mercoledì 14 novembre 2012

Three Days Grace - Discografia

Avvertenza: as usual, il tag recensioni in questo blog sta per: "vi parlo un po' di qualcosa che ho letto/visto/sentito, cercando di trasmettervi le emozioni che mi ha suscitato". Per cui vi avviso: segue discorso del tutto personale, basato su impressioni, osservazioni sparse e viaggi mentali miei, non la dissezione tecnica di un disco. Non sono una critica musicale, né una critica cinematografica; solo quando parlo di libri mi permetto di unire l'aspetto tecnico-stilistico a quello emotivo, perché la scrittura è quello che amo, che pratico e che studio.
Tutti i video citati nel post li trovate raccolti in fondo, con il link a Youtube.

So what if you can see the darkest side of me?

Detto questo, i Three Days Grace: band canadese scoperta in modo del tutto casuale, grazie a una splendida canzone condivisa da un amico su Facebook ormai quasi un anno fa (tu sai chi sei, grazie!) Il brano in questione era Life starts now, conclusivo del disco omonimo: canzone semplice ma di sicura presa, con un testo che mi ha conquistato in un secondo. E chi mi conosce sa che, al di là del ritmo, dei riff e delle linee vocali, per me le liriche possono fare la differenza tra il "ehi, bel pezzo!" e il "MERAVIGLIAAA!" con tanto di ascolto ossessivo-compulsivo a ripetizione.
Parlano spesso di rinascita, i Three Days Grace. Di ricominciare a vivere, di combattere. Ho iniziato a esplorare la loro discografia da poco, e dopo aver consumato il già citato Life starts now e l'ultimo e recentissimo Transit of Venus, ora sto consumando il secondo album One-X, datato 2006; l'album d'esordio, self-titled, devo invece ancora studiarmelo: gli ho dato solo qualche  ascolto e mi è parso di certo un po' più grezzo e immaturo; né mi convincono del tutto i suoni e la produzione.


No matter how hard I try

You’re never satisfied

Eppure, già nel primo disco dei nostri canadesi si riconoscono alcuni brani interessanti, in particolare la prima metà del disco. Dopo l'apertura con Burn, apprezzo in particolare il poker Just like you, I hate everything about you, Home e Scared. Rabbia, la contorta unione di amore-odio che rende distruttive le relazioni - che si tratti di amore, amicizia o parentela - e un profondo disagio che ha tutta la carica tipica della gioventù che cerca la propria strada e si dibatte tra ingiustizie, delusioni e dolore. Da alcune di queste canzoni sono stati tratti anche dei video, un mezzo espressivo che i Three Days Grace sfruttano spesso e in genere con ottimi risultati, grazie all'unione di fantasia, personalità e uno stile proprio riconoscibile nonostante la varietà delle atmosfere.
Proseguendo con la discografia, comunque, si riconosce ben presto un percorso interessante, nell'evoluzione del gruppo. Da quel che ho letto, One-X è legato al periodo in cui il cantante, Adam Gontier, si è disintossicato dall'Ossicodone, in un centro specializzato, e alcuni dei brani più belli del disco parlano proprio di questo; mentre con il successivo Life starts now emerge un nuovo ottimismo, che permane anche nell'ultimo album. Sempre, comunque, la voglia di lottare, di conquistare la propria rivalsa, di reagire nonostante i colpi della vita, il dolore fisico ed emotivo.
Forse è questo che mi piace, dei Three Days Grace. Nonostante gli accenti grunge e le suggestioni nichiliste, di fondo ritorna la voglia di stringere i denti e vivere - chiamatemi fanatica (yes, I am), ma è una rappresentazione che s'intona al momento cruciale in cui i personaggi delle storie si trovano sull'orlo del fallimento, prima dello scontro finale, e devono decidere se arrendersi o tentare la battaglia; se combattere i propri mostri interiori, i propri difetti fatali, o abbandonarsi all'oblio e alla sconfitta; qui sta la differenza tra eroe ed eroe tragico.
E mi piacciono, anche, le atmosfere, i testi scritti da Gontier e la sua voce, varia e capace di passare senza disagio dalla ballad al pezzo aggressivo, sempre con la stessa espressività. Mi piace che i brani live ascoltati grazie a Youtube permettano di sentirlo cantare altrettanto bene che su disco, e questo non è affatto scontato, per un cantante (quanto volte presunti virtuosi dal vivo pigliano stecche?) Mi piacciono i video - ne hanno girati molti e, come vi dicevo sopra, più o meno tutti di buonissimo livello e non privi di inventiva.

I'd rather feel pain than nothing at all

Prendiamo per esempio proprio One-X. Anche qui, dopo un brano introduttivo, It's all over, i Three Days Grace infilano un tris di canzoni una più bella dell'altra, non a caso tutte diventate videoclip. Pain è una meditazione sul dolore, e più ancora forse sulla sensibilità di chi preferisce la sofferenza al passivo adattarsi al "nulla" della banalità quotidiana; tema che avrà il suo appeal tra gli adolescenti, nella sua forma più semplice e immediata, ma che nasconde abissi oscuri e meno ovvi. Il video gioca furbescamente, o almeno questa è la mia impressione, sull'identificazione tra membri del gruppo e fan, che sarà poi base per l'inno finale del disco, la title track; impossibile che non conquisti giovani seguaci.
Una canzone come Animal I have become ha tutto: sane chitarre, un ritornello accattivante unito a toni più cupi, un testo sofferto, incentrato sulla dipendenza vissuta da Adam, e un video che trasforma alla perfezione in immagini il tunnel di degradazione e rabbia, la mancanza di controllo di cui il brano parla. Infine, Never too late è struggente e intensa, catchy il giusto e perfetta per l'ascolto a ripetizione: sfiora temi delicati, flirta con la sofferenza e il suicidio, ma porta nonostante tutto un messaggio di speranza, anche grazie a un'interpretazione molto sentita di Adam Gontier.
Dopo queste tre perle, sarebbe facile per contrasto sminuire il resto dell'album, ma in realtà i brani interessanti non mancano e tutti funzionano, con semplicità e onestà: Let it die, una dichiarazione d'innocenza, potremmo dire; Over and over e Gone forever, la lotta contro ossessioni, ricordi, errori che si ripetono; e il finale, One-X, canzone-bandiera per fare quello che al rock riesce sempre così bene, unire le folle in una fratellanza di voci, cuore e spirito.

You've done all the things that could kill you somehow
And you're so far down
But you will survive this somehow because
Life starts now


Altri tre anni, e nel 2009 i Three Days Grace tornano in grande forma con Life starts now, il disco da cui, per me, è iniziato l'amore per la band. Bitter taste è rivalsa - come al solito i TDG partono con un brano introduttivo, più cupo e controllato rispetto ai "singoli", in questo caso però particolarmente efficace; Break è un'altra dichiarazione d'intenti, con un video piuttosto particolare - ebbene sì, questi ragazzi rendono figo e rock perfino il rosa! Più scanzonato l'altro singolo The good life, classica canzone per saltare come pazzi live. Splendida la ballad Last to know - il dolore per il tradimento, non privo, però, anche qui, di quel pizzico di bastardaggine alla "attendo il cadavere del mio nemico in riva al fiume" - affidata a un'interpretazione sofferta e magistrale di Adam. Menziono ancora Someone who cares, oltre alla conclusiva, meravigliosa title track Life starts now già citata più su. Quasi sempre brani brevi, per lo più tra i tre e i quattro minuti, quelli che compongono i TDG, essenziali e in genere classici per la struttura strofe-ritornello, ma efficaci, almeno a mio parere.

You want to fight back
You’re out in the open
You’re under attack
But your spirit’s not broken
You know it’s worth fighting for

E arriviamo al nuovissimo Transit of Venus, uscito in ottobre, annunciato da un singolo ruvido e non proprio immediato come altri, né per il brano in sé né per il videoclip, Chalk outline. L'ultimo, per ora, disco dei TDG è un prodotto maturo, che si permette di mescolare diverse atmosfere e variare spesso i toni: dalle chitarrone della già citata Chalk outline, alla semplice ma intensa High road, esemplificazione perfetto del costante bivio tra luce e buio, tra vita e morte, tra coraggio e disperazione che i testi di TDG raccontano così spesso, dalla leggerezza delle acustiche di Time that remains, dagli aspetti più cupi di Misery loves my company e della bellissima Give me a reason - ritorna il piacere del dolore, lo leggete anche voi tra le righe? -, all'energia da outcast di Broken glass, alla speranza, nonostante tutto, di un inno a resistere, a essere se stessi e non farsi travolgere dal mondo, Unbreakable heart, canzone che ho adorato all'istante.

So when you’re feeling crazy
And things fall apart
Listen to your head
Remember who you are
You’re the one
You’re the unbreakable heart

Il sito ufficiale: http://www.threedaysgrace.com/
Tutte le lyrics: a questo link. Nel testo trovate citate frasi da Animal I have become, Home, Pain, Life starts now e Unbreakable one (le ultime due).

Video citati: da Three Days Grace

Just like you
I hate everything about you
Home

Da One-X


Pain
Animal I have become
Never too late

Da Life starts now

Break
The good life

Da Transit of Venus

Chalk outline

E, anche se non sono video, vi consiglio di ascoltare almeno anche Life starts now, Unbreakable heart e Last to know.

2 commenti:

  1. Life starts now non è male. Ascolterò anche le altre.

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    1. Brava, sorella! Come to the dark side!

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