giovedì 23 agosto 2012

Make everything serve more than one purpose


Ebbene sì.
Quella che vedete lassù è la mia "calligrafia". Esito a definirla così, considerando che il significato etimologico della parola è più o meno "bella scrittura". Come sanno tutti coloro che hanno visto qualcosa scritto a mano da me - che si trattasse di appunti, di sbirciate ai miei notes per le storie, di dediche sui libri o semplici memoranda - per interpretare i... "segni" che produco occorrono intuizione, allenamento, e probabilmente anche un aiuto divino. Anche perché l'esempio che vedete in foto è composto da frasi che mi sono sforzata di scrivere bene. Quando non ho queste preoccupazioni, il tutto si trasforma in una serie di linee orizzontali intervallate da riccioli senza senso e forme che solo vagamente sono imparentate a "cerchi".

Anyway, il post non nasce per mostrarvi la mia vergogna (quella che, ogni volta che sbircio gli appunti delle Socie sui loro notes, mi fa frignare "Ma il tuo è beeellooo! Il tuo è fiiigooo! Il tuo è ordinaaatooo!" Inutile, non avrò mai un "quaderno da scrittrice" da mostrare senza arrossire). Lo scopo non è nemmeno mostrare l'artistica macchia di caffè lasciata dall'ultima tazzona bevuta (anche se di notes, blocchi appunti & caffè per la sopravvivenza da scribacchina vi avevo già parlato).
In realtà, stavo riflettendo su quello che sono i miei ultimi appunti di studio. Traducendolo per i non esperti di crittografia & decifrazione alfabeti alieni, parlo di

...those details that reveal truths about both characters (Pov ch. + descripted ch.)
Make everything serve more than one purpose.

Il concetto viene da Characters, emotion & viewpoint di Nancy Kress, il manuale che sto leggendo & riassumendo nel mio blocco-tecnica, quello dove condenso la summa dei testi sulla scrittura che leggo (non ricordo se sono frasi direttamente estrapolate dal testo o una parafrasi abbreviata, sorry).

Al momento sono nel pieno della prima stesura di una storia che ha ancora molto da rivelare a me per prima, con personaggi che devono ancora svelarsi: uno è una mia vecchia conoscenza e quindi su di lui ho molto, ma non è mai stato un mio protagonista, quindi molto di più posso scoprire; e, allo stesso tempo, conoscerlo è un'arma a doppio taglio, perché non devo essere troppo self-confident, scordandomi il lettore, che invece di lui non sa nulla. Devo, insomma, sfruttare quello che già so e mostrarlo nel modo giusto, in modo che il lettore apprenda quello che deve e non sia né travolto dalle informazioni, né disorientato da una loro eventuale carenza. L'altro personaggio, invece, è nuovo anche per me, e si sta rivelando a spizzichi e bocconi (essendo poi un personaggio femminile, mi rende doppiamente incerta. Non ridete, io mi sento molto più a mio agio con personaggi uomini, la Dea solo sa perché).

I details di cui parlano gli appunti su cui sto rimuginando sono quei concrete details, i "dettagli concreti", che sono sia utili (se non indispensabili), sia molto più potenti di quelli generici (per fare un classico esempio che avrò letto un sacco di volte su libri e su siti, meglio descrivere il volto rugoso e i capelli bianchi di un personaggio piuttosto che dire "era vecchio"). Quei dettagli devono "rivelare delle verità" su "entrambi i personaggi" della scena, ovvero il pov ch., il personaggio punto di vista, e il descripted ch., il personaggio che l'altro sta osservando, con cui sta parlando e così via. Ovvero, mentre il mio protagonista X guarda e parla con la co-protagonista Y, mostrerà al lettore qualcosa dell'aspetto, dei gesti, del modo di parlare, della personalità della ragazza in questione, ma allo stesso tempo il modo in cui X parla di lei rivelerà anche qualcosa della sua personalità. (Ecco perché ieri sera m'incazzavo tra me su una paginetta di dialogo, perché era troppo generica e non abbastanza in tono con il personaggio-punto di vista, che, maledizione, sembrava essersi dimenticato di tutti i casini e la poca voglia che aveva di essere lì, per chiacchierare bel bello. E giù di lima a correggere...)

Ecco, in sostanza, la cosa complicata: make everything serve more than one purpose, ogni dettaglio, battuta di dialogo, gesto, dovrebbe non solo mostrare la scena e far avanzare la storia, ma anche far conoscere al lettore il personaggio, e magari anche contribuire all'atmosfera, e magari anche seminare un dubbio oppure anticipare qualcosa di importante che si vedrà più avanti, e magari ANCHE... ci siamo capiti. A volte questa "stratificazione di significati" emerge da sola, quando ad esempio mi rendo conto che un oggetto, un luogo, un'azione, ricorrenti in punti diversi della storia, mostrano l'evoluzione dei personaggi e della situazione. Molto però va curato, cercato, aggiunto, in seguito a rimuginii infiniti, scelte, tentativi, illuminazioni improvvisi, craniate di disperazione sulla tastiera del pc. Ah, le craniate di disperazione sulla tastiera del pc...

4 commenti:

  1. Che dire, è più che sensato. Se bisogna cercare nei dettagli l'efficacia, non c'è dettaglio più efficace di uno che lo è doppiamente!
    Hai una grafia interessante! ^^

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    1. Grazie per averla definita... "interessante" XD

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  2. Hai una calligrafia naturalmente codificata e criptata ;-)
    I dettagli significativi saranno la morte mia. Per ora non ci penso e vado scrivendo di getto, ma poi... Bbbbrrrr...

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    1. Ah, be', è normale, lavorare sui dettagli è soprattutto affare di revisioni & successive stesura. Ora fai benissimo ad andare di getto (che comunque a volte fa emergere i dettagli in maniera naturale, anche senza pensarci).

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