venerdì 6 aprile 2012

Somebody to love [racconto]



Com'è nata la storia

Ecco che emerge la mia passione per i titoli presi dalle canzoni (e credetemi, èdavvero una passione: la maggior parte delle mie storie ancora inedite segue questa tendenza).
Il racconto è stato pubblicato on line la prima volta il 27 giugno 2011 al linkhttp://duridellapalude.com/wp/2011/06/27/somebody-to-love-racconto-di-aislinn/, ma è stato scritto tra marzo e aprile 2011 per il sito I duri della palude, su richiesta di Filomena Cecere.  Tema libero, bastava si trattasse di un racconto di genere fantastico. E siccome in quel periodo mi sono trovata a rimuginare insieme alle Socie su quanto siano irritanti, nei libri, i maschioni(vampiri, demoni, angeli o quant'altro) talmente Belli, ma Talmente BELLI, che ogni donna - o anche uomo, in qualche caso - nel raggio di un chilometro cade ai loro piedi all'istante, ecco che è nato Somebody to love (grazie, Queen). Intendiamoci: non che abbia qualcosa contro la bellezza in un personaggio; quello che scoccia è se il personaggio è solo bello,inverosimilmente bello e nient'altro che bello. Così come non ho niente contro le storie d'amore nei libri fantasy; mi scoccia quando oltre alla storia d'amore obbligata non ci si trova altro.
Non dico di più: a voi i commenti.

Somebody to love

Asmodeo aprì gli occhi.
Davanti a lui, un omino con gli occhiali spessi e una smorfia a metà tra l'incredulo e il trionfante sulla faccia da gufo. Cos'avesse da sorridere era un mistero, con quella tunica nera che gli pendeva dalle spalle strette e si tendeva sulla pancia sporgente.
Intorno, pareti scrostate, casse accumulate in disordine. E il solito armamentario: il bacile d'acqua pura – be', insomma, una ciotola sbreccata -, un librone dalla carta ingiallita, posato a terra vicino a una borsa, tra candele tremolanti e segni tracciati col gesso sul pavimento.
«Ah-ehm.» L'omino prese fiato e proruppe con una vocetta stridula: «Tu, servo del Maligno! Io ti ho evocato, affinché servissi la mia volontà!...»
Asmodeo gli sbadigliò in faccia.
«Saresti tu il mago?»
La caricatura di stregone drizzò la schiena.
«Naturalmente! E ho eseguito il rito alla perfezione!» sbottò, in tono offeso, «Devi obbedirmi!»
«Immagino che tu voglia le solite cose.» fece Asmodeo, distrattamente. Mosse la braccia per sgranchire i muscoli. «Sesso, soldi, divertimenti eccetera.»
«E vendicarmi del mio capo.» aggiunse lo pseudo mago, annuendo con aria ingorda.
«Sì, sì, ma vedi... di recente, anche noi demoni abbiamo combattuto la nostra lotta di classe.»
L'omino sbatté le palpebre dietro le lenti spesse. «Eh?»
«Era una barba seguire le istruzioni del Principe, dar retta ai cretini che ci evocavano e poi cercare mille trucchetti per fregarli con le parole e le righe piccole del contratto.» spiegò Asmodeo, controllandosi le unghie. «Così, stiamo scioperando.»
«Cosa vorrebbe dire che state scioperando
«Che la piantiamo di obbedire alle nullità e pensiamo a come divertirci noi. Grazie mille per avermi chiamato, però adesso sono un po' di fretta.»
«Di fretta?»
«Eh, sì. Devo trovare una donna con cui fare sesso e poi sacrificarla entro l'alba, sennò mi tocca tornare di sotto. E avrei doppio turno alla fornace, domani, quindi capirai che la prospettiva non mi entusiasma.» Si mosse verso la borsa: «Sono lì i vestiti che hai preparato per me?»
«Ma... ma non puoi andartene!» l'omino pestò il piede e gli si mise davanti. «Io sono l'evocatore, tu sei lo schiavo!»
Asmodeo lo afferrò per il collo e lo sollevò fino ad averlo alla propria altezza. Sorrise mentre l'evocatore sbarrava gli occhi e sibilò: «Non mi seccare
Poi lo scagliò via, mandandolo a sbattere contro la fila di casse due metri più in là. La pila franò addosso all'omino: lui strinse gli occhi per il frastuono.
I maghi. Nullità presuntuose e piene di manie di grandezza.
Prima ancora che la polvere sollevata dallo smottamento si posasse, Asmodeo si chinò a frugare nella borsa. Il piano era semplice: uscire dal quel posto, trovare una donna, sedurla e divorarla. E poi, tutto il mondo a disposizione, finalmente!
Si era tenuto bene informato in attesa di quel momento, durante il lungo esilio all'inferno. Aveva letto i best seller, guardato i film di successo, imparato ogni cosa sugli umani moderni. Le femmine non aspettavano altro che un maschio dalla bellezza assoluta per sospirare e lasciarsi conquistare: bramavano di tremare di paura e sciogliersi d'amore. Speravano di piegare i demoni con il loro sciocco sentimento, ma lui era più furbo. Poche frasi romantiche, qualche sorriso, uno sguardo tenebroso e la donna prescelta non avrebbe avuto scampo.
Nell'acqua del bacile vide riflessa la propria immagine. Voltò il viso, sorrise compiaciuto ammirando i tratti alteri che aveva assunto. E i lunghi capelli neri, il fisico da urlo... Gli dispiaceva solo che sarebbe stato impossibile trovare una mortale alla sua altezza.
Tirò fuori i vestiti dalla borsa, impaziente.
E aggrottò la fronte.
Infilò la camicia: le maniche gli arrivavano ben sopra i polsi, la stoffa era tesa, le cuciture imploravano pietà. Armeggiò con i minuscoli bottoni: riuscì a chiuderli, ma sembravano pronti a saltar via se solo si fosse azzardato a prendere un respiro profondo. E i pantaloni! Gli lasciavano scoperte le caviglie, e lo strizzavano ovunque. Niente calze, così infilò i piedi nudi nelle scarpe...
Strette.
Quell'imbecille! Non aveva nemmeno previsto che il demone da accogliere sarebbe stato una creatura superiore. Gli sfuggì un ringhio, ma non osò nemmeno serrare i pugni per paura che le maniche si strappassero.
Appena risolta la seccatura del sacrificio avrebbe avuto bisogno di un bel po' di shopping, per rimediare a quel disastro.
Sbuffando, si avviò in cerca dell'uscita.

Fuori dal magazzino vide solo campi spogli con qualche albero qua e là. Lontano, palazzoni squadrati dall'aria anonima.
«Sarebbe questo il posto divertente
Non pretendeva di venire evocato in un loft all'ultimo grido o in una villa di Hollywood circondato da modelle vogliose, ma lì era nel bel mezzo del nulla! Che fregatura.
S'incamminò zoppicando lungo la strada deserta.
«Ahi.»
Maledisse le scarpe che lo torturavano. E soprattutto quei dannati pantaloni che gli s'infilavano tra le chiappe. E dove la trovava una femmina, in quello squallore di posto?
«Ahi.»
Fu costretto a fermarsi a riposare, i piedi gli facevano troppo male. Ancora nessuna auto lo aveva superato. Strinse i denti e riprese ad arrancare. Superò una curva e sogghignò.
Un locale!
Accelerò il passo quanto poteva - «Ahi!» L'insegna rosa sfarfallava, un cartello prometteva pizze, grigliate e birre. Un posto da cafoni, ma non c'erano alternative migliori.
Raggiunse la porta, sfiorò la maniglia.
E tutte le luci si spensero.
«No!»
Il locale era deserto. Nessuna auto parcheggiata davanti. Era capitato proprio all'ora di chiusura.
Poi il suo udito finissimo colse un cigolio.
Un sorriso gli piegò le labbra.
La porta sul retro.

Tina diede i soliti quattro giri di chiave, scese i gradini e si avviò verso la macchina accostata al muretto. Portò la mano alla schiena dolorante. Detestava la puzza di fritto che le si appiccicava addosso e non ne poteva più di lavorare in quel postaccio, con i camionisti che allungavano le mani e i motociclisti litigiosi. Domani almeno era lunedì, giorno di chiusura. Alleluja.
Lottò con la serratura difettosa della macchina. «Apriti, merda.» Lo sforzo le fece pulsare le tempie più forte. Fottuto mal di testa.
«Tina.»
Si voltò di scatto. «Eh?»
C'era un uomo alto. Molto alto. Grosso. La fissava col mento sollevato e un lieve sorriso.
Ecco, ci mancava solo un altro rompiscatole. Che l'aveva pure spaventata, 'fanculo a lui.
Lo sconosciuto si avvicinò di qualche passo. Zoppicava un po' ed era infilato a forza in vestiti fuori misura.
«Ti ho sognato, Tina.»
«Ah sì? Be', io sogno solo di andarmene a dormire. Se permetti...»
Girò la chiave, fece forza. Tlack. Finalmente.
«È il destino che...» continuò lui, in tono seducente.
«Per carità, le frasi fatte no.» aprì la portiera e gli lanciò un'ultima occhiata guardinga. «Mollami, bello.»
Un secondo dopo, lui le era accanto.
«Ho bisogno di te, stanotte. E so che hai desiderato per tutta la vita...»
«Giù le mani.» lo spinse via.
Lui aggrottò la fronte. La squadrò con aria di sufficienza, poi però abbozzò un altro sorriso da macho.
Dio come li odiava, i tipi così.
«Devi aiutarmi. Ho poco tempo.»
«Io meno ancora.»
Ma quando provò a salire in auto, lui bloccò la portiera con la mano.
«Sono fuggito dall'Inferno. Sono un demone. Ma so che lo hai intuito, nel profondo di te stessa, e so che la mia soprannaturale bellezza...»
«La tua che?» le scappò una risata, anche se nervosa.
L'uomo scosse la testa. «Non resistere. Il tuo sangue ribolle...»
«Perché mi sto incazzando.» picchiò il piede per terra e cercò di frugare nella tasca della giacca senza farsi notare, ma nel caos di fazzoletti, caramelle e monetine col cavolo che riusciva a pescare lo spray al peperoncino. «Levati dalle palle e lasciami tornare a casa, o te ne faccio pentire.»
«Tina...»
Le prese il viso tra le mani e si chinò su di lei.
E per un attimo Tina rabbrividì, perché quel tizio era bello sul serio. Da quanto sperava di incontrare qualcuno che non fosse un porco o uno sfigato, qualcuno per cui valesse la pena perdere la testa? S'immaginò stretta da quell'estraneo – una follia, per una volta?
Cara, ma tu ragioni col cervello o con che cosa? Questo è un matto, o un poco di buono che ti sta prendendo per i fondelli. In ogni caso...
«Ehi!» si ritrasse.
Lui l'afferrò per le spalle.
E lei gli mollò una ginocchiata sui coglioni.
Il tipo indietreggiò con un urgh! soffocato, gli occhi fuori dalle orbite.
«T'ho detto giù le mani
Tina s'infilò in macchina, il fiato corto e l'adrenalina che l'inondava – se quello era un maniaco, aveva già rischiato troppo. Lui tentò di scattare in avanti per acchiapparla - «Stupida femmina», rantolò - e lei, invece che chiudere la portiera, la riaprì di colpo.
Beccandolo in faccia.
Il demone crollò sulla schiena, mugolando, la camicia che si strappava.
Tina sbatté la portiera, mise in moto, fece retromarcia e raggiunse la strada.

Asmodeo aprì gli occhi.
Sassi contro la schiena. Dolore al volto.
Si toccò con cautela.
Sangue.
«Quella stronza mi ha picchiato!»
Scattò a sedere. Quanto tempo era rimasto svenuto? Doveva trovare un'altra donna!
Ma un raggio di sole sbiadito gli sfiorò il viso.
«Uffa.»
Alzò una mano, la vide farsi trasparente. Il cortile si dissolse, tutto tornò buio. In lontananza le solite grida, il crepitare delle fiamme sempre più nitido.
Tempo scaduto.
Asmodeo si massaggiò il naso dolorante.
Quasi non gli dispiaceva essere tornato a casa.
Picture
L'immagine viene dal post originale su Duridellapalude.com

6 commenti:

  1. Mi piace anche di più dell'altr.... Grazie! mf

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    1. Davvero? Ma grazie ^_^ Mi piace sfruttare l'ironia nei racconti.

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  2. mi sembra hai un buon stile di scrittura (semplice e chiaro, non è da poco) ed è carina anche l'idea del racconto. Anche perché mi sembra che ultimamente la letteratura fantasy sia invasa da romanzi con personaggi belli e dannati (alla "twilight" insomma). ed il messaggio che passa sembra essere: siamo "socialmente accettabili" solo se "ci vendiamo l'anima al diavolo"!
    Personalmente mi piacerebbe invece che si tornasse ad una fantasy più d'ispirazione tolkieniana. Con contenuti un pò più "elevati" insomma...

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    1. Grazie per il complimento! ^^ Per quanto mi riguarda, lo stile dev'essere al servizio della storia e adattarsi alle scene, ai personaggi, alla loro voce. Non disdegno personali sperimentazioni, ma non solo "per il gusto di farlo".
      Per quanto riguarda il fantasy tolkieniano, io ho già dato. Ho cominciato così, con una storia che non rinnego di certo, perché ha anticipato alcuni temi e ossessioni che fanno ancora parte della mia scrittura, ed è stata una tappa importante del mio cammino, ma che potendo riscriverei da zero: era ancora molto ingenua, soprattutto per quanto riguarda lo stile.
      Mi trovo decisamente meglio con l'urban fantasy, in questi anni. Il fantastico inserito nel quotidiano, la mescolanza di avventura, ironia e "sporca realtà".
      Qui, poi, volevo proprio sfogarmi un po' per il modo in cui nei paranormal romance le ragazze vengono considerate delle cretine pronte a sciogliersi di fronte al bello di turno, spesso anche incapaci di difendersi ^^

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  3. Ciao Aislinn,

    ti ho trovata su diversi blog che seguo e ho cliccato.
    Un bel mondo, il tuo!
    Ti leggerò a poco a poco. Tra l'altro, mi piace l'idea del bello e dannato rifiutato, ahah! :P

    Anche a me piace scrivere e, anni fa, ho iniziato con un fantasy (un po' urban) che non ho mai terminato. Mi hai fatto venir voglia di trasformarlo in un racconto! ;)
    (Peccato che l'idea di essere letta mi imbarazzi non poco!)

    Ci leggiamo, ciao! ^_^

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    1. Ciao! Grazie per essere passata e per il tuo commento ^___^ Tu intanto scrivi per te stessa, all'imbarazzo ci penserai poi ;-)

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