso...
  15. http://houndolcettoentra.blogspot.it/  Ha un dolcetto, entrate...

E per quanto riguarda "le cose su di me"... be', vediamo un po':

  1. Detesto raccontare i fatti miei on line. Scusate l'inizio brusco ^_^ Pare strano per chi ha un blog, pagine sui social e così via, ma penso sempre che ci sia uno spazio privato da difendere; quanto grande, be', dipende dalla sensibilità di ognuno. Quindi, specifico meglio: difendo la mia privacy, anche se amo condividere ciò che può diventare "sociale", motivo di scambi di opinioni e arricchimenti personali. La Rete serve a questo, no?
  2. A parte il minimo indispensabile di spuntatine per rinforzarli un po', non taglio i capelli da marzo 1998, quando per l'ultima volta li ho avuto cortissimi (da maschio).
  3. Adoro gli aeroporti, le stazioni, gli autogrill: per osservare le persone, gironzolare curiosa, godermi libro & iPod in un angolino sospeso che non è né casa né destinazione (ancora).
  4. A proposito di iPod: non posso farne a meno. Pienissimo, infarcito di playlist, tra cui le "soundtrack" delle mie storie. E in casa ripongo l'iPod, ma accendo la musica. E ci canto pure sopra ^_^
  5. Trucido mentalmente una quantità impressionante di persone. Dentro e fuori dalle storie.
  6. Statisticamente, la stragrande maggioranza delle persone che, dopo aver letto o sentito parlare di qualche mia storia, mi ha comunicato di aver riconosciuto questo o quel personaggio/episodio/tema ecc ecc nella realtà della mia vita... ha clamorosamente sbagliato. Così come le persone che invece davvero mi ispiravano qualche dettaglio non se ne accorgevano.
    Il che mi fa abbastanza ridere. Non sono mai così ovvi i riferimenti che - per forza di cose, sarebbe impossibile evitarlo - entrano nelle mie storie; e quando ce n'è, tendo a trasfigurarli dando loro un significato che non è quello superficiale del "a prima vista sembra..." Insomma: quello che scrivo riflette ciò che davvero sono, e allo stesso tempo è difficile interpretarlo nel modo corretto.
  7. Sono impostata su un ciclo orario sfasato rispetto agli altri esseri umani: quando posso, nei week end, i miei orari ideali sono sveglia dopo mezzogiorno, nanna alle cinque del mattino o più tardi ancora. La notte è il momento migliore per scrivere! E anche per tante alte cose ;-)

venerdì 13 aprile 2012

Il Miglio Verde

Questo è il classico post "non programmato". Nato sull'onda dell'emozione, è proprio il caso di dirlo: perché quando ti ritrovi con le lacrime che ti scorrono sulle guance alla fine di un film che hai già visto, di cui hai anche letto il libro, insomma, di una storia che non ha segreti per te... be', vuol dire che il film in questione è qualcosa di speciale.
Quindi, questa non è una recensione. Sono solo poche righe per fissare un momento, per esprimere impressioni, per offrire un piccolo tributo a un'opera che ho amato e continuo ad amare.

Negli Anni Trenta, in un carcere americano, si intrecciano le esistenze delle guardie addette alla sorveglianza del "Miglio Verde", il braccio della morte, e dei prigionieri in attesa dell'esecuzione. Dolore e violenza, piccole gioie quotidiane e malattia, follia e sacrificio: la meschinità e la crudeltà della "bestia uomo", incarnate dalla guardia più viscida e prepotente e dal killer senza scrupoli e senza rimorsi, e l'indifeso, disarmante John Coffey, enorme, disorientato, accusato di un crimine orribile... e capace di guarire con il tocco delle mani.
Sono restia dal raccontare di più: se avete già letto il romanzo e/o visto il film, sicuramente la trama e il coro dei personaggi, tutti vividi, tutti indimenticabili, sono di sicuro scolpiti nel vostro cuore; se non lo avete ancora fatto, be', rimediate! Io cercherò di evitare spoiler precisi.
Quello che posso dire, tuttavia, è che raramente Stephen King - e ancora più raramente un film tratto da una sua opera - ha raggiunto un tale risultato narrativo ed emotivo. L'atmosfera, i dettagli, il crescere delle tensioni, i funesti presagi; e ancora i caratteri che si disvelano, i tasselli che s'incastrano... tutto concorre a un dipinto che da semplice "storia" diventa rappresentazione universale. Il tema del carcere è evidentemente congeniale a Frank Darabont (già autore de Le ali della libertà), che riesce a traslare in immagini tutto quanto è essenziale del libro evitando sia pesantezza sia superficialità; e le tre ore de Il Miglio Verde scorrono senza mai noia e - miracolo, visto quanto sarebbe stato facile caderci! - senza retorica, nonostante i temi trattati siano cruciali. Non mancano scene efferate, tra cui un'esecuzione sulla sedia elettrica che è una delle morti più raggelanti che possiate vedere al cinema; ma quel che resta in mente, alla fine, è lo spettacolo malinconico, disperato, della sofferenza umana, l'impotenza del protagonista Paul e dei suoi compagni a mutare il destino di John Coffey. E tuttavia, tra le lacrime rimane la consapevolezza che la gabbia di solitudine, incomprensione e diversità che per tutta la vita ha rinchiuso John è stata frantumata, che nel momento estremo, di lui rimane la traccia indelebile e dolorosamente positiva impressa nelle anime di coloro che sono stati testimoni di eventi straordinari. Eventi che un anziano Paul rievoca per un'amica, commosso e insieme afflitto dall'inquietudine, solo anch'egli come a lungo è stato solo John Coffey.

Così, ecco i miei umili two cents. Niente critica, niente pretese di autorevolezza: solo il tentativo di condividere almeno in minima parte quello che questo film mi fa provare. Potrei elogiare la regia di Darabont, l'interpretazione di Tom Hanks - no, di tutti: David Morse (collega e migliore amico di Paul), Sam Rockwell (istrionico Zaphod della Guida galattica per autostoppisti, qui giovane assassino distruttivo e sguaiato), Michael Clarke Duncan (John Coffey), Doug Hutchinson (Percy, ma anche, in X - files, assassino che si nutre del fegato delle sue vittime in una delle prime, e migliori, puntate), Michael Jeter (Eduard Delacroix, condannato a morte che addestra il topolino Mr Jingles)... mi fermo, ma ognuno meriterebbe menzione. E, dicevo, questa non è una "tipica" recensione e nemmeno l'articolo di un'esperta; solo il racconto di emozioni che ad ogni visione ritornano con la stessa forza, di un opera che non lascia mai indifferenti.


mercoledì 11 aprile 2012

I libri della mia vita - 1

Qualche giorno fa Socia Vale ha parlato dei dieci libri che, per un motivo o per l'altro, le hanno cambiato la vita; in questo stesso periodo, Ferruccio Gianola propone una serie di post dedicati ai consigli di lettura dei grandi scrittori (questo l'ultimo, dove si parla di Stephen King).
Per questo e per altri motivi, il tema delle personali "letture sacre" mi gira in testa da un po'. Ho riflettuto se accorpare le due proposte, ma mi sono resa conto che i due temi sono più diversi di quanto sembri a prima vista.

Le letture che "segnano" una persona e contribuiscono a creare la sua identità (in generale, di lettore, eventualmente di scrittore) non sono necessariamente libri "validi", di "qualità" tale da poter avere lo stesso effetto per tutti; sono semplicemente quelle letture che in un dato momento assumono un significato particolare e del tutto personale. Diverso il discorso quando si parla di libri "imprescindibili", quelli che meriterebbero di essere portati sulla classica isola deserta.
Così, questo sarà solo il primo di due post dedicati a libri che hanno avuto un ruolo importante nel mio passato, e continuano ad averlo nel presente. Nello specifico, letture che hanno rappresentato tappe fondamentali nel mio percorso di lettrice. Pronti? Via!

Non sono sicura che sia il primo libro che io abbia mai letto - si contende il primato con il Diario di Anna Frank e con Pinocchio, di cui ricordo un'edizione vecchissima, ingiallita, priva dei due capitoli iniziali - ma credo che sia il primo libro che mi è stato regalato: il mio primo libro, dunque. L'ho amato, così come ho amato i tre seguiti, in particolare Piccoli uomini, e quanto ho trovato triste I ragazzi di Jo!
Da qui è iniziato tutto, dunque. Una collezione che sta pericolosamente blobbando dagli scaffali. Parole, frasi, tante, tante storie che sono parte di me come le ossa, i muscoli e la pelle. Sussurri di avventure, di tragedie, di risate, importanti come l'aria che respiro.

Da un libro per ragazzi a un romance storico? (Io, romance???) Ebbene sì. Una cosa che ho svelato a pochi, ma questo Il lupo e la colomba, di una delle scrittrici che hanno inventato il romance storico, Kathleen E. Woodiwiss, è un romanzo cui sono affezionatissima e che per molti versi "mi ha cambiato la vita". Me lo sono riletto un milione di volte, anche in inglese (scoprendo i fastidiosissimi tagli dell'edizione italiana).
La prima voltaero così piccola che neanche capivo le scene di sesso: perché l'ho pescato nella libreria di mia madre quand'ero ancora una marmocchia. E se, rileggendolo ora, vedo tutti i difetti che mi sfuggivano un tempo, è anche vero che dei romance che ho letto in seguito (non molti, in realtà: mi sono stufata abbastanza in fretta delle "formulette" ricorrenti e ho abbandonato il genere senza rimpianti) nessuno mi ha mai appassionata così. E poi, questo romanzo è anche all'origine: 1- della mia passione per il Medioevo in generale e per Hastings & dintorni in particolare; e 2- udite udite... del nome Aislinn.
Ebbene sì, prima ancora di trovarlo tra i nomi gaelici, prima ancora di vederlo usato per la regina di Dragonheart, Aislinn è la protagonista di questo romanzo.

Questo per me non è stato un libro, è stato un trauma. Una valle di lacrime tutte le volte che mi chiedevo perché cacchio non potessi volarci io, sull'Isola che non c'è, anziché quella scema di Wendy che decide di tornare indietro (sì, ho iniziato a sentirmi una outsider praticamente da che ho memoria). Nonché origine della mia passione per il folklore e della mia collezione di libri di grandi illustratori dedicati a fate & affini.
E diciamolo, in Peter Pan i bambini ammazzano la gente e vengono ammazzati. Non è affatto la favoletta disneyana che a volte si fa credere. Siamo sul tosto, ragazzi.










Questi due romanzi, Il giglio nero di Marion Zimmer Bradley, André Norton e Julian May, e La Storia Infinita di Michael Ende, sono stati i primi fantasy che ho letto in vita mia. Non saprei dire quale dei due per primo, anche se credo che l'ordine in cui ve li propongo sia quello corretto. Dopo Il Giglio Nero ho partorito il mio primo tentativo di fantasy (abortito dopo... boh, tre pagine XD Ero piccola davvero). Tra i due, però, è La Storia Infinita quello che mi è rimasto nel cuore: un romanzo così ricco, così denso e speciale, così visivamente splendido (mooolto più dei film che ne sono stati tratti), così triste in certi momenti, che non potevo non innamorarmene.

Se le edizioni "Club del Libro" hanno un motivo di esistere, è questo: l'edizione di Dracula annotata da Leonard Wolf, con copertina "in vera finta pelle" (citazione disneyana). Solo a scriverlo, sbavo. Questo libro è uno dei miei tesori: per il romanzo, per le illustrazioni d'epoca, per le note che permettono di capire molto meglio il capolavoro di Stoker. Questo Dracula è stato un altro dei miei personalissimi shock: pochissimi vampiri hanno catturato la mia attenzione dopo di lui - cinematografici o letterari che siano; la quantità di saggi sulla figura del vampiro e sui suoi aspetti nel folklore e nel mito che ho letto da quel momento in poi ha fatto la felicità di svariati librai; e... be', altre cose vi saranno svelate una prossima volta.


Un altro libro che ha monopolizzato la mia vita molto a lungo. L'ho letto relativamente tardi, avevo già più o meno quindici anni, credo; mi è stato prestato da una persona speciale in questa edizione Rusconi (che per me mantiene un fascino particolare), ed è ancora il volume che possiedo, ereditato. Ingiallito, impregnato dell'odore un po' polveroso della carta, mi ha fatto scoprire cosa vuol dire creare un mondo. Mi ha fatto iniziare davvero a scrivere, portandomi a dar vita al primo progetto di storia che ho poi concluso; progetto che, con tutte le ingenuità e le imperfezioni di qualcosa nato quando ancora non ero nemmeno maggiorenne, è comunque una tappa importante per me e uno scritto cui sono affezionata.


 Ed ecco infine altri due dei miei libri sacri, che testimoniano la mia inclinazione per la letteratura anglosassone: L'importanza di essere onesto di Wilde - quanto amo il suo humour inglese e l'ironia feroce che dimostra! - e Orgoglio e pregiudizio della Austen - quanto amo l'ironia feroce... ehm. Già detto? Anyway, due classici, due must.





 Non poteva mancare lui. Il Re. Tra tutti i suoi libri, questi due sono i capolavori, a mio parere: It splendido, struggente, terrificante, meraviglioso nel modo in cui rappresenta l'infanzia, da groppo in gola; L'ombra dello scorpione apocalittico e densissimo, con uno dei miei cattivi preferiti di sempre, Randall Flagg, e alcuni personaggi indimenticabili. Meravigliose le pagine di affresco sul propagarsi dell'epidemia e lo sgretolarsi della società civile.


Ecco qui. La mia vita di lettrice in "tappe", o meglio, in "traumi"; o almeno quelli che mi hanno segnato da bambina e da teenager. Alcuni, libri universalmente riconosciuti per la loro importanza; altri, esperienze del tutto personali. Ci sono stati ovviamente molti più libri che ho amato durante l'infanzia e l'adolescenza, così come ci sono altri romanzi che mi hanno folgorato di recente... ma questi li troverete alla prossima puntata.