venerdì 6 aprile 2012

Electric Blue [racconto]


Com'è nata la storia


C'è stata una lunga polemica legata all'antologia 256 k - 256 racconti da 1024 karatteri. Potete trovarla efficacemente riassunta e commentata da Yami nel suo blog; per quanto mi riguarda, ho deciso di pubblicare qui il mio racconto, come già diversi altri autori presenti nella raccolta hanno fatto. Questo è il testo originale che ho inviato - mentre quello che appare nell'antologia contiene differenze che io non approvo, ad esempio per quanto riguarda la scomparsa di molti dei miei "punti a capo", una scelta che rende il testo, a mio parere, troppo compresso e meno efficace, oltre a rendere più arduo comprendere chi parla e chi pensa cosa.
Ricordo che il tema del concorso erano le nuove tecnologie (computer, cellulari ecc) e il limite massimo di lunghezza era di 1024 battute. La storia è nata da un flash improvviso mentre stavo rimuginando sul tema: l'immagine della fatina protagonista mi è balzata agli occhi e... be', il resto lo potete leggere qui sotto.
Naturalmente, sono graditi commenti e opinioni!



Electric blue

'Cretino!'
Len s'irrigidì.
'Ali marroni?'
Deglutì.
«Scusa, il disegno è mio.»
'Ma il soggetto sono io e le mie ali hanno un colore decente!'
«Impossibile!»
'Impossibile essere così idioti! Muovi quel mouse, correggi.'
La fata che stava finendo con Photoshop era immobile, eppure gli occhi appena dipinti parevano fissarlo.
Lui inclinò il busto.
Gli occhi lo seguirono.
Cacchio.
«Ehm. Verde?»
'Blu!' sbottò la vocina stridula nella sua testa – la fata non aveva ancora una bocca con cui parlare. 'Blu elettrico, come gli occhi!'
«Ah. Certo.»
Obbedì, meccanicamente. Lo schermo era l'unica fonte di luce nella camera: le ali ne colorarono il bagliore in modo quasi magico.
D'istinto aggiunse qualche sfumatura violacea.
'Oh! Quando vuoi hai delle idee mica male.'
«Grazie.»
'Forse sei solo un mezzo cretino.'
Un lampo divertito brillò negli occhi blu.
'Finiscimi e ti darò un premio.'
«Eh?»
'La bocca. Disegnami!'
Ipnotizzato, tracciò labbra sensuali. Che si aprirono in un sorriso.
Le sfiorò con la punta delle dita, incredulo.
Poi sentì il morso.

Nota: il titolo del racconto viene da una canzone dei Cranberries.

8 commenti:

  1. 1024 caratteri per un racconto sono un vincolo un po' troppo stretto. Comunque mi pare che te la sia cavata piuttosto bene.
    Mi hai chiesto un parere e te lo do volentieri, calcoca che si tratta solo della mia opinione personale! :)
    Lavorando di lima (magari togliendo il "meccanicamente" e qualcosina di questo genere) si potrebbe dare più risalto al dettaglio delle labbra (sensuali è un po' vago, anche "in modo quasi magico" riferito alle ali, forse ci sono termini più puntuale adatti all'uso...) e ad altre cose più importanti. Se il protagonista è un illustratore, forse sarebbe meglio sostituire il mouse con la tavoletta grafica, ma costerebbe più caratteri e non so quanto sarebbe fondamentale. Il morso finale mi è piaciuto, è una conclusione molto divertente e lascia spazio a un seguito.

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  2. Grazie per il tuo commento Andrea ^_^

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  3. Mooolto carino! ^_^ Ah, il fascino del racconto breve... anche se devo dire che 1000 caratteri sono davvero pochi. Ho scritto anch'io alcuni racconti così corti, ma il risultato non è mai stato un granché... :P Ciao.

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    1. Grazie! Il trucco, per qualsiasi racconto, è trovare un'unica "idea forte" che sia la base della storia. Quando si parla di racconti brevissimi, poi, è essenziale. Oltre a un paziente lavoro di lima =___=

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    1. Grazie mille per il tuo commento! Spero possano piacerti anche gli altri. Buon 2013!

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  5. Brava! Molto carino e divertente, originale il finale... dovendo stare entro un limite preciso è difficile scrivere qualcosa che colpisca. :) Andrea

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    1. Grazie ^^ Ogni racconto dovrebbe essere incentrato su una-massimo due idee forti, perché manca lo spazio per sviluppare tanti temi come, invece, si potrebbe fare in un romanzo. Quando il racconto è di una sola paginetta ancora di più. Il finale di questo l'ho scoperto solo quando ci sono arrivata: sono partita dall'immagine della fata sullo schermo senza avere la minima idea di cosa sarebbe successo una volta che si fosse mossa.

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